Inghilterra. Bimbi col Dna di tripla origine, presto le prime gravidanze

Per la prima volta un’authority pubblica ha dato il via libera al concepimento in vitro di embrioni con Dna di tre “genitori” per ovviare alla malattia ereditaria della madre. Gravi dubbi etici.

Un team di medici britannici ha ottenuto ieri il via libera per creare i primi bambini attraverso la controversa tecnica che consente di concepire in provetta un essere umano ricorrendo al Dna di tre persone (un uomo e due donne) per rimediare alla presenza di un’anomalia ereditaria nell’ovocita della madre con materiale genetico di una donna sana. La procedura sarà portata avanti da alcuni scienziati del Newcastle Fertility Centre su due donne che soffrono di malattie metaboliche e che, se ereditate dal bambino, potrebbero rivelarsi fatali. La licenza per il team di Newcastle è stata approvata dall’ente pubblico che nel Regno Unito regola il campo della fecondazione artificiale ed embriologia, la Human Fertilisation and Embriology Authority (Hfea).
L’identità delle due donne che si sottoporranno alla procedura resta segreta, ma ieri un portavoce della Hfea ha confermato che entrambe soffrono di epilessia mioclonica, o sindrome Merf, una rara malattia del mitocondrio. Nel marzo 2017 il Newcastle Fertility Centre, dopo aver ricevuto la prima licenza per testare la nuova tecnica, aveva annunciato che l’avrebbe sperimentata su 25 coppie l’anno.

Una tecnica controversa

La procedura per creare «bambini con tre genitori», sostiene la Hfea, ha lo scopo di offrire alle mamme un modo per avere un figlio senza trasmettergli malattie provocate da mitocondri difettosi, le strutture che forniscono energia alle cellule. Per farlo i ricercatori rimuovono il nucleo dall’ ovocita di una “donatrice” sana, il «terzo genitore» (in realtà si tratta di materiale biologico venduto e acqusitato), e lo sostituiscono con il nucleo estratto dalla cellula uovo di una donna portatrice della malattia, lasciando intatti i mitocondri sani della donatrice. Si procede poi alla fecondazione artificiale usando lo sperma del padre e l’ovocita “misto”: i mitocondri hanno il loro Dna ed ecco perché i bambini nati da questa procedura portano con se il Dna di tre persone ma, sostengono gli scienziati, tutto ciò che definisce i tratti fisici e la personalità del neonato deriva dai due genitori.
La Gran Bretagna non sarà il primo Paese a usare questa tecnica. Nel 2016 in Messico è nato il primo bambino con tre genitori da una coppia giordana grazie all’aiuto di un team medico di New York guidato dal professor John Zhang, che però aveva dovuto agire oltre frontiera per aggirare i divieti della legge americana. Rimangono aperti pesanti interrogativi, come ha scritto recentemente sulla rivista Nature Dietrich Egli, scienziato esperto in cellule staminali alla Stem Cell Foundation di New York, sia sulla salute a lungo termine dei bambini concepiti in questo modo sia sul fatto che l’esperimento, in ultima analisi, faccia davvero avanzare la medicina riproduttiva. Senza contare che si aggiunge in laboratorio un genitore ai due naturali, alterando la natura in un punto determinante. Gli scienziati inoltre non sanno quale sia la quantità di mitocondri malati che potrebbe causare sintomi evidenti, o addirittura la malattia, in un bambino creato con materiale genetico di due donne. Ma gli studi sui topi hanno dimostrato che le miscele di mitocondri possono portare a disturbi neurologici o a problemi metabolici. E come se non bastassero tutte queste obiezioni, nessuno è in grado di prevedere se l’intervento sul codice genetico possa causare nuove e imprevedibili alterazioni, che verrebbero trasmesse alla discendenza di questi bambini “modificati”. Un gioco molto pericoloso.

 

Elisabetta Del Soldato, Avvenire