Il Gesù del Corano e il Gesù del Vangelo (Padre Augusto Silenzi)

gesu islam vangeloDiciamolo subito: tra i due c’è un vuoto incolmabile. Il Gesù del Corano infatti è solo “figlio di Maria”. Il Gesù del Vangelo è anche e soprattutto l’Unigenito Figlio del Padre, Egli stesso Dio come il Padre e lo Spirito Santo.
Prima di approfondire la sostanziale differenza tra le due espressioni, una domanda molto importante: Maometto, nato e vissuto nella Penisola arabica seicento anni dopo Cristo, ha conosciuto la Bibbia e in particolare il Vangelo? Per chi ha letto il Corano, la risposta non può essere che positiva. Lungo i centoquattordici capitoli o sure del Corano, si incontrano continuamente personaggi, episodi, riferimenti tratti dalla Bibbia, anche se la loro interpretazione è riduttiva e distorta. Maometto, persona intelligente ed esperto commerciante, ha conosciuto sia il Vangelo, sia gli scritti apocrifi, quali ad esempio, il Vangelo di Tommaso, il Vangelo dell’infanzia ecc., e non può non essersi ispirato ad essi nella presentazione che fa di Gesù nel Corano.

I teologi islamici, anche per accentuare “l’origine divina” del Corano e la sua “inimitabile bellezza”, negano questa dipendenza. Sostengono che Maometto, non sapendo né leggere né scrivere(fatto non storico) non può aver conosciuto la Bibbia e in particolare il Vangelo. Le innegabili somiglianze con la Bibbia, essi affermano, si spiegano con il fatto che il Corano, essendo il sigillo, cioè il coronamento della divina rivelazione, contiene anche le precedenti rivelazioni che Allah-Dio ha fatto per mezzo di altri profeti, da Abramo fino a Gesù, figlio di Maria.

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Il Gesù del Corano

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Il Corano descrive la nascita, l’identità e la missione di Gesù. Gli esprime profonda ammirazione. Egli è il più grande, è il più santo di tutti i profeti inviati da Allah-Dio prima di Maometto. Ma Gesù, afferma categorico il Corano, non è figlio di Dio, non è Dio. Gesù è un uomo, creato direttamente da Dio nel grembo verginale di Maria. Creato sull’esempio di Adamo che Dio ha tratto dall’argilla e poi disse: “Sii! ed egli fu”. Il versetto 116 del capitolo 5 del Corano mette in bocca a Gesù l’affermazione che egli non è figlio di Dio, non è Dio. “E quando Dio gli domandò: o Gesù, figlio di Maria, sei tu che hai detto agli uomini: prendete me e mia madre come dei oltre a Dio? La risposta di Gesù: Gloria a te! Come potrei dire ciò che non ho diritto di dire?”. Secondo il Corano, Gesù rigetta con forza l’idea di essere Dio. Ai suoi discepoli dice: “In verità, Dio è il mio Signore e vostro Signore: adorate lui, dunque! Questa è la diritta via”.
Chi è dunque Gesù per il Corano? Gli sono riconosciuti molti attributi: egli è un profeta di Dio, è l’inviato di Dio che porta una legge nuova: la Scrittura, la Sapienza, la Torah, il Vangelo. Egli “è una grazia emanante da Dio. È proposto come modello esemplare ai pagani de La Mecca e ai figli di Israele, perché Gesù è un segno per gli uomini e per i mondi”. Ancora: “Gesù è un fedele servitore di Dio, che chiama suo Signore. Certamente è puro, è nel numero dei santi, è illustre nella vita di quaggiù e nella vita futura”.
Gesù dice di se stesso: “Dio ha fatto di me un essere benedetto ovunque mi trovi, mi ha raccomandato la preghiera, la purezza di vita. Non ha fatto di me un essere violento votato all’infelicità”.
Quale la missione di Gesù, sempre secondo il Corano? Come profeta, egli è inviato da Dio come “suo messaggero presso gli israeliti per confermare la Torah (la Bibbia) che essi hanno già ricevuto”. Egli è un segno. La sua predicazione è delle più semplici: “O figli di Israele, adorate Dio, mio Signore e vostro… È qui un retto cammino. Temete Dio e ubbiditemi!”.
Dio ha dato a Gesù il “permesso” di fare molti miracoli: parla alla madre Maria mentre è ancora nel suo grembo, la difende da accuse calunniose quando è ancora nella culla. Guarisce i ciechi, i lebbrosi, risuscita i morti.
Tutto con il permesso di Dio, sull’esempio di altri profeti, quali Mosè, Noè, Elia…
Il Corano afferma che Gesù ha avuto la speciale missione di “annunciare la nascita di un messaggero che verrà dopo di lui, il cui nome sarà il molto-glorioso = Maometto”. Egli sarà il “Sigillo dei profeti, il più grande, il coronamento della divina rivelazione”.
Ma la missione di Gesù, narra il Corano, non ha successo. I figli di Israele non credono in lui, lo accusano di magia. Ordiscono complotti per ucciderlo… Si vantano anzi di avere “ucciso il messia Gesù, figlio di Maria, messaggero di Dio! Illusione: non l’hanno per nulla ucciso, né crocifisso, perché Dio l’ha sostituito con uno che gli somigliava.”.
La vita di Gesù termina con la promessa di Dio: “O Gesù – è scritto nel Corano – certamente io ti richiamerò, ti innalzerò verso di me, ti libererò dagli infedeli. Poni coloro che ti hanno seguito al di sopra dei miscredenti fino al giorno della risurrezione”.
Così si conclude, secondo il Corano, la vita di Gesù, figlio di Maria, profeta di Dio.

Il Gesù del Vangelo

Senza enfasi: tra il Gesù del Vangelo e quello del Corano, corre la stessa distanza che c’è tra il cielo e la terra. Nel Simbolo apostolico
professiamo: “Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, Figlio Unigenito di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato della stessa sostanza del Padre… Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo…”.
Al di là del linguaggio teologico, la Parola di Dio ci svela il Mistero di Cristo, cioè la sua precisa identità e la sua missione salvifica. Nella pienezza dei tempi, Gesù, il Verbo eterno del Padre, ha assunto la nostra natura umana e si è fatto uno di noi, escluso il peccato, per attuare il progetto di Amore del Padre: cioè la nostra riconciliazione con Lui e la nostra elezione a suoi figli adottivi: un Mistero di Amore assolutamente gratuito. Gesù stesso, durante i tre anni di vita missionaria, ci ha svelato gradatamente la sua identità e la sua missione. È stato un Maestro incomparabile di amore e di fedeltà al Padre e di commovente dedizione a tutti, specialmente ai malati, ai poveri, ai peccatori, agli stessi suoi nemici. Apriamo il Vangelo e ci farà bene riascoltare dalla sua bocca quanto Gesù afferma di sé, del Padre, della sua missione. Ai suoi increduli ascoltatori, che lo seguivano per spiarlo, dice: “Se voi conosceste me, conoscereste anche il Padre mio: Egli mi ha mandato”. E aggiunge: “Io sono la Luce del Mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre… Io sono il buon Pastore, io sono la Porta: chi entra attraverso me sarà salvo”. Ancora: “Per questo il Padre mi ama, perché io offro la vita e poi la riprendo. Nessuno me la toglie, sono io che la offro di mia volontà”. Gesù svela il motivo della sua presenza tra noi: una presenza di amore, che lo porta a condividere in piena libertà e consapevolezza la Volontà del Padre: “Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi. Rimanete nel mio amore… Io sono la Via, io sono la Verità e la Vita”. Illuminante l’episodio dell’amico Lazzaro. Dinanzi al suo sepolcro, Gesù dice per essere ascoltato dai presenti: “Padre, ho parlato così perché essi credano che tu mi hai mandato”. Poi, a voce alta e decisa, dice: “Lazzaro, vieni fuori!”. Racconta Giovanni, presente al fatto, che subito il morto di tre giorni ritorna in vita. Non è un gesto magico, è il segno indiscusso della potenza divina di Cristo, Signore della morte e della vita. A Marta, sorella di Lazzaro, estasiata di questo strepitoso prodigio, Gesù dice: “Marta io sono la risurrezione e la vita. Chi vive e crede in me non morirà mai”. Un’altra testimonianza significativa: rivolto ai suoi contestatori, Gesù afferma: “Io e il Padre siamo una cosa sola”. “Tu bestemmi – ribattono gli avversari – sei solo un uomo e pretendi di essere figlio di Dio. Chi credi di essere!”.
Replica Gesù: “Il Padre mi ha consacrato e mandato nel mondo. Allora perché mi accusate e dite che bestemmio se affermo di essere Figlio di Dio? Credete alle opere che io compio, così vi accorgereste e sapreste che il Padre è in me e io nel Padre”.
Gesù afferma la sua identità fino all’ultimo: dinanzi al processo che lo condanna alla morte in croce, come bestemmiatore.

Il Mistero Pasquale: mistero di amore e di redenzione

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L’apostolo Paolo dice: “È stato Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe”. E Giovanni aggiunge: “Dio ha tanto amato il mondo, da dare il suo unico Figlio, perché chi crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché esso si salvi per mezzo di Lui”.
Continua la nostra professione di fede: “Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre…”. Durante i tre anni di vita evangelica, Gesù ha compiuto fino al sacrificio di sé il progetto di Amore affidatogli dal Padre. “Mai si chiuse alle necessità dei fratelli e delle sorelle. Con la vita e la Parola ha annunziato al mondo che Dio è Padre e ha cura di tutti i suoi figli”.
Torniamo per un attimo al Corano. Maometto, a quanti gli chiedevano un miracolo che con fermasse la sua missione di profeta di Allah-Dio, rispondeva di non aver avuto il dono dei miracoli. Effettivamente non ne ha mai fatti. È morto nel 632 d. C. a Medina e là si trova il suo sepolcro.
Anche a Gesù i suoi avversari chiedevano ostinatamente: “Che segno ci dai per dimostrarci che parli in nome di Dio e che sei suo Figlio?”. Gesù rispondeva con i tanti miracoli che erano sotto gli occhi di tutti. Ma ha voluto darne uno di valore assoluto, che avrebbe coinvolto direttamente la credibilità di Dio: la sua Risurrezione dalla morte. La storia ha registrato che Gesù è realmente morto, che dopo tre giorni è realmente risorto, che è realmente apparso a innumerevoli testimoni che hanno testimoniato con la propria vita la loro fede in Cristo Risorto. A Gerusalemme si venera ancora il suo sepolcro, ma è vuoto. “Non è qui, è risorto, proprio come aveva detto”.
La Risurrezione di Cristo, afferma san Paolo, è il fondamento del Mistero Pasquale. Giustamente Gesù Cristo “è il vero Agnello che ha tolto il peccato del mondo, è Lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo a ridato a noi la vita”. “Mediatore tra Dio e gli uomini, Giudice del mondo e Signore della storia, non si è separato dalla nostra condizione umana, ma ci ha preceduti nella dimora eterna per darci la serena fiducia che dove è Lui, Capo e Primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria”.
Maometto e con lui i musulmani non credono al peccato originale, non credono al Mistero Pasquale. La morte in croce di Cristo è per loro uno scandalo, un assurdo che ripugna al loro concetto di Dio. La morte di Gesù, affermano, sarebbe il segno dell’impotenza di Dio di fronte allo spirito del male. Il Crocifisso, sempre secondo i musulmani, è l’espressione più umiliante, e quindi inaccettabile, della sconfitta di Dio.
Per noi cristiani invece il Crocifisso è il segno più convincente, più straordinario, più sublime dell’Amore salvifico del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Con la liturgia, cantiamo: “Con la sua Morte ha distrutto la nostra morte, con la sua Risurrezione ha ridato a noi la vita”.
Rivolti al Padre, lo ringraziamo così: “Il Cristo, tua Parola vivente, è la Via che ci guida a Te, la Verità che ci fa liberi, la Vita che ci riempie di gioia”.
Dinanzi al Crocifisso, Mistero di Amore e di Salvezza, san Paolo ripeteva:
“Mi hai amato e hai dato la tua Vita per me!”.
I musulmani sono nostri fratelli proprio in virtù del Sacrificio redentivo di Cristo. Ne siamo certi: tutti i musulmani in buona fede si salveranno.
Non si salvano però in virtù del Corano e di Maometto. Si salvano grazie a Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio Egli stesso.
Ci auguriamo che anch’essi, un giorno, abbracciando il Crocifisso, che oggi guardano con raccapriccio, facciano la stessa professione di fede dell’apostolo Tommaso: “Signore mio e Dio mio!”.