La legislazione italiana sui matrimoni forzati

La legislazione italiana non contiene riferimenti espliciti al “matrimonio forzato”. Tuttavia, consente di affrontare questo reato attraverso altri strumenti giuridici, in particolare la previsione del reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 del Codice Penale).

Va ricordato però che l’Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul il 27 giugno 2013 (Legge n. 77). L’articolo 42 della Convenzione di Istanbul si intitola Giustificazione inaccettabile dei reati, compresi quelli commessi in nome del cosiddetto “onore” e così recita:

“…qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione della presente Convenzione, la cultura, gli usi e costumi, la religione, le tradizioni o il cosiddetto “onore” non possano essere addotti come scusa per giustificare tali atti. Rientrano in tale ambito, in particolare, le accuse secondo le quali la vittima avrebbe trasgredito norme o costumi culturali, religiosi, sociali o tradizionali riguardanti un comportamento appropriato…”

È importante richiamare anche l’articolo 5 della Convenzione, rispetto ai doveri dello Stato italiano di intervenire in casi di matrimoni forzati o di pratiche dannose e discriminatorie commesse in nome del cosiddetto “onore”, in quanto tutti gli organismi dovranno garantire standard professionali e procedure che vedano come prioritaria la assoluta sicurezza e riservatezza delle donne e delle loro identità anagrafiche; favoriscano la loro volontà riguardo alla decisione di avviare o meno pratiche per vie legali in sede civile o penale; garantiscano il rispetto della parità di genere e di assoluta imparzialità e non discriminazione sulla base dell’origine etnica o di altri elementi afferenti alla loro provenienza.

APPROFONDISCI: I matrimoni precoci o forzati: valutazione del rischio

Fonte: “Linee guida per il riconoscimento precoce delle vittime di mutilazioni genitali femminili o altre pratiche dannose” – Associazione Trama di Terre

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