Il nichilismo dei tulipani. “L’Olanda ha perso la voglia di vivere”

eutanasianewsweekRoma. L’Olanda, con la sua gravità moralistica nella rivoluzione del costume, dove le libertà si sono sempre rifiutate di rimanere clandestine e di accettare una qualsiasi scissione tra pratica e principio, si conferma essere quella specie di piattaforma dove si proclama, propugna ed esemplifica, con spirito calvinista, il diritto di ognuno di seguire le proprie tendenze. Compresa la morte. “Death becomes them”. Così l’ultima copertina del settimanale americano Newsweek racconta l’eutanasia fuori controllo in Olanda, un paese che “ha perso la voglia di vivere”. Una inchiesta magistrale sul grande malato culturale d’Europa.

L’Olanda è la patria di origine di movimenti contestatori che hanno scandito la nostra epoca. A cominciare dai provos, i “folletti” raccolti attorno a Roel van Duyn e Jasper Grootveld, che piantavano alberelli per le strade, che sfamavano i gatti randagi, che si facevano fotografare nudi in un bosco dalla rivista Vrij Nederland, che chiedevano la decentralizzazione del potere, la socializzazione degli alloggi, delle terre e dei servizi, il ripristino di un ambiente biologico sano, che volevano la “rivoluzione finale e alla libertà assoluta”, contro “uno dei mali peggiori dell’umanità, l’inibizione”. E poi, nel campo della chiesa, con il catechismo più progressista d’Europa, perché in Olanda la contestazione cattolica si è condensata, erigendo, di fronte a Roma, un tribunale dissidente. E poi nel campo dell’erotismo con i sexy shops, per non parlare delle droghe.

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Guido Piovene definì l’Olanda “la negazione, implicita o esplicita, dell’esistenza del peccato individuale. Per dirlo in una formula, è il congiungimento di Padre Teilhard con Marcuse, sotto lo sguardo di Calvino”. Adesso arriva il primato della “dolce morte”. Secondo un rapporto della Reale Associazione Medica Olandese, 650 bambini sono morti nel 2013 a seguito della legge sull’eutanasia. Due bambini uccisi o lasciati morire ogni giorno. E’ il volto oscuro e tristemente velato che Newsweek sbatte in copertina, quello di una splendida monotonia d’alberi, fiori, nuvole e acque ferme o correnti, un paese laborioso, benestante, socialmente avanzato, che cresce a vista d’occhio sebbene non abbia ricchezze naturali, dove non si fanno scioperi o serrate, dove l’assenteismo è basso, ottimi sono i servizi sociali, il fisco non guarda in faccia neppure la Regina, ma che sembra aver perso il gusto per la vita.

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Quello che accade in questo minuscolo e popolatissimo angolo di Europa, dove la secolarizzazione ha come compiuto fatalmente un ciclo completo, può accadere altrove. Per dirla con il giornalista britannico Douglas Murray, “dove l’Olanda va, gli altri paesi europei seguono”.  Nel 2013, secondo i dati più recenti, 4.829 persone in Olanda hanno scelto di morire. Il triplo delle persone rispetto al 2002. Gli olandesi non devono fornire prove di una malattia terminale per consentire ai medici di “aiutare” il paziente a suicidarsi. L’eutanasia è praticati a chi è “stanco di vivere”, chi ha la malattia di Lou Gehrig, la sclerosi multipla, la depressione o la solitudine. Nelle nuove linee guida della Royal Dutch Medical Association l’eutanasia è concessa anche a chi ha “disturbi mentali e psico-sociali”, come “perdita di funzionalità, la solitudine e la perdita di autonomia “come criteri accettabili per l’eutanasia”. Il documento sostiene che il “concetto di sofferenza” è “ampio” rispetto alla sua interpretazione e include “disturbi della vista, dell’udito e della mobilità, cadute, confinamento a letto, affaticamento, stanchezza e perdita di fitness”. A Zonneveld c’è l’associazione per il “diritto di morire”. Erano 120 mila gli iscritti nel 2010. Oggi sono 160 mila. In media, scrive Newsweek, “tra i 30 ei 50 cittadini olandesi firmano ogni giorno”.

L’eutanasia è cresciuta assieme alla scristianizzazione del paese. Recenti studi dimostrano che il tasso di secolarizzazione in Olanda è stato più rapido e intenso che in qualsiasi altro paese del mondo. E questo calo è avvenuto proprio negli anni in cui il neocattolicismo olandese irrompeva con tanta foga sulla scena del mondo, con la parola d’ordine di modernizzarsi, storicizzarsi, andare incontro alla cultura d’oggi.

Nichilismo gaio

Perciò l’Olanda è un test di valore mondiale. Perché nei giorni scorsi è diventato il primo paese al mondo dove gli atei superano di numero i credenti. Willem Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht, ha detto che ogni anno sessanta chiese chiudono, oppure sono vendute o demolite. Delle settemila chiese esistenti in Olanda, quattromila sono classificate come “monumenti”, e le altre, sempre più disertate dai fedeli, cambiano destinazione d’uso. Dal 1970 al 2008, 205 chiese in Olanda sono state demolite e 148 convertite in librerie, caffé, palestre, appartamenti e moschee (l’islam è già la prima religione ad Amsterdam).

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 E’ l’esito dei provos che si definivano “una fungaia che si nutre del succo dell’albero morente della vecchia società olandese” e che lanciarono l’appello al “gioco” (usando l’aggettivo “ludiek”, scherzoso, come una parola d’ordine). Un gaio nichilismo che oggi si specchia nella ricerca condotta su mille medici olandesi: l’86 per cento, scrive Newsweek, è disposto a impartire l’eutanasia anche a chi malato terminale non è, ma ha perso i motivi per vivere. 42 olandesi che soffrivano di patologie psichiatriche non terminali sono stati messi a morte nel 2013. Erano stati 14 nel 2012. Un aumento del trecentoventi per cento.
I dati drammatici sull’eutanasia ci parlano di questa mescolanza olandese esplosiva di impegno moralistico e di esigenze libertarie, anzi di impegno moralistico nelle richieste libertarie. Questa via olandese alla libertà è come un sasso che la gente continua a rodere, a costo anche di ferirsi le labbra.