Jacqueline, Alexandra e Kella, vittime di sfruttamento da ovuli

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Jacqueline, una ragazza con problemi di fertilita’
, e’ morta in seguito a una stimolazione dello stesso tipo di quelle sopra descritte senza sapere che «l’iper stimolazione delle ovaie puo’ causare infarto, ictus, emorragia o morte», prosegue la dottoressa Parisian.

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Anche ad Alexandra non fu detto nulla dei rischi. Lei, che ha rischiato più volte di morire, prosegue il suo racconto così: «Nessuno nella mia famiglia ha mai avuto un tumore. Io, qualche anno dopo il trattamento, ne sviluppai uno al seno. Feci la chemioterapia e subii cinque operazioni. I due medici che mi visitarono dissero che avevo lo stesso cancro di tante donne che, come me, si erano sottoposte a trattamenti di fecondazione assistita, per sé o come donatrici».

Un mercato ormai messo a norma da quando, nel 2009, lo Stato di
New York ha reso legale la compravendita di ovuli, continua la voce del filmato che si rilancia le parole di Alexandra: «La mia storia, le nostre storie, non sono contemplate in nessuna ricerca scientifica.

Non c’è un dato, altrimenti sarebbe la fine di questa industria miliardaria». Il video si conclude con una domanda a chi vuole avere un figlio a tutti i costi: «Lo faresti a rischio della salute e della vita di un’altra donna?». E a chi vuole donare i suoi ovuli: «Sei davvero pronta a sacrificare la tua salute o la tua vita per soldi? Siamo sicuri che si tratti di filantropia?». Kella chiude laconica: «Cosa dire, se non che non potrò mai più avere un figlio?».

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