Il mistero Gesù Cristo (Bruto Maria Bruti)

Perfino Nietzsche, ed è tutto dire, ammirò Gesù: ” Ha volato più alto di chiunque altro”.

Ma chi è precisamente quest’uomo che da duemila anni affascina il cuore degli uomini?

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La fisionomia esteriore di Gesù doveva esercitare un fascino irresistibile.
Un giorno una donna del popolo si lasciò sfuggire, incontenibile, questo grido di lode: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha nutrito” ( Lc 11,27). Gesù rispose correggendo: ” Beati quelli che ascoltano la parola di Dio ” ( 11,28 ). Tale risposta lascia intendere che la donna aveva di mira non solo i pregi dello spirito, ma anche quelli del corpo di Gesù. Da tutti i resoconti risulta che Gesù avesse un aspetto affascinante.
Marco parla spesso del fascino e dello sguardo di Gesù, quello sguardo che Pietro non ha più potuto dimenticare, quello sguardo che soggioga lo stesso Pilato, pur avendolo di fronte, straziato nelle carni: un governatore romano, cinico e sprezzante, che rimane profondamente colpito dal suo sguardo, dalla sua calma, dal suo fascino, dal suo mistero.
Da uno studio approfondito delle fonti storiche ( Karl Adam, Gesù il Cristo, Morcelliana )risulta che Gesù avesse un portamento sano, vigoroso,
equilibrato: era alto, prestante, robusto, di aspetto bellissimo. Lungi dall’avere un temperamento nervoso, eccitabile, Egli era sempre padrone dei suoi sensi. Sottoposto ad una defatigante missione, spesso non aveva neppure il tempo di magiare e fino a notte si preoccupava dei malati che andavano da lui ( Mc 3,8). Un giorno si addormenta sulla barca. Poi, di colpo, l’arrivo di uno di quei tremendi cicloni improvvisi che, dalle gole orientali, si scatenano sul lago di Tiberiade e ingoiano tante imbarcazioni. Simone e i suoi, che pur sono esperti, vengono presi dal panico e svegliano Gesù che subito si “ritrova” e domina la situazione.

Calma, dominio di sé, chiarezza di pensiero, virile fermezza nell’eseguire la volontà del Padre: basta vedere la sua reazione in tre passi in cui i suoi tentano di indurlo ad abbandonare la via della passione che lui aveva scelto irrevocabilmente.
Parla con semplicità e tuttavia mostra un autorevolezza che nessun altro ha.
Quando i suoi contestatori provano a metterlo in contraddizione, vengono sbaragliati. Ha un carattere regale, gli stessi suoi amici, a cui Lui vorrà lavare i piedi, come un loro servo, invitandoli a fare lo stesso, avevano un timore reverenziale verso il Maestro.
Pur rifiutando ogni violenza, anche i suoi nemici avevano verso di Lui una forma di timore. Addirittura, la squadra armata che va ad arrestarlo di notte, ha un momento di sbandamento davanti alla forza misteriosa che esce dalle sue parole: ” Sono Io, lasciate stare loro”.
Egli amava la solitudine e contemporaneamente stava volentieri fra gli uomini, ha simpatia per loro ( perfino per i pagani, cosa rivoluzionaria per un ebreo)specialmente quando sono peccatori, prostitute, pubblicani. Lui che era così puro non li disprezza, ma sente profondo amore per loro, dà loro calore, forza, luce e così scandalizza gli altri. In Lui non c’è nulla della calma atarassia dello stoico o del distacco dal mondo di un Buddha: egli è pieno di vita e di umana sensibilità.

Egli sa leggere nel segreto dei cuori e tutti crollano davanti a Lui. La sua intelligenza sventa ogni tentativo di coglierlo in fallo, come quando gli portano la donna adultera che, per legge, deve essere lapidata: ” Chi di voi è senza peccato…”. Uno così non si era mai visto.
Un giorno, entrando in un villaggio, si imbatte in un corteo funebre ed è toccato dal pianto di quella madre, le si avvicina e le dice: ” Donna non piangere…”. E dopo questo gesto di tenerezza le restituisce il figlio vivo. E’ difficile che una persona potente sia veramente buona. Ma Lui è così. E’ una meraviglia mai vista sulla terra. E’ l’essere umano che ciascuno desidererebbe incontrare nella vita. Eppure, dicono i suoi contemporanei, si sa da dove viene, si conoscono i familiari, pure i nemici si sono informati bene su di Lui. Ma tale è la sua eccezionalità che ci si chiede chi sia veramente.

Anche fra i suoi amici, che gli vedono compiere ogni giorno guarigioni inspiegabili, cresce sempre di più la sensazione che Egli sia un mistero inafferrabile. Finché Lui si rivela apertamente: ” Prima che Abramo fosse, Io Sono”.
Una pretesa inaudita, una bestemmia per i suoi nemici. Un caso unico nella storia. Si può solo accettare la sua sfida: ” Vieni e vedi “. Andargli dietro per capire. Anche oggi è possibile.

Durante e dopo la passione, i suoi apostoli fuggono terrorizzati e sgomenti di fronte alla sua morte e ad un apparente fallimento della sua missione.
Poi avviene in loro il vero miracolo, un capovolgimento totale: questi uomini impauriti vengono a contatto con il mistero della resurrezione e, improvvisamente, entra in loro una forza incredible, mai vista prima, la forza di testimoniare senza paura fino al martirio a cui andranno tutti incontro. Una vita spesa per testimoniare, senza ricchezze,senza poteri, senza gloria e con l’unica ricompensa di una morte certa. Il vero mistero è quello che avviene in questi uomini: questo è veramente e umanamente non spiegabile.

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La filosofia greca, attraverso Platone, anticipa l’immagine dell’uomo sommamente giusto.
Nella sua opera dedicata allo stato ideale, Platone giunge alla conclusione che la rettitudine di un uomo può risultare davvero perfetta soltanto se egli accetta di subire ogni ingiustizia per amore della verità, poiché solo allora sarebbe evidente che un tale uomo vive non in funzione di una utilità o di un piacere ma soltanto per amore della verità.
Scrive Platone che l’uomo sommamente giusto deve essere ” (…) un uomo semplice e nobile il quale, come dice Eschilo, – non vuole sembrare, ma essere buono. Bisogna dunque togliergli l’apparenza della giustizia; giacché se apparrà esser giusto, avrà onori e doni per l’apparir egli tale, e non risulterebbe chiaro se fosse giusto per amor della giustizia o dei doni e degli onori. Perciò va spogliato di tutto fuorché della giustizia stessa:
(…) abbia egli massima fama di ingiustizia, affinché sia messo alla prova (..); vada innanzi irremovibile sino alla morte, sembrando per tutta la vita essere ingiusto ed essendo invece giusto (…): flagellato, torturato, legato, e infine, dopo aver sofferto ogni martirio, sarà crocifisso ”
( Platone, La Repubblica, libro II°, n. 165-220, Sansoni “70, pag.46-48).

Questo ragionamento, scritto ben quattrocento anni prima di Cristo, non può non commuovere ogni cristiano. Qui il pensiero filosofico, nel suo estremo sforzo razionale, teso a comprendere come possa essere collaudata la rettitudine di un uomo perfettamente giusto, riesce ad intuire e a presagire che il perfetto giusto, nel mondo, non potrà che essere il giusto crocifisso, il quale accetta di subire ogni ingiustizia unicamente per amore della giustizia.
Il massimo sforzo del pensiero razionale si incontra con la follia della
croce: l’uomo perfetto e quindi l’uomo senza peccato può essere soltanto l’uomo della croce ed è la croce, accettata per amore della verità, a rivelare la perfezione dell’uomo.

L’intuizione filosofica di Platone finisce per coincidere con l’antica profezia biblica di Isaia:
“Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure, egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori, e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.” ( Is 53, 3-4)

Bruto Maria Bruti

Bibliografia:
Molto materiale è nato dalla rielaborazione dell’articolo di Antonio Socci, Il Vangelo secondo Socci, Il Foglio, 28 maggio 2005, p.5.