Il problema del senso di colpa (Bruto Maria Bruti)

colpaSecondo Rollo May, padre della psicologia esistenzialista statunitense, molti psicoterapeuti, influenzati da una cultura di tipo illuminista, sono propensi a credere che l’analisi debba ricondurre gli uomini in un Paradiso terrestre dove sia realizzata una perfetta riunificazione delle componenti della personalità, dove tutti si aggirano in uno stato di grazia non più turbato da conflitti morali e psicologici.

Questa, in realtà, è una visione utopistica che ricorda la fiducia illuministica di Jean-Jacques Rousseau in una evoluzione naturale dell’essere umano verso uno stato di assoluta perfezione.

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Compito realistico dello psicoterapeuta non è quello di abolire ogni conflitto e di realizzare il Paradiso in terra ma di trasformare i conflitti, che sono inevitabili, da conflitti distruttivi in conflitti costruttivi.

Questa tendenza utopistica ( psicanalisi come sostituto del Paradiso ) si evidenzia quando si affronta il problema del senso di colpa. Lo scopo di alcuni analisti è quello di farlo sparire del tutto, trattandolo soltanto come un sintomo di malattia mentale e rimproverando alla religione di alimentare in molti un senso di colpa morboso. Essi hanno certamente ragione perché è vero che l’eccessivo senso di colpa è collegato a una nevrosi e che religioni non illuminate o interpretazioni sbagliate della religione hanno favorito troppo spesso un senso di colpa malato e distruttivo. Tuttavia il senso di colpa non può essere eliminato del tutto perché è parte integrante della natura umana.

Il senso di colpa sano e specifico della natura umana nasce da tre fattori:

1) la percezione della differenza fra ciò che una cosa è e ciò che dovrebbe essere; tutti proviamo sensi di colpa infinite volte al giorno. Quando passiamo davanti ad un mendicante per la strada, quando con le nostre azioni o omissioni facciamo del male a qualcuno, quando pensiamo ad una guerra che si sta combattendo in un altro paese: in breve, sentiamo la colpa ogni volta che nasce in noi il sentimento del – dovrebbe -, il senso della differenza fra ciò che una situazione è e ciò che dovrebbe essere.

2) La percezione della differenza e del contrasto fra la tendenza al piacere momentaneo e disordinato e la tendenza alla giustizia: rifiutare un piacere momentaneo e sbagliato richiede uno sforzo, implica una tensione ma i piaceri giusti sono quelli che non ci danneggiano, quelli che sono ordinati all’interno di un processo che intende integrare e coordinare gerarchicamente le potenze dell’anima fra di loro e nei confronti della verità: le passioni con la volontà, la volontà con la ragione e la ragione con la verità

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Il piacere disordinato è solo il piacere momentaneo di una facoltà che entra in conflitto con altre componenti della personalità e con altri bisogni di natura spirituale che, sempre nell’uomo, accompagnano i bisogni di natura inferiore ed entra in conflitto con le leggi fondamentali della natura, che l’uomo è in grado di conoscere mediante la ragione: c’è nell’uomo, per esempio, il bisogno di integrare l’istinto di aggressività con il bisogno sociale e il bisogno di giustizia, di integrare l’istinto sessuale con il bisogno di affetto, di amore e di donazione. La mancata integrazione causa disturbi della personalità e infelicità.

3) La percezione della differenza fra l’ideale di perfezione ed il nostro stato d’imperfezione: ogni artista, per esempio, quando ha finito l’opera prova due emozioni: una è la soddisfazione e il senso di catarsi psicologica che ogni sforzo creativo porta in sé, l’altra è il senso di colpa che consiste nella consapevolezza che l’opera artistica non è mai perfetta come dovrebbe e cioè non corrisponde mai perfettamente alla visione che l’artista aveva in mente.

Il compito dello psicoterapeuta, dice May, consiste nell’aiutare il paziente a liberarsi dalla – morbosità – del suo senso di colpa, nato dal perfezionismo e da una visione spirituale distorta che nega la corporeità.

Ma compito dello psicoterapeuta è anche quello di aiutare il paziente ad accettare la tensione spirituale insita nella natura umana e che è all’origine di ogni sviluppo creativo. Noi non siamo creature né del tutto orizzontali né del tutto verticali ma viviamo in entrambe le dimensioni.

Bisogna riconoscere che Nostro Signore Gesù Cristo, nei suoi insegnamenti, ha condannato quelle forme di rigorismo educativo che sono causa, spesso, dei sensi di colpa malati e distruttivi.

Gesù sottolinea che non ci può essere vera educazione senza amore. Il “rigorismo” educativo è l’eccessivo rigore applicato nello sviluppare le facoltà intellettuali, fisiche e morali, specialmente dei giovani. Il rigorismo è privo di ogni compassione e cioè di quello stato d’animo che porta a soffrire dei mali altrui comese fossero propri.

Nel rigorismo educativo non rientrano solo le percosse brutali e i rimproveri selvaggi che uccidono e distruggono la stima che l’individuo ha di sé: ci sono anche degli sguardi, delle espressioni del viso e degli atteggiamenti di “freddezza” capaci di ferire e di uccidere psichicamente. In molti genitori ed autorità, è stata ed è presente questa modalità educativa che finisce per separare la verità dalla carità.

Ogni rigorismo educativo dimentica l’insegnamento più importante di tutti nell’esercizio di qualsiasi autorità e la cui non osservanza produce gli effetti più deleteri. L’insegnamento è quello di San Paolo apostolo:”” VOi, PADRI, NON ESASPERATE I VOSTRI FIGLI! “”.

Due altri insegnamenti di Gesù sono fondamentali in ogni processo educativo:”” NON GIUDICATE, PER NON ESSERE GIUDICATI! “” e l’altro sulla correzione fraterna:” SE UN TUO FRATELLO PECCA, RIMPROVERALO; MA SE SI PENTE, PERDONAGLI.

E SE PECCA SETTE VOLTE AL GIORNO CONTRO DI TE E SETTE VOLTE TI DICE: MI PENTO, TU GLI PERDONERAI “”. Molti bambini, dipendenti e fedeli adulti hanno sperimentato e sperimentano l’autorità come istituzione “esasperante” perché coloro che detengono l’autorità non danno sufficiente ascolto a questi insegnamenti del Vangelo.

Bruto Maria Bruti )