Immacolata – Un dogma che risponde alla modernita’

immaculateIl dogma dell’immacolata concezione, di cui si celebra il centocinquantesimo anniversario, non è stato solo un momento importante nella teologia e nella devozione cattoliche, ma costituisce anche un nodo centrale nella risposta che la cultura cattolica dell’epoca ha dato alla modernità.
Proclamando che la Vergine è stata concepita senza peccato originale, infatti, Pio IX conferma implicitamente che tutti gli altri esseri umani ne sono invece gravati: un modo semplice e chiaro per rispondere a una cultura che questo peccato stava confutando. Con Jean-Jacques Rousseau, che aveva idealizzato la purezza e la bontà dello stato di natura, e con Charles Darwin, che con la teoria dell’evoluzione sembrava avere dato una prova scientifica contro questo articolo di fede. Entrambi alla base della emergente utopia del progresso. Se l’uomo deriva dall’evoluzione della scimmia, infatti, non ci sarebbe una “caduta” originaria, ma al contrario un continuo e crescente miglioramento.

Da queste certezze “progressive” hanno tratto alimento le utopie politiche dell’età contemporanea, che nel Novecento si sono dimostrate drammaticamente errate: Pio IX, nel denunciarne l’errore, compie un atto tempestivo, forse anche profetico. Ma la proclamazione del dogma innova anche su due importanti questioni: la sessualità e l’uguaglianza tra uomo e donna. L’immacolata concezione di Maria non si accompagna infatti a un’enfatizzazione del suo concepimento verginale, come sarebbe stato necessario fare se il peccato originale si trasmette attraverso l’atto sessuale, secondo l’interpretazione di sant’Agostino. Il silenzio in proposito, invece, contribuisce ad alleggerire la negatività che connotava il rapporto sessuale a causa appunto della trasmissione della colpa originale. Iniziava così quel processo di rivalutazione della sessualità che caratterizza la tradizione cattolica degli anni più recenti.

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Ma il dogma ha costituito anche l’occasione di abbandonare alcune teorie sul concepimento e sull’inizio della vita umana che oggi si definirebbero antifemministe: se Maria è senza peccato fin dal primo istante del concepimento, si deduce che l’animazione del feto (cioè l’immissione dell’anima nel corpo) avviene proprio in questo momento iniziale indistintamente per tutti gli esseri umani. Si lasciava così cadere la teoria allora in vigore, stabilita da san Tommaso d’Aquino sulla base della scienza aristotelica, secondo cui l’animazione dei maschi avveniva quaranta giorni dopo il concepimento, mentre quella delle femmine ottanta giorni dopo, con una differenza carica di valore negativo nei confronti del sesso femminile. Il dogma dell’immacolata concezione è insomma una prova della capacità della Chiesa cattolica di rispondere in modo tempestivo alle sfide poste dalla società usando il suo linguaggio tradizionale, quello dei simboli.

Il dogma parla infatti una lingua ricca e complessa ma comprensibile a tutti, che raggiunge con una sola affermazione teologia e cultura, devozione e società. Lucetta Scaraffia