Il matrimonio precoce: le cause ed il contesto

Le usanze relative al matrimonio, compresa l’età considerata adeguata e le modalità di scelta dello sposo o della
sposa, dipendono dalla concezione che una società ha della famiglia, del suo ruolo, struttura, modo di vita, e della responsabilità collettiva ed individuale dei suoi membri. La concezione e la funzione della “famiglia” variano notevolmente da paese a paese e sono soggette a
continua evoluzione.

Storicamente, in Europa occidentale ed in America settentrionale ci si è sempre sposati più tardi. L’età media del matrimonio per le donne europee del XVI secolo (fatta eccezione per una piccola élite di proprietari terrieri) era di 24 anni (26 per gli uomini), salita poi a 27 nel XVIII secolo (30 per gli uomini). In quell’epoca, la famiglia era l’unità di base della produzione economica, come avviene ancora oggi in molte società fondate sull’agricoltura.

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Ma i vari nuclei della stessa famiglia di solito vivevano separatamente, non insieme;i giovani sposi andavano ad abitare per proprio conto e di solito avevano messo da parte qualche risorsa per poter fondare un loro proprio nucleo familiare. Il fatto di sposarsi più tardi ha avuto in Europa un importante effetto sul modo di concepire il consenso. Per le persone che si sposano da adulti con una certa esperienza della vita, l’idea di accettare incondizionatamente un coniuge scelto dai genitori è del tutto estranea. Il libero consenso alle nozze di entrambe gli sposi
è un requisito previsto dalla legge sin dall’epoca romana. Questo consenso, e la relativa indipendenza che conferisce agli sposi, non può esistere nelle unioni in cui la ragazza viene assorbita nella famiglia del marito ed assume il ruolo di protetta ed aiutante della suocera. Un’importante differenza tra le usanze matrimoniali nelle società dei paesi in via di sviluppo ed in quelle del mondo industrializzato consiste nel fatto che, nei primi, tali usanze mirano ad assicurare un elevato livello di fertilità, anche laddove i tassi generali di fertilità sono in declino.

Negli anni Settanta, le preoccupazioni per la crescita della popolazione e la perplessità davanti al diffuso rifiuto dei
metodi di contraccezione da parte della maggior parte delle coppie nei paesi in via di sviluppo, ha portato i ricercatori di demografia sociale a tentare di comprendere le ragioni di quello che consideravano come un comportamento “bizzarro”.
Questi studi demografici si sono poi estesi all’analisi storica del matrimonio e della famiglia in Europa.

La sostanziale differenza identificata nella struttura della famiglia è quella tra il sistema tradizionale fondato sulla famiglia ed i moderni sistemi “individualistici”. Le caratteristiche del sistema tradizionale sono: famiglie numerose, vita in comune, accoppiamento plurimo, gestione autoritaria del potere da parte del pater familias, giovane età al matrimonio, scelta degli sposi da parte degli anziani, assorbimento dei nuovi sposi in una famiglia esistente e per le donne nessuna identità o ruolo al di fuori della famiglia. Nel sistema “individualistico”,che costituisce la norma nei paesi industrializzati, le caratteristiche sono in genere diametralmente opposte.

Nel modello fondato sulla famiglia, la fertilità viene intenzionalmente massimizzata facendo sposare le ragazze subito dopo la pubertà. La famiglia è l’unità di base della produzione economica ed è l’unica fonte di ricchezza, di posizione sociale e di sicurezza per i suoi membri. I nuovi nati, soprattutto quelli di sesso maschile, sono necessari per mandare avanti la casa e per mantenere la posizione sociale della famiglia. L’esigenza di massimizzare la riproduzione è ancora maggiore laddove c’è un’elevata mortalità infantile.

 

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