La leggenda di Galileo e altri racconti anticlericali

Le leggende popolari sono strane misture con effetti curiosi. Sebbene i loro elementi storici possano essere mescolati a false affermazioni, esse spesso trasmettono una misura di verità. Questa è una delle ragioni per cui tali racconti continuano a essere ripetuti anche quando è ampiamente risaputo che omettono o inventano cose. Se riflettiamo sui loro temi solitamente possiamo discernere cosa li rende così durevoli. Prendiamo, ad esempio, la storia di come il giovane George Washington, avendo abbattuto uno dei preziosi alberi di ciliegio di suo padre, prontamente confessò dicendo :”Non posso raccontare una bugia”. E’ risaputo che questa storia è un’invenzione di Mason Weems, un biografo iniziale di Washington, ma perdura perché esprime qualcosa che noi consideriamo vera e importante circa il nostro primo presidente, vale a dire che era un uomo di grande integrità personale.
I fatti riportati dal racconto possono valere poco, ma la storia sembra rappresentare veramente il carattere di Washington.
L’opposto vale per un’altra leggenda presidenziale, quella di Abraham Lincoln che in gioventù lavorò come spaccarotaie. Questa storia riporta un fatto, tuttavia dà un’impressione fuorviante. Lincoln fece questo lavoro da giovane, ma cadremmo in errore se pensassimo che questo indichi qualcosa del suo carattere. Lincoln non amava il lavoro manuale e il suo spaccare le rotaie non aveva niente a che fare con il suo sviluppo come persona o come leader – specialmente non come leader. Tuttavia la storia non è del tutto innocua. La storia dello spaccarotaie fa della semplicità rustica una virtù, ma questo è puro romanticismo.
Altri presidenti nacquero in capanne di tronchi e sopportarono le privazione della vita pionieristica: nessuno di loro fu un Lincoln. Non direi che questo racconto degli umili inizi di Lincoln sia una vera e propria bufala, ma distoglie lo sguardo da altre caratteristiche più degne della nostra attenzione. Se qualcosa della gioventù di Lincoln contribuì alla sua grandezza fu l’appassionata devozione al rigore logico e alla espressione precisa che mostrò sin dalla giovane età. Questi attributi, e non le privazioni di una vita di frontiera, lo resero un grande architetto politico.
Poiché si basa sui fatti, la leggenda di Lincoln è molto più attraente della storia di Washington. Nel nostro ambiente spesso si presuppone che “fattuale” significhi semplicemente “vero”, e che “i fatti parlano da soli”.
Ma raramente i fatti parlano da soli. Le nostre convinzioni non sorgono solo dai fatti, ma sempre da un insieme di elementi, come un quadro che formiamo con questi piccoli pezzi che sono le informazioni. Presento questo problema interpretativo perché è uno degli errori che influisce nella ben nota leggenda che qui desidero esaminare. La leggenda popolare più familiare sulla relazione fra la cristianità e la scienza è la storia della persecuzione di Galileo da parte della Chiesa Cattolica. Schematicamente andò così: nel 1609 Galileo Galilei puntò il suo telescopio al cielo e fece alcune osservazioni che sostenevano una teoria precedentemente elaborata dall’astronomo polacco Copernico, secondo la quale la terra non è al centro del cosmo. Le autorità della Chiesa obiettarono che questa prospettiva era incompatibile con la Scrittura e non doveva essere insegnata. Nel 1633 dopo la pubblicazione di un libro in difesa della teoria di Copernico, Galileo fu costretto a rinunciare alla sua convinzione in questo modello di sistema solare. Lo scienziato, cieco e di salute cagionevole, passò i suoi ultimi anni agli arresti domiciliari.
Ogni cosa qui raccontata è un fatto, ma (come nella leggenda di Lincoln) questo non significa che il quadro che comunemente viene messo insieme con le varie informazioni sia significativo. Per interpretare questi eventi dovremmo prima rispondere ad almeno tre domande: sono stati omessi altri fatti importanti? Sono state aggiunte delle false informazioni o degli adattamenti? Il quadro d’insieme che la mente compone con queste informazioni è plausibile e coerente? Quando rispondiamo a queste tre domande, la versione “canonica” della storia di Galileo si rivela altamente inattendibile.
La dimensione dell’inganno operato sulla gente da quella che io chiamerò la leggenda di Galileo mi si rese evidente per la prima volta diversi anni fa quando insegnavo ad un seminario di storia della retorica. Un giorno, mentre stavo sottolineando alcuni dei contributi positivi della teologia medievale allo sviluppo della scienza moderna, uno studente mi interruppe. Se quello che stavo dicendo era vero perché allora “la Chiesa Cattolica aveva ucciso tutti quegli scienziati?”. Sbalordito gli chiesi gentilmente di nominare alcuni di questi scienziati martiri. Naturalmente non ne potè nominare nessuno.

Per toglierlo dall’imbarazzo suggerì che poteva essere stato fuorviato dai travisamenti popolari sulla vicenda di Giordano Bruno, un apostata domenicano che fu condannato a morte dall’Inquisizione Romana al volgere del 17° secolo. I divulgatori amano collegare Bruno con Galileo semplicemente perché Bruno abbracciò la posizione Copernicana. Ma Bruno, un filosofo, non assunse quella posizione da scienziato, nè c’e alcuna prova che colleghi le sue convinzioni copernicane alla sua condanna che fu per eresia. Sebbene a volte avesse insegnato geometria, era famoso in tutta Europa come predicatore itinerante dell’ermeticismo, la popolare religione new age del tempo, e il modello eliocentrico era semplicemente una base per la sua cosmologia panteistica di infiniti mondi. Possiamo pensare che le autorità ecclesiastiche che mandarono Bruno al rogo fossero maldestre o crudeli, ma non possiamo dedurre che fossero nemiche della scienza.
Sono a conoscenza di un solo scienziato che fu condannato a morte dalle autorità pubbliche prima del 20° secolo – secolo in cui il governo nazista e quello sovietico accrebbero enormemente il numero. Fu il grande chimico Antoine Lavoisier che venne mandato alla ghigliottina durante la rivoluzione francese. Sebbene le accuse specifiche mosse contro di lui dal Terrore furono più politiche che scientifiche, le tendenze anti scientifiche del regime che lo condannò sono un fatto della storia – stranamente un fatto poco conosciuto. I libri di scienze che i nostri figli leggono si servono liberamente di accuse contro la Chiesa Cattolica circa il trattamento riservato a Galileo, ma ci troveremmo in difficoltà nello scovarne uno che presti analoga attenzione alla chiusura dell’Accademia delle Scienze e alla decapitazione dei più grandi scienziati francesi avvenute sotto la rivoluzione francese.
Da tempo mi sembra che i divulgatori scientifici e gli educatori scrivano selettivamente – mettendo in risalto ogni accenno di conflitto fra scienza e cristianità, ma omettendo di menzionare le più grandi offese contro la libertà scientifica commesse dalle ideologie secolari. Recentemente ho deciso di esplorare questa traccia in modo più sistematico. In appena poche ore passate a esaminare tale letteratura nelle librerie locali , ho potuto accumulare 44 diversi racconti della vicenda di Galileo, molti dei quali erroneamente attribuivano a Bruno la qualifica di scienziato. Fra questi libri e articoli ho trovato solo un riferimento alla storia di Lavoisier e una breve nota sul maltrattamento degli scienziati da parte dei governi secolari del 20° secolo. Quello che ho trovato in gran quantità, nelle numerose discussioni sulla storia di Galileo, sono elementi folcloristici – erronei abbellimenti, l’omissione di dettagli cruciali e una tendenziosa generalizzazione intesa a ritrarre la cristianità e la scienza come naturali nemici.
Un adattamento frequente della storia è la tesi che certi ecclesiastici rifiutarono di guardare attraverso il telescopio di Galileo poiché lo ritenevano stregato. In realtà quelli che si rifiutarono non furono uomini di chiesa ma due rivali scientifici di Galileo, il filosofo scolastico Cesare Cremonini e Giulio Libri che sostenevano l’opinione dominante secondo la quale le osservazioni telescopiche non aggiungevano niente alla completa adeguatezza del sistema fisico aristotelico. A dire la verità i due sacerdoti che guardarono attraverso il telescopio di Galileo, Clavius e Grienberger, furono convertiti dall’esperienza alla posizione copernicana di Galileo.
Un ulteriore adattamento apocrifo è la tesi secondo cui Galileo, dopo essere stato costretto a ritrattare la sua opinione, mormorò “Eppur si muove”.

Questa aggiunta può far capire ai lettori la forza delle convinzioni scientifiche di Galileo, ma dà anche l’impressione di sfida che non era una caratteristica del suo atteggiamento verso la Chiesa Cattolica. Galileo, che rimase fedele alla Chiesa fino alla fine della sua vita – e fu perfino portato alla Messa quotidiana quando divenne troppo debole per camminare – capì chiaramente che era stato vittima di una faida accademica e che la Chiesa fu attirata dalla parte dei suoi nemici solo attraverso l’inganno.
Il problema non sono tanto tali adattamenti quanto i fatti che vengono invariabilmente omessi dalla leggenda di Galileo. L’omissione più importante riguarda il ruolo che la politica accademica ebbe nella faccenda. Gli storici sanno da qualche tempo che la sequenza di eventi che probabilmente portò alle azioni della Chiesa contro Galileo fu messa in moto dagli accademici secolari, non dai preti, e questo cambia l’intero aspetto della faccenda. I nemici accademici di Galileo avevano molto più da perdere rispetto alla Chiesa qualora la visione del mondo di Copernico fosse risultata giusta, e questo li rende i cattivi più plausibili della storia.
La corrispondenza personale di Galileo indica che egli condivise questa opinione.
Un altro elemento importante, anche questo regolarmente omesso, è il contesto della disputa. Il giudizio contro l’ipotesi copernicana venne in un periodo in cui la Chiesa era molto preoccupata per la sfida della riforma protestante. Da notare il fatto – quasi mai menzionato – che il De Revolutionibus Orbium di Copernico era stato stampato quasi 70 anni prima che la Chiesa ponesse delle restrizioni al suo insegnamento.

La prima risposta formale della Chiesa all’ipotesi copernicana sembra essere stata provocata dalla Lettera a Castelli di Galileo, un’apologia della concezione copernicana, che propugnava una lettura metaforica della Scrittura allo scopo di risolvere l’apparente conflitto della teoria con la Bibbia. L’approccio di Galileo all’interpretazione biblica, sebbene fosse completamente in sintonia con la tradizione cattolica, ebbe un’implicazione più preoccupante. Galileo asseriva, infatti, che laddove le scoperte scientifiche fossero in conflitto con il senso letterale della Scrittura, gli scienziati avrebbero dovuto avere il diritto di determinare in modo indipendente quello che la Bibbia voleva dire. Questa asserzione da parte di uno scienziato equivaleva a sancire l’interpretazione privata della Bibbia, una pratica protestante espressamente vietata dal Concilio di Trento. Galileo, senza volere, aveva coinvolto la questione copernicana in una controversia molto più grande e complessa.
Non è un caso che tali fattori non siano mai discussi nei resoconto scientifici popolari. Chiaramente quelli che ripetono la leggenda di Galileo hanno forti interessi ideologici che mirano a dir male della cristianità. Un esempio è la convinzione condivisa da tali narratori che la scienza funzionerebbe meglio in un mondo libero dal credo religioso. In effetti uno dei temi principali della leggenda di Galileo sembra essere l’idea che la cristianità sia un mostro nemico della scienza, ora al sicuro in una gabbia, che ha cercato di divorare la scienza al momento della sua nascita.
Prendiamo in considerazione come la vicenda è stata presentata in quello che forse è il trattato di scienza più famoso che sia stato mai pubblicato, A Brief History of Time del fisico teoretico Stephen Hawking:
Galileo, forse più di qualsiasi altra singola persona, fu responsabile della nascita della scienza moderna. Il suo famoso conflitto con la Chiesa Cattolica è parte integrante della sua filosofia poiché Galileo fu uno dei primi a sostenere che l’uomo poteva sperare di comprendere come funziona il mondo e, per di più, che noi potevamo fare questo osservando il mondo reale.
Poichè l’autore di questo passaggio è spesso paragonato dalla stampa popolare ad Einstein e a Newton, i suoi lettori (circa nove milioni a tutt’oggi) sono portati a ritenerlo attendibile. Ma si sbagliano.. Le capacità di Hawking come fisico e matematico non lo rendono uno storico; nè gli impediscono di soccombere alla leggenda romantica che sembra sostenere i suoi preconcetti.
Hawking sopravvaluta enormemente il ruolo di Galileo nella nascita della scienza moderna. Se da una parte Galileo raffinò il metodo scientifico, mise in risalto l’importanza del calcolo matematico e fece importanti scoperte, dall’altra dobbiamo dire che il tipo di scienza che praticò non “nacque” con lui. Quella che noi definiamo “scienza moderna” è un insieme di idee, tecniche, ipotesi filosofiche e informazioni accumulate nel corso di molti secoli e tratte da una moltitudine di culture. Contrariamente a quanto suggerisce Hawking, contributi essenziali alla crescita della scienza si ebbero nell’Europa medievale quando la Chiesa Cattolica era praticamente l’unico patrocinatore dell’insegnamento. Forse il più importante di questi contributi è lo sviluppo del metodo sperimentale che frequentemente viene attribuito a Galileo dalla leggenda popolare. In realtà, i fondamenti del modello sperimentale furono posti nel 13° secolo dal santo vescovo di Lincoln, Robert Grosseteste. All’epoca in cui arrivò Galileo, quattro secoli dopo, tali tecniche investigative, ora grandemente raffinate, avevano trovato accoglienza nelle università di tutta Europa.

Suggerendo che la scienza iniziò con Galileo, Hawking prepara i suoi lettori ad una seconda generalizzazione secondo la quale la scienza (ora miticamente personificata in Galileo) era contrastata dalla Chiesa perché “L’uomo poteva sperare di comprendere come funziona il mondo…osservando il mondo reale”.
Chiunque conosca la relazione fra cattolicesimo e scienza nei secoli che hanno preparato il terreno a Galileo sa che questa asserzione è fondamentalmente sbagliata. La scienza basata sull’osservazione era la norma nelle università cattoliche dal 13° secolo, e le obiezioni religiose alla scienza – che erano molto meno frequenti di quanto l’immaginario popolare creda – ebbero luogo solo laddove i confini della scienza si sovrapposero a quelli della teologia.
Questo avvenne anche nel caso di Galileo. La Chiesa era generalmente favorevole alla sua opera e nel 1611, quando Galileo pubblicò Sidereus nuncius, il libro che riporta le scoperte che fece con il suo telescopio, il collegio vaticano a Roma lo onorò con un’intera giornata di celebrazioni.
Nel corso della sua carriera Galileo ebbe per amici numerosi intellettuali religiosi. Il fatto che uno di essi fosse Maffeo Barberini, sotto il cui papato Galileo sarebbe stato in seguito perseguito, indica semplicemente che l’azione della Chiesa contro l’ipotesi copernicana era più complessa di quanto Hawking immagini.
Nè Hawking, nè alcuno degli altri scrittori che ho esaminato accennano quanto sia stato facile per Galileo ottenere dalla Chiesa il permesso di pubblicare il Dialogo sui massimi sistemi, il libro che gli procurò così tante tribolazioni. L’atteggiamento generalmente positivo della Chiesa nei confronti di Galileo e della sua opera ha portato gli studiosi a concludere che le autorità che decisero di ridurlo al silenzio probabilmente agirono sotto l’influenza delle straordinarie pressioni politiche cui ho accennato precedentemente. E’ ugualmente probabile che tali autorità siano state ingannate dalla convincente manipolazione dei nemici accademici di Galileo.
Alla fine solo 7 dei 10 cardinali che lo processarono furono disposti a firmare la sentenza contro di lui. Dopo il processo fu un uomo di chiesa, il nipote del Papa Francesco Barberini che fornì un asilo sicuro per l’anziano astronomo nella residenza dell’Arcivescovo di Siena.
Anche senza tali specifiche informazioni sulle circostanze dell’azione della Chiesa contro Galileo, avremmo motivo di dubitare delle generalizzazioni di Hawking. Un singolo avvenimento storico difficilmente potrebbe dimostrare tesi così globali come le sue. Inoltre, suggerire che la Chiesa cattolica del 17° secolo contrastava la scienza sulla base della sua opposizione ad un libro scritto da uno scienziato su una teoria è semplicemente irragionevole.
Sarebbe come definire repressivo il governo americano del 20° secolo semplicemente a causa del cattivo comportamento di Joseph McCarthy. Singoli eventi storici raramente confermano una regola generale.
Hawking è solo uno dei molti scrittori scientifici che ripetono tale racconto – e non è il solo scienziato eminente fra essi. Come categoria hanno ceduto non solo agli inganni della leggenda di Galileo ma anche al più dilagante mito dell'”epoca oscura”, l’erronea convinzione che la rivoluzione scientifica fu portata vanti da un manipolo di geni ribelli che condusse la civiltà fuori dalla valle di tenebre nella quale era discesa – con la venuta del cristianesimo – un migliaio di anni prima. L’assurdità di ciò che il mito dell’ “epoca oscura” presuppone non sembra mai farsi evidente agli scienziati che la ripetono. Se il pensiero medievale fu dominato dalle convinzioni religiose che puntualmente negavano la vera idea di scienza, perché la rivoluzione scientifica ebbe luogo nell’Occidente? Sulla base di ciò che Hawking sembra presupporre, l’Europa dovrebbe essere l’ultimo posto della terra in cui ci saremmo dovuti aspettare il fiorire della scienza.

Questo enigma è facilmente risolto una volta che ci rendiamo conto che questa nozione popolare di medioevo è semplicemente una finzione. Gli eventi del 17° secolo che vengono definiti come “rivoluzione scientifica” furono in realtà il prodotto di un periodo molto più lungo di “evoluzione scientifica”, un movimento intellettuale che nacque nel cuore dell’Europa medievale. La scienza di Galileo e di Newton fu possibile solo perché il pensiero scientifico aristotelico fu caldamente accolto nell’Europa cristiana dei secoli precedenti. La scoperta dell’opera di Aristotele – e quella di molti altri pensatori classici – mise a disposizione dei cristiani il pensiero scientifico più sofisticato che si era sviluppato fino a quel momento della storia. Ma invece di sopprimere questa informazione, come indicherebbe la leggenda popolare, gli studiosi medievali immediatamente si misero al lavoro edificandoci sopra. Fecero così perché riconobbero che la scienza greca era particolarmente congeniale ad una comprensione biblica del mondo. Non è difficile capire perché. Come avevano insegnato i Padri della Chiesa molti secoli prima, la visione della natura che è data dalla rivelazione suggerisce che la natura potrebbe essere “letta” come una sorta di guida alla Scrittura – un libro delle opere di Dio che accompagna la Parola di Dio. L’improvvisa disponibilità della scienza greca accrebbe grandemente la capacità medievale di iniziare questa impresa.
L’assenza di un ambiente religioso favorevole nell’antichità classica può spiegare perché in questo periodo la scienza ha avuto vita molto più breve..
Nonostante il monumentale contributo di Aristotele e di altri, la scienza nell’antichità non godette mai di quella generale accoglienza che ebbe invece nell’Europa cristiana. Forse questo fu dovuto alla tendenza pagana di considerare la natura come una divinità. Se la natura era una divinità poteva essere capricciosa e quindi non assoggettabile allo studio scientifico. Peggio ancora, la manipolazione e l’indagine della natura poteva costituire un’ empia conquista di segreti non destinati ai semplici mortali.
La cristianità medievale, al contrario, creò un clima favorevole riguardo la possibilità dell’investigazione scientifica. Il mondo naturale che è rivelato dalla Scrittura si presenta ordinato e buono. Inoltre gli esseri umani si rivelano essere creature non solo create a immagine di Dio – e quindi capaci, come avrebbe detto successivamente Francis Bacon, “della visione del mondo” – ma anche incaricate da Dio di essere custodi della natura. Per i cristiani la scienza giunse ad essere considerata non solo possibile – perché Dio aveva creato l’intelletto umano per comprendere l’universo – ma anche un dovere imposto dalla carità.
Se le cose che ho detto sono vere – e possono essere facilmente verificate – perché Stephen Hawking e altri pensatori di pari calibro propagano tali falsità? Ovviamente non è per deficit intellettuale. Ci deve essere un’altra spiegazione. In realtà io credo che ce ne siano due. La prima è semplicemente che la leggenda di Galileo ha l’autorità della tradizione e degli scienziati che la diffondono. Quando gli scienziati riportano “la storia della scienza” nei libri di testo e nella letteratura popolare, essi spesso ripetono le storie raccolte dai libri di testo dei loro anni di studenti. In questo modo le storie si sono tramandate da una generazione all’altra – nella forma di tradizione orale. Hawking probabilmente crede in quello che ha scritto perché ha preso per buone simili leggende raccontate da precedenti autori di reputazione scientifica. Essendo stata ripetuta molte volte, e sempre con grande convinzione, la leggenda di Galileo ora ha l’autorità della tradizione.
Se gli scienziati non hanno competenza di storia della scienza ci si potrebbe chiedere perché ne vogliono discutere. Questa domanda mi porta alla seconda spiegazione della leggenda di Galileo: le convinzioni storiche giocano un ruolo importante nel giustificare l’autorità che le società conferiscono alle istituzioni. La scienza non è solo un’attività di investigazione; è anche un’istituzione. Sono state erette complesse strutture organizzative per sostenere il lavoro scientifico e gli scienziati, come proprietari di queste strutture sociali, hanno un interesse particolare nel sostenerle. La leggenda di Galileo opera in questo senso.
Se guardiamo più da vicino gli esordi della leggenda di Galileo possiamo vedere come i suoi elementi anti-cristiani sostengono questi interessi istituzionali. La circolazione di questa leggenda sembra essere iniziata durante la seconda metà del 19° secolo, quando gli scienziati lottavano per conferire dignità di professione alle loro discipline. Nelle epoche precedenti la scienza era stata uno sforzo solitario intrapreso in maggior parte da persone con disposizione di mezzi. Nel mondo anglosassone queste erano costituite per la maggior parte da dilettanti – nobili o ecclesiastici con i mezzi per mettere su i propri laboratori. Ma questo sistema divenne superato a metà del 19° secolo. In tale periodo il lavoro scientifico era diventato così complesso e costoso che si rese necessaria un nuovo tipo di struttura istituzionale per sostenerlo e questo creò un movimento per spingere la Chiesa fuori dalle università così che esse potessero essere rifatte a immagine della scienza.
Cambiamenti drammatici necessitavano di drammatiche giustificazioni e la leggenda di Galileo ne fornì. Promuovendo il concetto che la vera cristianità è ostile alla scienza , essa mise una potente giustificazione nelle mani dei leaders scientifici che volevano strappare il controllo dell’istruzione superiore alla cristianità. Autorevoli versioni del mito di Galileo si trovano nei libri di questo periodo di Andrew Dickson White e John Draper , due dei più importanti attivisti del movimento per secolarizzare l’istruzione superiore. Non sorprende che, avallata da questi autorevoli interessi, una falsa versione della vicenda di Galileo sia diventata il simbolo del rapporto fra scienza e religione.
Una lettura imparziale della storia scientifica mostra che il maltrattamento di Galileo da parte delle autorità ecclesiastiche fu un’anomalia, una momentanea interruzione all’interno di una armoniosa relazione. In realtà indagini più approfondite sulla relazione fra cristianità e scienza hanno portato alcuni studiosi a ritenere che il credo cristiano possa essere stato il lievito che ha reso possibile la crescita della scienza moderna.. La scienza moderna, dopotutto, ha visto la luce in un luogo piuttosto improbabile, in una giovane Europa che solo da pochi secoli era uscita dalla barbarie. Niente di così rivoluzionario si è mai sviluppato nelle grandi civiltà del Medio o Estremo Oriente, nonostante la loro antichità, ricchezza e complessità. Il motivo di questo fenomeno dovrebbe essere piuttosto chiaro. Le basi della scienza moderna – il suo credo in un universo altamente ordinato e in una mente umana che fu creata per comprendere, nonostante la sua piccolezza, il mistero di questo ordine – sono premesse sicure solo dove ha messo radici il monoteismo.
Nel presentare la leggenda di Galileo come leggenda, non intendo dire che non bisogna dar peso alla vera storia della carriera di Galileo. La storia di Galileo può insegnare ai cristiani l’esercizio della prudenza di fronte alle ipotesi scientifiche che sembrano sfidare la Rivelazione. Ma estrapolato dal contesto della storia, questo episodio favorisce il fuorviante concetto che la fede cristiana ha la tendenza a sopprimere l’indagine razionale. Le conseguenze di questa distorsione, sebbene difficili da misurare, sono indubbiamente reali. La leggenda di Galileo sostiene la diffusa convinzione che la voce della Chiesa non dovrebbe mai alzarsi per criticare le asserzioni scientifiche e favorisce il perverso concetto che la resistenza religiosa ai potenziali abusi della conoscenza scientifica sia semplicemente una maschera che nasconde l’oscurantismo.
Thomas Lessl è professore di retorica alla Università della Georgia.
© New Oxford Review, 1069 Kains Ave., Berkeley, CA 94706, 510-526-5374.
Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Acquaviva 2000
Thomas Lessl