Il mito dell’obbedienza cieca (M.Novak)

Un vecchio articolo, che vale ancora oggi, sui problemi della Chiesa con i cosiddetti preti progressisti che dimenticano o cancellano completamente la fede cattolica.

In un articolo di prima pagina del New York Times domenicale, per il resto abbastanza imparziale, Richard Bernstein e Daniel Wakin scrivono che nel 1968 il cardinale Ratzinger (ora Papa Benedetto XVI), da giovane professore, cominciò a insistere sull’ “obbedienza indiscussa” all’autorità di Roma. Quella frase è un residuo di sconsiderata intolleranza anti-cattolica. E’ un insulto. L’obbiettivo può essere solo quello di far apparire il Ratzinger stupidamente dogmatico. I cattolici non celebrano, ammirano o desiderano l’obbedienza indiscussa. Non c’è nulla di virtuoso nell’obbedienza cieca. Poiché Dio ha messo in noi la propensione a comprendere (anche i bambini piccoli nascono con la tendenza a fare domande), sarebbe un peccato contro natura reprimere le domande.

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Inoltre, un modo in cui noi manifestiamo il nostro essere fatti a immagine di Dio è proprio la nostra capacità di sollevare domande senza fine. Questa capacità in noi è indizio dell’infinito. E’ la radice del nostro “desiderio naturale di vedere Dio”. Andrew Sullivan è un sedicente cattolico tormentato che ama troppo la fede per abbandonarla e che al tempo stesso è molto arrabbiato. E’ così arrabbiato che incautamente lancia accuse sostenendo che la libertà di fare domande non era consentita nella Chiesa di Giovanni Paolo II e non lo sarà in quella di Benedetto XVI. Secondo Sullivan, la Chiesa di Benedetto XVI “andrà verso l’autoritarismo, l’ostilità alla modernità, l’asserzione della supremazia del papa e verso la repressione del dissenso e del dibattito interno”.

“Siamo tornati” egli tuona “al 18° secolo.” E tuttavia ecco ciò che ha scritto: “Rimango fedele ai miei dubbi e alla mia fede. Voi sapete che per molti versi vorrei poter semplicemente lasciare questa Chiesa e mandarla al diavolo. Ma non posso. Per quanto mi riguarda, continuo a credere. Non vivo questo come una scelta. Semplicemente questa è la mia realtà…Questa è la mia famiglia. Non posso separarmi da essa come non posso separarmi dalla mia madre biologica.” Bene, ho visto tre generazioni di teologi da quando ero giovane e in questa generazione, a differenza di quelle precedenti, centinaia di teologi in America (e altrove) hanno espresso disprezzo e noncuranza per Roma. Coloro che si definiscono “teologi cattolici” oggi spesso vanno per la loro strada, sentendosi slegati da qualsiasi dottrina cattolica “del passato” che decidono di scartare. (Questo è diventato così comune che i cattolici usano definirlo: “Cattolicesimo self-service”). Quello che oggigiorno è carente nelle università cattoliche ed anche in molti seminari cattolici, non è il dissenso. Quello che manca (tra i professori più che tra gli studenti) è l’ortodossia intelligente, esaurientemente esaminata e criticamente fatta propria. Ci sono sempre dei motivi per cui la Chiesa Cattolica considera qualcosa come dottrina. Non è mai qualcosa di arbitrario. Coloro che analizzano tali motivi possono essere o non essere convinti; ma non possono negare che dietro ci sia un ragionamento. Mentre altre chiese possono contare sulla conversione del cuore e persino rinunciare a dare ragioni, e mentre altri possono rifugiarsi in “Io sto qui e non posso fare altrimenti”, la Chiesa Cattolica è disponibile a correre il rischio di cadere in un eccesso di razionalismo a causa della sua volontà di esporre la sua tesi in modo razionale. Un conto è appoggiarsi su una fede semplice, più o meno discussa, per le persone senza educazione, o forse solo con una capacità elementare di ragionamento. Mia madre era una persona semplice, senza titolo di studio, ma Dio l’ha messa alla prova con una grande sofferenza, compresa quella per l’omicidio del suo secondo figlio e quella per un incidente stradale quasi fatale della sua amata figlia, tra le molte altre. Essa è stata crudelmente tentata di dubitare della bontà di Dio e persino della sua esistenza. Il suo amore per Dio, anche nelle tenebre, rimase saldo. Essa non avrebbe potuto, tuttavia, da donna buona qual era, offrire una motivazione razionale per quello che stava facendo. La sua fede era profonda, provata e saggia, ma non verbosa o altamente cognitiva. Una cosa diversa è praticare una fede indiscussa per le menti dotate intellettualmente e ben allenate. Sarebbe un abuso del dono di Dio, un’omissione, un classico caso di accidia intellettuale e una mancanza di coraggio e onestà. Ritenere che la fede indiscussa sia uno standard a cui aspirare sarebbe un insulto. Davanti a Dio che ha fatto il sole e tutte le stelle – e tutti i cervelli nell’universo – pensare che una fede indiscussa sia un bene sarebbe una bestemmia. Dio non vuole che noi ci avviciniamo a lui a quattro zampe. Desidera che veniamo a Lui eretti, liberi, attenti e facendo domande. Egli desidera l’adorazione, non di schiavi ciechi e muti, ma di uomini e donne liberi e intelligenti. Andrew Sullivan è un coraggioso testimone sia dell’amore per la Chiesa che dell’indagine coraggiosa. Ha insegnato a molti di noi cose sull’omosessualità più di quante ne avremmo mai potute conoscere in altro modo. Per quanto ne so, non è stato punito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, né da qualche vescovo o prete per la sua ricerca e la sua polemica e per i suoi proclami spesso striduli e amareggiati di disapprovazione. Le sue provocazioni sono un servizio alla Chiesa, così come per tutte le persone di buona volontà che vi si imbattono. Io ritengo eccessive alcune delle sue accuse, come quelle citate sopra. Ciò nonostante, egli ha il diritto di strillare come meglio crede. Un punto su cui eccede è l’accusa (senza riscontro) che ci siano state molte scomuniche e altre azioni disciplinari contro i dissidenti nella Chiesa Cattolica durante i 27 anni di pontificato di Giovanni Paolo II. Quali sono le sue prove? Dovrebbe fare dei nomi. Il New York Times ha proposto la sua lista il 22 aprile. Includeva 12 nomi, tutti di preti o suore, che faticano a portare la pesante responsabilità nei confronti di chi li ascolta pensando giustamente che parlino a nome della Chiesa Cattolica. E’ solo un servizio alla verità esigere che facciano questo. Di questi 12 solo 3 sono stati scomunicati, una media di 1 ogni 9 anni di pontificato. L’unico la cui scomunica è di vecchia data è l’arcivescovo Lefebvre del movimento tradizionalista che rifiuta il Concilio Vaticano II. Questa scomunica è avvenuta solo dopo lunghissimi colloqui, suppliche e straordinari sforzi di riconciliazione, in cui il Vaticano ha sudato molto più di sette camicie. Negli altri 2 casi le persone soggette ad azione disciplinare si pentirono subito e furono riammesse nella piena comunione. L’arcivescovo Emmanuel Milingo, che aveva sposato una seguace di Sun Myong Moon in un matrimonio collettivo, fu temporaneamente scomunicato fino a che scelse di ritornare nella Chiesa ponendo fine allo scandalo pubblico. Il teologo cingalese Balasuriya fu temporaneamente scomunicato fino a che si riconciliò con la Chiesa l’anno seguente. Di questi dodici 8 erano studiosi le cui opinioni furono indagate dalla Congregazione. Di fronte al loro rifiuto di modificare le loro opinioni, due – Hans Küng e Charles Curran – hanno perso l’autorizzazione ad insegnare in istituzioni cattoliche, in entrambi i casi in cattedre pontificie o università, ma hanno continuato a fare i sacerdoti, ad insegnare, a scrivere e a dissentire. Ora che non parlano più a nome del Papa e della Chiesa Cattolica, le loro opere sono difficilmente distinguibili (se non per la loro qualità) da quelle di migliaia di altri teologi protestanti e cattolici. La punizione peggiore in cui sono incorsi 3 degli altri è stata quella di non poter pubblicare per un anno, che è approssimativamente il tempo necessario per accumulare pagine sufficienti per un libro, che potevano comunque continuare a scrivere. (Ho sentito di critici che desideravano che io rimanessi in silenzio per almeno un anno). Una suora americana a cui fu detto che il suo lavoro per il governo (che richiedeva un sostegno pubblico a favore dell’aborto) era incompatibile con il suo stato religioso, ha scelto di lasciare l’ordine. Un’altra a cui fu detto dalla sua stessa comunità che il suo aperto appoggio all’approvazione cattolica delle coppie omosessuali era incompatibile con la sua professione religiosa, ha scelto di dimettersi dall’ordine e di unirsi ad un altro. Due teologi piuttosto famosi, l’olandese Edward Schillebeeckx e il peruviano Gustavo Gutierrez, furono indagati e vennero rilevate formulazioni problematiche nella loro opera, e tutto finì lì. Entrambi sono rimasti in attività. Quindi, quello che ha caratterizzato l’era di Wojtyla/Ratzinger custodi dell’insegnamento della Chiesa è stato, da parte loro, la grande attenzione nell’enunciare quell’insegnamento con puntualità e forza e, riguardo agli altri, la riluttanza e la mitezza nel disciplinare i “falsi pastori” che sviano e confondono. Alcuni dicono che hanno stabilito il record della mitezza su un quarto di secolo. Dopotutto le opinioni teologiche non sono come le opinioni divergenti su astrofisica e archeologia. La gente che cerca una guida nella vita mette la propria vita in gioco quando segue la teologia che le è stata insegnata. Il pallio indossato dal Papa, il mantello del pastore, simboleggia la sua responsabilità nell’assicurarsi che i deboli non vengano sviati. Come si spiega quindi il terrore che i cattolici di sinistra – la cultura del dissenso sul sacerdozio femminile, il celibato dei preti, la contraccezione, il divorzio e altri argomenti riguardanti l’identità di genere (il nucleo di ciò che significa “essere di sinistra” oggi) – provano verso il nuovo Papa? Come dice un nuovo cartoon che circola su internet: ATTENZIONE: IL SELF-SERVICE E’ AL MOMENTO CHIUSO. La sinistra sostiene che la Chiesa dovrebbe modernizzarsi per mantenere il suo gregge. Ma la sinistra sta trascurando una realtà scomoda. Quelle chiese che hanno scelto di modernizzarsi e di stare al passo coi tempi, seguendo i consiglio dei loro progressisti, hanno rapidamente perso membri, indebolito le certezze in molti altri e sono diventate delle appendici di moralità della cultura secolare. Le Chiese che hanno resistito alla corrente della “nuova moralità” – la cui veste iniziale è spesso il ritornello “E’ solo una questione di opinioni, quindi scegli la tua versione” – hanno visto crescere il numero dei propri membri e delle vocazioni sacerdotali. La sinistra sembra non cogliere questa realtà. Sollecita vescovi, cardinali e il Papa ad unirsi alle correnti contemporanee per non perdere il gregge. La chiesa anglicana, la chiesa metodista (in alcuni distretti) e altre ci hanno provato. Quando l’hanno fatto hanno perso tutto quello che avevano di caro, compresi i loro membri. L’unico vero motivo per essere cattolici consiste nell’ essere fedeli alla fede come Gesù ce l’ha lasciata, che va riflettuta e compresa, ma non nel tradire la sua eredità in un incauto desiderio di popolarità passeggera. Allora si può dire che la Chiesa prospera solo grazie all’illimitato desiderio di porre domande. E’ compito dei teologi, o almeno di alcuni di essi, essere degli esploratori ed entrare in nuovi terreni per verificare se il loro percorso è sicuro per tutto il corpo dei fedeli. I teologi hanno una responsabilità speciale verso la Chiesa, oltre la loro responsabilità privata per i loro interessi intellettuali personali. E’ grazie a questa avventurosa esplorazione teologica che gli orizzonti della fede crescono. Allo stesso modo il Papa come pastore è responsabile per l’integrità dell’intero gregge. I teologi propongono, ma non dispongono. Spesso la loro opera porta frutto dopo una o due generazioni invece che durante la loro vita. Un lungo esame è necessario. Queste sono questioni difficili. Richiedono un’attenzione matura e paziente. Trattarle nelle poche righe di queste colonne è impossibile. Fortunatamente uno dei teologi più rispettati della Chiesa ha reso loro giustizia. Si può trovare la sua guida in Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo. Questa Istruzione è’ stata composta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede presieduta da Joseph Ratzinger. Ma anche quella intendeva incitare a ulteriori proposte pratiche, regione per regione, paese per paese. Offrire alcune regole che servirebbero all’intera Chiesa, non solo agli esploratori, adatte al nostro paese, è un argomento su cui vorrei ritornare in un altro saggio. Michael Novak “The Blind-Obedience Myth.” National Review (27 aprile 2005)