La conversione di Sabira, dalle strade di Mumbai ai malati di Hiv “come Madre Teresa”

INDIA_(F)_0325_-_ConversioneNata da una famiglia islamica, la ragazza scappa di casa a 7 anni per fuggire dalle botte della madre. Accolta in un ostello di gesuiti, ricorda i bambini che “pregavano sempre una donna che chiamavano Madre Maria”. La scoperta di una grave malattia, il diploma da infermiera professionista e la conversione al cattolicesimo.

Mumbai (AsiaNews) – Sabira ha solo sette anni quando scappa di casa insieme a suo fratello. Era il 1991 e i due ragazzini fuggivano da una vita fatta di povertà assoluta, fame, una madre violenta e il fantasma di un padre morto alcolizzato qualche anno prima. È in strada che conosce suor Seraphim, delle Sorelle della Carità, che la porta all’ostello gesuita Snehasadan di Mumbai, dove bambini di strada come lei vengono accolti e curati. È qui che, insieme a suo fratello, Sabira conosce la figura della Madonna, “una donna che tutti pregavano, ma non capivo perché”. Ma sarà solo molti anni dopo, già adulta e fuori dall’ostello, che deciderà di convertirsi al cattolicesimo e servire i malati con “l’amore e la gioia di Cristo”, come Madre Teresa.

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Sabira Mohammed Yasin Sheikh – questo il suo nome completo – nasce il 12 giugno 1984 a Mumbai, da una famiglia musulmana. Parlando con AsiaNews, ricorda che “la vita a casa era insopportabile. Insieme a mio fratello sono scappata via”. È l’8 settembre 1991 quando, tra le migliaia di persone che affollano la stazione ferroviaria di Dadar, suor Seraphim trova per caso i due bambini e decide di portarli con sé allo Snehasadan.

“L’ostello – racconta la ragazza – era stato fondato dai gesuiti, che lo gestivano insieme alle Suore della Carità dell’ordine di Sant’Anna. Ricordo bene che tutti i bambini pregavano Maria. Io, che non sapevo chi fosse questa donna, non riuscivo a capire perché gli altri ‘pregassero’ per qualcun altro, che chiamavano ‘Madre Maria’. Pensavo alla mia, di madre, che era stata così violenta con me”. Tuttavia “le religiose mi dissero che potevo pregare chiunque, ma che dovevo pregare perché era importante. Qualche tempo dopo chiesi agli altri bambini perché pregavano proprio Maria, e loro mi risposero che lei rispondeva e faceva dei favori. Ciononostante, continuavo a non capire”.

Nonostante questa “incomprensione”, la vita di Sabira prosegue serena. “Le suore erano molto gentili e materne – racconta – e mi hanno fatto sentire presto a mio agio, sicura e amata in questo rifugio, senza farmi mancare di nulla”. Qualche tempo dopo, la ragazza viene iscritta a scuola, in ritardo rispetto agli altri compagni perché sua madre non l’aveva mai fatta studiare.

“Un giorno – ricorda – avevo bisogno di un piccolo favore: avevo finito lo shampoo, così chiesi a Maria di aiutarmi. Non l’avevo detto a nessuno, ma qualche giorno dopo un sostenitore dell’ostello donò un’enorme bottiglia di shampoo. Era la prima volta che sperimentavo l’amore della Madonna! Da allora, iniziai a pregarla ogni giorno di aiutarmi nello studio. Nonostante non fossi brava a scuola, riuscii a passare sempre gli esami”.

La vita di Sabira subisce un nuovo colpo quando, a 16 anni, le viene diagnosticata una dolorosa forma di artrite reumatoide, che la costringe al ricovero in ospedale per un lungo periodo. Riesce comunque a finire gli studi superiori, dopo i quali si iscrive alla scuola per infermiere Mother Vanni, in Andhra Pradesh. Nonostante le tante ospedalizzazioni, nel 2010 ottiene il diploma di infermiera professionista.

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“Circa a metà del 2010 – spiega – ho iniziato a lavorare a tempo pieno all’ospedale della Sacra famiglia. L’artrite era sotto controllo grazie a pesanti cure, così nel gennaio 2011 una mia collega, Anita Barboza, mi porta a fare un ritiro di quattro giorni al Tabor Ahram, un centro di preghiera dedicato alla Madonna. Per due anni non ho più avuto dolori, e senza bisogno di cure, né medicinali”.

A poco a poco “ho iniziato a riflettere sulla mia vita e a tutte le meraviglie con cui Maria e suo figlio Gesù avevano benedetto me e mio fratello. Anche lui aveva finito gli studi e aveva ottenuto un buon lavoro. L’amore di Cristo e della Madonna agitava il mio cuore“. Sabira inizia ad andare a messa in modo regolare: “Desideravo ricevere questo Gesù, che mi aveva amato così teneramente. Nel profondo del mio cuore volevo essere battezzata e diventare cattolica, per servire Cristo con amore e gratitudine”.

Così, nel luglio 2012 inizia il cammino di catecumenato. Ha un nuovo attacco di artrite reumatoide, che la costringe in un letto d’ospedale tra forti dolori. “Non ho ceduto – afferma Sabira – alla tentazione del diavolo. Non ho mai pensato ‘Dio non mi ama’, perché sapevo che l’amore del Signore era con me”.

Oggi, con l’aiuto di un programma dello Snehasadan per rintracciare le famiglie dei bambini di strada, Sabira e il fratello sono tornati a vivere con la loro madre, in una casa comprata dal ragazzo. Sabira è un’infermiera di Medici senza frontiere che lavora con i malati di Hiv/Aids e di tubercolosi e“.

Nirmala Carvalho (www.asianews.it)