Il mercato degli ingressi nella tratta di esseri umani

Le reti si saldano con il mercato degli ingressi, alimentano, costruiscono, organizzano mercati del passaggio delle frontiere.
Le ricerche sull’argomento, in particolare quelle di Sciortino, ci dicono che in gran parte dei casi non dobbiamo pensare alle grandi mafie transnazionali; possono anche essere organizzazioni molto più informali e casalinghe, piccoli gruppi, possono essere poco più che tassisti i famosi guidatori dei gommoni che attraversano l’Adriatico.
Certamente lo squilibrio tra le possibilità d’ingresso e la spinta a partire crea un grande mercato per coloro che sono disposti a mettere in connessione la speranza di migliorare la propria vita con la concreta possibilità di giungere nei luoghi occidentali dove sia possibile attuare questa speranza. Questo enorme squilibrio crea il primo e fondamentale anello del traffico di essere umani, i debiti, la soggezione delle persone che non hanno di che pagare o che vengono comunque sollecitate e incitate a partire, anche in assenza dei mezzi per pagare il trasportatore.

Nel caso delle ragazze diventa ancora più interessante dal punto di vista degli organizzatori del traffico dilazionare il pagamento del debito, prolungando la relazione.
Mentre per un normale immigrato trasportato da un lato all’altro della frontiera il trafficante ha generalmente interesse a ottenere subito il pagamento o il saldo del pagamento di cui la prima parte magari gli è già stata versata, nel caso delle ragazze il trafficante ha normalmente interesse a prolungare la relazione e a dilazionare il pagamento del debito, in modo da poter sfruttare la persona trafficata durante il suo soggiorno in Italia, per un tempo che di solito non è definito in anticipo, attuando così uno schema di relazione in cui vengono minimizzati i costi, i disagi e le prepotenze che la persona dovrà subire una volta entrata in Italia e rimasta legata alla rete che l’ha fatta entrare.

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Traffico di esseri umani o libera scelta: alcune prime riflessioni a partire dalla ricerca Caritas Ambrosiana”