San Giovanni Battista, precursore di Cristo

Giovanni Battista è l’unico Santo, oltre la Madre di Gesù, del quale si celebra con la nascita al cielo anche la nascita secondo la carne. Fu il più grande fra i profeti perché potè additare l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. La Sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù. Giovanni è il Precursore del Cristo con le parole e con la vita.

In tutte le epoche questo Profeta ha suscitato grande interesse, tanto da essere preso in alto nella considerazione di Cristo, da Lui definito “il più grande tra i nati da donna”.

Egli è l’ultimo profeta dell’antico testamento e il primo apostolo di Gesù, perché gli rese testimonianza ancora in vita. E’ tale la considerazione che la Chiesa gli riserva, che è l’unico santo dopo Maria ad essere ricordato nella Liturgia, oltre che nel giorno della Sua morte (29 agosto), anche nel giorno della Sua nascita terrena (24 giugno); ma quest’ultima data è la più usata per la sua venerazione, dalle innumerevoli chiese, diocesi, città e paesi di tutto il mondo, che lo tengono come santo patrono.

Si dice nel vangelo di San Luca che era nato in una famiglia sacerdotale, suo padre Zaccaria era della classe di Abia e la madre Elisabetta, discendeva da Aronne. Essi erano osservanti di tutte le leggi del Signore, ma non avevano avuto figli, perché Elisabetta era sterile e ormai anziana.

Un giorno a Zaccaria , apparve l’angelo Gabriele che gli annunciò che Elisabetta avrebbe partorito un bambino al quale avrebbe dato il nome di Giovanni.

Zaccaria fu turbato e non credette alle parole dell’angelo che lo rese muto fino alla nascita del bambino. Elisabetta puntualmente diede alla luce un bambino che i sacerdoti volevano chiamare come il padre, ma volendo la madre chiamarlo Giovanni, chiesero quindi a Zaccaria che nome mettere al bambino ed essendo quello muto chiese una tavoletta sulla quale scrisse “il suo nome è Giovanni”: in quell’istante Zaccaria riacquistò la parola e cominciò a benedire Dio.

Della sua infanzia e giovinezza non si sa niente, ma quando ebbe un’età conveniente, Giovanni conscio della sua missione, si ritirò a condurre la dura vita nel deserto, portava un vestito di pelle di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi, il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Iniziò la sua missione intorno al Giordano, esortando la conversione e predicando la penitenza. La gente accorreva da tutta la Giudea ad ascoltarlo; e Giovanni in segno di purificazione dai peccati, immergeva nelle acque del Giordano coloro che accoglievano la sua parola.

Molti cominciarono a pensare che egli fosse il Messia tanto atteso, ma Giovanni assicurava loro di essere solo il Precursore: “Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.

Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”.

Allora Giovanni lo battezzò e vide scendere lo Spirito Santo su di Lui nel segno di una colomba.. Da quel momento Giovanni confidava ai suoi discepoli “ora la mia gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire”. La sua missione era compiuta, perché Gesù prese ad iniziare la sua predicazione.

Aveva operato senza indietreggiare davanti a niente, sempre pronto nel denunciare le ingiustizie non ebbe paura nemmeno quando dovette accusare di adulterio il re d’Israele Erode Antipa, e fu proprio questa accusa che lo portò alla morte. Il re Erode provava rispetto per Giovanni e non voleva farlo uccidere, ma cedendo alle voglie di Erodiade lo fece imprigionare.

Una tragica sera, mentre Erode dava un banchetto, Salomè figlia di Erodiade, danzò per i convitati, ed Erode promise alla giovane donna qualunque cosa gli avesse chiesto. Salomè, istigata dalla madre, chiese “la testa di Giovanni”. Il Battista fu decapitato e la sua testa fu portata in un vassoio d’argento e portata alla ragazza che la diede alla madre. Così per debolezza di un re cadde la testa di una delle figure più fulgide di tutta la storia del Cristianesimo.

Il suo culto si diffuse in tutto il mondo, sia in Oriente che in Occidente e a partire dalla Palestina si eressero innumerevoli Chiese e Battisteri a lui dedicati.

La festa della Natività di San Giovanni Battista fin dal tempo di sant’Agostino, (354-430), era celebrata il 24 giugno, per questa data si usò il criterio, essendo la nascita di Gesù fissata al 25 dicembre, quella di Giovanni doveva essere celebrata sei mesi prima, secondo quanto annunciò l’arcangelo Gabriele  a Maria.

Per quanto riguarda le reliquie c’è tutta una storia che si riassume; dopo essere stato sepolto privo del capo a Sebaste in Samaria, dove sorsero due chiese in suo onore, si dice che il suo sepolcro venne profanato dai pagani che bruciarono il corpo disperdendo le ceneri.Per la testa che si trovava a Costantinopoli, purtroppo come per tante reliquie del periodo delle Crociate, dove si faceva a gara a portare in Occidente reliquie sante e importanti, la testa si sdoppiò, una a Roma nel XII secolo e un’altra ad Amiens nel XIII secolo. Secondo la tradizione della Chiesa Cattolica a Roma si custodisce senza la mandibola nella chiesa di S.Silvestro in Capite, mentre la Cattedrale di S.Lorenzo di Viterbo, custodirebbe il Sacro Mento. Al di la di questo si evidenzia la grande devozione e popolarità di quest’uomo, che condensò in sé tanti grandi caratteri identificativi della sua santità, come parente di Gesù, precursore di Cristo, ultimo dei grandi profeti d’Israele, primo testimone apostolo di Gesù, battezzatore di Cristo, martire della legge giudaica ecc.

Il culto per S.Giovanni si estese in tutto il mondo della Cristianità in poco tempo, sia per il modello di vita ascetica che per l’esempio di coerente fermezza fino alla morte, e molte città e chiese ne presero il nome.

Maria secondo il Vangelo (Bruto Maria Bruti)

maria-giovanni.jpgIl re Davide vuole costruire un tempio al Signore ma Dio rovescia la situazione e promette di fare una – casa – a Davide, cioè di costruirgli una discendenza eterna ( 2 Sam 7 ).

Il Salmo 132 canta il legame tra l’Arca dell’alleanza, simbolo della presenza di Dio, e il misterioso discendente di Davide.

Gesù si farà chiamare più volte dalle moltitudini – figlio di Davide – ( Mc10,47; Mt 12,23; 21, 9 ) ma proclamerà di essere più grande di Davide, ricordando che il re Davide stesso, nel Salmo 110, dichiara che il misterioso Messia che verrà dato alla sua – casa – è il suo Signore ( Mt 22,42-45 ).

Il profeta Isaia consegna un messaggio ai discendenti del Re Davide: – la Vergine concepirà e partorirà un figlio e lo chiamerà Dio con noi – Emmanuele – ( Is 7,14 ).

Andando dalla Vergine Maria l’Angelo Gabriele la saluta chiamandola Piena di Grazia: l’Angelo sostituisce il nome proprio di – Maria – con Piena di Grazia ( Lc 1,28 ).

Elisabetta, piena di Spirito Santo, chiama Maria – benedetta fra tutte le donne – ( Lc1,42 ) e Maria stessa profetizza:- D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata – ( Lc 1,48-49 ).

L’evangelista Luca scrive che Giuseppe, l’uomo a cui Dio affidò l’incarico di proteggere la sua umanità, quando – Il Verbo s’è fatto carne – ( Gv 1,14 ), e la sua Vergine Madre, anche se svolgeva il lavoro di modesto carpentiere, era di stirpe regale, Prìncipe della casa del re Davide ( Lc 1,27 ).

La Chiesa ha meditato a lungo sul significato delle parole pronunciate dall’Angelo Gabriele e lo Spirito Santo ha fatto emergere con crescente chiarezza tutta la verità che era contenuta nelle parole con cui l’Angelo Gabriele ha Chiamato Maria: la pienezza della grazia, infatti, comporta che Maria sia Immacolata, Sempre Vergine, Assunta in cielo e Madre nell’ordine della grazia.

Gesù è una persona viva che ci assiste continuamente attraverso la Chiesa:- molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il perso. Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future – ( Gv 16,12-13 ).

Il Magistero della Chiesa, assistito dallo Spirito di verità, serve per guidare alla verità tutta intera, cioè serve per approfondire la Parola di Dio, la cui profondità è insondabile e il cui tesoro è inesauribile.

Infatti dice Gesù:- (.) se un maestro della legge diventa discepolo del regno di Dio, è come un capofamiglia che dal suo tesoro tira fuori cose vecchie e cose nuove- ( Mt 13,52 ).

Che cosa significa Immacolata concezione? Maria è figlia di Adamo e nostra sorella, anche lei bisognosa di essere salvata da Gesù. Infatti anche Maria è stata redenta da Gesù ma redenta in modo ancora più sublime. Non viene tirata fuori dal fango come noi, ma in previsione del sacrificio di Gesù, viene preservata dal cadervi: Maria ha usufruito del beneficio di una redenzione preveniente ( cfr Cei, La Verità vi farà liberi, Catechismo degli adulti, n.764 ).

Che cosa significa Sempre Vergine? – La Verginità prima del parto significa innanzitutto che Gesù è figlio di Dio(.) La Verginità nel parto indica che il dolore, toccato in sorte ad Eva come conseguenza del peccato ( Gen 3,16 ), viene trasfigurato nella gioiosa esperienza del Salvatore, che libera da ogni forma di corruzione.

La Verginità dopo il parto è segno che Maria si è offerta totalmente alla persona e all’opera del Figlio, rinunciando ad avere altri figli secondo la carne. Pur essendo unita a Giuseppe da un vero legame coniugale, non ha avuto con lui relazioni sessuali; ma insieme a lui si è consacrata al Signore.

Maria e Giuseppe hanno onorato la Verginità e il matrimonio: la loro convivenza è stata comunione e amicizia profonda, aiuto reciproco a vivere totalmente per Dio (.)

I -fratelli – di Gesù, più volte ricordati nel Nuovo Testamento, sono tali in senso largo: cugini, parenti. Due di essi, Giacomo e Joses, sono espressamente indicati come figli di un’altra donna, anch’essa di nome Maria ( Mc 6,3 ; 15,40 )- ( Cei, ibidem, 768, 769).

Nella Bibbia fratello è un termine elastico con cui si indicano i parenti:

Lot era nipote di Abramo e la Bibbia lo chiama fratello di Abramo ( Gn11,27; 12,5), Labano era zio di Giacobbe e la Bibbia lo chiama fratello di Giacobbe ( Gn 25,20; 29,15 ). Quando la Bibbia vuole indicare con precisione il -fratello uterino – si serve della frase – suo fratello, il figlio della madre- ( Gn 43,29; Dt 13,7 ).

Alcuni lettori della Bibbia, ma separati dal Magistero della Chiesa, citano Matteo 1,25 dove si dice che Giuseppe non conobbe Maria – fino a che partorì un figlio che chiamò Gesù-: dunque, essi dicono, che dopo la conobbe, cioè ebbe rapporti con lei. In realtà nella Bibbia – fino a che – vuole solo sottolineare con forza ciò che è avvenuto fino ad un dato tempo, senza includere che poi le cose sono cambiate. Infatti, dice il Signore a Giacobbe – non ti abbandonerò fino a che non avrò compiuto ciò che ti ho promesso- ( Gn 28,15 ): non significa che dopo Dio abbandonerà Giacobbe.

– Micol, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte- ( 2 Sam 6,23 ): non significa che dopo la morte ebbe figli.

– Ed ecco io sarò con voi ogni giorno fino alla fine del mondo – ( Mt 28,20 ): non significa che dopo non sarà più con noi.

Altri lettori della Bibbia citano Luca 2,7 dove si dice che Maria dette alla luce – il suo figlio primogenito -: dunque, essi dicono, primogenito suppone che ebbe altri figli.

In realtà per la Bibbia primogenito non significa, come per noi, soltanto primo figlio ma propriamente – colui che apre il ventre – ( ebraico: peter kol-rechem ): dunque, essere chiamato primogenito non implicava affatto che seguissero altri fratelli. In una tomba giudaica dell’anno 5 avanti Cristo, scoperta in Egitto nel 1922, è scritto: – durante le doglie del mio figlio primogenito il destino mi portò alla fine della mia vita- . Dunque, non si aspettava la nascita di un altro figlio per dare a quello già nato il titolo di primogenito ( cfr Giuseppe Crocetti, I testimoni di Geova a confronto con la Bibbia, p.131, ed. Ancora, Milano 1989).

I lettori della sola Bibbia dovrebbero tenere presente che la Bibbia, da sola, senza la spiegazione degli Apostoli illuminati dallo Spirito Santo, è facilmente fraintesa. Scrive, infatti, l’apostolo Pietro:- in esse (= nelle lettere di Paolo apostolo) ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per la loro propria rovina- ( 2 Pt 3,16 ).

Scrive lo stesso apostolo Paolo che la Chiesa è stata voluta da Dio come un corpo e corpo implica gerarchia e diversità di funzioni:- E’ Lui ( Cristo ) che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri (.)- ( Efesini 4,11-14 ).

Che cosa significa Assunta in cielo? Insegna Giovanni Paolo II: – E’ possibile che Maria di Nazaret abbia sperimentato nella sua carne il dramma della morte? Riflettendo sul destino di Maria e sul suo rapporto con il divin Figlio, sembra legittimo rispondere affermativamente: dal momento che Cristo è morto, sarebbe difficile sostenere il contrario per la Madre.(.)

E’ vero che nella Rivelazione la morte è presentata come castigo del peccato. Tuttavia il fatto che la Chiesa proclami Maria liberata dal peccato originale per singolare privilegio divino non porta a concludere che Ella abbia ricevuto anche l’immortalità corporale. La Madre non è superiore al Figlio, che ha assunto la morte, dandole nuovo significato e trasformandola in strumento di salvezza.

Coinvolta nell’opera redentrice e associata all’offerta salvatrice di Cristo, Maria ha potuto condividere la sofferenza e la morte in vista della redenzione dell’umanità. Anche per Lei vale quanto Severo d’Antiochia afferma a proposito di Cristo:” Senza una morte preliminare, come potrebbe aver luogo la risurrezione?” (.). Per essere partecipe della risurrezione di Cristo, Maria doveva condividerne anzitutto la morte. ( Giovanni Paolo II, la dormizione della Madre di Dio, L’osservatore Romano, ed. settimanale n.26, 27 giugno 1997, p.11, n. 2 e 3 ).

Questo coinvolgimento speciale di Maria nell’opera e nella vita del Figlio fa sì che Lei, per intervento prodigioso di Cristo che la resuscitò dalla morte, ci preceda nella resurrezione dei corpi : singolare partecipazione alla risurrezione di Gesù. ( cfr Giovanni Paolo II, ivi, n.2 ).

Maria, ricevendo Gesù nel suo seno, precede e anticipa la Chiesa, nello stesso modo la precede nella resurrezione dei corpi.

Maria è simbolo della Chiesa in terra perché per prima ha ricevuto Gesù nel suo corpo ed è simbolo della Chiesa in cielo perché per prima ha avuto quel corpo glorioso che anche noi avremo.

– Per noi che avanziamo con fatica in mezzo alle prove del tempo presente, la gloriosa Vergine risplende come stella del mattino che annuncia il giorno, come stella del mare che indica il porto ai naviganti:” Brilla quaggiù come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio che è in cammino, fino a quando arriverà il giorno del Signore”- ( Cei, ibidem, n.790).

Maria, figlia di Adamo e nostra sorella, brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per noi suoi fratelli che siamo in – esilio- e camminiamo in questa – valle di lacrime -: essendo stata assunta in cielo con l’anima e con il corpo annuncia anche per noi il giorno della risurrezione e, nello stesso tempo, – l’esperienza della morte ha arricchito la persona della Vergine: passando per la comune sorte degli uomini, Ella è in grado di esercitare con più efficacia la sua maternità spirituale verso coloro che giungono all’ora suprema della vita – ( Giovanni Paolo II, op. cit. n.4 ).

Che cosa significa Madre nell’ordine della grazia? Se nel mistero della comunione dei santi tutti i fedeli intercedono gli uni per gli altri e si aiutano gli uni con gli altri ( Ap 5,8; Ap 8,3; 2 Mac 15,12-14 ) , non sorprende che Maria faccia la stessa cosa con una efficacia singolare.

– Maria non si interpone come intermediaria tra noi e il Signore, quasi fosse più vicina e misericordiosa di Lui; piuttosto è un dono e un riflesso della sua bontà, un segno della sua vicinanza- ( Cei, ibidem, n.787 ).

Maria è la prima collaboratrice all’opera della salvezza. Il suo consenso apre al Signore la via per la sua venuta personale nel mondo e inaugura la pienezza dei tempi. Dopo questo decisivo evento, Maria non si ripiega su se stessa ma va a fare visita ad Elisabetta. La prima evangelizzata diventa la prima evangelizzatrice e intercede presso Gesù portandolo, mentre abitava nel suo ventre, dalla parente: infatti Gesù santifica sia Elisabetta che Giovanni il Battista, presente nel seno di Elisabetta ( Lc1,41; 1,44 ).

A Cana di Galilea, per intercessione di Maria, Gesù – dette inizio ai suoi miracoli -, – manifestò la sua gloria – e – i discepoli credettero in Lui – dando inizio a quella che sarà la Chiesa: l’intercessione di Maria si inserisce in un contesto salvifico, cristologico ed ecclesiologico ( Gv 2,3; 2,5; 2,9-10; 2,11).

– Gesù crocifisso vede in Maria la “donna “, figura della Chiesa, nuova Gerusalemme e nuova Eva; la costituisce madre spirituale di tutti gli uomini, particolarmente dei credenti, impersonati dal discepolo amato:”

Vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo: ” Ecco la tua madre ” ( Gv 19,26-27 ). La maternità divina verso Cristo si dilata nella maternità universale. In virtù dello Spirito Santo, Maria diventa ” per noi madre nell’ordine della Grazia” ( Concilio Vaticano II, Lumen gentium n.61 ), per cooperare alla rigenerazione e alla formazione dei figli di Dio- ( Cei, ibidem, n.783 ).

Scrive Padre Livio, il direttore di Radio Maria:- Da soli non siamo capaci di seguire Gesù. Nel momento della prova, tutti gli apostoli fuggirono, eccetto Giovanni che rimase accanto a Maria e trasse da lei la forza di accompagnare il Maestro fino ai piedi della croce. Solo Maria è stata vicina a Gesù fino alla fine. Solo chi seguirà Maria vincerà la grande battaglia della fede-

( Padre Livio Fanzaga, Cristianesimo controcorrente, n.498, San Paolo 2001).

Maria è un dono del Signore, un segno della sua vicinanza, della sua misericordia, del suo amore, della sua continua e premurosa assistenza.

( Bruto Maria Bruti)

Per la Missione nelle nostre città (Giovanni Paolo II)

1248319929472_fMaria Santissima,
che dalla Pentecoste vegli con la Chiesa
nell’invocazione dello Spirito Santo,
resta con noi
al centro di questo nostro cenacolo.
A te, che veneriamo
come Madonna del Divino Amore,
affidiamo i frutti della Missione cittadina,
perché con la tua intercessione
la nostra Diocesi
dia al mondo testimonianza convinta
di Cristo nostro Salvatore.

Giovanni Paolo II

Quando muore un amico carissimo (Sant’Agostino di Ippona)

4. 7. In quegli anni, all’inizio del mio insegnamento nella città natale, mi ero fatto un amico, che la comunanza dei gusti mi rendeva assai caro. Mio coetaneo, nel fiore dell’adolescenza come me, con me era cresciuto da ragazzo, insieme eravamo andati a scuola e insieme avevamo giocato; però prima di allora non era stato un mio amico, sebbene neppure allora lo fosse, secondo la vera amicizia. Infatti non c’è vera amicizia, se non quando l’annodi tu fra le persone a te strette col vincolo dell’amore diffuso nei nostri cuori ad opera dello Spirito Santo che ci fu dato . Ma quanto era soave, maturata com’era al calore di gusti affini! Io lo avevo anche traviato dalla vera fede, sebbene, adolescente, non la professasse con schiettezza e convinzione, verso le funeste fandonie della superstizione che erano causa delle lacrime versate per me da mia madre. Con me ormai la mente del giovane errava, e il mio cuore non poteva fare a meno di lui. Quando eccoti arrivare alle spalle dei tuoi fuggiaschi, Dio delle vendette  e fonte insieme di misericordie, che ci rivolgi a te in modi straordinari; eccoti strapparlo a questa vi dopo un anno appena che mi era amico, a me dolce più di tutte dolcezze della mia vita di allora.

– 8. Chi può da solo enumerare tuoi vanti, che in sé solo ha conosciuto? . Che facesti tu allora, Dio mio? Imperscrutabile l’abisso delle tue decisioni . Tormentato dalle febbri egli giacque a lungo incosciente nel sudore della morte. Poiché si disperava di salvarlo, fu battezzato senza che ne avesse sentore. Io non mi preoccupai della cosa nella presunzione che il suo spirito avrebbe mantenuto le idee apprese da me, anziché accettare un’azione operata sul corpo di un incosciente. La realtà invece era ben diversa; Infatti migliorò e uscì di pericolo; e non appena potei parlargli e fu molto presto, non appena poté parlare anch’egli poiché no lo lasciavo mai, tanto eravamo legati l’uno all’altro, tentai di ridicolizzare ai suoi occhi, supponendo che avrebbe riso egli pure con me, il battesimo che aveva ricevuto mentre era del tutto assente col pensiero e i sensi, ma ormai sapeva di aver ricevuto. Egli invece mi guardò inorridito, come si guarda un nemico, e mi avvertì con straordinaria e subitanea franchezza che, se volevo esser suo amico, avrei dovuto smettere di tenergli simili discorsi.

Sbalordito e sconvolto, rinviai a più tardi tutte le mie reazioni, in attesa che prima si ristabilisse e acquistasse le forze convenienti per poter trattare con lui a mio modo. Sennonché fu strappato alla mia demenza per essere presso di te serbato alla mia consolazione. Pochi giorni dopo in mia assenza è assalito nuovamente dalle febbri e spira.

– 9. L’angoscia avviluppò di tenebre il mio cuore. Ogni oggetto su cui posavo lo sguardo era morte. Era per me un tormento la mia città, la casa paterna un’infelicità straordinaria. Tutte le cos che avevo avuto in comune con lui, la sua assenza aveva trasformate in uno strazio immane. I miei occhi lo cercavano dovunque senza incontrarlo, odiavo il mondo intero perché non lo possedeva e non poteva più dirmi: « Ecco, verrà », come durante le sue assenze da vivo. Io stesso ero divenuto per me un grosso problema.

Chiedevo alla mia anima perché fosse triste e perché mi conturbasse tanto, ma non sapeva darmi alcuna risposta; e se le diceva « Spera in Dio », a ragione non mi ubbidiva, poiché l’uomo carissimo che aveva perduto era più reale e buono del fantasma in cui era sollecitata a sperare .  Soltanto le lacrime mi erano dolci e presero il posto del mio amico tra i conforti del mio spirito.

5. 10. Ed ora, Signore, tutto ciò è ormai passato e il tempo ha lenito la mia ferita. Potrei ascoltare da te, che sei la verità, avvicinare alla tua bocca l’orecchio del mio cuore, per farmi dire come il pianto possa riuscire dolce agli infelici? o forse, sebbene ovunque presente, hai respinto lontano da te la nostra infelicità e, mentre tu sei stabile in te stesso, noi ci muoviamo in un seguito di prove? Eppure, se non potessimo piangere contro le tue orecchi non rimarrebbe nulla della nostra speranza. Come può essere dunque che dall’amarezza della vita si coglie un soave frutto di gemiti di pianto, di sospiri, di lamenti? La dolcezza nasce forse dalla speranza che tu li ascolti? Ciò accade giustamente nelle preghiere perché sono animate dal desiderio di giungere fino a te; ma anche nella sofferenza per una perdita, in un lutto come quello che allora mi opprimeva? Io non speravo né invocavo con le mie lacrime il ritorno dell’amico alla vita, ma soffrivo e piangevo soltanto. Io ero infelice e la mia felicità più non era. O forse il pianto è una realtà amara e ci diletta per il disgusto delle realtà un tempo godute ora aborrite?

6. 11. Ma perché parlo di queste cose? Non è tempo, questo di porti domande, bensì di farti le mie confessioni. Si, ero infelice e infelice è ogni animo avvinto d’amore alle cose mortali. So quando la loro perdita lo strazia, avverte l’infelicità, di cui però era preda anche prima della loro perdita. Così avveniva allora per me. Piangevo amarissimamente, e riposavo nell’ amarezza; mi sentivo infelicissimo, e avevo cara la stessa vita infelice più dell’amico  perduto. Avrei voluto mutarla, ma non avrei voluto perderla sua vece. Non so se avrei accettato di fare anche per lui come Ores e Pilade, i quali, secondo la tradizione, se non è un’invenzione, o avrebbero accettato uno per l’altro di morire almeno insieme, essendo per loro peggio della morte il vivere separati. In me e sorto un sentimento indefinibile decisamente contrario a questo, o la noia, gravissima, della vita, in me si associava al timore de morte. Quanto più lo amavo, io credo, tanto più odiavo e temevo morte, nemica crudelissima che me lo aveva tolto e si appresta a divorare in breve tempo, nella mia immaginazione, tutti gli uomini, se aveva potuto divorare quello. Tale certamente era il mio stato d’animo, me ne ricordo. Eccolo il mio cuore mio Dio, eccolo nel suo intimo.

Vedilo attraverso i miei ricordi, o speranza mia tu che mi purifichi dall’impurità di questi sentimenti, dirigendo i miei occhi verso di te e strappando dal laccio i miei piedi.  Mi stupivo che gli altri mortali vivessero, se egli, amato da come non avesse mai a morire, era morto; e più ancora, che vivessi se era morto colui, del quale ero un altro se stesso, stupivo. Bene fu definito da un tale il suo amico la metà dell’anima sua. Io sentii che la mia anima e la sua erano state un’ani’ sola in due corpi; perciò la vita mi faceva orrore, poiché non volevo vivere a mezzo, e perciò forse temevo di morire, per non far morire del tutto chi avevo molto amato.

7. 12. Oh follia, incapace di amare gli uomini quali uomini! stoltezza dell’uomo, insofferente della condizione umana! Tali ere i miei sentimenti di allora, e di li nascevano i miei furori, i miei sospiri, le mie lacrime, i miei turbamenti e l’irrequietudine e l’incertezza. Mi portavo dentro un’anima dilaniata e sanguinante, sofferente di essere portata da me; e io non trovavo dove deporla.  Non certo nei boschi ameni, nei giochi e nei canti, negli orti profumati, nei conviti sfarzosi, fra i piaceri dell’alcova e delle piume, sui libri infine e i poemi posava. Tutto per lei era orrore, persino la luce del giorno; e qualunque cosa non era ciò che lui era, era trista e odiosa, eccetto i gemiti e il pianto. Qui soltanto aveva po’ di riposo; ma appena di li la toglievo, la mia anima, mi opprimeva sotto un pesante fardello d’infelicità. Per guarirla avrei dovuto sollevarla verso di te, Signore, lo capivo, ma non volevo né valevo tanto, e ancora meno perché non eri per la mia mente un essere consistente e saldo, ossia non eri ciò che sei. Un vano fantasma, il mio errore erano il mio dio. Se tentavo di adagiarvi la mia anima per farla riposare, scivolava nel vuoto, ricadendo nuovamente su di me; e io ero rimasto per me stesso un luogo infelice, ove non potevo stare e donde non potevo allontanarmi. Dove poteva fuggire infatti il mio cuore via dal mio cuore, dove fuggire io da me stesso senza inseguirmi? Dalla mia patria però fuggii, perché i miei occhi meno cercavano l’amico dove non erano avvezzi a vederlo cosí dal castello di Tagaste mi trasferii a Cartagine.

sant’Agostino di Ippona

Dio e il problema del male

Una delle più comuni difficoltà contro l’esistenza di Dio, e in particolare contro la Sua Provvidenza, è l’esistenza del male nel mondo.
Come si concilia l’esistenza di Dio con l’esistenza del male? Ecco il problema.
Vi è chi lo risolve negando semplicemente l’esistenza di Dio: ma erroneamente, perché l’esistenza di Dio è evidentemente provata, e la difficoltà di conciliarla con l’esistenza del male non dà il diritto di metterla in dubbio.
Vi è anche chi ha supposto che, accanto a Dio, principio del Bene, esista un essere maligno principio del male, indipendente da Lui e a Lui contrario; la terra sarebbe il teatro della lotta fra questi due primi princìpi. Ma anche questa soluzione (di non pochi antichi: Manichei, ecc.) è allo stesso modo erronea, perché non si può dare un essere che non dipende da Dio, il quale è necessariamente unico principio e creatore di tutto.

Altri, allora, pur ammettendo l’esistenza di Dio, ne hanno negato la Provvidenza, affermando che Dio non si interessa del mondo, avendo abbandonata a se stessa l’opera delle sue mani. Soluzione erronea anche questa, perché contraria agli attributi divini, specie al Suo amore per le creature, amore che è l’unica ragione della creazione.
Per altra via si deve dunque trovare la conciliazione tra l’esistenza di Dio e il fatto del male nel mondo. Per facilitare la soluzione del problema giova distinguere il male fisico e il male morale.
Il male fisico è dovuto all’essenza finita delle cose di cui si compone l’universo ed al corso normale e ordinario delle leggi della natura. Non ripugna quindi a Dio, come non ripugna il dolore che al male fisico suole accompagnarsi; il rendere l’uomo, e in generale l’animale, sensibile agli agenti nocivi è spesso mezzo provvidenziale per la conservazione della vita nella natura; la morte stessa degli individui è necessaria per dare posto alle nuove generazioni.
La colpa, poi, cioè il male morale, è effetto della manchevole volontà dell’uomo: essa non è voluta da Dio, ma solo permessa, perché Dio vuole che liberamente lo rispettiamo e lo amiamo e non vuole fare violenza alla nostra volontà.

Ma, si osserva, Dio non potrebbe, con la Sua Provvidenza, impedire il male? E se lo può, perché non lo impedisce?
Sì, parlando in termini assoluti, lo potrebbe impedire e se, nonostante questo, lo permette, vuol dire che nella Sua infinita sapienza vede che è meglio permetterlo. Senza volere penetrare più in là di quel che alle nostre deboli forze è concesso (S. Paolo esclamava: O altezza della scienza di Dio: Come sono imperscrutabili i Tuoi giudizi!  Ep. ad Rom., 11, 33), abbiamo dalla ragione, e più ancora dalla fede, gli elementi per rispondere alla domanda.

L’immortalità dell’anima ci dona la certezza naturale (confermata dalla fede) di una vita futura ed eterna, alla quale la vita presente è ordinata e nella quale i desideri del nostro cuore saranno soddisfatti, a meno che la giustizia non esiga la pena del male da noi compiuto. Alla luce di questa verità, per cui la vita dell’uomo si inizia nel tempo ma si continua nell’eternità, deve essere risolto il problema del dolore, che acquista, nella Provvidenza divina, una mirabile finalità. Il dolore, innanzi tutto, distacca l’uomo dalle cose terrene e lo avvicina a quelle eterne; se, nonostante le frequenti infelicità della terra, così pochi pensano all’eternità, quanti sarebbero quelli che si ricorderebbero del loro ultimo fine, se nella vita non vi fossero che gioie? Inoltre, il dolore fa sì che l’uomo possa espiare: chi, nella vita, non ha mai trasgredito la legge del Signore? L’infinita misericordia di Dio è sempre disposta a perdonare, ma la Sua giustizia esige una riparazione, un compenso per l’ordine morale rovesciato, e il dolore ristabilisce quest’ordine purificando l’anima che si è ribellata a Dio. Infine il dolore santifica, perché attraverso la prova del dolore l’uomo si merita quella felicità eterna che Dio vuol donarci quale premio da conquistare col sacrificio e con la lotta, sostenuti dalla pace della coscienza e dalla gioia del cuore con cui Dio conforta il giusto nelle pene della vita.
Così la ragione, ed assai meglio la fede, mostrano nel dolore la paterna Provvidenza di Dio che “non turba mai la gioia dei Suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande” (Manzoni).

Disabili: la definizione in 3 punti

disabiliRealismo

Disabilita’ e’ l’incapacita’ di eseguire le attivita’ che sono proprie del  livello di sviluppo raggiunto dalla persona. Puo’ essere una disabilita’  fisica o mentale, detta altresì “ritardo di apprendimento”. Esiste una  sempre maggiore consapevolezza delle difficoltà delle persone disabili,  tanto più che esistono sempre più strumenti per venir loro incontro e  sopperire a numerose carenze; al tempo stesso c’è una chiara censura sui  temi della disabilità sui massmedia: interessa milioni di persone ma non ha  quasi alcuno spazio sui media. La censura è legata alla difficoltà a  concepire come pienamente “nostri” coloro che hanno una chiara dipendenza  dagli altri, nella società postmoderna basata sul mito dell’autonomia e  dell’indipendenza. Questa censura si traduce anche nel cattivo trattamento  sanitario che il disabile, in particolare il disabile mentale riceve  addirittura nelle nazioni che si autoproclamano civilizzate, come riportato  recentemente dalla rivista Lancet.

La ragione

Quale cultura discrimina oggi il disabile? 

Nelle operazioni di ogni giorno  tutti abbiamo qualche tipo o qualche livello di disabilità. Il fatto è che  alcuni riescono a nasconderla e altri no. E siccome chi la nasconde bene non  vuole “mostrare la propria debolezza”, facilita un’opera di rimozione  sociale per la quale semplicemente la disabilità “non deve esistere”, perché  la disabilità dell’altro ci fa pensare alla nostra. E perché la visione  fenomenologica del disabile ci ricorda quanto questa società non dà a chi è  malato. Abbiamo chiamato quest’opera di rimozione col nome di “handifobia”,  che è una forma persecutoria verso il disabile e la sua famiglia, che  sentono il peso del giudizio negativo sulla stessa esistenza in vita della  persona malata che arriva a sembrare un paradosso nella società che proclama  la salute come un diritto e la perfezione come necessità per essere  accettati. D’altronde non è vera l’equazione disabilità = sofferenza, cioè  non è automatica, pur essendo purtroppo molto frequente; perché la  sofferenza del disabile dipende dall’ambiente più che dalla malattia; e  troppo spesso l’ambiente favorisce la sofferenza di chi è malato. Il  disabile ha diritto come gli altri alla salute, che tuttavia non gli /le è  preclusa per via della sua disabilità: il diritto alla salute, come gli  altri diritti umani, è un tratto intrinseco della persona, e il disabile può  essere sano, cioè soddisfatto (v. capitolo “salute”), ma serve un impegno  sociale reale e continuo.

Disabilità e salute: un binomio impossibile?

Siccome la salute non è pura assenza di malattia – molti disabili sentono di  avere paradossalmente una buona salute nonostante la loro malattia –  dobbiamo definire in maniera nuova la salute come livello di “soddisfazione”  della vita. Purtroppo, l’idea che il disabile abbia una vita che “non merita  di essere vissuta” si diffonde, e porta a flirtare con l’eugenetica, il cui  primo passo è presumere che chi non ha capacità di autonomia non debba  essere definito “persona” e quello successivo è quello sguardo sottilmente  ambiguo col quale guardiamo le persone malate come degli “estranei” o dei  “sopravvissuti” al vaglio della diagnosi prenatale genetica.

Il sentimento

Per dare un parere sulle cure o sui diritti dei disabili bisogna parlarne  con i disabili: è imprescindibile. Il disabile deve essere al centro del suo  trattamento e le associazioni dei disabli devono essere sempre interpellate  da chi è responsabile delle politiche sociali. Proprio perché il disabile ha  diritto alla salute, la cura del disabile malato va accresciuta e  organizzata meglio, soprattutto quando ci si trova di fronte a disabili che  non possono esprimersi. Serve un’alleanza forte tra famiglia, Stato, mondo  medico e persona disabile, per riconoscere segni e sintomi, e superare le  barriere e le discriminazioni handifobiche ancora presenti nella società.

Carlo Bellieni

 

Signore, io esisto da ieri (Simone il nuovo teologo)

soleSignore, io esisto da ieri e domani me ne andrò,
ma penso di vivere eternamente quaggiù.
Tu sei il mio Dio, lo proclamo davanti a tutti,
ma con le azioni ti rinnego ogni giorno.
Non ignoro che Tu sei il Creatore di tutto,
ma cerco d’avere tutto senza di Te.
Sei il Signore delle cose terrene e di quelle celesti,
e io, da solo, senza tremare, voglio tenerti testa.
Concedi a me, povero e misero,
di allontanare ogni perversità dal mio animo,
troppo spesso schiacciato e frantumato
dalla vana superbia e dall’orgoglio.
Donami l’umiltà, tendimi una mano soccorrevole,
purifica l’anima mia!
(Simeone il nuovo teologo)

Simeone (Galazia, 949 – Regione del Mar di Marmara, 1022) è venerato come santo dalla Chiesa cristiana ortodossa che gli ha attribuito, come a Giovanni evangelista e a Gregorio Nazianzeno, l’epiteto di “teologo”.

Claudio, sei innamorato di una donna

Mi chiamo Claudio, sono qui per presentarvi la mia storia: ho un vissuto di omosessualità e già sin dalla pubertà, quando la sessualità ha cominciato a risvegliarsi, io ero attratto dagli uomini e non dalle donne. Questo inizialmente mi ha causato difficoltà, preoccupazioni, mi sono detto: “Ma cos’è questa cosa?”. Avrei voluto 20 anni fa ascoltare una conferenza come questa così avrei capito meglio, però in quel momento ero solo con queste mie preoccupazioni e crescendo, a 11/12/13/14 anni trovavo rifugio nella pornografia e nella masturbazione, lì mi costruivo il mio mondo immaginario e mi distaccavo dalla realtà degli altri. Ero una persona socievole, allegra, avevo degli amici, però avevo molta vergogna e paura che gli altri potessero sapere che in fondo io coltivavo pensieri, tendenze omosessuali.

A 15 anni ho racimolato tutto il coraggio che avevo a quell’epoca e sono andato a parlare con una persona, un responsabile spirituale; dopo avergli condiviso questa mia preoccupazione lui mi ha citato qualche versetto biblico dicendomi: “Questa cosa non è da farsi….” e mi ha lasciato andare. Non mi ha aiutato, mi trovavo in un vero e proprio conflitto e non capivo che cosa potevo fare; crescendo sentivo sempre di più questo richiamo “devi accettarti così come sei”, ma io non accettavo queste tendenze che c’erano dentro di me.  All’età di 19/20 anni io coltivavo sempre la pornografia e non osavo passare ai fatti; ad un certo punto ho fatto un pensiero che mi ha marcato: “Adesso tu devi essere onesto con te stesso, basta con la pornografia, adesso devi passare all’azione, tu sei un omosessuale, vivi quello che tu pensi, quello che c’è nella tua mente.”

Così ho cominciato ad avere contatti sporadici con uomini, cercavo un appagamento, cercavo quello che in fondo avevo sempre coltivato nelle mie fantasie sessuali, ma non lo trovavo.  Così dopo circa un anno sono arrivato ad un punto in cui mi trovavo in una vera e propria trappola, da un lato mi dicevo: “OK, se ho tendenze omosessuali dovrei accettarmi, cercarmi un compagno, il principe azzurro e poi vivere la mia vita”, dall”altro lato questi contatti che avevo avuto mi avevano fatto capire che io stavo cercando qualcosa, non amavo le persone con cui avevo avuto contatti sessuali, non volevo una relazione con loro, non volevo vivere una vita insieme a loro, volevo sesso, volevo qualcosa che io non avevo.

Il sesso era dunque diventato un appagamento e con questo io desideravo la loro mascolinità, la loro forza, desideravo la loro sicurezza in sè stessi, la loro bellezza fisica però il dramma era che loro volevano la stessa cosa da me, mi sono reso conto che vivevo una realtà in cui ognuno voleva solo prendere e dopo ogni contatto sessuale mi sentivo peggio di prima, mi sentivo più vuoto.

Io già a quell’epoca ero credente, amavo Dio, leggevo la Bibbia, e dopo queste esperienze con gli uomini avevo letto il versetto di un Vangelo in cui Gesù dice: “Io sono venuto per darvi la vita in abbondanza”, e al punto in cui io ero arrivato mi sono detto: “Se quello che c’è scritto in questo Vangelo è vero, io lo voglio.” E così ho gridato a Dio, io non riuscivo ad uscire da questa trappola, non sapevo cos’altro scegliere, dovevo accettarmi come omosessuale, ma non volevo e non avevo altre scelte; così non mi era rimasto altro che gridare a Dio e ho detto: “Aiutami! Non vedo una via d’uscita.”

Poi in seguito ad alcune circostanze ho cominciato a conoscere della letteratura (a quell’epoca non c’era ancora niente in italiano) che parlava di persone che avevano intrapreso un cammino e che erano uscite dall’omosessualità e per me si è aperto un nuovo mondo. Mi sono detto: “Allora non sono obbligato ad accettare questa mia condizione, posso sperimentare qualcosa di diverso.”  Così ho potuto addentrarmi un po’ nella materia, conoscere persone che non predicavano il solito messaggio “Accettati così come sei che poi andrà tutto bene”.e da lì è stata una continua crescita. Ho potuto capire cosa c’era dietro la mia tendenza omosessuale, ho capito cosa io ricercavo nell’omosessualità. In breve, io cercavo la mia mascolinità. La relazione con mio padre era conflittuale, già da piccolo vedevo i miei genitori che litigavano, mio padre era una brava persona, era debole di carattere ma anche piuttosto autoritario e quello che mi ha maggiormente marcato era il modo in cui faceva soffrire mia madre.

Io mi ricordo che da piccolo notavo queste tensioni in famiglia e avevo fatto dei pensieri che poi erano diventati delle vere e proprie decisioni, nel mio cuore di bambino, vedendo come mio padre faceva soffrire mia madre, avevo deciso: “Se essere uomo significa far soffrire una donna, se essere uomo significa essere cattivo, dominante, insensibile, allora io non voglio essere uomo.” E da lì la mia mascolinità non si è sviluppata , io non ho coltivato questa relazione con mio padre .

Dall’altra parte mia madre era una persona molto emotiva, costretta alla sottomissione, ed io soffrivo tanto per questa situazione, mia madre letteralmente piangeva sulle mie spalle ed io non ero pronto ad accogliere queste sofferenze ed è subentrato un altro pensiero: “Io non riuscirò mai ad amare una donna perché le donne hanno dei bisogni troppo grandi affinchè io possa soddisfarli.” Io credevo che non sarei mai stato capace di amare una donna. Così ho capito che in seguito a queste situazioni che avevo assorbito in famiglia, alla interpretazione che io ne avevo dato, cercavo la mascolinità che non avevo lasciato emergere nella mia vita.

Dopo aver capito queste cose ho potuto riconciliarmi con me stesso, accettare la mia mascolinità, imparare ad avere buone amicizie maschili, mi sono riconciliato con mio padre, ho potuto riallacciare questo legame che dovrebbe essere un legame benedicente, ho potuto riconciliarmi con mia madre avendo un buon distacco e non una simbiosi che si protrae anche nella vecchiaia.

Poi all’età di 26 anni è successa una cosa strana, mi sono innamorato di una bellissima ragazza e per me era qualcosa di nuovo. Io non ero mai stato attratto dalle donne e ho cominciato a sentirmi confuso proprio come un quattordicenne alle prime armi e mi sono dovuto arrendere e dire: “Claudio, sei innamorato”. Ho dovuto ammettere a me stesso che c’era qualcosa di nuovo che stava nascendo in me, e con non poche difficoltà abbiamo coltivato questa relazione, è stato molto difficoltoso dal punto di vista dei ruoli (non consiglio a nessuno un fidanzamento come il nostro!) , capire chi ero io, chi era lei , ma devo dire che è stato anche molto costruttivo, mi ha molto aiutato, così dopo 2 anni ci siamo sposati, abbiamo formato una famiglia e sono grato a Dio di come mi ha aiutato e mi ha accompagnato fino ad oggi .

Riassumendo, il mio cammino è consistito nel non coltivare l’omosessualità, perché potevo benissimo andare avanti come omosessuale, ma piuttosto nel coltivare quella eterosessualità che io consideravo inesistente, ma che in fondo era latente, era addormentata, era rimasta bloccata ad una certa età e così ho potuto esplorare quest’altra parte di me.

Beati i poveri in spirito (Isacco della Stella)

Tutti gli uomini, nessuno escluso, desiderano la felicità, la beatitudine. Ma hanno di essa delle idee differenti: per uno, essa consiste nella voluttà dei sensi e nella dolcezza della vita; per un altro, nella virtù; per un altro ancora, nella conoscenza della verità. Per cui colui che ammaestra tutti gli uomini… comincia col ricondurre coloro che si smarriscono, dirige coloro che sono sulla strada,  accoglie coloro che bussano alla porta… Colui che è «la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14,6) riconduce, dirige, accoglie e comincia con questa parola: «Beati i poveri in spirito».

La saggezza sbagliata di questo mondo, che è proprio follia (1 Cor 3,19), parla senza capire quello che afferma; dichiara beati «gli stranieri la cui bocca dice menzogne, e alzando la destra giurano il falso» (Sal 144,7-8) perché i loro «granai sono pieni, traboccano di frutti d’ogni specie, sono a migliaia i loro greggi» (Sal 144,13). Eppure tutte le loro ricchezze sono incerte, la loro pace non è pace (Ger 6,14), la loro gioia è effimera. Al contrario, la Sapienza di Dio, il Figlio per natura, la destra del Padre, la bocca che proferisce la verità, proclama beati i poveri, destinati ad essere dei re, re del Regno eterno. Sembra dire: «Voi cercate la beatitudine, ma non è dove la state cercando; correte, ma fuori strada. Ecco la strada che conduce alla felicità: la povertà volontaria per causa mia, questa è la strada. Il Regno dei cieli è in me, ecco la beatitudine. Correte molto, ma correte male; quanto più andate velocemente, tanto più vi allontanate dal termine…»

Non temiamo, fratelli. Siamo poveri; ascoltiamo il Povero raccomandare ai poveri la povertà. Possiamo fidarci della sua esperienza. Povero è nato, povero ha vissuto, povero è morto. Non ha voluto arricchirsi; sì, ha accettato di morire. Crediamo dunque alla Verità che ci indica la strada della vita. È ardua, ma è corta; la beatitudine invece è eterna. La via è stretta ma conduce alla vita (Mt 7,14).

Isacco della Stella (? – ca 1171), monaco cistercense
Disorso 1, per la festa di Ognissanti; SC 130, 93

L’opera della Chiesa nella storia

Poiché l’ha fatto meglio di quanto noi possiamo sperare di fare riportiamo, sull’argomento, una memorabile pagina dello storico e Accademico di Francia Pierre Gaxotte.

“Al tempo dei Romani, un’epoca rude e razionale, la Chiesa aveva recato la consolazione nella miseria, il coraggio di vivere, L’abnegazione, la carità, la pazienza, la speranza di una vita migliore, improntata a giustizia. Quando l’Impero crollò sotto i colpi dei barbari, essa rappresentò il rifugio delle leggi e delle lettere, delle arti e della politica.

Nascose nei suoi monasteri tutto ciò che poteva essere salvato della cultura umana e della scienza. In piena anarchia la Chiesa era riuscita, in sostanza, a costituire una società viva e ordinata, la cui civiltà faceva ricordare e rimpiangere i tempi tranquilli, ormai passati. Ma c’è di più: essa va incontro agli invasori, se li fa amici, li rende tranquilli, ne opera la conversione, ne convoglia l’affluire, ne limita infine le devastazioni. Davanti al vescovo che rappresenta un aldilà misterioso, il Germano viene assalito dal timore, e retrocede. Egli risparmia le persone, le case, le terre. L’uomo di Dio diventa il capo della città, il difensore dei focolari, del lavoro, l’unico protettore degli umili su questa terra.

Più tardi, quando l’epoca dei saccheggi e degli incendi sarà passata, quando occorrerà ricostruire, amministrare, negoziare, le Assemblee e i Consigli accoglieranno a braccia aperte gli uomini della Chiesa, gli unici capaci di redigere un trattato, portare un’ambasceria, eleggere un principe.

Fra le continue disgrazie (…), mentre nuove invasioni ungheresi, saracene, normanne assillano i paesi, mentre il popolo disperso si agita senza alcun indirizzo, la Chiesa ancora una volta tiene fermo.

Essa fa risorgere le tradizioni interrotte, combatte i disordini feudali, regola i conflitti privati, impone tregue e opera accordi. I grandi monaci Oddone, Odilone, Bernardo innalzano al di sopra delle fortezze e delle città il potere morale della Chiesa, l’idea della Chiesa universale, il sogno dell’unità cristiana. Predicatori, pacificatori, consiglieri di tutti, arbitri in ogni questione, essi intervengono in ogni caso e dappertutto, veri potentati internazionali, di fronte ai quali ogni altro potere terrestre non resiste che a malapena.

Attorno ai grandi santuari e alle abbazie si intrecciano relazioni e viaggi. Lungo le grandi strade, dove camminano le lunghe processioni di pellegrini, nascono le canzoni epiche. Le foreste spariscono di fronte all’assalto dei monaci che dissodano la terra. All’ombra dei monasteri le campagne rifioriscono (celebre è la canalizzazione della pianura padana); i villaggi già rovinati rinascono. Le vetrate delle chiese e le sculture delle cattedrali sono il libro pratico nel quale il popolo si istruisce (…). I Appannaggi, ricchezze, onori, tutto si mette ai piedi degli uomini della Chiesa, e l’imponenza di questa riconoscenza basta da sola a far valutare la grandezza dei benefici seminati da essi”.

L’intero Medioevo è popolato di Santi e Sante (cioè gente che ha praticato la virtù in grado eroico): Francesco, Caterina, Bernardo, Domenico. Tra questi moltissimi i re e le regine. Si può dire lo stesso, oggi? Quale modello umano viene ormai proposto ai giovani? Il cavaliere senza macchia e senza paura, difensore dei deboli e degli oppressi? Il santo benefattore e campione dell’autodisciplina? No: l’attore debosciato, la soubrette oca e di facili costumi, il cantante nichilista e tossicomane, il calciatore arricchito e smargiasso, il politico furbo.

E’ la Chiesa medievale a inventare l’Università. Universitas studiorum = luogo in cui sono radunati tutti gli studi. L’Università è un corpo separato; esso dipende giuridicamente dalla Chiesa. Gli studenti hanno propri magistrati e amministratori; per indicare la loro indipendenza dalle autorità civili porta no l’abito ecclesiastico (da qui il proverbio “l’abito non fa il monaco”: poteva essere infatti uno studente). La Chiesa crea in tutte le parrocchie scuole gratuite e comuni, uguali per tutti. Carlomagno, vergognoso di essere analfabeta, rimproverava i figli dei nobili perché non profittavano negli studi come i figli dei popolani. La differenza con l’oggi è che la scuola non era obbligatoria. Ma chi non ci andava veniva guardato con sufficienza.

Infine le pitture e le vetrate delle chiese erano “libri a fumetti”, immagini non solo sacre (vi erano rappresentati anche l’astronomia, i mestieri, le scienze, gli eventi storici e politici) che istruivano anche gli analfabeti in un’epoca in cui i libri (dovendo essere copiati a mano, uno ad uno) erano costosissimi.

L’Inquisizione spagnola

Su questo tema, la fantasia si è scatenata. Ma è appunto fantasia, come ne il pozzo e il pendolo di Edgar A. Poe.

Nel 1492, anno dell’impresa di Colombo, la Spagna, riunificatasi col matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, era riuscita a portare a termine la plurisecolare opera di riconquista del paese ai Mori. Il nuovo regno si trovava adesso ad avere in casa due fortissime minoranze, quella musulmana e quella ebraica. Poiché ora il governo era interamente in mano ai cristiani, molti, per far carriera, si facevano battezzare, ma in segreto continuavano a praticare la vecchia religione. Solo che il segreto non era tale per i vicini di casa e i compaesani, i quali, non di rado scavalcati soprattutto dai più abili Ebrei (nel commercio e nelle finanze, ma anche nelle carriere amministrative e perfino ecclesiastiche), spesso davano luogo a tumulti contro i falsi convertiti o marranos. Si aggiunga che i Mori di Spagna per lungo tempo sognarono la rivincita, facendo da quinta colonna per i regni islamici corsari del vicino Nordafrica (i quali praticarono per secoli continue incursioni sulle coste). Rivolte scoppiavano qua e là, e impensierivano i due re. Ci fu anche una ribellione di nobili contro la corona, e molti Ebrei conversos commisero l’errore di appoggiare i ribelli. Insomma l’appena unificato regno rischiava una guerra civile. Per questo i Re Cattolici chiesero al Papa l’istituzione dell’Inquisizione. Finché Ferdinando e Isabella, buoni cristiani, vissero, l’Inquisizione spagnola obbedì alle direttive di moderazione del Papa. Ma in breve diventò un organismo governativo, del tutto indipendente da Roma e sul quale il Papa non aveva praticamente nessun potere.

Comunque l’Inquisizione ebbe il merito di sottrarre la questione dei falsi convertiti ai linciaggi di piazza. Fu garantito un processo giusto e puntiglioso. I veri convertiti vennero provvisti di regolare certificato inquisitoriale e garantiti contro ogni ulteriore molestia; agli altri fu posta l’alternativa tra la vera conversione o la condanna. Infatti l’Inquisizione, tribunale ecclesiastico, poteva giudicare solo i cristiani, non gli ebrei o i musulmani. Un battezzato che, di fatto, praticava il Giudaismo o l’Islamismo, era un eretico sovversivo. Così, colpendo relativamente pochi colpevoli (il cui numero effettivo, anche qui, va molto ridimensionato), l’Inquisizione “regolò il traffico” in Spagna: gli ebrei facessero gli ebrei, i musulmani i musulmani e i cristiani i cristiani, ognuno con i suoi riti e ben separati, per non litigare. La sua presenza evitò alla Spagna quelle guerre di religione che invece insanguinarono l’Europa settentrionale e garantì lo sviluppo del Paese, che così poté diventare la prima superpotenza del tempo. Si tenga presente che i più grandi Santi del cosiddetto “secolo d’oro” spagnolo (che coincise col culmine dell’attività inquisitoriale) erano tutti di origine ebraica: Giovanni di Dio, Teresa d’Avila, e altri. Il “famigerato”, anch’egli ebreo convertito, Torquemada fu in realtà molto più mite di quel che si pensa.

Per quanto riguarda la cosiddetta “caccia alle streghe” teniamo presente che l’Inquisizione se ne occupò poco. La vera e propria “stregomania” si diffuse in Europa alla fine del Rinascimento, dunque all’inizio della modernità. Ci credevano gente come Newton e Giordano Bruno (lui stesso un mago), Paracelso e Cartesio. A bruciare streghe furono soprattutto tribunali laici e protestanti (il più fiero cacciatore di streghe fu il giurista francese Jean Bodin, teorico dello Stato moderno). La famigerata Salem si trova infatti nel Massachusetts dei protestanti Padri Pellegrini americani. L’Inquisizione cattolica classificò la stregoneria come superstizione e, specialmente in Spagna, salvò la vita a moltissime presunte streghe che la furia popolare (o qualche cliente deluso) voleva linciare.

La gioia, nonostante un figlio in cielo

foto_cieloLa vera perfezione e’ quella del nostro cuore, quando è capace di amare davvero, al di là delle apparenze

Bianca e il suo sorriso. Trentaquattro anni di scanzonata “toscanita’”, e se ti specchi nei suoi occhi verdi, guardandovi molto bene dentro, noti una luce particolare. La luce di chi ha vissuto tanto, nonostante la giovinezza anagrafica, di chi ha gia’ fatto i conti non solo con la vita, ma persino con la morte. La morte di un figlio, il terrore di chiunque, l’unica cosa in grado di spezzarti a meta’, di creare una linea di confine tra un “prima” e un “dopo”. Lei questo viaggio l’ha fatto, l’ha vissuto al cento per cento. E allora perché questo sorriso? Ce lo racconta con la pace di chi ha già tirato le somme, e non si è trovato in credito: “Gabriele era affetto da una grave forma di ascite fetale. Curato nel grembo materno con ben dodici paracentesi (drenaggi di liquido dall’addome, ndr), arrivato spontaneamente al parto per vivere 34 giorni, alternando momenti critici a momenti di relativo benessere che lasciavano sperare. Nonostante la sua situazione ad un certo punto sembrasse sotto controllo, il suo cuoricino ha ceduto e una crisi cardiaca l’ha riportato al Padre, il 27 luglio del 2007”.

Bianca è sposata da dieci anni con Alessandro, carabiniere paracadutista. Insieme hanno consacrato il loro amore davanti a Dio, insieme hanno accolto Vanessa che oggi ha otto anni, insieme hanno superato molti momenti di apprensione nelle varie partenze di Alessandro per le missioni di pace. Insieme hanno desiderato la seconda gravidanza, poco più di cinque anni fa. All’inizio tutto procedeva bene, ma all’ecografia strutturale la doccia fredda. Da quel momento in poi il viaggio si è fatto molto duro. Il rifiuto categorico dell’aborto, l’approccio con un ginecologo di grande umanità che ha donato a Bianca non solo la sua abilità tecnica, ma un amore paterno che l’ha aiutata a non perdere mai il senso di quella gravidanza e della vita di suo figlio.

Insieme hanno spiegato alla loro primogenita, di allora soli tre anni, che quel fratellino tanto desiderato aveva una missione speciale, più speciale di quelle del suo papà, e che doveva avere tanta pazienza e tanta forza. “Per lei non è stato semplice – spiega Bianca – soprattutto perché è riuscita a vedere suo fratello di sfuggita solo una volta, il giorno prima che il suo cuoricino cedesse. Noi non sapevamo che l’avremmo perso. A posteriori, ho visto questo come un grande dono di Dio per Vanessa. Avrebbe potuto non vederlo mai vivo, sarebbe stato terribile…”.

La piccola è cresciuta forse un po’ in fretta, ma come tutti i fratelli di bambini speciali, è una “sorellina speciale” anche lei. A scuola dà a tutti i suoi compagni “lezioni di paradiso”, ha una risposta profonda per ogni quesito particolare, una sensibilità insolita per una piccola di quella età.

Bianca e Alessandro, subito dopo il trauma della perdita hanno avuto il privilegio di poter credere in Dio nonostante l’inevitabile dolore… “Ero con un gruppo di persone in una chiesa – racconta Bianca – mi sentivo infinitamente triste e piena di dolore, in quel momento avrei voluto solo andare via. Ho incollato i miei occhi al crocifisso e ho scoperto di provare rabbia. Proprio in quel momento, un ragazzo di nome Maurizio si è avvicinato a me, e quasi leggendomi nel pensiero, mi ha detto: “Piangi, se ne senti il bisogno. Nessuno ti giudica, qui”. Ho iniziato a piangere, e pian piano la rabbia è andata via. Dio non era cattivo, io ero la sua bambina, lui avrebbe guarito ogni ferita e così è stato. Siamo rinati. Eravamo travolti dal mondo, dentro un vortice di materialismo, nella pretesa di avere un figlio perfetto, tentati all’idea di scartare un figlio con eventuale handicap. Invece Gabriele ci ha guarito da questo perfezionismo: lui era perfetto nell’amore, e abbiamo capito che la vera perfezione è quella del nostro cuore, quando è capace di amare davvero, al di là delle apparenze. Lo avremmo voluto comunque fosse. Oggi quando guardo un bambino con problemi, vedo solo la luce nei suoi occhi, ed è una luce particolare”.

Bianca è luminosa, quando parla di Gabriele. Ha la maturità di chi sa bene cosa significhi “morte”. Bianca non racconta favole, non parla di suo figlio come di un angioletto custode, ripete sovente: “mio figlio è tre metri sotto terra con il corpo, è in paradiso con lo spirito”. Non blatera di “presenze” e “voci dall’aldilà”, non trasforma lo spirituale in spiritismo, conosce la differenza tra il bene e il male; la sua fede naturale ha trovato sapienza attingendo dalle Scritture, ed è una fede concreta. Bianca guarda al futuro con gioia, con speranza. E Bianca sorride ancora, carezzando suo terzo figlio, Michele, arrivato dopo suo fratello…

Sabrina Pietrangeli è presidente de La Quercia Millenaria Onlus 

Lavoro: quando il colloquio va male per colpa di Facebook

trovare-lavoro-facebookL’utilizzo di Internet ha partorito migliaia di nuove parole. Terminologia strettamente legata alla Rete e al suo mondo. Fra queste c’e’ “web reputation”, che non e’ altro che la reputazione che ci creiamo online attraverso le nostre azioni. Probabilmente in pochi, pubblicando un post su Facebook, si interrogano quali possano essere le conseguenze. Per questo e’ di notevole interesse lo studio pubblicato da Adecco – una delle agenzie di risorse umane più famose – circa l’influenza del mondo digitale nella ricerca di lavoro.

Un dato su tutti: lo studio ha stabilito che sempre più colloqui di lavoro vanno male per colpa di Facebook. Come è possibile? Semplice: andare a sbirciare nel privato della persona che si sta per assumere è diventata prassi consolidata fra i recruiter. E se hai un profilo Facebook non troppo privato, dove ti lasci andare con foto esuberanti e considerazioni un po’ estreme, le tue chance di trovare un lavoro si riducono notevolmente.

Il “Work trends study” di Adecco, per il quinto anno in Italia, ha coinvolto 2.742 candidati e 143 recruiter. E i risultati dicono che il digitale ha ormai conquistato il settore delle risorse umane, tanto che per Adecco entro il 2017, più di due candidati su tre (il 71%) verranno individuati attraverso una ricerca online. Da un lato i candidati, che cercano lavoro sul web nell’80% dei casi, dall’altra chi arruola, che utilizza il web ormai il 64% delle volte. Cifre che raccontano un mondo totalmente nuovo, in fatto di lavoro. I siti delle aziende e le aree “lavora con noi” hanno ancora un ruolo determinante, ma l’utilizzo dei social network è crescente. LinkedIn, ma a sorpresa anche Facebook, sono canali sempre più performanti. A trovare lavoro grazie ai social network è – secondo Adecco – l’8,4% dei candidati (+1,4% rispetto al 2014).

Cosa fa un recruiter su Facebook
Se da un lato c’è il candidato, che dopo l’invio di un curriculum o dopo un colloquio, cerca immediatamente informazioni online sull’azienda e magari sulla persona che lo ha esaminato, dall’altra ci sono proprio i recruiter che fanno la medesima cosa. Questi ultimi adoperano i social network principalmente per cercare candidati passivi (78,3%), verificare i curricula vitae ricevuti (75,5%) e la rete del candidato (67,1%), controllare i contenuti pubblicati (57,3%) e la digital reputation (50,3%). Sempre per ciò che riguarda i responsabili delle Risorse Umane, più di uno su tre (il 35%) ha dichiarato di aver escluso potenziali candidati dalla selezione in seguito alla pubblicazione di contenuti o foto improprie sui profili social. Un grido d’allarme chiarissimo: occhio ai social network e alla loro pervasività. Blindare la privacy del proprio profilo Facebook è una prerogativa. Ne va di mezzo il lavoro.

Biagio Simonetta su Il Sole 24 ore

Perche’ crediamo in Dio?

Una domanda tuttaltro che scontata! Questa pone le sue radici nella storia stessa delluomo che da sempre si è dimostrato interessato alla ricerca delle radici della propria esistenza.
Perché?
Perché ogni uomo desidera raggiungere la felicità, la vita piena, lamore, perché tutti gli esseri umani in quanto finiti si scontrano con linevitabile e inspiegabile morte, perché la vita pur essendo bellissima è anche segnata dal male (ingiustizia, violenze, menzogne). Linsieme di queste realtà ha posto da sempre luomo dinanzi ad alcune fatidiche domande esistenziali.

Chi ci ha creati? Perché viviamo? Dove andremo?
Domande che trovano la loro risposta solo in Dio.
Mentre l’umanità dalle sue origini, guidata dalla ragione che la fede confermava, ha affermato l’esistenza di Dio e gli ha sempre innalzato altari e templi, ed anche l’umanità di oggi, ove la violenza non lo impedisce, manifesta la sua comune credenza in Dio, non sono mancati e non mancano pensatori che negano l’esistenza di Dio: da Democrito, che per primo pronunciò la frase fatale: Non est Deus naturae immortalis agli odierni negatori di Dio e suoi avversari.
Da qui nasce lesigenza di una risposta apologetica, sia per confutare l’avversario, sia per confermare il credente di fronte al dubbio imprudente che talora può affiorare alla sua coscienza nelle alterne vicende della vita.

Perché crediamo in Dio?
Di don Tullio Rotondo
Crediamo in Dio perché Dio stesso ci attira a sé e ci si vuole far conoscere; ecco la verità principale: Dio ci attira alla conoscenza di Lui stesso.
Se non ci accorgiamo di questo è perchè non vediamo siamo ciechi in certo modo.

Ora, attraverso queste mie parole e poi anche più generalmente Dio ti vuole attirare a conoscere Lui. Il punto è che noi siamo chiusi, il punto è che noi non ci accorgiamo del Signore che ci parla, siamo chiusi alla luce che Egli ci dona, abbiamo bisogno del Maestro che ci guida a conoscere come Dio ci parla e che ci fa conoscere veramente Dio: e questo Maestro è Gesù.

Con il peccato originale la nostra intelligenza si è oscurata e noi abbiamo difficoltà a salire a Dio che è Luce, abbiamo difficoltà a ricevere questa Luce, facciamo scudo alla luce divina.

Come facciamo scudo?
Anzitutto appunto con il disordine interiore che è in noi, con la mancanza di preghiera, con la mancanza di lettura delle S. Scritture, con linsincerità, con lattaccamento ai piaceri del senso (piaceri della gola e sessuali soprattutto); il Signore ci attira a diventare spirituali e noi invece rimaniamo carnali. La conoscenza di Dio implica partecipazione, in certo modo, alla vita di Dio; il Rivelarsi di Dio a noi implica anche un certo nostro modo di vivere, implica una certa nostra perfezione.
Rifletti
Anzitutto tu vivi sempre secondo la verità che porti nellintelligenza, agisci sempre secondo la verità che la tua coscienza ti presenta?
Sei coerente con quello che dici, sei coerente con le tue idee?
Usi un doppio giudizio quando giudichi gli altri e quando giudichi te?
E la tua coscienza, la tua intelligenza su quali verità si basa?
Chi ti ha insegnato quelle verità?
Dio ti attrae a Cristo, ma forse tu non te ne rendi conto, sei immerso nelle cose del mondo, Dio ti attrae a visitare i santuari, a visitare i luoghi nei quali Dio stesso ha operato prodigi ma noi tante volte ce ne stiamo nelle nostre case o nei nostri ambienti e ci lasciamo guidare da altri dei, da altri maestri.

A chi credi?
A quali persone presti la tua fede?
A chi hai prestato fede nel tuo studio a professori che ti hanno riempito la testa di affermazioni atee o agnostiche?
Considera che oggi ateismo, agnosticismo e anticristianesimo sono praticamente diffusissimi, tu probabilmente sei una persona che ha avuto falsi maestri di questo genere. Ti devi depurare, devi cambiare, devi prenderti i veri maestri, anzi il vero Maestro: Gesù!
Dio ti vuole donare la conoscenza di Lui stesso, come ha fatto con tanti santi che poi hanno fatto grandi miracoli pensa a S. Pio da Pietrelcina, pensa a s. Francesco, a s. Caterina.

Hai mai preso parte a un fatto miracoloso?
Sei mai stato alla s. Messa?
Hai mai fatto un ritiro nel silenzio, passando qualche giorno in preghiera?
Lo sai che il demonio esiste?
Sei mai stato ad una preghiera di liberazione?
Ecco Dio vuole farti fare esperienza della sua potenza, devi destarti dal “sonno stanco dell’anima” e muoverti, perchè la cosa più importante in questa vita è conoscere Dio amare Dio, conoscere Cristo Dio uomo!!
Ecco la cosa più importante nel mondo è conoscere Dio e amarlo!
Vedi Dio vuole che tu lo metta al primo posto nella tua vita, allora ti si fa conoscere particolarmente! Nota che conoscere Dio non arreca un vantaggio a Dio nella sua divina natura, Egli è sommamente perfetto. Conoscere Dio è necessario a te, per il tuo bene. Ecco, dunque, Dio ti sta parlando attraverso queste mie parole, ti sta attirando a fare questo cammino verso Lui . Considera che il cammino in Cristo Dio è un cammino di fede : Dio stesso vuole donarti questa fede e tu devi fare la parte tua per riceverla; camminare nella fede significa appoggiarsi e obbedire a Cristo anche se talvolta non riusciamo a capire perché ci dice, camminare nella fede non è vedere tutto con chiarezza, il vedere con chiarezza ci sarà nella visione beata, nel Cielo, ma oggi vediamo nello specchio e attraverso enigmi.
Sappi però che più cresci nel cammino di fede, più vivi nella volontà di Dio in modo perfetto, più il Signore ti si manifesta, come accadeva s. Pio da Pietrelcina, a s. Caterina da Siena, a s. Brigida etc.
Dunque : sei pronto iniziare? Dio ti sta attraendo. Ma anche il mondo, satana, la tua carne ti attraggono, Dio verso la conoscenza di sé e verso la santità ; satana, il mondo e la carne ti spingono al peccato, alla incredulità, allagnosticismo.
A te la scelta tra le due vie. Forse finora ai scelto sempre la seconda e se è così sappi che la tua inclinazione abituale è cattiva, devi farti forza e il Signore ti dà questa forza. Dio ti dà tutto in Cristo: luce intelettuale, sapienza, carità:
Ricordati: conoscere Dio e amarlo in Cristo dipende da te.

 

Dormitori a Torino – Servizi per chi e’ in difficolta’

dormitoriATTENZIONE:
non chiamate noi (AMICI DI LAZZARO non ha dormitori).
Dovete chiamare direttamente i dormitori o presentarvi lì alla sera.

Dormitori a bassa soglia
CASE DI OSPITALITA’ NOTTURNA DEL COMUNE DI TORINO
Le case di ospitalità notturna offrono una risposta ai bisogni primari di ricovero notturno temporaneo ed igiene personale a persone maggiorenni effettivamente senza dimora e prive di reddito.
Possono accedere alle Case e fruire dei servizi di pernottamento e accompagnamento sociale:
● I/Le cittadini/e italiani/e I/Le cittadini/e dell’Unione Europea;
● Gli/Le stranieri/e in possesso dei titoli di permanenza e soggiorno (per motivi diversi da turismo, affari, studio).
I cittadini comunitari accedono per un massimo di tre mesi (con riferimento al D.Lgs 30/2007) fatte salve situazioni di pregiudizio conclamato. Il conteggio dei tre mesi è fatto considerando come primo giorno la data di iscrizione nella lista d’attesa per accedere al posto fisso.
Le Case sono APERTE TUTTO L’ANNO.
L’accesso è consentito dalle ore 20.00 e l’uscita avviene entro le ore 8.00 del giorno successivo.
L’ospitalità è GRATUITA. Le persone che intendono richiedere l’ospitalità devono recarsi presso una delle Case e verificare la disponibilità di un posto letto. Qualora non ci fosse disponibilità immediata la persona viene inserita in una lista d’attesa. I cittadini residenti a Torino possono fruire dell’ospitalità temporanea per 30 notti consecutive, i cittadini non residenti possono fruire dell’ospitalità temporanea per 7 notti. E’possibile riscriversi nella lista d’attesa per fruire nuovamente dell’ospitalità solo al termine del periodo di ospitalità (la 30° notte per i residenti e la 7° notte per in non residenti a Torino).
I posti letto durante il periodo invernale possono aumentare fino ad un massimo di due in ogni struttura.

CASA DI OSPITALITÀ NOTTURNA Via Sacchi 47 tel. 011 5682885 – Coop. Animazione Valdocco, Terra mia
Posti letto disponibili: 16 SOLO PERSONE MAI STATE OSPITI NEI DORMITORI (o mai state ospiti NEGLI ULTIMI DUE ANNI).
Orario: dalle 20 alle 8
Note: SOLO UOMINI
Mezzi pubblici: 4 – 12 – 33 – 33/ – 63

CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Carrera 181–tel. 011 712334 – Cooperativa Stranaidea
Posti letto disponibili: 42
Orario: dalle 20 alle 8
Note: SOLO UOMINI
Mezzi pubblici: 65 – 65/

• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Ghedini 6 – Coop. Animazione Valdocco Posti letto disponibili: 40
Orario: dalle 20 alle 8
Note: UOMINI E DONNE
Mezzi pubblici: 18, 49
• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Strada delle Ghiacciaie 68a – tel. 011 0588798 – Coop. Frassati
Posti letto disponibili : 24
Orario: dalle 20 alle 8
Note: UOMINI e DONNE
Mezzi pubblici: 2 –29
• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Pacini 18
011 2481667 (dalle 20 alle 8.00)– Associazione Gruppo Abele
Posti letto disponibili : 5 posti in servizio privato (accesso anche senza documento d’identità)

Note :UOMINI (prenotazione lunedì mattina alle h.9),

DONNE (prenotazione tutti i giorni dalle h.9 alle 13 per donne che sono già state in dormitori comunali per 3 mesi)
OSPITALITÁ SOLO 1 SETTIMANA
Posti letto disponibili: 20 posti come Casa di Ospitalità Notturna del Comune –  Note: SOLO DONNE

Mezzi pubblici: 18 – 49 – 75 – 77

• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA corso Tazzoli 76 tel. 011/3098493 – Coop. Stranaidea
Posti letto disponibili: 24
Note: UOMINI e DONNE; la struttura non ha lista di attesa ma accoglie situazioni di emergenza individuate dai servizi itineranti, diurno e notturno gestiti, per conto del Servizio Adulti in Difficoltà del Comune di Torino
Mezzi pubblici: 2 – 10 – 40 – 62
STRUTTURE DEL VOLONTARIATO

Asili Notturni UMBERTO I (dormitorio privato) : Via Ormea 119 – 011/6963290
Ospitalità per circa 30 notti- Mezzi pubblici: 1 – 18 – 34 – 35 – 42 – 67
Orario: dalle 20 alle 8 (chi al momento non trovasse posti in altri dormitori può chiamare per farsi tenere da parte un posto, se disponibile, ma questo viene perso se non ci si presenta entro le 21.30)
Note: SOLO UOMINI italiani e stranieri, necessario DOCUMENTO D’IDENTITÁ VALIDO, servizio mensa self-service dalle h.18 (per prendere il numero) dal lunedì al sabato (no domenica e festivi).

SERMIG – ARSENALE DELLA PACE: Piazza Borgo Dora 61 – 011/4368566
Posti letto: 24 donne, 45 uomini
Mezzi pubblici: 4 – 50 – 51 – 63/ – 77
Femminile: servizio di pronta accoglienza per maggiorenni aperto dalle 16,30 alle 8.
Offerte cena, colazione e doccia.
Accesso con prenotazione che si può effettuare direttamente in piazza Borgo Dora 61 ogni giovedì mattina alle ore 10. Non necessario permesso di soggiorno, ma richiesto un documento di identità. Il posto viene inizialmente assegnato per 15 giorni, rinnovabile per altri 15 se buona condotta o no problemi di altra natura. Richiesto un contributo di 1 euro a notte.
Maschile: offerte cena, colazione e doccia. Accesso con prenotazione telefonando al Sermig per sapere il giorno di prenotazione.
Per via delle richieste numerose non è facilissimo trovare posto.

BARTOLOMEO & C. : Via Saluzzo 9/D – 011/6504821
Orario: 19.30-7.30
La durata dell’ospitalità viene stabilita dalla sede centrale caso per caso (di solito 30 giorni circa).
Note: SOLO PER UOMINI italiani. Per ottenere il posto bisogna essere stati precedentemente selezionati nella sede di Via Camerana 10/A (aperta dalle 15 alle 18, 011/534854).

SAN LUCA : Via Negarville 14
011/3471300 Orario: 19.30-7.30 (sabato e domenica fino alle 9 di mattina). Prenotazione non necessaria.
Si può chiedere un posto all’accoglienza serale (orario 18-19).
Posti letto: 40-45 Note: SOLO UOMINI. Non necessario permesso di soggiorno, ma richiesto un documento di identità valido (o eventuale denuncia di furto o simili). Generalmente gli utenti vengono inviati dal Comune o da centri di ascolto Caritas. Possibilità di permanenza per 15 giorni – 1 mese – 6 mesi. Richiesto contributo di 1€ per la cena e 2,50€ per dormire. Possibilità di permanenza maggiore  in alloggi di seconda accoglienza di cui vengono lasciate le chiavi agli ospiti, con la possibilità anche di cucinare all’interno. In questo caso è richiesto un contributo per le spese da valutare caso per caso.

CASA DI PRONTO INTERVENTO : Via Nizza 24
DONNE: gestanti o con bambini piccoli

COTTOLENGO :
Via Andreis 26 – 011/5225655 da ottobre a maggio
prevalentemente per UOMINI, in casi eccezionali per coppie

ENDURANCE (bus/dormitorio)
a RIVOLI sul piazzale di Via Isonzo, a fianco dello stadio comunale tel.329 7507241
•L’orario di apertura del mezzo è dalle 20,00 alle 8,00 (21 notti consecutive poi lista di attesa)

Diario di strada da San Salvario – L’impotenza

Scrivendo storie legate alla prostituzione coatta, un titolo così sarebbe forse un augurio per tanti “clienti”e tanti sfruttatori:
l’impotenza.

Ma il suo significato è un altro. Incontriamo Teira, albanese, è giovanissima, dice di avere 18 anni, le prime volte ci saluta solo, poi iniziamo a parlare, a poco a poco, sera dopo sera si fida di più di noi, instaura una buona amicizia con la nostra Anna e parla, parla sempre di più.

Parla del suo fidanzato-marito, spacciatore, della mamma morta, del fratello in prigione in Albania per rapina, e della sua vita. Vuole guadagnare per pagare la cauzione a suo fratello, 10000 euro , in realtà sono una tangente da dare alla polizia del posto per la scarcerazione…. Un giorno dice: ho dato 10000 euro … e mio fratello è ancora dentro, l’hanno fregata per l’ennesima volta.

TT. è un misto di arguzia e ingenuità, ignoranza e acume. Ci dice che in realtà ha solo 16 anni. Ora è incinta, tutte le volte che viene espulsa dall’Italia ritorna dopo pochi giorni con un carico di droga, vuol comprarsi un gommone e iniziare un traffico di immigrati.

Però allo stesso tempo lancia segnali di essere stufa, ma la situazione è tremenda, non esce mai e quando sta dalla sorella ugualmente non può uscire, sono gelosi (dice lei), o probabilmente sono loschi pure i parenti e sfruttano la sua bellezza per far soldi, e la sua dipendenza psicologica per usarla nei loro loschi traffici.

Ora ditemi se di fronte a TT. non ci dobbiamo sentire IMPOTENTI.

Droga-Prostituzione-Immigrazione-Contrabbando e noi piccoli volontari. Non ci rimane che la preghiera… e forse è la cosa più importante. Forse è la base di tutto: umanamente è un caso quasi disperato.

Poi una sera TT. sparisce e con lei la nostra speranza di rivederla. Sarà ancora viva, sarà libera? Per fortuna sono credente e di una cosa sono certo: gli ultimi andranno tutti in paradiso, ed è là che li ritroveremo.

Paolo – Diario di strada del 2002

Elenco dei principali miracoli eucaristici

Sui 61 prodigi qui elencati, 20 hanno avuto luogo in Francia, 18 in Italia, 11 in Spagna, 4 in Belgio, 3 in Olanda, l in Svizzera, 1 in Portogallo, 1 in Germama, 1 in Polonia, 1 in Vietnam-nord.

VIII sec.
LANCIANO (totale conversione dell’ostia grande in carne e del vino in sangue) Italia
X sec.
1000 circa TRANI (Carne e sangue) Italia
XI sec.
1010 IVORRA (Sangue) Spagna
XIII sec.
1171 FERRARA (Sangue) Italia
XIII sec.
RIMINI e BOURGES (Conversioni) Italia e Francia
1228 ALATRI (Carne) Italia
1230 FIRENZE (Sangue) Italia
1232 CARAVACA (Apparizione) Spagna
1239 DAROCA (Sangue) Spagna
1247 SANTAREM (Sangue) Portogallo
1254 DOUAI (Apparizione) Francia
1263 BOLSENA-ORVIETO (Corporale insanguinato dallo spezzare dell’Ostia Conscarata) Italia
1273 OFFIDA (Carne) Italia
1290 PARIGI (Les Billettes) (Sangue) Francia
1294 GRUARO-VALVASSONE (Sangue) Italia
1297 Gerone (San Daniele) (Carne) Spagna
verso 1300 ANINON (Carne e sangue) Spagna
verso 1300 EL CEBRERO (Carne e sangue) Spagna
XIV secolo
1317 HERKENRODE (Carne) Belgio
1330 SIENA-CASCIA (Carne e sangue) Italia
1330 WALLDURN (Sangue) Germania
1331 BLANOT (Sangue) Francia
1345 AMSTERDAM (preservazione miracolosa) Olanda
1345 o 1346 BAWOL (ricupero miracoloso) Polonia
1348 ALBORAYA (ricupero miracoloso) Spagna
1356 MACERATA (Sangue) Italia
1370 CIMBALLA (Sangue) Spagna
1380 BOXTEL (Sangue) Olanda
1392 MONCADA (Gesù bambino) Olanda
XV secolo
1405 BOIS-SEIGNEUR-ISAAC (Sangue) Belgio
1412 POEDERLEE (ricupero miracoloso) Belgio
1412 BAGNO di ROMAGNA (Sangue) Italia
1433 A VIGNON (ricupero miracoloso) Francia
1447 ETTISWIL (ricupero miracoloso) Svizzera
1453 TORINO (ricupero miracoloso) Italia
1461 LA ROCHELLE (guarigione) Francia
XVI secolo
1533 MARSEILLE EN BEAUVAISIS (ricupero miracoloso) Francia
1533-1536 PONFERRADA (ricupero miracoloso) Spagna
1536 TRANS EN PR OVENCE (preservazione miracolosa) Francia
1560 MORROVALLE (preservazione miracolosa) Italia
1570 VEROLI (fenomeno luminoso – Gesù bambino) italia
1592 GORCUM-ESCORIAL (Sangue) Olanda
XVII secolo
1601 LA VIL VENA (preservazione miracolosa) Spagna
1608 FAVERNEY (preservazione miracolosa) Francia
1630 CANOSIO (torrente fermato) Italia
1631 DRONERO (incendio fermato) Italia
1668 LES ULMES (apparizione) Francia
1670 MIRADOUX (incendio fermato) Francia
1686 SINT DENIJS – WESTREM (ricupero miracoloso) Belgio
XVIII secolo
1710 TARTANEDO (Sangue) Spagna
1725 PARIGI (guarigione) Francia
1730 SIENA (conservazione miracolosa) Italia
1732 SCALA (apparizione) Italia
1772 PATIERNO (ricupero miracoloso) Italia
Ragguaglio di un portentoso miracolo appartenente al SS. Sacramento dell’altare
(esame del miracolo di Patierno da parte di S. Alfonso M. de’ Liguori )
1793 PEZILLA LA RIVIERE (conservazione miracolosa) Francia
XIX secolo
1822 BORDEAUX (apparizione) Francia
1828 HARTMANNSWILLER (apparizione) Francia
XX secolo
1905 SAINT-ANDRE’ DE LA REUNION (apparizione) Francia
LOURDES (guarigioni) Francia
1918 LA COURNEUVE (preservazione miracolosa) Francia
anni ’50 BUI-CHU (castigo di un profanatore) Viet-Nam
1974 CASTELNAU DE GUERS (apparizione) Francia
1978 LA VELINE DEVANT BRUYERES (preservazione miracolosa) Francia

Sempre più Cristo tra gli islamici

Sonno ormai molte le testimonianze di ex musulmani che hanno abbracciato la fede cristiana.

Il quotidiano francese “Le Monde” ha dedicato un lungo articolo alla questione, sottolineando che gli islamici francesi neo-convertiti sono ormai migliaia e che si conta almeno un centinaio di musulmani che ogni anno lasciano l’islam per il cristianesimo.

Per Saïd Oujibou, ex musulmano, ora pastore protestante, è necessario essere cauti, realizzare che non è il passaggio da una religione a un’altra a cambiare la vita di una persona, ma il rapporto personale con Dio e quindi diffida dalle false conversioni, dovute solo «a un’overdose di islam».

Eppure, lasciare l’islam per il cristianesimo non è una strada semplice da percorrere, priva di pericoli e difficoltà, piuttosto è un cammino in cui occorre davvero un cambiamento profondo e importante, «perché – precisa Francesco Maggio in un’intervista rilasciata a “La Repubblica” – qui in Italia non è possibile la pena di morte per apostasia ma chi lascia l’Islam viene abbandonato da tutti. Nella fase di conversione, su di lui c’è una pressione fortissima. Parenti o amici chiamano la famiglia di origine, in Africa o Asia, e raccontano che il loro figlio o nipote si è messo a leggere la Bibbia e guarda in televisione le trasmissioni di noi evangelici. I parenti telefonano, mandano lettere e se necessario arrivano in Italia per riportare a casa chi rischia di perdere la fede islamica».

 

Maggio, mediatore interculturale al servizio della chiesa evangelica, racconta che «ogni anno qualche decina di musulmani si avvicina alla chiesa evangelica e a chi si presenta, io dico subito che il convertito dovrà subire solitudine, isolamento, abbandono e anche minacce più pesanti. Qualche giorno fa ho saputo che a Verona un convertito è stato buttato fuori casa dalla famiglia e che altri hanno perso il lavoro. Nell’emigrazione – come succedeva a noi italiani – si cerca l’aiuto dei connazionali che già sono nel nuovo paese. Se ti converti, non riesci più a trovare un punto d´appoggio. Verso gli ex musulmani partono anche delle fatwe che non si concretizzano, almeno nel nostro paese, ma che hanno l’effetto di terrorizzare i neofiti o almeno di escluderli dalla comunità islamica».

 

Il rapporto degli evangelici con i musulmani è di apertura e accoglienza, ma anche di estrema chiarezza. «Noi – prosegue Maggio – diciamo sempre che convertirsi al Cristo non significa passare da una cultura a una cultura migliore. Che non vuol dire scegliere “la parte dei sionisti” e nemmeno passare da una religione all’altra. Si passa invece da una religione al Cristo vivente, e noi cristiani abbiamo il dovere di accogliere chiunque venga al Salvatore. Ma per togliere tensione è necessario che istituzioni come la Consulta islamica avviino un programma di rieducazione delle moschee: queste, invece di instillare il terrore, debbono insegnare la tolleranza e il rispetto di chi viene giudicato “diverso” dopo avere lasciato l’Islam per il cristianesimo».

Si stima che in Europa i musulmani siano oltre quindici milioni; molti di loro sentono parlare di Cristo nei paesi in cui immigrano e un numero sempre maggiore decide di lasciare l’islam per diventare cristiano. Alcuni, come Fadual, giovane marocchino convertitosi in Italia, tornano nel loro paese d’origine per raccontare a parenti e amici il cambiamento avvenuto nella loro vita, pur rischiando la pena di morte per apostasia.

Ps: se vuoi collaborare per l’annuncio del Vangelo (in maniera delicata, non invadente, senza forzature) scrivici in privato!

La chiusura delle “case” – Lina Merlin

Molta gente non ha capito nulla dell’articolo che porta il mio nome, fin da quando, allo stato di progetto, sollevò tante discussioni, forse anche perché non s’è data la pena di leggerlo, altrimenti non si sarebbero dette e scritte numerose sciocchezze.
La legge, comunque, è passata ed è in via di applicazione. Non avverrà alcun salto nel buio, se mai, un balzo verso la luce, ed il Partito al quale appartengo sarà giustamente orgoglioso di aver assolto la sua missione emancipatrice, come l’hanno assolta i socialisti di altri Paesi, in un settore dei più delicati. I critici, et pour cause, hanno voluto confondere nell’opinione pubblica l’oggetto della mia legge: la regolamentazione, con la prostituzione che un flagello, in costante ascesa, quando il contrasto tra le classi sociali, per le crisi economiche, colpisce i ceti più poveri; quando la disoccupazione o lo scarso salario, spinge la donna a far mercato di sé; quando l’ambiente familiare non è tale da sviluppare in lei quel senso di dignità, che costituisce il primo fattore della sua autodifesa contro le insidie d’ogni genere. Se è vero che la prostituzione è un male millenario, non è però antica quanto il mondo, perché si è manifestata con il sorgere della proprietà privata che scavò un solco profondo tra i possessori di beni e coloro che, non possedendo nulla, divennero merce lavoro, e le donne merce prostituzione. Solo nel 1802 tale mercimonio, che in ogni tempo aveva subito anatemi o condanne, perfettamente inutili a eliminarlo ad almeno a diminuirlo, fu regolamentato, prima dalla Francia, poi da altri Paesi e fu così istituita la prostituzione di Stato.

Un’iniziativa socialista non poteva, logicamente, mirare alla eliminazione, per legge, di una piaga connessa a profonde cause, d’ordine naturale in misura assai ridotta (2.88%), ma sociali ed economiche in grandissima parte. Il socialismo, di se stesso, è lotta contro quelle cause; ogni militante socialista le combatte con l’azione organizzata dal Partito, in ogni campo della vita politica, economica ed etico-sociale, giorno per giorno, ora per ora.

Ci arriveremo, ma intanto ecco il primo passo che bisogna fare: togliere la complicità dello stato, insita nella regolamentazione, sperimentata in Italia, come presso altre nazioni, ottenendo risultati opposti a quelli che venivano sbandierati a sua giustificazione, cioè contenimento della prostituzione, difesa della salute pubblica e della morale pubblica, ecc. ecc. Si costatò, al contrario, un aumento della prostituzione, poiché il tenutario, organizzato, come ogni mercante, per sete di guadagno, studia e applica i messi più idonei onde accrescere la sua clientela e la recluta tra i più giovani; i meno esperti, gli indifesi; aumento delle malattie veneree, perché il sistema in vigore nella casa, genera nel cliente, che dovrebbe premunirsi da sé, l’illusione dell’immunità, mentre tra le due superficialissime visite settimanali, le centinaia di uomini, contagiati e non controllati che la donna è obbligata a ricevere, fanno di lei il più potente veicolo di infezione; distruzione della personalità della donna, come creatura umana e come cittadina, poiché uscita dalla casa per età, per malattia o per qualsiasi altro motivo, oltre alle tare acquisite da un abnorme esercizio di sessualità, subisce, ed insieme a lei subiscono le persone della sua famiglia, le conseguenze dell’iscrizione nel registro di polizia, il che le impedisce il suo reinserimento nella vita normale; la degradazione cui pervengono uomini e donne che si pongono al di sotto degli animali inferiori, i quali non violano l’atto di natura che ha il fine della conservazione della specie, con l’amore meretricio, ma seguono l’istinto in cui è implicita la scelta, la nessuna difesa della moralità pubblica, perché la casa è un incentivo per i giovanissimi ad iniziare le pratiche sessuali prima della loro maturità fisiologica e tanto meno è garanzia di sicurezza per le donne oneste , poiché il dilagare dei vizi minaccia tutta la collettività e si inocula come un germe letale nel sangue del popolo.

Intorno alle case, oltre che vergognoso traffico della carne umana, reso sfacciato dalla regolare licenza, fin qui rilasciata dagli organi statali, si organizza la malavita, la tratta delle bianche, cui non sono certo estranei i delitti, il traffico degli stupefacenti, la criminalità, la corruzione politica ecc. E tutto ciò non è frutto di fantasia, ma è documentabile e certamente documentato presso gli archivi della polizia. È lecito, pertanto, domandarci se non abbiano perduto, posto il caso che l’abbiano mai avuto, il senso della realtà coloro che pretendono debba sussistere la complicità dello Stato coi tenutari, anzi col trust internazionale dei tenutari, i soli veramente interessati al mantenimento di un regime che frutta loro miliardi senza incorrere in alcun pericolo.

Perché, almeno in nome della coerenza non chiedono, anzi non pretendono, sia regolamentata anche la prostituzione maschile?
Mi pare che gli italiani, oggi che si chiudono le “case”, non abbiano che una preoccupazione: “come faremo?”. Eppure ci sarebbe bisogno di altre case, comode ed igieniche, per i milioni di altri italiani che non hanno un’abitazione degna di questo nome. “Come faremo senza quelle donne?”. Eppure fonti autorevoli ci fanno sapere che il 30% delle donne dai 15 ai 60 anni, cioè cinque milioni contro le 2500 donne ospiti costanti delle case, si danno alla prostituzione nei suoi vari gradi. È una triste realtà che offre la possibilità ad ognuno di risolvere il suo problema, sotto la sua personale responsabilità. E se qualche abituale cliente dei lupanari fosse eventualmente costretto a fare penitenza, sia certo che per essere continente nessuno è mai morto, mentre di fame si muore.
Ed ecco un problema al quale si deve pensare seriamente: gli 8/10 dell’umanità soffrono la fame. Su 2700 milioni di abitanti della Terra, solo 500 si nutrono sufficientemente e 2200 patiscono o crepano addirittura di fame, che trascina seco un corteo di malattie sociali le quali, come piovre, afferrano anche quelli che mangiano.
E bando al pietismo per le “povere donne” che fuori dalla casa ospitale restano sul lastrico. Ci si pensa ora, perché non prima? Uscite dalla casa per raggiunti limiti di età, quasi sempre senza un soldo, poiché fra i tenutari, i magnaccia, i medici disonesti ed altri accoliti, furono sempre defraudate della triste mercede; uscite spesso per malattia, parto, o per l’intervallo quindicinale nel cambio da lupanare a lupanare, se ne andavano talora col figlio di via e sempre col peso infamante dell’iscrizione dei libri della Questura. Questo almeno non l’avranno più ed oggi, se vorranno, le 2500 ospiti dimesse potranno avvalersi dell’aiuto, che viene offerto ad esse e ai loro figli, al fine del loro inserimento nella vita normale, il che, lo sappiamo, non è facile, e di ciò non è responsabile la legge liberatrice ma la regolamentazione schiavistica che le ha legate al triste mestiere.

E le malattie? Eh via non scherziamo con le sciocche argomentazioni in difesa del sistema profilattico delle case, e stiano ben zitti certi medici che quel sistema dovrebbero meglio conoscere.
Se Napoleone, nel 1802, credette nell’efficacia della visita preventiva alle sole donne, oggi, 1958, dobbiamo avere fede in quei mezzi che la scienza offre a tutti, uomini e donne, e la cui efficacia è già sperimentata.
Lina Merlin
Milano – Venerdì 19 Settembre 1958