Ingresso nel Catecumenato (7/16)

“A quanti si siano convinti e credano alla verità degli insegnamenti da noi esposti, e promettano di vivere secondo queste massime, viene insegnato a pregare e chiedere con digiuni a Dio la remissione dei peccati commessi; e con loro preghiamo e digiuniamo anche noi.” (Giustino, Apologia I;61,2)

Come vediamo, Giustino dichiara che il primo passo verso il battesimo è aderire ed essere convinti della verità del primo annuncio fondamentale (kerygma e pre-catecumenato) che si è ricevuto ad opera della testimonianza cristiana dei laici, con la vita e la parola, a partire dai luoghi della quotidianità, come abbiamo visto le volte scorse. Coloro che li hanno evangelizzati per primi saranno i loro accompagnatori, i loro padrini, i testimoni della loro conversione.

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“Coloro che vengono presentati per la prima volta all’ascolto della parola saranno innanzitutto condotti davanti ai dottori, prima che arrivi tutto il popolo, e si chiederà loro il motivo per cui vogliono accogliere la fede.
Coloro che li hanno accompagnati testimonieranno a loro riguardo se hanno la capacità di intendere la parola. Saranno interrogati sulla condizione della loro vita: sono sposati? sono schiavi? Se qualcuno è schiavo di un fedele, e il suo padrone glielo permette, ascolterà la parola. Ma se il padrone non potrà testimoniare che l’individuo è buono, questi venga dimesso. Se il padrone è un pagano, si insegnerà al servo a piacere al suo padrone, perchè non ne nasca maldicenza”.
(Ippolito di Roma, Trad. apost., Sources Chrétiennes (SC),11 bis, n.15
p.69.71 ed. Cerf, Paris)

A questo punto, i candidati accettati vengono catechizzati riguardo alle esigenze fondamentali della vita cristiana:

“Se un uomo ha una sposa, o se una donna ha uno sposo, verrà loro insegnato ad accontentarsi, il marito della moglie e la moglie del marito. Se qualcuno non vive con una sposa, gli verrà insegnato a non commettere fornicazione, ma a prendere moglie secondo la legge, oppure a rimanere così com’è. Se qualcuno è posseduto dal demonio, non ascolterà la parola dell’insegnamento fino a che non sia purificato”. (ibidem)

Queste esigenze riguardano tutti gli aspetti della vita concreta e si richiede che coloro che vogliono accedere al battesimo abbandonino i mestieri che sono ritenuti contrari ai costumi cristiani, cioè a quelli che portano ai tre grandi peccati: idolatria, omicidio, impurità:

“Si chiederà quali siano i mestieri o le professioni di coloro che vengono condotti per l’istruzione.
Se uno è tenutario di una casa di prostituzione, smetterà o verrà respinto.
Se uno è scultore o pittore, gli si dirà di non fabbricare idoli; o smetteranno o saranno respinti.
Se uno è attore o dà spettacoli al teatro, smetterà o sarà respinto.
(all’epoca si trattava di professione di dubbia moralità, ndr) Chi fa il maestro dei fanciulli, è meglio che smetta; se non ha altro lavoro, gli si permetterà di insegnare. (che comportava sacrifici pubblici agli idoli durante le feste, ndr) Così l’auriga che partecipa alle gare e colui che prende parte ai giochi, smetterà o sarà respinto. Il gladiatore o colui che addestra i gladiatori al combattimento, o il bestiario che partecipa alla lotta contro le fiere nel circo, o il funzionario addetto ai giochi dei gladiatori, o smetterà o sarà respinto.
Chi è sacerdote di idoli o guardiano di idoli, smetterà o sarà respinto.
Il soldato subalterno non ucciderà alcuno. Se ne riceve l’ordine non lo eseguirà, e non presterà giuramento. Se rifiuta questo, sarà respinto.
Colui che esercita il potere della spada o il magistrato di una città che indossa la porpora, smetterà o sarà respinto. Il catecumeno o il fedele che vogliono fare il soldato saranno respinti, perchè hanno disprezzato Dio.
La prostituta, l’invertito o il favorito e chiunque fa cose di cui è meglio non parlare, saranno respinti perché sono impuri.
Così non sarà ammesso all’esame il mago. L’incantatore, l’astrologo, l’indovino, l’interprete dei sogni, il ciarlatano, colui che rifila l’orlo delle monete e il fabbricante di amuleti smetteranno o saranno respinti.
La concubina di un individuo, se è sua schiava, se ha allevato i suoi figli e se è unita a lui solo, ascolterà [la parola]; se no, sarà respinta.
L’uomo che ha una concubina smetterà e prenderà moglie secondo la legge; se rifiuta, sarà respinto.
Se abbiamo omesso qualche cosa le professioni stesse vi istruiranno, perché tutti abbiamo lo Spirito di Dio”. (ibidem, n.16)

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Queste le esigenze per accedere al catecumenato a Roma all’inizio del III° secolo, secondo un primo scrutinio molto serio della Chiesa sui postulanti, come ci è testimoniato da Ippolito. Analoghe testimonianze ci sono riportate anche da Tertulliano nel ‘De idolatria’ in particolare ai n.
3-12.19.24 .

Anche Origene da’ testimonianza di questa modalità di ammissione al catecumenato e ci informa anche sull’evangelizzazione preliminare di cui la Tradizione Apostolica non parlava:

“I filosofi che parlano in pubblico non scelgono i loro ascoltatori: si ferma e ascolta chi vuole. Invece i cristiani, per quanto è possibile, cominciano col provare le anime di coloro che vogliono ascoltarli e con il formarli privatamente. Quando questi ascoltatori, prima di essere ammessi nella comunità, avranno dimostrato a sufficienza i progressi realizzati nella volontà di vivere onestamente, allora ve li introducono”.
(Origene, Contra Celsum, 3,51)

Questa prima istruzione concerneva un particolare risveglio alla fede, che si realizzava spontaneamente nelle case e nei luoghi di lavoro e non in modo scolastico. Quello che oggi chiamiamo imperfettamente ‘pre-catecumenato’ era allora un contatto vivo con i cristiani, una testimonianza evangelica, una irradiazione di una comunità cristiana inserita nella vita umana, nella quotidianità e non un insegnamento di tipo intellettuale impartito nel quadro di una istituzione scolastica.
Origene, inoltre, ci riferisce anche il quadro liturgico in cui l’ammissione al catecumenato vero e proprio doveva aver luogo. Nella ‘Esortazione al martirio’ esortando alcuni cristiani battezzati spaventati dall’eventualità del sacrificio supremo, ricorda loro l’impegno che hanno assunto in un preciso momento, cioè all’inizio del catecumenato. Egli allude a questo rito rifacendosi alla figura biblica del dialogo di Giosuè con gli Ebrei al tempo del patto di Sichem (Gs. 24,14-24):

“All’inizio, quando dovevate essere catechizzati, è stato giusto dirvi:’Se vi dispiace servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: se gli dèi che i vostri padri servirono oltre il fiume, oppure gli dèi degli Amorrei, nel paese dei quali abitate’. E il catechista vi avrà detto:
‘Quanto a me e alla mia casa, vogliamo servire il Signore’.
Ora non è più il tempo di parlarvi così, perchè voi avete risposto:’Lungi da noi l’abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché il Signore nostro Dio ha fatto uscire noi e i padri nostri dal paese d’Egitto e ci ha protetti per tutto il viaggio che abbiamo fatto’. E nei patti concernenti il vostro atteggiamento verso Dio, voi avete a suo tempo risposto ai vostri catechisti:’Noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio’.”
(Origene, Exhortatio ad martyrium,17)

Analoghe testimonianze si hanno in epoca più tarda (inizio III° secolo) in Siria, nella Didascalia degli Apostoli (Didaché), scritta da un vescovo:

“Noi non impediamo ai pagani la vita se essi si pentono, se rinunziano ai loro errori e li respingono lontano…I pagani che vogliono fare penitenza, che lo promettono e che affermano di essere credenti, li riceviamo nella comunità perché ascoltino la parola, ma non comunichiamo con loro fino a quando non abbiano ricevuto il sigillo (cioè il battesimo, ndr) e siano stati pienamente iniziati”
(Didaché II, 39,4-6)

Abbiamo visto, dunque, con quale serietà la Chiesa primitiva ammetteva al catecumenato e quindi al battesimo e, dalle parole di Origene, si intravede la preoccupazione che chi avrebbe portato il nome di cristiano vi giungesse profondamente consapevole della testimonianza di fede alla quale, poi, sarebbe stato chiamato e che lo avrebbe potuto condurre anche al martirio. Eventualità estremamente concreta, all’epoca, come ci viene testimoniato nel racconto del martirio di Perpetua e Felicita, due giovani perseguitate per la loro fede cristiana, pur non essendo ancora battezzate:

“Alcuni giovani catecumeni vennero arrestati: Revocato e Felicita, la sua compagna di schiavitù, Saturnino e Secondolo. Con questi, Vibia Perpetua di nobile origine, di ottima educazione, sposata e matrona, ancora viventi il padre, la madre e due fratelli, di cui uno catecumeno…”
(Passione di Perpetua I,1)

E’ interessante notare anche che questa serietà nell’ammissione al catecumenato, storicamente, non ha ostacolato in alcun modo l’opera di evangelizzazione, anzi, nella profondità della testimonianza di fede adulta offerta dai cristiani così formati, l’ha potenziata, richiamando alla fede masse sempre più numerose e conducendo la Chiesa del tempo a cristianizzare l’intero Impero romano nel giro di pochi secoli…