Il rapporto culturale tra Nigeria ed Europa

nigeria-3Se si desidera limitare la discussione al rapporto fra i contesti nigeriano ed europeo, che è il più pertinente allo scopo di questa analisi, si può notare come gli scambi culturali risalgono almeno allo XVº secolo, quando esploratori, commercianti ed eserciti portoghesi erano impegnati negli scambi (sotto qualsiasi accezione) con le popolazioni dell’Africa Occidentale che producevano alcuni importanti “manufatti culturali”.

Benin City era la capitale di un regno vasto e potente ai tempi dell’espansione portoghese – la sua cultura materiale, la lingua ed il comportamento della sua popolazione, tutto stava ad indicare l’esistenza di incontri interculturali. Durante quel periodo erano state costruite delle chiese cattoliche che sono ancora lì oggi, dove il re ed il suo seguito davano spettacolo (come ancora oggi); i rituali amalgamavano influenze locali e straniere e generavano forme distinte di culto religioso; inoltre questi ed altri scambi portavano anche nuove divinità, alcuni di queste comprendevano elementi indù ed europei oltre che africani. Il re Esige di Edo nel XVI secolo inviava ambasciatori a Lisbona e riportava molte merci straniere che divennero articoli di prestigio per l’aristocrazia locale, mentre l’arte di Edo di fondere il bronzo si adattava alle esigenze dei committenti stranieri. Durante quel periodo, a corte si parlava Portoghese ed alcune parole sopravvivono ancora nel locale dialetto (la lingua Edo parlata dalla maggior parte delle donne nigeriane impiegate nella prostituzione in Italia) e nell’inglese di strada locale che è così diffuso lungo tutta la costa dell’Africa Occidentale che viene considerato esso stesso un prodotto degli incontri commerciali e dell’interazione con gli ex-schiavi che ritornavano dagli Stati Uniti. Tutt’oggi, in occasioni formali i capi locali Edo indossano una cotta da prete simile a quelle portate dal clero e dai dignitari europei del XVI secolo e vantano un’acconciatura che imita laureola dei santi cattolici (i capelli vengono rasati ad eccezione di una sottile striscia orizzontale attraverso la testa). Mentre le pratiche appena descritte erano il risultato delle interazioni Europeo-Africane , ciò nonostante, la maggior parte delle tradizioni potrebbero ancora certamente essere definite come `indigene’, facendo parte della cultura o tradizione Edo (mentre effettivamente sono di Benin City). Da allora, negli ultimi cinquecento anni, i contatti (spesso violenti, visto il motivo del contendere) fra i bianchi e le popolazioni dell’Africa Occidentale hanno influenzato così in profondità i modi di vita di entrambi : dal commercio degli schiavi al periodo post-coloniale passando attraverso la colonizzazione e la predicazione missionaria, che si può sostenere che non c’è più niente di autentico nella ‘cultura nigeriana’ – e lo stesso dicasi per quella occidentale. La Nigeria, come molti paesi, può essere descritta come una fantasia coloniale; conta più di 200 gruppi linguistici differenti, quindi, nel migliore dei casi, parlare di una ‘cultura nigeriana’ rappresenta, quanto meno, una semplificazione. Nessuna cultura si può considerare come un tutt’unico a chiusura ermetica. Ciò sta diventando sempre più evidente nel contesto di ciò che chiamiamo `globalizzazione’, ma presumibilmente da sempre questo è stato motivo di dibattito sin da quando è stato inventato il concetto di cultura. Da un lato, ci si riferisce alle culture distinte come indicatori di appartenenza ed in questo senso le culture vengono generate e si riproducono come distinte. È sotto questa luce, anche, che in questa analisi si impiega questo termine, come nozione attraverso cui la gente crea, in modo contestuale, il proprio senso di sé e dell’altro: la gente potrebbe definirsi come Edo, nigeriana o africana, potrebbe desiderare di essere identificata come urbana piuttosto che rurale, si può essere Africani della diaspora o Italos, come quelli che migravano in Italia, oppure usare altri titoli che si riferiscono ai paesi europei e che vengono usati a Benin City, a seconda dell’interlocutore e del contesto in cui avviene il dialogo (proprio come una persona nata a Torino, Italia, potrebbe definirsi europea, italiana, o piemontese, o mille altre cose). Per concludere, queste categorie sono flessibili, di modo che in alcune occasioni un italiano “tradizionale “un bianco  potrebbero essere chiamato `africano’ o `nigeriano’ a causa della lingua che parla o del cibo che mangia. È estremamente importante ricordarsi di questo, di modo che non si confonda la cultura con una camicia di forza o non si imputi ad essa più del necessario. Al massimo, si può definire come il risultato del processo di produzione delle relazioni, frutto di ricerca metodica, realizzato durante il lavoro sul campo in Nigeria e in Italia su cui si basa questo articolo, dove somiglianza e diversità si sono spesso incontrate nei posti più inattesi. Analiticamente, il concetto di ‘cultura’ vien qui utilizzato come indicazione delle esperienze e delle memorie condivise a livello personali e collettivo

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