La cura ginecologica delle donne con MGF

In presenza di MGF la visita ginecologica appare complessa e spesso percepita come invasiva, specie nelle donne infibulate. Va quindi spiegato bene in che cosa consiste e come viene svolta. Si deve procedere solo dopo aver ottenuto, come da prassi, il consenso della donna, e qualora la paziente lo richieda, la visita si deve interrompere, specie se trattasi di prima visita ginecologica.

Tale visita può essere difficile, dolorosa, talvolta addirittura impossibile da effettuare; l’operatore, nell’effettuarla, dovrà procedere con delicatezza, dimostrando conoscenza e rispetto della cultura di appartenenza della donna e della pratica stessa. Se questa provoca dolore eccessivo non dovrà insistere nell’effettuare la visita. Bisogna sempre assicurarsi che la donna abbia ben compreso quanto le viene comunicato.

Nella pratica clinica in ambito ostetrico-ginecologico si segnalano sentimenti di vergogna e imbarazzo che inducono le donne infibulate a rifiutare le visite ginecologiche al momento del parto.
È raccomandabile che il colloquio con la donna avvenga in presenza di un’interprete o mediatrice culturale. In ogni caso dovrà tener conto delle possibili implicazioni etiche, psicologiche e terapeutiche e deve essere costantemente improntato al rispetto del principio della tutela dell’autonomia della persona e del beneficio terapeutico.

Tutti i programmi di screening per la prevenzione del cancro del collo e del corpo dell’utero e del seno dovrebbero prevedere specifiche strategie atte a coinvolgere le donne appartenenti a comunità di tradizione escissoria.

APPROFONDISCI: La deinfibulazione

Fonte: “Linee guida per il riconoscimento precoce delle vittime di mutilazioni genitali femminili o altre pratiche dannose” – Associazione Trama di Terre

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