Il santo Imperatore

Carlo I d'AsburgoLa Congregazione per le Cause dei Santi ha riconosciuto in Vaticano un miracolo attribuito a Carlo I d’Asburgo, ultimo imperatore d’Austria e re d’Ungheria, compiendo così il passo fondamentale per il suo processo di beatificazione.

Proclamato imperatore d’Austria nel 1916, Carlo I abdicò nel novembre 1918, alla caduta dell’Impero Austro-Ungarico.
Trascorse l’esilio nell’isola portoghese di Madeira, dove morì nel 1922, a 34 anni.

ZENIT ha realizzato un’intervista in esclusiva ad uno dei suoi figli, Sua Altezza Reale l’arciduca Otto d’Asburgo, Presidente dell’Unione Paneuropea Internazionale, che ha sottolineato le convinzioni cristiane alle quali l’imperatore ispirò la sua azione politica, in un’epoca caratterizzata dalla tragedia della I Guerra Mondiale.

Qual’è stato, secondo lei, l’aspetto religioso più conosciuto dell’imperatore?

Otto d’Asburgo: Il più importante gesto religioso di mio padre è il fatto di essere stato quasi l’unico capo di Stato della I Guerra Mondiale ad aver lottato davvero per la pace a causa della sua coscienza cristiana, e il fatto di aver lavorato in modo molto stretto, anche se da lontano, con il Papa per riuscire a raggiungere la pace nel contesto dello spirito cristiano.

Come ha vissuto suo padre, dal proprio punto di vista di fede, le circostanze politiche che si è trovato ad affrontare durante il suo regno?

Otto d’Asburgo: Mio padre aveva la sua interpretazione, che è diversa da altre, false, che invocano il diritto divino.
Il diritto divino della politica è espresso nella risposta di Cristo a Ponzio Pilato, quando gli dice che non avrà più potere di quello che è stato concesso a lui dall’alto.
Per mio padre, questo vorrebbe dire che il compito di un sovrano non è quello di credere che il potere risieda nella sua persona, ma che il potere è la responsabilità suprema di fare tutto ciò che è possibile conformemente alla volontà divina e allo spirito della nostra religione.
Questo tema è stato molto dibattuto, ma non è giustificato.

Il diritto divino è la più grande limitazione affinché il potere non si trasformi in tirannia e non oltrepassi i suoi limiti.
E’ per questo motivo che sarà indispensabile che la Costituzione europea in preparazione riconosca il diritto divino.
E’ necessario che l’Europa riconosca Dio nella vita pubblica.
Questa è una delle grandi tragedie della nostra Europa, in cui la difesa di Dio nel passato è stata fatta soprattutto dalle Nazioni islamiche.
Sono loro, infatti, che durante la Conferenza di San Francisco chiesero che nelle sue sessioni venisse menzionato Dio.
La mozione, presentata da sei Stati musulmani dell’epoca (parliamo del 1945), venne respinta all’unanimità, con l’eccezione di undici voti, sei musulmani e cinque latinoamericani.
Gli Stati europei dell’epoca non erano presenti a San Francisco, perché erano stati convocati solo quelli che erano stati alleati durante la guerra.

Qual è la lezione politica di suo padre che ritiene più importante?

Otto d’Asburgo: La lezione più importante è sicuramente quella che ho appena menzionato: il fatto che sia necessario riconoscere un limite al potere.
Né un re, né un dittatore, né una maggioranza assoluta danno il diritto di calpestare i diritti inalienabili che l’uomo possiede per il fatto di essere stato creato ad immagine del Creatore.
In questo senso, quanto è stato detto può essere istruttivo per quegli uomini politici che si allontanano da questa idea e credono che una maggioranza li autorizzi a violare i diritti dell’uomo.

Qual è l’aspetto della figura di suo padre che metterebbe in risalto a livello di contesto familiare?

Otto d’Asburgo: Mio padre è stato un esempio per tutta la famiglia.

Lei ha visto morire suo padre nell’isola di Madeira. Che
ricordo ha di quel momento?

Otto d’Asburgo: Avendo avuto la possibilità di assistere
alla sua morte, so come deve morire un cristiano.
E’ questa la lezione che ha voluto darmi ed è una lezione
che non dimenticherò mai.

Che visione aveva suo padre dell’Unione Europea?

Otto d’Asburgo: All’epoca in cui viveva mio padre,
ovviamente, la questione di un’Europa Unita era
inconcepibile.
E’ stato soprattutto nella regione del Danubio che mio
padre ha fatto tutto il possibile per proporre una
soluzione federale.
E’ stato un fatto indispensabile nella congiuntura
dell’epoca e nel contesto mondiale.
Solo dopo la questione austro-ungarica il giovane Richard
Coudenhove-Kalergi ha cominciato a parlare di Paneuropa.
Sono assolutamente certo del fatto che, se mio padre
fosse vissuto nell’epoca successiva alla II Guerra
Mondiale, sarebbe stato uno dei maggiori protagonisti
dell’idea di un’Europa unita.

Il Gesù del Corano e il Gesù del Vangelo (Padre Augusto Silenzi)

gesu islam vangeloDiciamolo subito: tra i due c’è un vuoto incolmabile. Il Gesù del Corano infatti è solo “figlio di Maria”. Il Gesù del Vangelo è anche e soprattutto l’Unigenito Figlio del Padre, Egli stesso Dio come il Padre e lo Spirito Santo.
Prima di approfondire la sostanziale differenza tra le due espressioni, una domanda molto importante: Maometto, nato e vissuto nella Penisola arabica seicento anni dopo Cristo, ha conosciuto la Bibbia e in particolare il Vangelo? Per chi ha letto il Corano, la risposta non può essere che positiva. Lungo i centoquattordici capitoli o sure del Corano, si incontrano continuamente personaggi, episodi, riferimenti tratti dalla Bibbia, anche se la loro interpretazione è riduttiva e distorta. Maometto, persona intelligente ed esperto commerciante, ha conosciuto sia il Vangelo, sia gli scritti apocrifi, quali ad esempio, il Vangelo di Tommaso, il Vangelo dell’infanzia ecc., e non può non essersi ispirato ad essi nella presentazione che fa di Gesù nel Corano.

I teologi islamici, anche per accentuare “l’origine divina” del Corano e la sua “inimitabile bellezza”, negano questa dipendenza. Sostengono che Maometto, non sapendo né leggere né scrivere(fatto non storico) non può aver conosciuto la Bibbia e in particolare il Vangelo. Le innegabili somiglianze con la Bibbia, essi affermano, si spiegano con il fatto che il Corano, essendo il sigillo, cioè il coronamento della divina rivelazione, contiene anche le precedenti rivelazioni che Allah-Dio ha fatto per mezzo di altri profeti, da Abramo fino a Gesù, figlio di Maria.

Il Gesù del Corano

Il Corano descrive la nascita, l’identità e la missione di Gesù. Gli esprime profonda ammirazione. Egli è il più grande, è il più santo di tutti i profeti inviati da Allah-Dio prima di Maometto. Ma Gesù, afferma categorico il Corano, non è figlio di Dio, non è Dio. Gesù è un uomo, creato direttamente da Dio nel grembo verginale di Maria. Creato sull’esempio di Adamo che Dio ha tratto dall’argilla e poi disse: “Sii! ed egli fu”. Il versetto 116 del capitolo 5 del Corano mette in bocca a Gesù l’affermazione che egli non è figlio di Dio, non è Dio. “E quando Dio gli domandò: o Gesù, figlio di Maria, sei tu che hai detto agli uomini: prendete me e mia madre come dei oltre a Dio? La risposta di Gesù: Gloria a te! Come potrei dire ciò che non ho diritto di dire?”. Secondo il Corano, Gesù rigetta con forza l’idea di essere Dio. Ai suoi discepoli dice: “In verità, Dio è il mio Signore e vostro Signore: adorate lui, dunque! Questa è la diritta via”.
Chi è dunque Gesù per il Corano? Gli sono riconosciuti molti attributi: egli è un profeta di Dio, è l’inviato di Dio che porta una legge nuova: la Scrittura, la Sapienza, la Torah, il Vangelo. Egli “è una grazia emanante da Dio. È proposto come modello esemplare ai pagani de La Mecca e ai figli di Israele, perché Gesù è un segno per gli uomini e per i mondi”. Ancora: “Gesù è un fedele servitore di Dio, che chiama suo Signore. Certamente è puro, è nel numero dei santi, è illustre nella vita di quaggiù e nella vita futura”.
Gesù dice di se stesso: “Dio ha fatto di me un essere benedetto ovunque mi trovi, mi ha raccomandato la preghiera, la purezza di vita. Non ha fatto di me un essere violento votato all’infelicità”.
Quale la missione di Gesù, sempre secondo il Corano? Come profeta, egli è inviato da Dio come “suo messaggero presso gli israeliti per confermare la Torah (la Bibbia) che essi hanno già ricevuto”. Egli è un segno. La sua predicazione è delle più semplici: “O figli di Israele, adorate Dio, mio Signore e vostro… È qui un retto cammino. Temete Dio e ubbiditemi!”.
Dio ha dato a Gesù il “permesso” di fare molti miracoli: parla alla madre Maria mentre è ancora nel suo grembo, la difende da accuse calunniose quando è ancora nella culla. Guarisce i ciechi, i lebbrosi, risuscita i morti.
Tutto con il permesso di Dio, sull’esempio di altri profeti, quali Mosè, Noè, Elia…
Il Corano afferma che Gesù ha avuto la speciale missione di “annunciare la nascita di un messaggero che verrà dopo di lui, il cui nome sarà il molto-glorioso = Maometto”. Egli sarà il “Sigillo dei profeti, il più grande, il coronamento della divina rivelazione”.
Ma la missione di Gesù, narra il Corano, non ha successo. I figli di Israele non credono in lui, lo accusano di magia. Ordiscono complotti per ucciderlo… Si vantano anzi di avere “ucciso il messia Gesù, figlio di Maria, messaggero di Dio! Illusione: non l’hanno per nulla ucciso, né crocifisso, perché Dio l’ha sostituito con uno che gli somigliava.”.
La vita di Gesù termina con la promessa di Dio: “O Gesù – è scritto nel Corano – certamente io ti richiamerò, ti innalzerò verso di me, ti libererò dagli infedeli. Poni coloro che ti hanno seguito al di sopra dei miscredenti fino al giorno della risurrezione”.
Così si conclude, secondo il Corano, la vita di Gesù, figlio di Maria, profeta di Dio.

Il Gesù del Vangelo

Senza enfasi: tra il Gesù del Vangelo e quello del Corano, corre la stessa distanza che c’è tra il cielo e la terra. Nel Simbolo apostolico
professiamo: “Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, Figlio Unigenito di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato della stessa sostanza del Padre… Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo…”.
Al di là del linguaggio teologico, la Parola di Dio ci svela il Mistero di Cristo, cioè la sua precisa identità e la sua missione salvifica. Nella pienezza dei tempi, Gesù, il Verbo eterno del Padre, ha assunto la nostra natura umana e si è fatto uno di noi, escluso il peccato, per attuare il progetto di Amore del Padre: cioè la nostra riconciliazione con Lui e la nostra elezione a suoi figli adottivi: un Mistero di Amore assolutamente gratuito. Gesù stesso, durante i tre anni di vita missionaria, ci ha svelato gradatamente la sua identità e la sua missione. È stato un Maestro incomparabile di amore e di fedeltà al Padre e di commovente dedizione a tutti, specialmente ai malati, ai poveri, ai peccatori, agli stessi suoi nemici. Apriamo il Vangelo e ci farà bene riascoltare dalla sua bocca quanto Gesù afferma di sé, del Padre, della sua missione. Ai suoi increduli ascoltatori, che lo seguivano per spiarlo, dice: “Se voi conosceste me, conoscereste anche il Padre mio: Egli mi ha mandato”. E aggiunge: “Io sono la Luce del Mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre… Io sono il buon Pastore, io sono la Porta: chi entra attraverso me sarà salvo”. Ancora: “Per questo il Padre mi ama, perché io offro la vita e poi la riprendo. Nessuno me la toglie, sono io che la offro di mia volontà”. Gesù svela il motivo della sua presenza tra noi: una presenza di amore, che lo porta a condividere in piena libertà e consapevolezza la Volontà del Padre: “Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi. Rimanete nel mio amore… Io sono la Via, io sono la Verità e la Vita”. Illuminante l’episodio dell’amico Lazzaro. Dinanzi al suo sepolcro, Gesù dice per essere ascoltato dai presenti: “Padre, ho parlato così perché essi credano che tu mi hai mandato”. Poi, a voce alta e decisa, dice: “Lazzaro, vieni fuori!”. Racconta Giovanni, presente al fatto, che subito il morto di tre giorni ritorna in vita. Non è un gesto magico, è il segno indiscusso della potenza divina di Cristo, Signore della morte e della vita. A Marta, sorella di Lazzaro, estasiata di questo strepitoso prodigio, Gesù dice: “Marta io sono la risurrezione e la vita. Chi vive e crede in me non morirà mai”. Un’altra testimonianza significativa: rivolto ai suoi contestatori, Gesù afferma: “Io e il Padre siamo una cosa sola”. “Tu bestemmi – ribattono gli avversari – sei solo un uomo e pretendi di essere figlio di Dio. Chi credi di essere!”.
Replica Gesù: “Il Padre mi ha consacrato e mandato nel mondo. Allora perché mi accusate e dite che bestemmio se affermo di essere Figlio di Dio? Credete alle opere che io compio, così vi accorgereste e sapreste che il Padre è in me e io nel Padre”.
Gesù afferma la sua identità fino all’ultimo: dinanzi al processo che lo condanna alla morte in croce, come bestemmiatore.

Il Mistero Pasquale: mistero di amore e di redenzione

L’apostolo Paolo dice: “È stato Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe”. E Giovanni aggiunge: “Dio ha tanto amato il mondo, da dare il suo unico Figlio, perché chi crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché esso si salvi per mezzo di Lui”.
Continua la nostra professione di fede: “Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre…”. Durante i tre anni di vita evangelica, Gesù ha compiuto fino al sacrificio di sé il progetto di Amore affidatogli dal Padre. “Mai si chiuse alle necessità dei fratelli e delle sorelle. Con la vita e la Parola ha annunziato al mondo che Dio è Padre e ha cura di tutti i suoi figli”.
Torniamo per un attimo al Corano. Maometto, a quanti gli chiedevano un miracolo che con fermasse la sua missione di profeta di Allah-Dio, rispondeva di non aver avuto il dono dei miracoli. Effettivamente non ne ha mai fatti. È morto nel 632 d. C. a Medina e là si trova il suo sepolcro.
Anche a Gesù i suoi avversari chiedevano ostinatamente: “Che segno ci dai per dimostrarci che parli in nome di Dio e che sei suo Figlio?”. Gesù rispondeva con i tanti miracoli che erano sotto gli occhi di tutti. Ma ha voluto darne uno di valore assoluto, che avrebbe coinvolto direttamente la credibilità di Dio: la sua Risurrezione dalla morte. La storia ha registrato che Gesù è realmente morto, che dopo tre giorni è realmente risorto, che è realmente apparso a innumerevoli testimoni che hanno testimoniato con la propria vita la loro fede in Cristo Risorto. A Gerusalemme si venera ancora il suo sepolcro, ma è vuoto. “Non è qui, è risorto, proprio come aveva detto”.
La Risurrezione di Cristo, afferma san Paolo, è il fondamento del Mistero Pasquale. Giustamente Gesù Cristo “è il vero Agnello che ha tolto il peccato del mondo, è Lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo a ridato a noi la vita”. “Mediatore tra Dio e gli uomini, Giudice del mondo e Signore della storia, non si è separato dalla nostra condizione umana, ma ci ha preceduti nella dimora eterna per darci la serena fiducia che dove è Lui, Capo e Primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria”.
Maometto e con lui i musulmani non credono al peccato originale, non credono al Mistero Pasquale. La morte in croce di Cristo è per loro uno scandalo, un assurdo che ripugna al loro concetto di Dio. La morte di Gesù, affermano, sarebbe il segno dell’impotenza di Dio di fronte allo spirito del male. Il Crocifisso, sempre secondo i musulmani, è l’espressione più umiliante, e quindi inaccettabile, della sconfitta di Dio.
Per noi cristiani invece il Crocifisso è il segno più convincente, più straordinario, più sublime dell’Amore salvifico del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Con la liturgia, cantiamo: “Con la sua Morte ha distrutto la nostra morte, con la sua Risurrezione ha ridato a noi la vita”.
Rivolti al Padre, lo ringraziamo così: “Il Cristo, tua Parola vivente, è la Via che ci guida a Te, la Verità che ci fa liberi, la Vita che ci riempie di gioia”.
Dinanzi al Crocifisso, Mistero di Amore e di Salvezza, san Paolo ripeteva:
“Mi hai amato e hai dato la tua Vita per me!”.
I musulmani sono nostri fratelli proprio in virtù del Sacrificio redentivo di Cristo. Ne siamo certi: tutti i musulmani in buona fede si salveranno.
Non si salvano però in virtù del Corano e di Maometto. Si salvano grazie a Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio Egli stesso.
Ci auguriamo che anch’essi, un giorno, abbracciando il Crocifisso, che oggi guardano con raccapriccio, facciano la stessa professione di fede dell’apostolo Tommaso: “Signore mio e Dio mio!”.

San Giovanni Paolo II spiega il Purgatorio

purgatorio dante1. Come abbiamo visto nelle due precedenti catechesi, in base all’opzione definitiva per Dio o contro Dio, l’uomo si trova dinanzi a una delle alternative: o vive con il Signore nella beatitudine eterna, oppure resta lontano dalla sua presenza. Per quanti si trovano in condizione di apertura a Dio, ma in un modo imperfetto, il cammino verso la piena beatitudine richiede una purificazione, che la fede della Chiesa illustra attraverso la dottrina del “Purgatorio” (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1030-1032).

2. Nella Sacra Scrittura si possono cogliere alcuni elementi che aiutano a comprendere il senso di questa dottrina, pur non enunciata in modo formale. Essi esprimono il convincimento che non si possa accedere a Dio senza passare attraverso una qualche purificazione. Secondo la legislazione religiosa dell’Antico Testamento, ciò che è destinato a Dio deve essere perfetto. In conseguenza, l’integrità anche fisica è particolarmente richiesta per le realtà che vengono a contatto con Dio sul piano sacrificale, come per esempio gli animali da immolare (cfr Lv 22,22) o su quello istituzionale, come nel caso dei sacerdoti, ministri del culto (cfr Lv 21,17-23). A questa integrità fisica deve corrispondere una dedizione totale, dei singoli e della collettività (cfr 1 Re 8,61), al Dio dell’alleanza nella linea dei grandi insegnamenti del Deuteronomio (cfr 6,5). Si tratta di amare Dio con tutto il proprio essere, con purezza di cuore e con testimonianza di opere (cfr ivi, 10,12s).
L’esigenza d’integrità s’impone evidentemente dopo la morte, per l’ingresso nella comunione perfetta e definitiva con Dio. Chi non ha questa integrità deve passare per la purificazione. Un testo di san Paolo lo suggerisce. L’Apostolo parla del valore dell’opera di ciascuno, che sarà rivelata nel giorno del giudizio, e dice: “Se l’opera che uno ha costruito sul fondamento [che è Cristo] resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco” (1 Cor 3,14-15).

3. Per raggiungere uno stato di perfetta integrità è necessaria talvolta l’intercessione o la mediazione di una persona. Ad esempio, Mosè ottiene il perdono del popolo con una preghiera, nella quale evoca l’opera salvifica compiuta da Dio in passato e invoca la sua fedeltà al giuramento fatto ai padri (cfr Es 32,30 e vv. 11-13). La figura del Servo del Signore, delineata dal Libro di Isaia, si caratterizza anche per la funzione di intercedere e di espiare a favore di molti; al termine delle sue sofferenze egli “vedrà la luce” e “giustificherà molti”, addossandosi le loro iniquità (cfr Is 52,13-53,12, spec. 53,11).
Il Salmo 51 può essere considerato, secondo la visuale dell’Antico Testamento, una sintesi del processo di reintegrazione: il peccatore confessa e riconosce la propria colpa (v. 6), chiede insistentemente di venire purificato o “lavato” (vv. 4.9.12.16) per poter proclamare la lode divina (v. 17).

4. Nel Nuovo Testamento Cristo è presentato come l’intercessore, che assume in sé le funzioni del sommo sacerdote nel giorno dell’espiazione (cfr Eb 5,7; 7,25). Ma in lui il sacerdozio presenta una configurazione nuova e definitiva. Egli entra una sola volta nel santuario celeste allo scopo d’intercedere al cospetto di Dio in nostro favore (cfr Eb 9,23-26, spec. 24). Egli è Sacerdote e insieme “vittima di espiazione” per i peccati di tutto il mondo (cfr 1 Gv 2,2). Gesù, come il grande intercessore che espia per noi, si rivelerà pienamente alla fine della nostra vita, quando si esprimerà con l’offerta di misericordia ma anche con l’inevitabile giudizio per chi rifiuta l’amore e il perdono del Padre. L’offerta della misericordia non esclude il dovere di presentarci puri ed integri al cospetto di Dio, ricchi di quella carità, che Paolo chiama “vincolo di perfezione” (Col 3,14).

5. Durante la nostra vita terrena seguendo l’esortazione evangelica ad essere perfetti come il Padre celeste (cfr Mt 5,48), siamo chiamati a crescere nell’amore per trovarci saldi e irreprensibili davanti a Dio Padre, “al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi” (1 Ts 3,12s.). D’altra parte, siamo invitati a “purificarci da ogni macchia della carne e dello spirito” (2 Cor 7,1; cfr 1 Gv 3,3), perché l’incontro con Dio richiede una purezza assoluta.
Ogni traccia di attaccamento al male deve essere eliminata; ogni deformità dell’anima corretta. La purificazione deve essere completa, e questo è appunto ciò che è inteso dalla dottrina della Chiesa sul purgatorio. Questo termine non indica un luogo, ma una condizione di vita. Coloro che dopo la morte vivono in uno stato di purificazione sono già nell’amore di Cristo, il quale li solleva dai residui dell’imperfezione (cfr Conc. Ecum. di Firenze, Decretum pro Graecis: DS 1304; Conc. Ecum. di Trento, Decretum de iustificatione: DS 1580; Decretum de purgatorio: DS 1820). Occorre precisare che lo stato di purificazione non è un prolungamento della situazione terrena, quasi fosse data dopo la morte un’ulteriore possibilità di cambiare il proprio destino. L’insegnamento della Chiesa in proposito è inequivocabile ed è stato ribadito dal Concilio Vaticano II, che così insegna: “Siccome poi non conosciamo né il giorno né l’ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l’unico corso della nostra vita terrena (cfr Eb 9,27), meritiamo con Lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati fra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori, dove ‘ci sarà il pianto e lo stridore dei denti’ (Mt 22,13 e 25,30)” (Lumen gentium, 48).

La purificazione finale o purgatorio

purgatorioDal Catechismo della Chiesa Cattolica

1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.

1031 La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze 621 e di Trento. 622 La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, 623 parla di un fuoco purificatore:

« Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c’è, prima del giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,32). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro ». 624

1032 Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: « Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato » (2 Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, 625 affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti:

« Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, 626 perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? […] Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere ». 627

Message from Medjugorje 25-08-2016 (in 35 languages)

Medju 2016 _81.English Medjugorje Message, August 25, 2016
“Dear children! Today I desire to share Heavenly joy with you. You, little children, open the door of your heart so that hope, peace and love, which only God gives, may grow in your heart. Little children, you are too bound to the earth and earthly things, that is why, Satan is rolling you like the wind rolls the waves of the sea. Therefore, may the chain of your life be prayer with the heart and Adoration of my Son Jesus. Give over your future to Him so that, in Him, you may be joy and an example with your lives to others. Thank you for having responded to my call.”

2.Italiano Messaggio di Medjugorje, 25  agosto 2016
“Cari figli! Oggi desidero condividere con voi la gioia celeste. Voi, figlioli, aprite la porta del cuore affinché nel vostro cuore possa crescere la speranza, la pace e l’amore che solo Dio dà. Figlioli, siete troppo attaccati alla terra e alle cose terrene, perciò Satana vi agita come il vento lo fa con le onde del mare. Perciò la catena della vostra vita sia la preghiera col cuore e l’adorazione a mio Figlio Gesù. A Lui offrite il vostro futuro per essere in Lui gioia ed esempio per gli altri con le vostre vite. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

3.Deutsch Botschaft von Medjugorje, 25 August 2016
“Liebe Kinder! Auch heute möchte ich mit euch die himmlische Freude teilen. Ihr, meine lieben Kinder, öffnet die Tür des Herzens, damit in eurem Herzen die Hoffnung, der Friede und die Liebe wachsen, die nur Gott gibt. Meine lieben Kinder, ihr seid zu sehr an die Erde und irdische Dinge gebunden, deshalb wälzt euch Satan wie der Wind die Meereswellen. Deshalb möge die Kette eures Lebens das Herzensgebet und die Anbetung meines Sohnes Jesus sein. Übergebt Ihm eure Zukunft, damit ihr in Ihm den anderen Freude und Beispiel mit eurem Leben seid. ImageDanke, dass ihr meinem Ruf gefolgt seid!”

4.Francais Message de Medjugorje, 25 août 2016
“Chers enfants, aujourd’hui je désire partager avec vous la joie céleste. Vous, petits enfants, ouvrez la porte du cœur afin que dans votre cœur grandissent l’espérance, la paix et l’amour que Dieu seul donne. Petits enfants, vous êtes trop attachés à la terre et aux choses terrestres, c’est pourquoi Satan vous fait rouler comme le vent roule les vagues de la mer. C’est pourquoi, que la chaîne de votre vie soit la prière du cœur et l’adoration de mon Fils Jésus. Abandonnez – à Lui – votre avenir afin d’être en Lui joie et exemple pour les autres, par votre vie. Mercid’avoir répondu à mon appel.”

5.Espanol Mensaje de Medjugorje, 25 agosto 2016 “Queridos hijos! Hoy quiero compartir con ustedes la alegría del Cielo. Ustedes, hijitos, abran la puerta del corazón a fin de que en su corazón crezca la esperanza, la paz y el amor que solo Dios da. Hijitos, están demasiado apegados a la Tierra y a las cosas terrenales, por eso Satanás los agita como el viento lo hace con las olas del mar. Por lo tanto, que la cadena de su vida sea la oración con el corazón y la adoración a mi Hijo Jesús. Entreguen a Él su futuro para que en Él sean alegría y ejemplo para los demás con sus vidas. Gracias por haber respondido a mi llamado.”

6.Hrvaski Poruka iz Međugorja, 25  kolovoz 2016 “Draga djeco! Danas s vama želim dijeliti nebesku radost. Vi, dječice, otvorite vrata srca da bi u vašem srcu rasla nada, mir i ljubav koju samo Bog daje. Dječice, previše ste navezani na zemlju i zemaljske stvari, zato vas sotona valja kao vjetar morske valove. Zato, neka lanac vašeg života bude molitva srcem i klanjanje mom sinu Isusu. Njemu predajte vašu budućnost da biste u Njemu drugima bili radost i primjer vašim životima. Hvala vam što ste se odazvali mome pozivu.”

7.Portugueis Mensagem do Medjugorje em  25 de agosto de 2016
“Queridos filhos! Hoje desejo partilhar convosco a alegria do Céu. Vós, filhinhos, abri as portas do coração a fim de que em vosso coração cresça a esperança, a paz e o amor que somente Deus dá. Filhinhos, estais demasiado apegados à Terra e às coisas terrenas, por isso Satanás vos agita como o vento faz com as ondas do mar. Portanto, que os elos da vossa vida sejam a oração com o coração e a adoração ao meu Filho Jesus. Entregai a Ele vosso futuro para que sejais Nele alegria e exemplo, com vossas vidas, para todos os demais,. Obrigada por terdes respondido ao meu chamado.”

8.Polski Wiadomość Medjugorje 25 sierpnia 2016
“Drogie dzieci! Dziś pragnę z wami dzielić niebieską radość. Dziatki, otwórzcie drzwi serca, aby w waszym sercu rosła nadzieja, pokój i miłość, którą daje jedynie Bóg. Dziatki, za bardzo jesteście przywiązani do ziemi i ziemskich spraw, dlatego szatan kołysze wami jak wiatr morskimi falami. Dlatego niech łańcuchem [bezpieczeństwa] waszego życia będzie modlitwa sercem i adoracja mego Syna Jezusa. Ofiarujcie Mu waszą przyszłość, abyście w Nim byli radością dla innych i przykładem poprzez wasze życie. Dziękuję wam, że odpowiedzieliście na moje wezwanie.”

9.Romana Mensajul de la Medjugorje 25 august 2016
„Dragi copii, astăzi doresc să împărtășesc cu voi bucuria cerească! Voi, copilașilor, deschideți ușa inimii ca să crească în inima voastră speranța, pacea și iubirea pe care numai Dumnezeu le dă. Copilașilor, prea sunteți legați de lume și de lucrurile lumești, din acest motiv satana vă agită ca vântul valurile mării. De aceea, fie ca verigile vieții voastre să fie rugăciunea cu inima și adorarea Fiului meu Isus. Predați-I Lui viitorul vostru ca să fiți, în El, bucurie altora și exemplu cu viața voastră. Vă mulțumesc că ați răspuns la chemarea mea. ”

10.Czech Poselství z Medžugorje, 25 srpna 2016
„Drahé deti! Dnes chcem s vami zdieľať nebeskú radosť. Vy, deti moje, otvorte brány srdca, aby vo vašom srdci rástla nádej, pokoj i láska, ktorú dáva iba Boh. Deti moje, priveľmi ste pripútaní k zemi a pozemským veciam, preto vás satan váľa ako vietor morské vlny. Preto, nech reťazou vášho života bude modlitba srdcom a poklona môjmu Synovi Ježišovi. Jemu odovzdajte svoju budúcnosť, aby ste v ňom boli pre druhých radosťou a príkladom svojho života. Ďakujem vám, že ste prijali moje pozvanie. “

11.Arab  ميديوغوريه رسالة


أغسطس 25 2016 “
أولادي الأحبّة، اليوم أرغبُ أن أشاركَكم الفرحَ السماوي. أنتم، صغاري، افتحوا بابَ قلوبِكم، حتّى يكبرَ في قلبِكم الرجاءُ والسلامُ والمحبّة، التي وحدَه اللهُ يعطيها. صغاري، أنتم شديدو التعلّق بالأرض وبالأشياءِ الأرضيّة، لذلك، يدفعُكم الشيطان كما تدفعُ الريحُ أمواجَ البحر. لذا، لتكن سلسلةُ حياتِكم الصلاةَ من القلب والسجودَ لابني يسوع. سلِّموا – له – مستقبلَكم حتّى تكونوا فيه فرَحًا ومثالاً للآخرين، من خلال حياتِكم. أشكركم على تلبيتكم ندائي.

12.Russian Послание из Меджугорье 25. 8. 2016 года
«Дорогие дети! Сегодня Я хочу поделиться с вами небесной радостью. Детки, откройте двери вашего сердца, чтобы в нем возрастали надежда, мир и любовь, которую даёт единственно Бог. Детки, вы слишком привязаны к земле и земным вещам, поэтому сатана вертит вас, словно ветер морские волны. Потому пусть молитва сердцем и поклонение Моему Сыну Иисусу будут связующей цепью вашей жизни. Отдайте Ему ваше будущее, чтобы в Нём вы были радостью и примером жизни для других. Спасибо, что ответили на Мой призыв!»

13.Hungarian Üzenet Medjugorje, 25 augusztus 2016
“Drága Gyermekek! Ma a mennyei örömöt szeretném megosztani veletek. Kicsinyeim nyissátok ki szívetek kapuját, hogy a Remény, a Béke és a Szeretet, amelyet csak Isten ad, növekedhessék benne. Kicsinyeim, túlságosan kötődtök a fölhöz és a földi dolgokhoz, ez az amiért a Sátán elsodor benneteket, ahogy a szél elsodorja a tenger hullámait. Ezért hadd legyen életetek lánca a szívből mondott imádság és Fiam, Jézus imádása. Adjátok át jövendőtöket Neki, hogy Benne lehessetek öröm és példa a többieknek.”

14.Norwegian Medjugorje Budskapet fra 25 august 2016
“Kjære barn! I dag ønsker jeg å dele med dere gleden over Himmelen. Åpne hjertets dør, mine barn, slik at håp, fred og kjærlighet som bare Gud gir, kan vokse i ditt hjerte. Mine barn, dere er for knyttet til verden og verdslige ting. Det er derfor Satan beveger dere som vinden beveger bølgene på havet. La derfor lenken i ditt liv være hjertets bønn og Tilbedelse av min Sønn Jesus. Overgi din fremtid til Ham, slik at du i Ham kan være glede og et eksempel med ditt liv for andre. Takk for at dere har svart på mitt kall.”

15.Chinese 默主哥耶讯息 2016年0825
“親愛的孩子們!今天我切願將天國的喜樂與你們分享。你們,孩子們,打開你們的心門,如此,衹有天主夠恩賜的希望,和平,與愛才能在你們心中成長。孩子們,你們太被這個世界和世俗的事情所羈絆,這也是為什麼撒旦能夠像風逐海浪一般的駕馭你們。因此,願你們的生命串連成用心和朝拜我的聖子耶穌的祈禱,把你們的未來交託給衪,你們才會喜樂並且你們的生命才能成為別人的榜樣。謝謝你們答覆了我的召喚。”

16.Dutch Medjugorje Boodschap van 25 augustus 2016
“Lieve kinderen, Ik verlang vandaag een Hemelse vreugde met jullie te delen. Jullie, lieve kinderen, open de deur van jullie hart zodat hoop, vrede en liefde, die alleen God geeft, kan groeien in jullie hart. Lieve kinderen, jullie zijn teveel gebonden aan de aarde en aan aardse dingen, en daardoor kan Satan jullie doen tuimelen zoals de wind de golven op zee doet tuimelen. Daarom, moge de ketting van jullie leven het gebed met het hart zijn en de Aanbidding van mijn Zoon Jezus. Vertrouw jullie toekomst toe aan Hem zodat jullie, in Hem, voor anderen vreugde en een levensvoorbeeld kunnen zijn. Dank dat je aan mijn oproep gehoor hebt gegeven.”

17. Finnish Medjugorje viesti

18.Swedish Medjugorje Budskap

19.Greek Μεντιουγκόργιε μηνύματος

20.Sqip Medjugorje Mesazhi 25 Gusht 2016
“Bij të dashur!  Sot dëshiroj të ndaj me ju gëzimet e qiellit. Ju, fëmijëz, hapni derën e zemrës në mënyrë që në zemrat tuaja të mund të rritet shpresa, paqa dhe dashuria që vetëm Zoti ju jep. Bij të dashur, jeni shumë të kapur për toke dhe për gjërat tokësore, kështu Satani do t’ju tund si era që bën me valët e detit. Prandaj zinxhiri i jetës tuaj të është lutja me zemër dhe me adhurim ndaj Birit tim Jezu Krishtit. Atij ofroni të ardhmen tuaj për të qenë në Atë gëzim dhe një shembull për të tjerët me jetën tuaj. Faleminderit që i jeni përgjigjur thirrjes sime. ”

21. Waray-Waray Medjugorje Tugon  ha petsa Agosto 25, 2016
“Hinigugma ko na mga anak! Yana nga adlaw, gusto ko i-bahin ha iyo an Langit-non na kalipay. Kamo, mga anak, abrehi iton porta han iyo kasing-kasing para an paglaum, kalinaw ngan gugma, nga Diyos la an nag-hahatag, maka-tubo unta dida hiton iyo kasing-kasing. Mga anak, masyado kamo nahigtan ha kalibutan ngan ha mga butang kalibutan-on, amo nga, guin lulukot kamo ni Satanas sugad hiton pag-lukot han hangin ha mga balod han dagat. Sanglit, hina-ut unta na an kadena hiton kinabuhi niyo amo iton kinasing-kasing na pag-ampo ngan Paghahalad hin Gugma ha Anak ko na hi Hesus. I-halad iton iyo kabuwason ha Iya para, dida ha Iya, mahimo unta kamo nga kalipay ngan ehemplo para hadton mga iba, dara hiton iyo kinabuhi. Salamat han iyo pag-responde hi-ne nga tawag ko.”

22.Kiswahili Medjugorje Ujumbe

23.Slovak Posolstvá z Medžugoria, 25. august 2016
“Drahé deti! Dnes chcem s vami zdieľať nebeskú radosť. Vy, deti moje, otvorte brány srdca, aby vo vašom srdci rástla nádej, pokoj i láska, ktorú dáva iba Boh. Deti moje, priveľmi ste pripútaní k zemi a pozemským veciam, preto vás satan váľa ako vietor morské vlny. Preto, nech reťazou vášho života bude modlitba srdcom a poklona môjmu Synovi Ježišovi. Jemu odovzdajte svoju budúcnosť, aby ste v ňom boli pre druhých radosťou a príkladom svojho života. Ďakujem vám, že ste prijali moje pozvanie. ”

24. Slovenian Medjugorje sporočilo 25 avgust 2016
«Dragi otroci! Danes želim z vami deliti nebeško radost. Vi, otročiči, odprite vrata srca, da bi v vašem srcu rasli upanje, mir in ljubezen, ki jo daje samo Bog . Otročiči, preveč ste navezani na zemljo in zemeljske stvari, zato vas satan premetava kot veter morske valove. Zato naj bo veriga vašega življenja molitev s srcem in češčenje mojega Sina Jezusa. Njemu izročite svojo prihodnost, da bi v Njem bili drugim radost in vzor s svojim življenjem. Hvala vam, ker ste se odzvali mojemu klicu. »

25.Vietnamese Thông điệp Medjugorje ngày,

26.Japanese メジュゴリエのメッセージ

27.BahasaIndonesian Medjugorje Pesan 25 Agustus 2016
“Anak – anak Ku yang terkasih! Hari ini Aku ingin berbagi kesenangan Surgawi dengan kamu. Kamu, anak-anak, bukalah pintu hatimu agar harapan, damai dan cinta, yang mana hanya Tuhan yang memberi, bisa tumbuh dalam hatimu. Anak-anak, kamu terlalu terikat dengan dunia dan barang-barang duniawi, itulah sebabnya, Setan sedang menggulungmu seperti angin menggulung ombak lautan. Dari itu, semoga rantai hidupmu adalah doa dengan hati dan Pujian kepada Putera Ku Jesus. Serahkan masa depanmu kepada Nya agar, dalam Dia, kamu boleh memperoleh kebahagiaan dan sebuah contoh hidupmu kepada yang lain. Terima kasih atas tanggapan terhadap panggilan Ku.”

28.Latvian Medjugorje Vēstījums 2016. gada 25. jūlijā
“Mīļie bērni! Es raugos uz jums un redzu jūs zaudējušus, un jums nav lūgšana un prieks sirdī. Atgriezieties pie lūgšanas, bērniņi, un lieciet Dievu nevis cilvēku pirmajā vietā! Nepazaudējiet cerību, ko es jums nesu! Bērniņi, lai šinī laikā jūs katru dienu arvien vairāk meklētu Dievu jūsu sirds klusumā, un lūdzieties, lūdzieties, lūdzieties, iekams jums lūgšana nekļūst par prieku! Paldies, ka atsaucāties manam aicinājumam!”

29.Korean 메주 고리 예 메시지
30.Tamil அன்று அன்னைமரியாளினால் வழங்கப்பட்ட செய்தி
31.Zulu
32.Tagalog
33.Lithuanian Medjugorje pranešimas 2016 m. liepos 25 d.:
„Brangūs vaikai! Žvelgiu į jus ir matau jus pasimetusius. Neturite nei maldos, nei džiaugsmo širdyje. Grįžkite prie maldos, vaikeliai, ir statykite į pirmą vietą Dievą, o ne žmogų. Nepraraskite vilties, kurią nešu jums. Tegul šiuo laikmečiu, vaikeliai, kiekviena diena, būna vis didesnis Dievo ieškojimas savosios širdies tyloje; ir melskitės, melskitės, melskitės, kol malda taps jums džiaugsmu. Dėkoju jums, kad atsiliepėte į mano kvietimą.“

34.Ukrainian Меджугор’є Повідомлення, 25 серпня 2016 р.
«Дорогі діти! Сьогодні з вами хочу поділитися небесною радістю. Ви, діточки, відчиніть двері серця, щоб у вашому серці росла надія, мир і любов, яку дає лише Бог. Діточки, ви занадто прив’язані до землі й земних речей, тому сатана жбурляє вами, як вітер морськими хвилями. Тому нехай ланцюгом вашого життя буде молитва серцем і поклоніння моєму Синові Ісусу. Віддайте Йому ваше майбутнє, щоб у Ньому ви були для інших радістю та


35. Turk Medjugorje Mesajı 25 Temmuz 2016
Sevgili çocuklar, sizlere bakıyorum ve sizleri yitik görüyorum ve yüreklerinizde ne duanız, ne de sevinciniz vardır. Küçük çocuklar, duaya dönün. Baş köşeye insanı değil, Allah’ı koyun. Size getirdiğim umudu yitirmeyin. Küçük çocuklar, bu zamanlar – bugün – yüreğinizin sessizliğinde Allah’ı  daha büyük bir araştırmanın zamanı olsun. Dua edin; dua edin, dua sizin için bir bir sevinç oluncaya kadar dua edin, . Çağrıma yanıtınız için teşekkür ederim.

Per nove mesi hai ascoltato una voce che non sentirai mai più (Costanza Miriano)

caramammaCaro bambino che per nove mesi hai ascoltato una voce che non sentirai mai più, che hai mischiato il tuo sangue con quello di una donna che non ti cambierà i pannolini né ti leggerà le storie né ti racconterà dei suoi nonni, di cui pure porterai memoria nelle tue cellule per tutta la vita; caro bambino che non hai succhiato il latte pronto nel seno per te, che hai dormito, scalciato, e vissuto per nove mesi sotto il cuore di una mamma che non ti accarezzerà mai, perché è stata pagata per sparire; caro bambino nato da un utero in affitto, ti chiedo perdono a nome dell’umanità.

Cara madre surrogata che per nove mesi hai sentito un bambino diventare grande tra le tue viscere, nutrirsi di te, del tuo sangue e del tuo liquido amniotico, del tuo respiro e della tua carne; cara madre che in un minuto sei stata separata da un bambino forse tuo anche geneticamente, di certo tuo per il sangue e per il cuore, chiedo anche a te perdono a nome dell’umanità, perché certo hai accettato di fare una cosa più grande di te per necessità, prendendo pochi spicci di quelli che tu e il tuo bambino avete messo in movimento. Se sei ancora in tempo, ti chiedo se davvero non puoi vivere senza quei soldi, se non c’è un altro modo per evitare tanto dolore.

Cari genitori che certo avete tanto sofferto per il fatto di non poter avere figli naturalmente, perché sterili o perché omosessuali, credo di poter solo immaginare il vostro dolore per il vuoto della mancanza di un figlio, la gioia più immensa che si possa avere. Ma proprio per il dolore che avete vissuto dovreste soccorrere il dolore altrui, e non moltiplicarlo. Vi prego, fermatevi: i figli non sono un diritto, e anche se il vostro dolore è grande, un vuoto accolto può diventare apertura ai bisogni degli altri in molti altri modi, per esempio l’affido e l’adozione.

Cari medici che vi rendete complici di questa barbarie, che trattate le donne come scatole incubatrici e i bambini come grumi di cellule, pronti a scegliere gli embrioni come se sfogliaste un campionario di stoffe, che maneggiate la vita e la morte come se vi appartenessero, vi auguro di capire un giorno tutto il male che state facendo, tutta la morte che avete seminato, tutto il dolore, la tristezza, l’errore, la confusione. Vi auguro di capirlo in tempo prima che la morte che portate dentro e che vi ha avvelenati abbia su di voi l’ultima parola, per sempre.

Care femministe che vi battete giustamente contro ogni forma di violenza e sfruttamento delle donne, vi chiedo di prendervi a cuore anche questa battaglia, perché non esistono una violenza e uno sfruttamento più grandi da infliggere a una donna, che quello di portarle via dal grembo il suo bambino. La nostra natura, la nostra grandezza di donne sta nell’essere a custodia e difesa della vita quando è più debole, e nessuna donna che abbia generato un figlio può non saperlo. Anche se dovesse averlo abortito, magari perché sola, in difficoltà, ingannata, non potrà un giorno evitarsi il terribile dolore di capire che ha ucciso quanto di più prezioso le era stato donato. Ogni donna sa, anche quando è troppo doloroso ammetterlo, che uccidendo suo figlio uccide se stessa.

Caro Occidente che dovevi essere un faro per l’umanità tutta, e portare progresso e benessere a tutti gli uomini, ti prego, fermati, smetti di sfruttare i poveri per i tuoi desideri. Un figlio non è solo un irresistibile fagottino che sorride e ciuccia il latte e riempie di gioia la casa (almeno fino a che i genitori riescono a proiettarsi su di lui). Un figlio è una persona, che ha il diritto di avere un padre, maschio, e una madre, femmina, possibilmente stabili, e conoscibili. O, se adottato, ha il diritto comunque di sapere la sua storia, e di farci i conti. Non vediamo quanta infelicità e tristezza continuiamo a spargere dicendo di difendere i nostri diritti? Non capiamo che quando vogliamo essere noi a dettare le regole – la vita, la morte, la paternità e la maternità tanto per cominciare – finiamo solo per soffrire noi e far soffrire gli altri?

fonte: Avvenire – Costanza Miriano

Sara e Rachele. Quando la serva dava i figli, quasi come oggi.

uteroaffitto1Nella animata discussione che si sta sviluppando sul tema della maternità surrogata è stata tirata in ballo la matriarca Rachele come modello antico e sacro. La storia biblica racconta che la moglie prediletta del patriarca Giacobbe non riusciva ad avere figli e questo la faceva molto soffrire, fino al punto di offrire al marito la serva Bilhà: «unisciti a lei, che partorisca sulle mie ginocchia, e anche io possa avere figli da lei» (Gen. 30:3). Giacobbe obbedisce, Bilhà partorisce e Rachele dice: «il Signore mi ha giudicato e ha anche ascoltato la mia voce e mi ha dato un figlio» (v. 6).

Il paragone con la maternità surrogata starebbe nel fatto che una donna che non riesce ad avere figli ricorre a un’altra donna per averli. Ma fino a che punto il paragone regge? Intanto bisogna ricordare ai frequentatori casuali della Bibbia che la storia di Rachele che citano è la seconda di questo tipo, essendo preceduta da quella di Sara, moglie di Abramo, nonno di Giacobbe. Al capitolo 16 della Genesi si racconta che Sara non avendo figli consegna al marito Hagàr, la sua serva con la speranza di avere figli da lei; Abramo obbedisce, la mette incinta e a questo punto si scatena un dramma tra le due donne che porta alla cacciata di Hagàr, poi al suo ritorno e alla nascita di un figlio: «Abramo chiamò il nome di suo figlio che aveva generato Hagàr, Ismaele» (v. 15; si noti l’attribuzione della paternità e maternità).

Anche qui c’è una situazione di sterilità che viene gestita con l’aiuto di una seconda figura femminile. L’analogia con la maternità surrogata ci sarebbe solo nel primo caso, ma con una fondamentale differenza: nella surrogata («in affitto ») la madre biologica scompare del tutto di scena, nella storia biblica la madre affronta diverse vicende: Bilhà resta in famiglia, fa un altro figlio e alla morte di Rachele diventa la favorita; Hagàr entra in contrasto definitivo con Sara che la caccia via di nuovo e per sempre (almeno finché vivrà Sara); quanto ai figli, altra differenza essenziale: quelli di Bilhà, benché Rachel dica «mi ha dato un figlio», restano figli della madre biologica, divenuta «moglie» (Gen. 37:2), e quello di Sara rimane legato al destino di Hagàr e per questo vittima di una violenta reazione di rigetto («caccia via questa amà e suo figlio», ibid. 21:10).

Nel caso di Rachele, quindi, il tentativo di appropriarsi di un figlio altrui sottraendolo alla madre biologica riesce solo in parte e questa madre non scompare; nel caso di Sara tutta la procedura sembra essere piuttosto una cura contro la sterilità, e il legame naturale tra madre e figlio non si interrompe. Tutto molto diverso dalla maternità surrogata. E ovviamente non si può dimenticare l’altra differenza: l’inevitabile necessità – in tempi biblici – di ricorso alle vie naturali di procreazione, mentre, e solo ai nostri giorni, queste possono essere sostituite dalla più asettica e certo meno appassionante soluzione della provetta.

In più il modello biblico è quello di una famiglia patriarcale dove c’è un uomo fecondo con la sua signora sterile, diverso da alcune situazioni di single o di coppia in cui oggi si ricorre alla maternità surrogata; nella Bibbia in queste storie si apprezza il desiderio di maternità, non quello di paternit . Il messaggio biblico poi insegna una morale: nel caso di Bilhà il dramma si ricompone integrando in famiglia madre e figli, che però restano con una connotazione un po’ secondaria, come figli di una madre meno importante; nel caso di Sara c’è solo dramma, e addirittura, secondo la spiegazione di Nachmanide, questo dramma starebbe all’origine del risentimento storico dei discendenti di Ismaele nei confronti dei discendenti del figlio naturale di Sara, Isacco. Come a dire: andiamoci piano con certe procedure. Un’ultima considerazione: le persone che vengono usate per questo «esperimento» biologico sono delle serve.

Se si fanno confronti tra maternità surrogata e storia di Rachele e Sara, per dire che c’è un precedente che la giustifica, va tenuto ben chiaro che si tratta di sfruttamento di persone non libere. Il che non è un bel modo per giustificare moralmente una procedura attuale.
Riccardo Di Segni
Rabbino capo di Roma Vicepresidente del Comitato nazionale di Bioetica

Le opere ma anche annunciare il vangelo (Raniero Cantalamessa)

potenza Vangelo“Quando abbiamo bisogno di un sindacato andiamo dal nostro parroco; quando abbiamo bisogno della Parola di Dio andiamo dal pastore (protestante)”
“In America Latina la Chiesa cattolica ha scelto i poveri e i poveri hanno scelto le Chiese Protestanti”.
Queste scioccanti dichiarazioni sono riferite da Padre Raniero Cantalamessa OFMCap e forse contribuiscono a spiegare il preoccupante esodo dalla Chiesa Cattolica che è in atto in America Latina. Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, parlando ad un ritiro per 1500 sacerdoti e 70 vescovi in Messico nel 1992, ha invitato la Chiesa Cattolica a riscoprire nuovamente la bellezza e la potenza del semplice kerygma nella sua predicazione, e a non diluirlo nè con un Vangelo orientato soltanto alle opere nè con uno troppo concentrato sull’auto-realizzazione personale. Qui di seguito presentiamo un parziale resoconto di ciò che ha detto.

Che cosa ne abbiamo fatto della proclamazione fondamentale che Gesù e Paolo chiamano “Il Vangelo”, la Buona Notizia? Che posto occupa nella nostra predicazione? Nella sua lettera ai Romani S.Paolo dice, ” Io infatti non mi vergogno del Vangelo; poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Rom. 1,16). Ovviamente anche in quell’epoca c’era la tentazione di vergognarsi del Vangelo. Per i giudei era uno scandalo, per i greci stoltezza (1 Cor. 1,22-25). Paolo scrive ai Galati, ” Mi meraviglio che così in fretta da Colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro Vangelo.”

Confidando nelle opere
Credo che nella nostra epoca dobbiamo nuovamente ripetere questo grido dell’apostolo. Ho grande stima e rispetto per la “teologia della liberazione”. Tuttavia, come per tutte le cose buone, c’è sempre il pericolo che possa essere inferiore rispetto alla pienezza del Vangelo. Il pericolo maggiore, io credo, consiste non tanto nel ricalcare l’ ideologia marxista, ma nella fiducia risposta nelle opere.
Questo accade quando la liberazione politica e sociale è confusa con la liberazione dal peccato e dal male, e la salvezza materiale con quella spirituale, facendole dipendere entrambi unicamente dagli sforzi umani. Quando questo succede, credo che si scivoli impercettibilmente verso ciò che Paolo definisce “un altro Vangelo”, un Vangelo che non è “potenza di Dio”: Gesù è ridotto ad un esempio di liberazione e non è la “causa di salvezza” per coloro che credono in Lui.

Un altro Vangelo
Non è questo tuttavia l’unico modo in cui possiamo predicare “un altro Vangelo”. Potrebbe anche non essere quello più pericoloso. Un altro Vangelo viene predicato anche quando si parla di liberazione spirituale attraverso la psicologia, attraverso l’uso di tecniche di meditazione orientale, enneagrammi, new age e altre cose simili. Questi sono “miseri e deboli elementi di questo mondo” come Paolo li definisce paragonandoli alla potenza del Vangelo. In questo modo c’è il pericolo che si finisca per pensarla come i Colossesi, che cercavano la salvezza attraverso le speculazioni astrali mescolando sincretisticamente Gesù Cristo con altri spiriti e potenze. Come scrive l’apostolo Paolo “Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” 2Col 8-9
Sembrano parole scritte per i nostri tempi! Oggi il cristianesimo è nuovamente invaso da ritiri, esercizi spirituali, corsi, tutti ispirati da questo vangelo umano: auto-conoscenza, auto-espressione, auto-accettazione,auto-giustificazione, auto-realizzazione….in altre parole ricerca di sè stessi invece del rinnegamento e della dimenticanza di se stessi che sono il cuore del cristianesimo. In questo vangelo umano, la salvezza proviene dall’uomo e Gesù viene ridotto solo ad uno dei tanti ingredienti di tale cocktail religioso.

Questo “altro Vangelo” ha origine in quei paesi che sono ricchi e sazi, da gente che crede sia possibile andare “oltre la fede” e “oltre Cristo”. Come se potesse esistere qualcosa oltre la fede. “Sia egli anatema!” dice Paolo. Questo è un ammonimento pieno di amore. Significa”non abbiate nulla a che fare con questa gente. Tenetevi separati da loro. E’ un’apostasia da Cristo”.

Il Vangelo della Grazia
I cristiani che mettono il cristianesimo sullo stesso piano delle altre religioni trovandole ugualmente soddisfacenti dimostrano di non avere capito l’unicità del cristianesimo e la sua essenza, che è grazia. Le religioni umane hanno il loro modo di predicare la salvezza. Budda, per esempio, mostra come liberarsi dalla sofferenza. Egli da un esempio e dice ai suoi seguaci: “Ho sperimentato questa via; se vuoi, puoi farlo anche tu…” Anche Gesù dice ai suoi discepoli ” Vi ho dato l’esempio” (Gv 13,14) ma non si è fermato lì. Egli è morto e risorto per noi, e ci ha dato non solo l’esempio ma anche la grazia e la capacità di seguire il suo esempio. Il Vangelo cristiano è il Vangelo della Grazia. Noi possiamo amare solo perché “Egli ci ha amati per primo”! (! Gv 4,19)

Fede e opere
Queste sono solo alcune delle cose che oggigiorno oscurano il Vangelo. Un altro problema viene dal retaggio della nostra storia. Quando Lutero proclamò la tesi della giustificazione per fede, la Chiesa Cattolica per controbilanciare i suoi eccessi polemici dovette riaffermare l’importanza e la necessità delle opere. Al Concilio di Trento essa stabilì sostanzialmente due cose: che non siamo salvati dalle opere buone ma che non possiamo salvarci senza di esse. Sfortunatamente, in un clima prevalentemente polemico questo condusse ad un irrigidimento delle rispettive posizioni. Più i protestanti insistevano sulla giustificazione per fede, più i cattolici insistevano, almeno nella predicazione, sulle opere. Questo retaggio è rimasto fino ad oggi. Quando mai avete ascoltato un’omelia cattolica basata sulla giustificazione per fede? E tuttavia, questo è il cuore e la forza del messaggio cristiano.
Ringraziamo Dio che viviamo in tempi in cui la Chiesa sta demolendo queste antiche contrapposizioni. Approfittiamo di questo per riscoprire nuovamente la gloria e la potenza del kerygma nella nostra predicazione,senza dimenticare l’importanza delle opere e delle virtù nella vita cristiana.
Raniero

Allarme porno: e’ una piaga da curare

dipendenzaOltre 87 miliardi di video pornografici visualizzati in un anno (una media di 12 filmati per persona vivente) e 4 miliardi di ore spese sul canale PornHub (un periodo di tempo pari a oltre 500 anni). Il 25 per cento delle ricerche internet è legato alla pornografia e, secondo numerosi sondaggi, il numero degli adolescenti che ne hanno fatto uso almeno una volta oscilla fra il 70 e l’80 per cento. Solo la Cina, che rappresenta il 28 per cento dell’industria hard già nel 2006 fatturava oltre 27 miliardi. «La pornografia è una vera piaga che si sta diffondendo e in maniera prepotente fra i giovani. A volte, purtoppo, anche attraverso gli accessi a internet dei genitori. E quando diventa una dipendenza è causa di depressioni, disagi relazionali e divorzi». A parlare di un fenomeno dalle dimensioni mastodontiche, seppur nascoste, è la psicoterapeuta inglese Olivia Raw esperta di problematiche legate all’infanzia e all’adolescenza.

Recentemente il Washington Post ha pubblicato alcuni dati ammettendo che la pornografia ha assunto dimensioni tali da essere una minaccia per la salute pubblica, come dichiarato anche dal parlamento dello Utah.

Lo è in quanto distorce la visione e il comportamento normali delle persone. I giovani dipendenti dalla pornografia non sanno più distinguere la realtà dalla finzione e sprecando tutto il loro eros di fronte al computer cadono nella depressione e nell’apatia. Attraverso la visione della pornografia e l’autoerotismo, si innestano nel cervello processi chimici per cui il soggetto diventa sempre più insensibile alle scene hard, spingendosi quindi a cercare piacere in immagini sempre più estreme. E invece che trovare il conforto e la confidenza che cerca non fa che incrementare la sfiducia in sé e negli altri, anche assumendo atteggiamenti aggressivi. Tramite la pornografia si perde anche di virilità e femminilità: disperdendosi la forza erotica non riesce ad elevarsi. Anche per questo la pornografia indebolisce la persona e la forza dei suoi rapporti sociali.

Dunque la nostra società abbattendo i limiti del desiderio e dell’eros finisce per essere sempre più depressa. È un bel paradosso.

Questo accade perché l’eros e il desiderio senza limiti vengono dissipati, conducendo alla perdita della creatività che nasce dalla sublimazione: cioè dall’incanalare attraverso degli argini la forza erotica, affinché prenda potenza e si trasformi in agape. Questa è un danno per tutta la società, anche perchè l’eros disordinato è distruttivo: diversi studi dimostrano che un’alta percentuale di persone accusate di molestie sessuali ha dichiarato di aver fatto uso di pornografia. Dal punto di vista sociale si rischia poi la perdità della percezione della gravità della violenza sessuale, della fiducia nelle relazioni stabili e nel matrimonio come istituzione perenne e della concezione della monogamia come naturale.

La pornografia ha anche generato un mercato mondiale milionario, basta il business a spiegarne la diffusione?

Siamo in una società ipersessualizzata. I bambini fin da piccoli sono esposti a immagini che ormai consideriamo normali e che appaiono su tutti i giornali, le tv, i muri delle nostre città, le metropolitane e i bus. Il livello di sessualizzazione era già preoccupante, ma ora, grazie a internet, agli smartphone e ai tablet, il tasso di esposizione dei giovani è senza precedenti. E’ impressionante assistere alla sottomissione delle ragazzine che alla richiesta dei maschi di fotografarsi nude acconsentono senza farsi problemi. Con i genitori, che spesso, di fronte alle brutalità della cronaca, si illudono che finché i figli staranno nelle loro stanze saranno al sicuro. Penso che oggi non ci sia pericoloso maggiore di un ragazzo chiuso in camera da solo con un computer.

Se la dipendenza è sempre segno di un disagio, quale mancanza spinge verso la pornografia?

Il 90 per cento dei casi che prendo in carico viene da situazioni familiari difficili, in cui se i genitori non sono divorziati, hanno comunque problemi relazionali fra loro e con i figli. La crisi della famiglia è la prima causa della frustrazione e del dolore del bambino, il quale trova come unica soluzione il piacere momentaneo che gli offre il mondo. A ciò si aggiunge il fatto che i genitori si comportano come degli amici anziché essere autorevoli e quindi capaci di porre i limiti necessari allo sviluppo sano dei ragazzi.

Come mai se si sente parlare di omosessualità, di droga o di dipendenza da internet, di questo fenomeno si parla poco anche nel mondo cristiano?

Il problema è così diffuso che si teme di giudicarlo per non urtare le persone, dimenticando però che chi soffre una dipendenza ha bisogno di essere aiutato a prendere consapevolezza della natura del proprio disagio. Credo che i primi a doversi interrogare su questa piaga siano gli adulti e le famiglie. Mentre i governi e i parlamenti, se vogliono davvero fare qualcosa, devono impedire che i media diffondano immagini pornografiche o comunque volgari. Servono leader politici e religiosi coraggiosi e psicoterapeuti fortemente legati a una visione cristiana dell’uomo. Soprattutto bisogna che gli uomini e le famiglie ritornino a credere e quindi ad educare.
Benedetta Frigerio – La Nuova Bussola Quotidiana

18 miti sulla prostituzione

1. “La prostituzione è il mestiere piu’ antico del mondo”

Proviamo a cambiare prospettiva: fare il “magnaccia” potrebbe essere considerato il mestiere piu’ antico del mondo. Il fatto che un fenomeno sia esistito per molto tempo non implica che esso non possa essere cambiato. Pensiamo, ad esempio, a fenomeni quali l’omicidio, la pena di morte o la schiavitù.

SCELTA?

2. “La prostituzione è un lavoro come un altro”
Non esiste altro “lavoro” con un tasso di mortalità così elevato (da 10 a 40 volte più alto della media). Tra il 60 e l’80% dei “lavoratori” nel mondo della prostituzione subisce regolarmente abusi fisici e sessuali. Se è un lavoro come un altro, come mai così poche donne dell’Europa occidentale colgono questa opportunità? Come mai le donne che si prostituiscono sono per la maggior parte immigrate? Si tratta forse di un “lavoro” rivolto essenzialmente alle donne straniere? Per favorire le pari opportunità, dovremmo forse fare campagne promozionali di questo tipo di “lavoro” per gli uomini? Vari sindacati in Europa non considerano la prostituzione un vero lavoro, in quanto essa è ritenuta incompatibile con i livelli di sicurezza e dignità, così come con il concetto di “progressione di carriera”, associati ad una professione vera e propria.

3. “La prostituzione porta un sacco di soldi”

A chi? secondo l’Interpol, un “protettore” guadagna 110.000 euro all’anno per ogni donna che esercita la prostituzione da lui controllata. Se la prostituzione è un “lavoro” così remunerativo, come mai la maggior parte di coloro che esercitano questa attività non possiede una macchina, un appartamento né riesce a risparmiare per il futuro? L’idea che la prostituzione paghi molto è semplicemente un mito. Dibattere sul potenziale retributivo di questo genere di attività è, inoltre, una strategia disonesta: indipendentemente dalla cifra, la prostituzione riguarda qualcuno che compra l’accesso al corpo e alla sessualità di un altro individuo. Gli esseri umani, però, non hanno e non devono avere prezzo.

4. “La prostituzione è una scelta”

“Se le donne avessero maggiore capacità di scelta economica, in questa società, non sceglierebbero di venire abusate attraverso la prostituzione” dice Fiona Broadfoot, sopravvissuta alla prostituzione del Regno Unito. Ogni scelta è sempre legata ad un contesto. Oggi in Europa l’uguaglianza di genere non è ancora realtà: basta guardare al divario retributivo tra uomini e donne (16%), alla diffusione della violenza contro le donne (1 donna su 5 è vittima di violenza coniugale), agli stereotipi sessisti, alla sottorappresentazione delle donne nel mondo del business, nelle università ed in politica (24% dei parlamentari nazionali è donna)… In un contesto in cui molte donne vivono discriminazioni, povertà e violenza, il consenso può essere comprato. Numerosi studi indicano che la povertà, la perdita della famiglia e di un tetto, la dipendenza da droghe ed una storia di abusi fisici e sessuali sono le componenti che rendono le giovani donne maggiormente a rischio di entrare nel mondo della prostituzione. Inoltre, la maggior parte delle donne che si prostituiscono comincia da molto giovane. Vorreste che vostra figlia o vostra sorella scegliesse questa attività?

18 miti_25. “La prostituzione rende le donne economicamente indipendenti, specialmente le immigrate”

In tempi di crisi economica, con alti livelli di disoccupazione ed atteggiamenti razzisti prosperanti, sarebbe molto facile dire che la prostituzione è una soluzione per le donne in generale e per quelle immigrate in particolare. Aiuterebbe addirittura a ridurre il tasso di disoccupazione! Tuttavia le vere questioni per le donne migranti sono: accesso al mercato del lavoro, riconoscimento dei titoli e diritti legati al ricongiungimento familiare. L’indipendenza economica non dovrebbe ottenersi facendosi del male e accettando gli abusi. Nel 21° secolo possiamo e dobbiamo fare di meglio.

LIBERTÀ SESSUALE?

6. “La prostituzione riguarda la libertà sessuale, l’abolizionismo è anti-sesso”

Cerchiamo di essere più precisi: stiamo parlando della libertà sessuale di chi? La libertà sessuale consiste nel godere dei diritti e della salute sessuali, basati sull’eguaglianza e liberi da ogni forma di discriminazione, coercizione o violenza (definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità). La prostituzione non riguarda il sesso, bensì il potere: acquistare prestazioni sessuali significa negare la libertà sessuale dell’altra persona. Pagare per il sesso significa negare il diritto di un’altra persona al desiderio sessuale e costituisce un atto di profonda deprivazione dell’agentività sessuale di un altro essere umano. Gli abolizionisti sono pro-sesso: vogliono una genuina libertà sessuale ed una vera uguaglianza tra uomini e donne; ciò non si potrà mai raggiungere finché la sessualità sarà inserita nel contesto del mercato.

7. “La prostituzione è parte della storica lotta delle donne per il controllo del proprio corpo”

Negli anni Settanta, in Europa, le donne effettivamente lottarono per il riconoscimento dei loro diritti sessuali e riproduttivi, in particolare per il diritto all’aborto sicuro. Denunciavano le disuguaglianze strutturali tra uomini e donne e, con esse, ogni autorità che imponesse la propria visione sui diritti umani delle donne: la religione, la tradizione… e il mercato. La mercificazione della sessualità e dei corpi delle donne non può essere considerata parte di una lotta collettiva per i loro diritti: la prostituzione riguarda il diritto di comprare sesso che gli uomini si sono auto-attribuiti, non significa realizzare l’uguaglianza di genere.

8. “Alcune donne affermano di avere il diritto di prostituirsi”

Alcune persone accettano anche di lavorare per meno del salario minimo garantito; alcuni accettano addirittura di vendere un organo. In entrambi i casi, la nostra società ha deciso di proteggere i più vulnerabili e garantire una vita decente per tutti; in questi casi, la legge condanna quindi il datore di lavoro che paga il lavoratore meno del salario minimo o la persona che acquista l’organo. Allo stesso modo, la legge dovrebbe criminalizzare l’acquirente di sesso, non la persona che si prostituisce. Alcune persone possono dire che scelgono di prostituirsi; ma una società democratica non si costruisce sulla base di rivendicazioni individuali che non rispecchino la situazione della stragrande maggioranza. Sono in gioco il futuro che stiamo creando, la società in cui vogliamo vivere. Al giorno d’oggi dovremmo essere molto più preoccupati del diritto di uomini e donne di non entrare nel mondo della prostituzione.

9. “Solo ‘le lavoratrici ed i lavoratori del sesso’ dovrebbero parlare di prostituzione, perché sanno meglio di chiunque altro di cosa si tratti”

Dovrebbero forse solo le donne vittime di violenza domestica essere tenute a denunciare quella violenza? La violenza domestica è riconosciuta come una forma strutturale di violenza contro le donne, che ci riguarda tutti, donne e uomini, perché mette in gioco valori sociali. La prostituzione ci riguarda tutti: trasmette norme e rappresentazioni ai giovani, è banalizzata e persino resa glamour dai media e dall’industria della cultura. Inoltre, per ogni “lavoratrice del sesso” mediatizzata, ci sono molte sopravvissute della prostituzione che molto raramente riescono a parlare apertamente, anche a causa del trauma subito durante la loro esperienza. E ci sono milioni di persone ancora nel circolo della prostituzione che sono invisibili. È tempo di ascoltarle. ”

18 miti_3UTILITÀ SOCIALE?

10.“La prostituzione è utile per la società, specialmente per gli uomini soli e socialmente isolati.”

Gli acquirenti di prestazioni sessuali, in media, non corrispondono affatto a questo stereotipo: ricerche internazionali mostrano come essi siano per la maggior parte uomini sposati o con una relazione e che tendono ad avere più partners (al di fuori della prostituzione) rispetto al resto della popolazione maschile. Giustificando la prostituzione come un’istituzione sociale, si supporrebbe che alcune donne debbano essere sacrificate per i “bisogni” di questi uomini. Le donne che si prostituiscono sono prima di tutto donne: dovrebbero tutte godere degli stessi diritti e della dignità umana.

11. “La domanda non cesserà mai”

Questo assunto presuppone una visione ben triste degli uomini…: secondo tale presupposto, gli uomini sarebbero guidati dai loro cosiddetti “bisogni sessuali irreprimibili”, non dal loro cervello. È davvero sorprendente, visto che la maggioranza degli uomini non è solita comprare sesso. La domanda di prostituzione è legittimata da una certa visione della mascolinità, collegata alla virilità e alla forza, tutti stereotipi sugli uomini trasmessi dalle nostre società diseguali. Essa si può ridurre con l’educazione, la prevenzione e la legislazione. È semplice. Il fatalismo è usato dalle persone che non vogliono cambiare la società.

12. “Abolire la prostituzione porterebbe ad avere più stupri”

In realtà è il contrario: vari studi hanno mostrato che gli uomini comprano sesso semplicemente perché è possibile farlo. La normalizzazione della prostituzione, invece, promuove atti di violenza nei confronti delle donne, convogliando il messaggio sociale secondo cui le donne sarebbero delle merci. Il Nevada, dove lo sfruttamento della prostituzione è stato depenalizzato, ha il più alto tasso di stupri di tutti gli Stati Uniti. In uno studio su un campione di uomini, il 54% di coloro che frequentano prostitute ha riconosciuto di aver avuto comportamenti sessuali aggressivi nei confronti della propria partner.

13. “Legalizzare la prostituzione è il modo migliore per garantire il godimento di diritti basilari per le persone che esercitano questa attività”

Prostituirsi è legale dappertutto in Europa (tranne in Croazia). Il tema dell’accesso ai diritti non è legato allo status legale della prostituzione, quanto allo status migratorio di ogni persona: se si soggiorna legalmente sul suolo di un paese, si può accedere a servizi di base, tra cui il test dell’HIV e servizi sanitari. Se si è privi dei documenti necessari, si rischia di non avere accesso a questi diritti nemmeno in paesi che legalizzano o depenalizzano la prostituzione; ciò non ha niente a che vedere col fatto di essere o meno nel mondo della prostituzione. In Germania solo 44 persone si sono registrate come “professioniste del sesso”, contro una stima di 400.000 persone nel circolo della prostituzione. Legalizzare la prostituzione (o depenalizzare il lavoro del sesso e quindi lo sfruttamento della prostituzione) non cambia la stigmatizzazione sociale delle persone che esercitano questa attività.

UTOPIA?

18 miti_414. “Dobbiamo combattere la tratta di esseri umani, ma la prostituzione non c’entra niente”

Queste affermazioni contraddicono la realtà: se la prostituzione non ha niente a che fare con la tratta di esseri umani a scopo sessuale, per cosa sono trafficate le donne? Secondo i dati dell’UE, il 62% della tratta di esseri umani nell’Unione Europea è a scopo di sfruttamento sessuale. La tratta è alimentata dal profitto ed ha un legame diretto con i mercati della prostituzione, dove la domanda alimenta l’offerta. Si stima che i profitti derivanti dalla tratta a scopo di sfruttamento sessuale ammontino a 27,8 miliardi di dollari. Questi soldi provengono dai clienti, come in ogni altro settore del business. Ecco perché la prostituzione e la tratta di esseri umani sono intrinsecamente connesse.

15. “Col modello svedese le persone che esercitano la prostituzione sono più esposte a violenze, perché la prostituzione entra nella clandestinità”

Se i clienti possono trovare le prostitute, anche i servizi sociali ci riescono! Criminalizzando i clienti, il modello svedese cambia la relazione tra donne e clienti: i criminali sono i clienti. Molte donne che hanno esercitato la prostituzione in Germania, prima di arrivare in Svezia, raccontano all’Unità Prostituzione della Polizia di Stoccolma che c’è molta più violenza nelle “case chiuse” rese legali, perché gli acquirenti di sesso possono fare tutto ciò che vogliono. Gli assistenti sociali in Svezia osservano come le persone esercitanti la prostituzione si sentano più libere di rivolgersi a loro per ricevere assistenza. Al contrario, in paesi dove le “case chiuse” sono legali (come in Australia o in Germania), i servizi sociali e la polizia dicono di riuscire con più difficoltà ad avvicinare le donne che si prostituiscono. Legalizzare la prostituzione non cambierà la realtà: la prostituzione è una forma di violenza. Il 68% delle donne che esercitano questa attività soffre dei sintomi del disturbo post-traumatico da stress, come le vittime di tortura o i veterani di guerra.

16. “Non dovremmo criminalizzare i clienti, perché essi possono salvare le donne o identificare le vittime di tratta”

Il mito incarnato da Richard Gere in “Pretty woman” è ben lontano dal rappresentare la realtà. Un cliente di sesso che “salva” una donna o denuncia un caso di tratta resta pur sempre un cliente di sesso; l’esistenza di “clienti gentili” non riduce la domanda, contribuisce solo a corroborare una visione romantica della prostituzione che non ha nulla a che vedere con la realtà. Inoltre, questo genere di clienti rappresenta solo una piccola minoranza. I siti web di acquirenti sono illuminanti a riguardo. Ecco alcuni commenti: “Pompino decente, ma con un comportamento sgradevole e senza alcuno sforzo di sembrare interessata o almeno far finta di godere”; “è stato come fottere un attraente sacco di patate” (The invisible men Tumblr).

17. “Gli abolizionisti vogliono proibire la prostituzione”

C’è una grande differenza tra l’approccio proibizionista, che criminalizza tutti gli attori del sistema prostituzionale (comprese le persone che si prostituiscono), e l’approccio abolizionista, il quale mira solo ai clienti, ai “protettori” e ai trafficanti, cioè coloro che hanno capacità di scelta. Optare per la criminalizzazione di tutti non affronta la cause profonde né la natura di genere della prostituzione. Il modello abolizionista dà risalto alla violenza di tipo economico, psicologico e fisico connaturata nella prostituzione; esso vuole quindi proteggere le persone colpite e criminalizzare i colpevoli, cioè i clienti. L’abolizionismo vuole proporre alternative concrete alle persone che si trovano nella prostituzione e cambiare la mentalità che ne sta alla base.

18. “L’abolizione della prostituzione è un’utopia”

Abolire la prostituzione non significa debellarla. Gli stupri, gli omicidi e la pedofilia sono proibiti, tuttavia esistono ancora. Ciò che è importante è la norma sociale che la legislazione trasmette: essa dovrebbe inserire tra i diritti umani il principio per il quale il corpo umano e la sessualità non sono in vendita. Essa dovrebbe creare le condizioni per la realizzazione di una società più giusta.

Il jihad e la crociata: guerre sante asimmetriche

jihad crociataAttenzione a non confondere jihad e crociata. Sono guerre sante, ma non sono la stessa cosa. Lo spiega in un nuovo volume – Il jihad e la crociata (Ares, www.edizioniares.it, pagg. 160, euro 12) -, apparso dopo il famoso discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, lo storico Marco Meschini.

Marco Meschini è storico medievalista e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. In questa intervista rilasciata a ZENIT, chiarisce i concetti fondamentali per vedere le differenze tra jihad e crociata: mentre il jihad è essenziale per l’islam, la crociata non lo è per il cristianesimo.

In che senso il jihad e la crociata sono «guerre sante»?

Meschini: Per «guerra santa» intendiamo una guerra con due elementi caratterizzanti: innanzitutto, per chi vi aderisce, è una guerra volta da Dio e promossa dai suoi legittimi rappresentanti; in secondo luogo, parteciparvi apre le porte del Paradiso.

Per il jihad si deve ricordare un passo coranico fondamentale: «Combattete coloro che non credono in Allah e che non ritengono illecito quel che Allah e il suo messaggero han dichiarato illecito» (9,29). È Allah a volere il jihad, Allah è santo, dunque il jihad è santo, una guerra santa.

Per il secondo aspetto, va richiamato un hadit (cioè un detto di Maometto con valore normativo): «Sappiate che il Paradiso è all’ombra delle spade».

Inoltre il mujahid, il «combattente del jihad», in caso di morte è considerato un «martire», shahid, «testimone», lo stesso senso letterale della parole greca martyr, «martire». Costui è ritenuto così santo che il suo corpo non deve essere lavato prima dell’inumazione, come prescriverebbe la legge islamica, e può persino trasferire parte della propria santità ai parenti.

Lei però le definisce anche «asimmetriche»: cosa le distingue?

Meschini: Anche la crociata – per i cristiani del Medioevo – era voluta da Dio, nel senso che i Papi la vollero e la predicarono, connettendovi la remissione delle pene per i peccati commessi dai partecipanti. E il grido di battaglia dei crociati era: «Dio lo vuole!».

Una prima asimmetria è però proprio questa: il jihad apre direttamente le porte del Paradiso, la crociata no, perché è intesa come parte del processo che può condurre l’uomo peccatore in Paradiso.

Vi sono però altre asimmetrie più forti.

Anzitutto, il jihad è sia difensivo sia aggressivo, cioè strumento di diffusione della religione islamica che – ricordiamolo – significa «sottomissione» ad Allah.

La crociata, invece, nacque solo dopo oltre un millennio di cristianesimo e con uno scopo limitato: recuperare Gerusalemme e la Terrasanta, ingiustamente occupate dai musulmani.

Va però aggiunto che, nel corso di una storia plurisecolare, vi furono anche crociate di espansione, pur senza che l’idea originaria si perdesse completamente.

Lei inoltre sostiene che, mentre il jihad è coessenziale all’islam, la crociata non lo è per il cristianesimo.

Meschini: È l’asimmetria più radicale. Come detto, la guerra santa è una prescrizione coranica – e il Corano è la Parola di Allah, eterna e immutabile – praticata da Maometto e dotata di tutta una serie di regole accessorie per definirne modi e condizioni.

Ancora oggi, per tutti gli islamici, il jihad è il «sesto pilastro» dell’islam, cioè uno dei precetti identitari della loro religione.

Viceversa, non esiste alcun testo sacro cristiano che parli di una simile guerra, né il modello che è Cristo la prevede, anzi! Per questo la crociata, certamente sorta in un contesto cristiano, non è necessario che si ripresenti in altri contesti cristiani; né, soprattutto, ha a che fare con il kerigma, il «nocciolo» della rivelazione cristiana.

Avrebbe senso, oggi, una sorta di crociata cristiana?

Meschini: Non credo. Tuttavia ha molto senso un’azione di resistenza salda – che ricorra quindi non solo ma anche alla forza – per contrastare chi minaccia manu armata la pace internazionale.

Parlare di jihad e crociate oggi non rischia di rendere più difficile il dialogo tra cristianesimo e islam?

Meschini: Qual è lo scopo del dialogo? Io penso conoscersi meglio e, se possibile, giungere a un livello superiore di verità. Dunque la verità o almeno l’onestà intellettuale è una premessa, anzi una condizione irrinunciabile del dialogo.

Per questo ho voluto smascherare alcuni commentatori che, dietro contorsioni verbali, cercano di camuffare la verità storica, giuridica e teologica insita nel tema del jihad.

Cosa voleva dire il Papa a Ratisbona quando ha parlato del discorso di Manuele II Paleologo su questi temi?

Meschini: Benedetto XVI è stato molto chiaro: la fede e la verità si possono proporre e diffondere solo da intelletto a intelletto e da cuore a cuore, in un mutuo scambio di ragione e credo.

E quindi espandere la propria religione «con la spada» è una mostruosità antitetica al Logos, alla Ragione, cioè a Dio. E la violenta reazione di tanti alle sue parole è stata – drammaticamente – un’involontaria ma “perfetta” risposta di conferma al suo discorso.

Quanto ci amasti, Padre buono (Sant’Agostino)

amore di DioQuanto ci amasti, Padre buono, che non risparmiasti il tuo unico Figlio, consegnandolo agli empi per noi! Quanto amasti noi, per i quali Egli, non giudicando una usurpazione la sua uguaglianza con te, si fece suddito fino a morire in croce, ci rese, da servi, tuoi figli nascendo da te e servendo a noi! A ragione è salda la mia speranza in lui che guarirai tutte le mie debolezze. Senza di lui dispererei. Le mie debolezze sono molte e grandi, ma più abbondante è la tua medicina. (Confessioni )

E se Gesù non fosse nato? (Antonio Socci)

gesu mondoE se Gesù non fosse nato? Non ci sarebbero – per esempio – né università, né ospedali. E nemmeno la musica.
E’ facile provare storicamente che queste istituzioni, nate nel medioevo cristiano (come le Cattedrali e l’arte occidentale), sarebbero state del tutto inconcepibili senza la storia cristiana.
Se Gesù non fosse venuto fra noi non ci sarebbe neanche lo Stato laico, perché – come ha dimostrato Joseph Ratzinger in un memorabile discorso alla Sorbona – è Lui che ha desacralizzato il potere il quale da sempre ha usato le religioni per assolutizzare se stesso.
Dopo Gesù, Cesare non si può più sovrapporre a Dio, non può avere più un potere assoluto sulle persone e le cose. Inizia la storia della libertà umana.

Se Gesù non fosse nato le donne non avrebbero alcun diritto, sarebbero considerate ancora “cose” su cui gli uomini hanno potere di vita e di morte, com’era perfino nella Roma imperiale.
Se Gesù non fosse nato vecchi e malati continuerebbero ad essere abbandonati.
Se Gesù non fosse nato non esisterebbero i “diritti dell’uomo”.
Né la democrazia (ripeto: la democrazia e la libertà sarebbero stati inconcepibili).
Se Gesù non fosse venuto avremmo ancora un sistema economico fondato strutturalmente sulla schiavitù e quindi arretrato (oltreché disumano e bestiale), sempre al limite della sussistenza.

Invece Gesù è venuto e il continente che l’ha accolto, il continente cristiano per eccellenza, l’Europa, di colpo ha fatto un balzo inaudito nella storia umana, lasciando indietro tutto il resto del mondo, perfino civiltà molto più antiche, come quella cinese.
Gesù è venuto e l’essere umano è fiorito: la sua intelligenza, la sua genialità, la sua umanità, la sua creatività, la sua razionalità (soprattutto!).

Chi – abbeverato alle fonti avvelenate dell’ideologia dominante – nutre qualche dubbio in proposito può trovare intere biblioteche che lo dimostrano, ma, per tagliar corto, in queste giorni di vacanze può cavarsela leggendosi un libro.
L’autore non è un apologeta cattolico, ma un sociologo americano di una università yankee: Rodney Stark.
Il suo libro è stato tradotto da Lindau col titolo: “La vittoria della Ragione”. Sottotitolo: “Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza”.
Il suo excursus lungo i secoli è documentatissimo e chiaro.
Spiega che quando gli europei per primi cominciarono a esplorare il mondo, ciò che li stupì fu “la scoperta del loro grado di superiorità tecnologica rispetto alle altre società”.
Stark – per farsi capire – scende nei particolari: “Perché per secoli gli europei rimasero gli unici a possedere occhiali da vista, camini, orologi affidabili, cavalleria pesante o un sistema di notazione musicale?”.
Il perché – come spiega Stark – risale a quella razionalità e a quel genio della realtà fioriti col cristianesimo.
Gli esempi sembrano minimi (gli occhiali, i camini), ma si tratta di oggetti di uso quotidiano che hanno rivoluzionato la vita e la qualità della vita.

Inoltre vanno compresi all’interno delle conquiste più grandi.
Stark dimostra che è dal cristianesimo, dalla conoscenza di un Dio che ha razionalmente ordinato il cosmo, che deriva la “straordinaria fede nella ragione” che connota l’Occidente cristiano.
“Sin dagli albori i padri della Chiesa insegnarono che la ragione era il dono più grande che Dio aveva offerto agli uomini. Il cristianesimo fu la sola religione ad accogliere l’utilizzo della ragione e della logica come guida principale verso la verità religiosa”.

Da qui, da questa “vittoria della ragione”, da questa certezza che il mondo non è una divinità, né un capriccio inconoscibile degli dèi, ma è creato secondo un Logos razionale e può essere compreso e dominato dall’uomo, derivano la scienza, la tecnologia e – per esempio – come conseguenza ultima di tipo sociale, il “capitalismo”, cioè quel sistema di produzione regolato che ha portato a una prosperità mai conosciuta prima nella storia umana.

Naturalmente andiamo per grandi lineee.
Potremmo dettagliare tutte le cose che stanno dentro queste svolte storiche: la legittimazione teologica e morale della proprietà privata e del profitto, la limitazione dell’arbitrio dello Stato, il diritto della persona a non essere schiavizzato (che ha provocato una quantità di scoperte e conquiste tecnologiche).
La teoria della democrazia e dei diritti dell’uomo fiorì nei grandi monasteri che hanno civilizzato l’Europa barbarica, poi nelle università medievali e nella teologia successiva.
Ed è stata recepita nelle istituzioni.

E’ tutto un sistema di pensiero e di valori che ha letteralmente dato forma al nostro vivere quotidiano e che deriva da ciò che il cristianesimo ha portato nella storia umana.
Il progresso stesso è un concetto nato dai padri della Chiesa e che non è concepibile se non nella concezione cristiana della storia.
Stark dettaglia fino a particolari a cui noi normalmente neanche facciamo caso. Accendere la luce, avere acqua e riscaldamento in casa, muoversi a velocità inaudita sul pianeta coprendo distanze immense, comunicare da un capo all’altro del mondo, disporre di cibo oltre ogni immaginazione, dominare lo spazio, debellare tante malattie allungando la vita umana di decenni..
Tutto questo – letteralmente – non sarebbe stato neanche immaginabile se quel giorno di duemila anni fa, a Betlemme di Giudea, non fosse nato Gesù.

Non è un caso se le conquiste dell’Occidente cristiano hanno civilizzato e umanizzato tutto il mondo.
Ma l’origine sta in quella strepitosa liberazione dell’umano e delle sue immense energie e potenzialità che è iniziata quando è venuto Gesù. Per questo – e non a caso – la storia si divide: prima di Cristo e dopo di Lui. Per questo anche un laico – se minimamente colto e avvertito – celebra il Natale come l’alba della prosperità e della libertà.

Sia chiaro: non che l’occidente cristiano sia di colpo diventato immune dal male.
Tutt’altro. Il rischio di ripiombare nelle tenebre della disumanità è stato sempre presente ed è continuo.
Ma anche il male dell’uomo, nel corso dei secoli, ha trovato finalmente la forza inesausta di Cristo nella Chiesa che l’ha contrastato, l’ha perdonato e redento, dilagando nella storia dei popoli cristiani.

Un grande poeta, Thomas. S. Eliot, ha colto questa drammatica lotta (di ogni giorno) dei popoli cristiani per vincere nel corso dei secoli la barbarie e la bestialità con questi versi:
“Attraverso la Passione e il Sacrificio, salvati a dispetto del loro essere negativo;/ Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima;/ Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce./ Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via”.

Infatti, nonostante la liberazione storica che ha prodotto, Gesù non è nato innanzitutto per civilizzare il mondo, ma per santificare gli uomini, per renderli, da bestiali, divini.
Diceva S. Agostino: “Dio si è fatto uomo. Saresti morto per sempre se lui non fosse nato nel tempo. Mai saresti stato libero dalla carne del peccato, se lui non avesse assunto una carne simile a quella del peccato. Ti saresti trovato sempre in uno stato di miseria, se Lui non ti avesse usato misericordia. Non saresti ritornato a vivere, se Lui non avesse condiviso la tua morte. Saresti venuto meno, se Lui non fosse venuto in tuo aiuto. Ti saresti perduto, se lui non fosse arrivato”.

Se non fosse nato Gesù, saremmo tutti dei disperati.
Ma Lui è venuto fra noi.

di Antonio Socci – Libero

Dammi Signore, un cuore che ti pensi (Sant’Agostino)

cuore cervelloDammi, Signore,
un cuore che ti pensi,
un’anima che ti ami,
una mente che ti contempli,
un intelletto che t’intenda,
una ragione che sempre aderisca
fortemente a te, dolcissimo;
e sapientemente, o Amore sapiente, ti ami.
O vita per cui vivono tutte le cose,
vita che mi doni la vita,
vita che sei la mia vita,
vita per la quale vivo,
senza la quale muoio;
vita per la quale sono risuscitato,
senza la quale sono perduto;
vita per la quale godo,
senza la quale sono tormentato;
vita vitale, dolce e amabile,
vita indimenticabile.

(Sant’Agostino)

O Dio, creatore dell’universo (Sant’Agostino)

universoO Dio, creatore dell’universo, concedimi prima di tutto che io ti preghi bene, quindi che mi renda degno di essere esaudito, ed infine di ottenere da te la redenzione. O Dio, dal quale allontanarsi è cadere, verso cui voltarsi è risorgere, nel quale rimanere è aver sicurezza; o Dio, che abbandonare è andare in rovina, a cui tendere è amare, che vedere è possedere; o Dio, al quale ci stimola la fede, ci innalza la speranza, ci unisce la carità; o Dio, che ci rendi degni di essere esauditi; o Dio, che ci unisci; o Dio, che ci induci alla verità piena; o Dio, che ci purifichi e ci prepari ai premi divini: vienimi incontro benevolo. (Soliloqui)
Sant’Agostino

Non sottovalutare la pericolosita’ dell’hashish/marijuana

Dopo che il 12 febbraio la Corte costituzionale ha accolto il ricorso di una persona trovata in possesso di 3,8 chili di hashish e ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcuni articoli della legge Fini- Giovanardi, molti politici e organi d’informazione hanno inneggiato alla sua “abolizione” e in particolare alla presunta sconfessione dell’equiparazione tra droghe leggere e pesanti. Di fatto, la dichiarazione di incostituzionalità ha riguardato solo la procedura di conversione del decreto-legge e non è entrata nel merito del contenuto della legge stessa.

In questa occasione sono state avanzate richieste di una politica più liberale nei confronti delle droghe.Anche in altri paesi vi sono lobby che si impegnano per la depenalizzazione se non per la legalizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti o per lo meno di quelle contenenti cannabinoidi, le sostanze attive presenti nell’hascisc e nella marijuana. Di fronte alle proposte di legalizzazione della marijuana negli USA, la più importante società americana di medicina delle dipendenze, l’ASAM – American Society of Addiction Medicine, ha elaborato nel 2012 un “Libro bianco” per controbattere le tesi a favore della droga e per mettere in guardia politici e opinione pubblica dai pericoli della sua legalizzazione.

L’ASAM sostiene che il consumo di marijuana non è innocuo, che è nocivo alla salute e può provocare dipendenza e disturbi psichici anche gravi, come le psicosi, e un peggioramento dei loro sintomi, influenzandone negativamente il decorso. L’effetto nocivo sul sistema nervoso centrale è tanto più accentuato quanto più precoce è l’inizio del consumo, per questo l’Accademia americana di pediatria sostiene che «basandosi sull’esperienza con alcool e tabacco la legalizzazione della marijuana avrebbe un effetto negativo sulla gioventù». L’effetto della marijuana diminuisce la capacità di eseguire correttamente prestazioni complesse, come la guida di un veicolo a motore, ed effettivamente incidenti, feriti e morti sulla strada dovuti alla marijuana costituiscono attualmente uno dei maggiori rischi per la sicurezza stradale negli Stati Uniti. Un argomento invocato a favore della legalizzazione è l’effetto positivo su sintomi di alcune malattie, per esempio su dolori e spasmi muscolari della sclerosi multipla.

L’ASAM ritiene opportuno studiare il profilo di azione dei componenti attivi della marijuana (sono molte decine) e, individuati quelli più efficaci e con meno effetti collaterali, preparare medicinali standardizzati, che, dopo la registrazione come avviene per tutte le altre medicine, vengano venduti in farmacia su prescrizione medica. Analogamente a quanto avvenuto con l’effetto analgesico dell’oppio: partendo dalla struttura della morfina l’industria farmaceutica ha sviluppato analgetici anche cento volte più potenti e molto più maneggevoli nella terapia.

Questo è anche il parere del Comitato permanente del Senato degli USA sul controllo internazionale delle droghe: «Noi crediamo che la migliore via sia quella di concentrare le risorse per lo sviluppo di medicine alternative in un processo regolato dalla Federal Drug Administration – cioè l’organo di controllo sulla registrazione dei medicinali – piuttosto che legalizzare la marijuana». L’ASAM riconosce che attualmente i danni provocati da alcool e tabacco possono essere superiori a quelli provocati dalla marijuana, ma ricorda al proposito il parere del College on Problems on Drugs and Dependance: «I costi per la salute delle droghe illegali possono ben raggiungere o superare quelli di alcool e tabacco se viene modificato il loro stato legale e il loro uso aumenta bruscamente».

Secondo il “Libro bianco” tale aumento sarebbe inevitabile poiché il consumo di una sostanza correla con la percezione della sua pericolosità e con la facilità con cui può essere acquistata. Il “Libro bianco” mette anche in dubbio la tesi che la legalizzazione eliminerebbe il traffico illegale e quindi il coinvolgimento della criminalità organizzata. I progetti di legalizzazione prevedono una tassazione della marijuana analoga a quella dell’alcool e del tabacco, ma il corrispondente aumento del prezzo al consumo continuerebbe a rendere attraente il traffico per la criminalità organizzata, eventualmente interessata in modo particolare a quei consumatori, come i minori, esclusi dall’acquisto legale.I rischi di tutte le complicazioni sarebbero poi aggravati dal fatto che nel corso del tempo sono state selezionate specie di piante con una percentuale di componenti attivi più elevata. E dal gennaio del 2013 in Olanda marijuana con un contenuto elevato del componente attivo THC- tetraidrocannabinolo viene considerata come una droga pesante. Il “Libro bianco” arriva quindi a queste conclusioni:

L’uso della marijuana non è né sicuro né innocuo. La marijuana contiene cannabinoidi psicoattivi che producono in alcuni consumatori una sensazione di piacere, in altri un senso di disagio e in altri consumatori perfino idee di persecuzione. I cannabinoidi interagiscono con circuiti cerebrali con modalità simili agli oppiacei, alla cocaina e ad altre droghe che danno dipendenza.

Disturbi provocati dal consumo di marijuana sono un problema di salute serio e diffuso.- L‘uso di marijuana è associato a effetti collaterali per la salute, come il danno di organi e tessuti specifici e deterioramento del comportamento e delle funzioni neurologiche. In particolare può peggiorare la capacità di assolvere compiti complessi, come la guida di un veicolo a motore.

Incidenti, decessi e feriti dovuti alla marijuana costituiscono attualmente uno dei maggiori rischi per la sicurezza stradale negli Stati Uniti.

La legalizzazione della marijuana porterebbe probabilmente l’opinione pubblica in generale, e i giovani in particolare, a considerare la marijuana meno dannosa di quanto non lo sia. Una diminuzione della “percezione dei pericoli” associati all’uso della marijuana causerebbe una crescita della percentuale dei consumatori e un aumento dei disturbi dovuti al suo uso, compresa la dipendenza.

L’uso di marijuana è associato a un incremento dell’incidenza di psicosi e al peggioramento dei sintomi. Facilitare la disponibilità e l’accesso alla marijuana molto potente provocherebbe un amento della percentuale dei consumatori e potrebbe causare un aumento della percentuale di disturbi psicotici.- Un aumento dell’incidenza e della gravità di disturbi collegati al consumo di marijuana, compresa la dipendenza, aumenterebbe la domanda di servizi di cura. Già ora, nella nostra nazione i servizi di cura delle dipendenze non sono adeguati per affrontare le richieste correnti di terapia.

Entrate previste provenienti dalla tassa sulla marijuana legale sarebbero molto minori dei costi provocati dal maggior consumo di marijuana e probabilmente non sarebbero destinate a queste necessit , così come le entrate delle tasse su tabacco e alcool non sono destinate ai costi sanitari provocati dal loro consumo.

(A cura del dott. Ermanno Pavesi, Segretario generale della FIAMC – Federazione Internazionale della Associazioni dei Medici Cattolici)

*Fonte: http://www.asam.org/

http://www.fiamc.org/bioethics/marijuanamarihuana/

Cannabis pericolosa come la cocaina. Lo dice l’Onu

droghe“Ma lei lo farebbe salire suo figlio su uno scuolabus guidato da un autista che fa uso di cannabis?”. Il professore Gilberto Gerra ama fare esempi iperbolici (ma non più di tanto…) per far capire non solo la pericolosità della cannabis, ma anche il guazzabuglio di ipocrisie che si circonda dietro il mantra liberalizzazione delle droghe cosiddette leggere. Tema buono per tutte le stagioni dal ’68 ad oggi che puntualmente torna alla ribalta politica. E che lunedì si è affacciato per la prima volta in un’aula parlamentare italiana con la discussione, poi rinviata a settembre, del ddl proposto dal deputato radicale Pd Roberto Giacchetti.

“Fa male?” “No, non fa niente”. “Arricchisce le mafie, meglio liberalizzarla”. “E allora l’alcol?”. Attorno al dibattitto si polarizzano scuole di pensiero che il più delle volte utilizzano stati emozionali e semplici opinioni. Perché la scienza, su questo, sulla dannosità della cannabis, è chiara. Da tempo.

Gilberto Gerra è un endocrinologo di Parma, ma da molti anni ormai vive a Vienna dove dirige la divisione dell’Onu per le operazioni antidroga. Un organismo internazionale, autorevole, come autorevole è l’Onu tutte le volte che si pronuncia per una qualunque questione che riguardi l’umanità. Ma che sconta un pregiudizio ideologico che di fatto la rende inoperativa di fronte agli stati. Anche se gli studi che conduce e soprattutto i programmi che svolge per la prevenzione dell’uso di sostanze sono all’avanguardia.

Professore Gerra, eccoci arrivati in Parlamento. Era l’obiettivo dei Radicali. Da almeno 40 anni.

Un errore gravissimo. Dettato da una politica che ignora bellamente che ci sono tre trattati internazionali che riguardano la normativa sull’uso delle droghe.

E che dicono?

Inseriscono la cannabis e tutti i suoi derivati nella prima fascia di sostanze dannose e pericolose. Ci sono non una, ma tre convenzioni internazionali che hanno dato luogo a trattati tra gli Stati e che hanno lo stesso valore, per intenderci degli accordi internazionali sul clima o sui trattati contro la proliferazione degli armamenti nucleari che tanto fanno parlare.

Ma che sono inascoltati?

Esattamente. Sulle droghe esistono tre convenzioni: una del 1961, una del 1971 e una del 1988.

L’ultima è di quasi 25 anni fa…

Sarebbe troppo comodo pensarlo. Ma non è vero: nell’assemblea dell’aprile scorso al Palazzo di Vetro a New York è stato approvato un documento che dice che la pietra angolare del sistema di controllo delle droghe sta in quei trattati. E si badi: è stato approvato all’unanimità con 193 voti su 193. L’accordo sul clima di due giorni dopo ha avuto 170 voti. Eppure…

Eppure?

Eppure c’è una discriminazione dei media. Nessuno ne ha dato notizia. E questo è tragico.

Sì, ma che cosa dicono i trattati?

Che la cannabis è nella tabella 1, la più problematica, esattamente come la cocaina e l’eroina. Infatti gli Stati vorrebbero cambiarle categoria.

Se tutti gli Stati sono d’accordo perché arrivano questi progetti di legge?

Perché ci sono influenze fuori dalle istituzioni, ma quando le istituzioni lavorano seriamente, come all’Onu, pensando al loro elettorato stanno attenti e pensano: non posso mettere un venditore di droga davanti alla scuola di mio figlio.

Dunque: cannabis pericolosa, eppure c’è chi non lo sostiene.

C’è una grande confusione, ma la scienza dice una cosa molto chiara: non deve essere usata per scopi non medici.

I cosiddetti scopi ricreazionali…

Lei andrebbe a chiedere al suo medico il prozac per scopi ricreazionali?

Non so… direi di no.

Chiaro. Perché il medico la interpreterebbe come una domanda senza senso. Provi a chiedere ad un diabetologo una ricetta di insulina per “uso personale”.

Mi prenderebbe per matto.

Appunto. Ma per la cannabis stiamo rivendicando una specie di diritto all’uso non medico di sostanze che hanno reazioni nel cervello ben peggiori del prozac.

Che comunque non è un antidepressivo leggero…

Il prozac serve per aumentare i livelli di serotonina e questo fa essere meno depressi.

Ci sono.

Sa qual è l’effetto farmacologico dell’ecstasy?

No…

Lo stesso del prozac.

E allora perché l’ecstasy è nei trattati?

Perché il prozac è “gentile”. Ci mette 20 giorni ad ottenere un effetto controllato che l’ecstasy raggiunge in 40 minuti. E come in tutte le cose dirompenti qua il danno neurologico è senza ritorno. Per non parlare di altri effetti collaterali.

Torniamo al discorso dell’uso ricreazionale…

Una parola inventata dagli adulti per continuare a negare la situazione dei giovani, i quali non chiedono altro che essere ascoltati.

Non ci fa farà anche lei che è scienziato il solito fervorino sul disagio?

Ma è così. Quando un adolescente sta bene, ha una vita sana, piena, una vita realizzata, si sente amato e ascoltato non pensa di ricorrere a sostanze d’abuso.

Eppure il legislatore lo prevede.

Perché quella parola, ricreazionale, è utilizzata per occultare le difficoltà, uno stress da coprire che non si riesce a gestire, frustrazioni, accumulo di sofferenze fin dalla tenera infanzia, una sfera emozionale anaffettiva. Il ragazzo spera che le sostanze possano migliorare la sua condizione in questo disperato tentativo di automedicazione che lo porta al baratro. E tutto questo il legislatore lo chiama “uso ricreazionale”.

Ma la scienza che cosa dice?

Io studio da 20 anni gli effetti della marijuana sui ragazzi. Ho studiato le loro famiglie e le assicuro che chi fa uso di cannabis non sta bene dal punto di vista relazionale.

Ma gli effetti?

Allora, cominciamo col dire che il minimo che ti può venire fumando una canna è un deficit della memoria e delle capacità cognitive. Chi ha interesse a far sì che il proprio fisico possa subire tutto questo se non un disagiato psicologico?

L’avvocato del diavolo dice: è sempre una questione di quantità.

Balle. Assieme all’Oms in questi anni abbiamo operato una sistematica revisione della letteratura scientifica e abbiamo visto cose impressionanti: rischio incidenti stradali, molto aggravato rispetto all’alcol, danni al polmone, danni cardiovascoari, danni allo sviluppo emozionale degli adolescenti con alterazioni che possono condurre in una minoranza del 15% a disturbi mentali veri e propri, che si fa fatica a riconoscere rispetto ai disturbi classici.

Ad esempio?

Quando uno psichiatra vede un quadro di un adolescente non capisce se è un esordio di schizofrenia o se è indotto da disturbi psicotici da marijuana. Ci sono casi dove la schizofrenia è diventata permanente.

Sempre l’avvocato del diavolo: ma è solo una minoranza.

E allora perché le istituzioni fanno la battaglia alle minoranze a rischio infarto per le malattie cardiovascolari o per il colesterolo? Non tutti quelli che mangiano salame sono vulnerabili all’infarto, ma lo Stato non tutela la maggioranza immune, bensì la minoranza vulnerabile.

Il suo ufficio si occupa anche di criminalità legata allo spaccio. Roberto Saviano continua a dire che la legalizzazione toglierebbe il potere alla malavita.

Opinione funesta da smantellare prima che faccia danni.

E’ falsa?

Falsissima. Ammettiamo che lo Stato venda cannabis in un dispensario pubblico ai maggiorenni con una bassa concentrazione di principio attivo e un prezzo alto per scoraggiare gli avventori.

Ammesso.

Che cosa fa la malavita?

Entra nel business con offerte più vantaggiose…

Esatto. Che si traducono nella messa in circolazione di marijuana a prezzi più bassi e a maggior concentrazione di principio attivo. La malavita così diventa un concorrente dello Stato in un’offerta vasta per minorenni e maggiorenni. E può continuare indisturbata a fare affari sulla morte dei suoi clienti. Compra legale e vende illegale e si fa beffe dello Stato. Senza contare tutti i problemi di relazione sociale.

Come ad esempio?

Nel 2007 ci fu un caso drammatico di un autista di scuolabus che guidava sotto l’effetto di marijuana, ferì 22 bambini. Lei ce li manderebbe a scuola i suoi figli…?

No.

E la maestra che fa uso di cannabis e si dimentica i bambini al parco?  E il pilota d’aereo? Potremmo continuare all’infinito.

Che cosa teme come ufficio Onu?

La creazione di una multinazionale della cannabis. Così come c’è Big Tobacco o Big Pharma avremo Big Cannabis.

Come cercate di prevenire?

Guardi, dopo anni di impegno abbiamo capito che l’unica strada è educativa.

In che modo?

Abbiamo programmi molto specifici per formare giovani che a loro volta formano i loro compagni, ma soprattutto abbiamo programmi di family skills per rinforzare le capacità genitoriali. Ci sono metodologie attraverso le quali informiamo i genitori, utilizziamo le sedi dei municipi o le parrocchie. Da questi momenti emerge che il problema principale è la mancanza di tempo che passano con i loro figli. Ci sono genitori che dicono: “Non avevo mai giocato con mio figlio perché nessuno mi aveva detto che era importante”.

Eppure i ragazzi sono sfuggenti.

Dare regole ai propri figli è una missione sacrosanta. La loro corteccia le rifiuta, ma il loro subconscio dice: “Mio padre, mia madre mi sta dando questa regola perché per lui sono importante, ho un valore”. Gli studi dimostrano che quando un adolescente entra in questa dinamica riduce l’utilizzo per il 40% dei casi. Il problema principale è quando l’adolescente viene neglected, gli viene usata negligenza nei rapporti. Lì qualcosa si incrina.

Adesso il Ddl tornerà in commissione. Spera che qualcuno in Parlamento la chiami a relazionare su quanto ci ha detto?

Lo spero, ma temo che non accadrà.

di Andrea Zambrano – La Nuova Bussola Quotidiana

I luoghi comuni sulla legalizzazione delle droghe leggere, smontati uno per uno

drogaCol suo lungo appello pro legalizzazione Roberto Saviano ha un merito: ha elencato i più diffusi luoghi comuni della cannabis libera. Li ascoltiamo da decenni, monotoni, inalterati, senza riscontri oggettivi, ostili alle evidenze scientifiche. L’autore di Gomorra ce li offre tutti insieme; abbiamo a disposizione il bignamino del legalizzatore grazie a lui e grazie ai media che – quasi unanimi – hanno ripreso il suo video, talora per intero e nella fascia di massimo ascolto, senza farlo precedere o seguire da una sola voce critica. Ma sappiamo pure che la campagna a sostegno della proposta Giachetti, in coincidenza col suo arrivo nell’Aula della Camera, conosce una forte accelerata. L’opposizione di AP ha fatto slittare la discussione da fine luglio a settembre: nel frattempo il terreno viene preparato, confidando su una resistenza di AP simile a quella eroica organizzata contro la legge Cirinnà.

Dice Saviano: “Legalizzare (…) indebolirà le mafie sottraendo loro capitali e allo stesso tempo ridimensionerà il mercato illegale. Chi vorrà fumare uno spinello preferirà di certo sostanze controllate che si possono acquistare regolarmente, senza incorrere in sanzioni, e non andrà a cercare un pusher giù in strada”. Ogni legalizzazione ha dei limiti, come è evidente nella stessa proposta Giachetti: di età dell’acquirente, di quantità della sostanza che si può detenere e, a certe condizioni, cedere, di percentuale di principio attivo. Neanche il legalizzatore più convinto sostiene che a un fanciullo possa recarsi a piacimento al tabaccaio a farsi impacchettare un chilo di hashish col 50% di thc. Alle mafie sarà sufficiente operare oltre i limiti fissati: quanto all’età, puntando in modo ancora più deciso sui minori, quanto alla quantità e alla qualità, offrendo merce in grammi e in capacità stimolante al di là delle soglie stabilite. L’aumento della disponibilità ad assumere cannabis derivante dalla legalizzazione favorirà ancora di più l’operatività criminale oltre soglia, come insegna l’esperienza degli Stati che hanno già leggi come la Giachetti.

Saviano: “i dati. Il Portogallo nel 2001 depenalizza la cannabis e lì in 15 anni diminuisce il consumo. L’Uruguay nel 2013 e il Colorado nel 2014 ne legalizzano il commercio a scopo ricreativo: e anche lì il consumo diminuisce invece di aumentare.” Vorrei conoscerli i dati, ma quelli veri. Prof. G. Di Chiara, direttore del dipartimento di tossicologia all’università di Cagliari: “L’esperienza degli USA, dove 20 Stati hanno legalizzato il fumo di cannabis per uso medico e due anche per uso ricreazionale, indica che la legalizzazione della cannabis aumenta soprattutto la quantità consumata pro capite (…). Non ha eliminato il mercato illegale ma ne ha semplicemente ristretto la clientela agli adolescenti e agli adulti che non possono permettersi il costo elevato della cannabis legale” (Il Sole 24 ore, 18.05.14). Antonio M. Costa, già vicesegretario ONU con delega alla sicurezza e al contrasto del narco traffico: “in Colorado l’uso tra i giovani è salito dal 27% al 31% (contro il 6-8% della media nazionale) (…) il mercato illecito prospera (40% del consumo)” (La Stampa, 25.07.16).

Saviano: “il mondo reale è quello in cui chi fuma due pacchetti di sigarette al giorno (ma anche uno) rischia di ammalarsi di cancro. Il mondo reale è quello in cui quando bevi tre cocktail sei pericoloso per te stesso e per chi trovi sulla tua strada se poi ti metti al volante. In Italia le vittime del tabacco sono stimate sulle 80mila all’anno. Le vittime dell’alcol 40mila. E invece non c’è una sola vittima causata da droghe leggere.” Che è come dire: d’inverno esci di casa in maglietta e predi la bronchite; esci direttamente in tanga e andrà meglio! Prof. Luigi Janiri, vicepres. sez. dipendenze della Soc. italiana psichiatria: “(…) l’alcol è in grado di determinare effetti nocivi sulla salute sia fisica, sia psichica. E’ un dato accertato che ciò avvenga per dosi progressivamente crescenti di alcol e in un tempo molto più lungo (rispetto alla cannabis). L’altra differenza importante rispetto alla cannabis risiede nel fatto che (…) mentre un episodio psicotico transitorio si può verificare in una persona anche alla prima assunzione di cannabis, non si verifica alla prima assunzione di alcol”. Ulteriore differenza è il tempo di smaltimento: “Una persona che fuma una canna oggi impiega (…) per eliminarla fino a 15-20 giorni” (audizione svolta alla Camera il 2.04.14). Sulla presunta assenza di vittime “da droghe leggere”, i dati dei ricoveri ospedalieri o quanto meno al pronto soccorso dopo l’assunzione dei derivati della cannabis sono in aumento in Europa e in Italia, e hanno percentuali più accentuate fra gli adolescenti. Quanto sostiene Saviano potrebbe sollecitare i ministeri interessati a intensificare ed estendere la rilevazione degli incidenti stradali droga-correlati e delle malattie infettive, o comunque derivanti dalla diminuzione delle difese immunitarie, droga-correlate. Ne riparliamo per conferma a rilevazione completata.

Saviano: “applicando alla cannabis la stessa imposta del tabacco lo Stato incasserebbe in tasse tra i 6 e gli 8 miliardi di euro”. Anche qui nessuna fonte a sostegno. Sui costi sociali derivanti dal consumo dei droga vi sono invece ricerche e studi consolidati, che tengono conto di quanto i singoli assuntori spendono – il che non viene meno con la legalizzazione -, dei costi sanitari, dall’assistenza dei servizi per le tossicodipendenze alle strutture riabilitative, alla cura delle malattie droga-correlate. Nella relazione sulle tossicodipendenze della Presidenza del Consiglio la stima dei costi sociali relativa al 2012 – ma il consumo è cresciuto negli ultimi due anni a causa della pessima riforma del 2014 – era di 15,81 miliardi di euro, l’1% del PIL. Legalizziamo pure, i costi aumenteranno. Dopo la legalizzazione in “Colorado – ricorda ancora A.M.Costa – (…) la richiesta di assistenza al Pronto soccorso è aumentata del 31%, i ricoveri in ospedale del 38%. In crescita anche i morti su strada. (…) gli introiti fiscali languiscono all’1% (110 milioni di dollari, su un bilancio di 11 miliardi).”

Saviano: “Sapete come è stato finanziato l’attentato in Spagna del 2004? Con l’hashish che i gruppi vicini ad Al Qaeda hanno venduto anche alla camorra napoletana. (…) L’Is controlla ormai una produzione da oltre 5 miliardi di dollari. Sì, l’erba e l’hashish sono diventati gli strumenti primi di finanziamento delle organizzazioni fondamentaliste.” Anche su questo le fonti latitano. Avevamo notizia che le principali risorse di IS vengono dal commercio sottocosto di petrolio nelle zone occupate e da finanziamenti e armi provenienti da potenze di area a dominanza sunnita. Volendo seguire il ragionamento proposto, se la legalizzazione lascia invariate le entrate dal mercato clandestino per le organizzazioni criminali non si vede perché non debba essere lo stesso per IS. Volendolo seguire, appunto: perché chiunque a questo punto rimprovererà Saviano di non averla detta prima. Se per tagliare le gambe a IS basta farsi una canna “legale”, spinello per tutti e via!

Alfredo Mantovano – Il Foglio

La tentazione di sentirsi indegni (San Francesco d’Assisi)

san francescoDai Fioretti di San Francesco (capitolo 29):
Come il demonio in forma di Crocifisso apparve più volte a frate Ruffino, dicendogli che perdea il bene che facea, però ch’egli non era degli eletti di vita eterna. Di che santo Francesco per rivelazione di Dio il seppe, e fece riconoscere a frate Ruffino il suo errore e ch’egli avea creduto. Frate Ruffino, uno de’ più nobili uomini d’Ascesi, compagno di santo Francesco, uomo di grande santità, fu uno tempo fortissimamente combattuto e tentato nell’anima dallo demonio della predestinazione, di che egli stava tutto malinconioso e tristo; imperò che l’demonio gli metteva pure in cuore ch’egli era dannato, e non era delli predestinati a vita eterna, e che sì perdeva ciò ch’egli faceva nell’Ordine. E durando questa tentazione più e più dì ed egli per vergogna non rivelandolo a santo Francesco, nientedimeno egli non lasciava l’orazioni e le astinenze usate; di che il nimico gli cominciò aggiugnere tristizia sopra tristizia; oltra alla battaglia dentro, di fuori combattendolo anche con false apparizioni Onde una volta gli apparve in forma di Crocifisso e dissegli: “O frate Ruffino, perché t’affliggi in penitenza e in orazione, con ciò sia cosa che tu non sia delli predestinati a vita eterna? E credimi, che io so ciò io ho eletto e predestinato, e non credere al figliuolo di Pietro Bernardoni, s’egli ti dicesse il contrario, e anche non lo domandare di cotesta materia, però che né egli né altri il sa, se non io che sono figliuolo di Dio; e però credimi per certo che tu se’ del numero delli dannati; e ‘l figliuolo di Pietro Bernardoni, tuo padre, e anche il padre suo sono dannati, e chiunque il seguita è ingannato”.

E dette queste parole, frate Ruffino comincia a essere sì ottenebrato dal principe delle tenebre, che già perdeva ogni fede e amore ch’egli avea avuto a santo Francesco, e non si curava di dirgliene nulla. Ma quello ch’al padre santo non disse frate Ruffino, rivelò lo Spirito Santo. Onde veggendo in ispirito santo Francesco tanto pericolo del detto frate, mandò frate Masseo per lui, al quale frate Ruffino rispuose rimbrottando: “Che ho io a fare con frate Francesco?”. E allora frate Masseo tutto ripieno di sapienza divina, conoscendo la fallanza del dimonio, disse: “O frate Ruffino, non sai tu che frate Francesco è come uno agnolo di Dio, il quale ha illuminate tante anime nel mondo e dal quale noi abbiamo avuto la grazia di Dio? Ond’io voglio ch’a ogni partito tu venga con meco a lui, imperò ch’io ti veggio chiaramente esser ingannato dal dimonio”. E detto questo, frate Ruffino si mosse e andò a santo Francesco. E veggendolo dalla lunga santo Francesco venire, cominciò a gridare: “O frate Ruffino cattivello, a cui hai tu creduto?”.

E giugnendo a lui frate Ruffino, egli sì gli disse per ordine tutta la tentazione ch’egli avea avuta dal demonio dentro e di fuori, e mostrandogli chiaramente che colui che gli era apparito era il demonio e non Cristo, e che per nessuno modo ei dovea acconsentire alle suggestioni: “ma quando il demonio ti dicesse più: Tu se’ dannato, si gli rispondi: Apri la bocca; mo’ vi ti caco. E questo ti sia segnale, ch’egli è il demonio e non Cristo, ché dato tu gli arai tale risposta, immantanente fuggirà. Anche a questo cotale dovevi tu ancora conoscere ch’egli era il demonio, imperò che t’indurò il cuore a ogni bene; la qual cosa è proprio suo ufficio: ma Cristo benedetto non indura mai il cuore dell’uomo fedele, anzi l’ammorbida secondo che dice per la bocca del profeta: lo vi torrò il cuore di pietra e darovvi il cuore di carne”.

Allora frate Ruffino, veggendo che frate Francesco gli diceva per ordine tutt’l modo della sua tentazione, compunto per le sue parole, cominciò a lagrimare fortissimamente e adorare santo Francesco e umilemente riconoscere la colpa sua in avergli celato la sua tentazione. E così rimase tutto consolato e confortato per gli ammonimenti del padre santo e tutto mutato in meglio. Poi finalmente gli disse santo Francesco: “Va’ figliuolo, e confessati e non lasciare lo studio della orazione usata, e sappi per certo che questa tentazione ti sarà grande utilità e consolazione, e in breve il proverai”. Tornasi frate Ruffino alla cella sua nella selva, e standosi con molte lagrime in orazione, eccoti venire il nemico in persona di Cristo, secondo l’apparenza di fuori, e dicegli: “O frate Ruffino, non t’ho io detto che tu non gli creda al figliuolo di Pietro Bernardoni, e che tu non ti affatichi in lagrime e in orazioni, però che tu se’ dannato? Che ti giova affligerti mentre tu se’ vivo, e poi quando tu morrai sarai dannato?”.

E subitamente frate Ruffino risponde: “Apri la bocca; mo’ vi ti caco”. Di che il demonio isdegnato, immantanente si partì con tanta tempesta e commozione di pietre di monte Subasio ch’era in alto, che per grande spazio bastò il rovinio delle pietre che caddono giuso; ed era sì grande il percuotere che faceano insieme nel rotolare, che sfavillavano fuoco orribile per la valle; e al romore terribile ch’elle faceano, santo Francesco con li compagni con grande ammirazione uscirono fuori del luogo a vedere che novità fosse quella; e ancora vi si vede quella ruina grandissima di pietre. Allora frate Ruffino manifestamente s’avvide che colui era stato il demonio, il quale l’avea ingannato. E tornato a santo Francesco anche da capo, si gitta in terra e riconosce la colpa sua. Santo Francesco il riconforta con dolci parole e mandanelo tutto consolato alla cella Nella quale standos’egli in orazione divotissimamente, Cristo benedetto gli apparve, e tutta l’anima sua gli riscaldò del divino amore, e disse: “Bene facesti, figliuolo che credesti a frate Francesco, però che colui che ti aveva contristato era il demonio. ma io sono Cristo tuo maestro, e per rendertene ben certo io ti do questo segnale, che mentre che tu viverai, non sentirai mai tristizia veruna né malinconia”. E detto questo, si partì Cristo, lasciandolo con tanta allegrezza e dolcezza di spirito ed allevazione di mente, che ‘l di e la notte era assorto e ratto in Dio E d’allora innanzi fu sì confermato in grazia e in sicurtà della sua salute, che tutto diventò mutato in altro uomo, e sarebbesi stato il dì e la notte in orazione a contemplare le cose divine s’altri l’avesse lasciato stare. Onde dicea santo Francesco di lui, che frate Ruffino era in questa vita canonizzato da Cristo, e che, fuori che dinanzi da lui, egli non dubiterebbe di dire santo Ruffino, benché fusse ancora vivo in terra. A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

 

San Pio X Papa, un profeta

pioxSan Pio X Papa aveva gia’ previsto la schiera di personaggi che pur di denigrare diffamare e peggio, la Chiesa Cattolica avrebbero sostenuto chi era contro la Chiesa, contro la obbedienza, contro Gesu’ Cristo per costruire un falso gesu’ da poter indicare e confondere i cattolici.

Lo diceva chiaramente e queste parole valgono, come perfetta profezia, anche per oggi.

Nei santi parla lo Spirito Santo e questo Spirito essendo senza inizio e fine, parla del mondo senza necessariamente limitarsi a quella epoca in cui parla, ed apppunto oggi ritornano di estrema attualita’, purtroppo, queste parole del Papa Santo che traggo dalla Enciclica “Pascendi Dominici Gregis” dell’8 Settembre 1907

“per opera del nemico dell’uman genere, mai non mancarono “uomini di perverso parlare (Act. X, 30), cianciatori di vanita’ e seduttori (Tit. I, 10), erranti e consiglieri agli altri di errore (II Tim. III, 13)”. Pur nondimeno gli e’ da confessare che in questi ultimi tempi, e’ cresciuto oltre misura il numero dei nemici della croce di Cristo; che, con arti affatto nuove e piene di astuzia, si affaticano di render vana la virtu’ avvivatrice della Chiesa e scrollare dai fondamenti, se venga lor fatto, lo stesso regno di Gesu’ Cristo”

ed ancora:

“i fautori dell’errore gia’ non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, cio’ che da’ somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto piu’ perniciosi quanto meno sono in vista.

[…….]

i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d’ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si danno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima; e, fatta audacemente schiera, si gittano su quanto vi ha di più santo nell’opera di Cristo”

Da qui il loro sostenersi a vicenda spesso chiamando in causa chi sanno piu’ avvelenato fra loro nei momenti di difficolta’ davanti a chi li contrasta piu’ efficacemente.

Ma i nemici di Gesu’ Cristo sono gia’ sconfitti, e sprofonderanno lontani da Dio nel Giudizio finale.

Se qui ci danno pena sopportiamo con coraggio, perche’ ci sara’ riconosciuta come testimonianza cio’ che avremo subito per amore di Gesu’ Cristo.

A loro confusione e vergogna e per loro condanna.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia.

Antonio Casini

“qual meraviglia se i cattolici, strenui difensori della Chiesa, son fatti segno dai modernisti di somma malevolenza e di livore?”
(Papa San Pio X)

dalla parte dei piccoli e dei poveri