La rivincita del Rosario

giovannipaoloII rosarioUn tempo era la preghiera di tutta la famiglia. Nel post Concilio certa intellighienzia cattolica lo voleva soppresso. Oggi, anche grazie a Giovanni Paolo II, il Rosario si è preso una bella rivincita.

Come appaiono attuali le parole scritte da San Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716) per riassumere, in modo arguto, obiezioni e pregiudizi a proposito del Rosario: “Eh, sì, basta dire il Rosario e le allodole cadranno bell’e arrostite dal cielo!… Quanti santi non l’hanno mai recitato!… Dire il Rosario va bene per le donnette ignoranti… Lascia, lascia da parte queste devozioni esteriori; vera devozione è quella del cuore” (Il segreto ammirabile del Santo Rosario, 148).

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Oggi, passati tre secoli da queste affermazioni, la preghiera mariana per eccellenza suscita ancora qualche riserva, soprattutto in quegli ambienti ecclesiali un po’ snob prosperati negli anni del post Concilio, quasi che il Rosario fosse soltanto una perdita di tempo o addirittura, si è detto anche questo!, una pratica… “superstiziosa”. Non è così. Osserva Carlo Carretto che solo “per chi non capisce niente della vita spirituale, il Rosario è sinonimo di una preghiera retorica, stupida, inutile”.

Ebbene, se il Rosario, come pio esercizio e preghiera popolare, ha avuto uno straordinario rilancio negli ultimi tempi, il merito è in gran parte di Giovanni Paolo Il. E la sua incrollabile devozione per il Rosario ha raggiunto il culmine con la recente Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, da lui firmata sul sagrato della basilica di San Pietro il 16 ottobre 2002, giorno di inizio sia del XXV di pontificato che dell’Anno del Rosario, proclamato in quell’occasione. Anno che si concluderà nell’ottobre 2003, dopo la prevista visita del Papa al Santuario della Madonna di Pompei, il prossimo 7 ottobre, festività liturgica della Beata Vergine del Rosario.

Proprio il beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, affermava che “chi propaga il Rosario è salvo”. Gli fa ora eco Giovanni Paolo Il: “Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane.., si propone come aiuto effìcace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale”. Sappiamo bene come il Rosario occupi uno spazio privilegiato nella vita di Giovanni Paolo II. Al punto che sua preoccupazione costante è la ripresa di questa devozione, specialmente nei focolari domestici e fra i giovani. Un invito che si è fatto pressante nei giorni della crisi irachena, quando il Papa ha indicato come mezzo prezioso per conquistare la pace proprio la recita del Rosario.

Un tempo il Rosario era la preghiera di tutta la famiglia, nel dopocena, quando non doveva contendere lo spazio al televisore. Chi non ricorda “la voce pacata del Principe” di Salina che recita il Rosario con tutta la famiglia, nella bellissima scena che apre il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (e ripresa nella celebra versione cinematografica con Burt Lancaster)? O, ancora prima, il Rosario delta signora marchesa che apre il romanzo Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro? Oggi è più arduo ritagliare nelle nostre giornate convulse il tempo per il Rosario, sia nel senso proprio di trovare concretamente “spazi di tempo” tra un impegno e l’altro, sia nel senso di trovare uno “spazio spirituale” adeguato nel nostro cuore e nella nostra mente, un “fare spazio” dentro di noi per la recita delle Ave Maria e per la meditazione dei Misteri. Il Rosario, è vero, e lo vedremo adeguatamente descritto in questo dossier, è la più diffusa devozione popolare, e ha sempre giocato un ruolo essenziale, a volte decisivo, nella storia della Cristianità. Ma è importante sottolineare che il Rosario, nella vita personale di ciascun credente, è uno strumento di crescita nel proprio cammino di fede, un aiuto eccezionale nella formazione di una mentalità cristiana. In altri termini, e con ciò viene totalmente ribaltata la posizione di chi lo considera un ferrovecchio buono per le nonne, è un “giudizio culturale” diverso sulla realtà, è un guardare in faccia Cristo e la storia della salvezza, appunto attraverso la meditazione dei Misteri. In un mondo dove sembra che si siano persi di vista i punti di riferimento utili per vivere, l’incontro con Cristo dischiude meravigliose prospettive verso un destino di pienezza e di felicità. Maria, attraverso il Rosario, ci insegna, pur nella fatica quotidiana, ad abbandonarci fiduciosi al nostro Creatore, a rendergli gloria e a chiedergli tutte le Grazie di cui abbiamo bisogno.

Come si recita il Rosario

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Gli elementi essenziali

• Si comincia facendo il Segno della Croce e dicendo: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”.

• Poi si pronuncia il Mistero. Per esempio: “Primo mistero gaudioso: l’Annuncio dell’Angelo a Maria”.

• Dopo una breve pausa di riflessione, si prosegue con la recita del Padre Nostro. Se vi è più di una persona, la prima parte la recita chi guida, la seconda gli altri presenti.

• Si continua recitando 10 Ave Maria tutte in fila. Se vi è più di una persona, la prima parte la dice chi guida, la seconda gli altri.

• Al termine delle 10 Ave Maria si recita il Gloria: la prima parte chi conduce, la seconda gli altri. Così si conclude il Mistero. Durante tutto il tempo si cerca di tenere la mente concentrata sul Mistero.

Ripetendo queste modalità, si passa agli altri Misteri. Ad ogni decina della Corona si può aggiungere un’invocazione. La più nota è: “O Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in Cielo tutte te anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia”.

• Un Rosario si considera concluso quando si recitano i cinque Misteri di una Corona. In totale i Misteri sono 20, divisi in 4 Corone: i Misteri della Gioia (o “gaudiosi”, si meditano il lunedì e il sabato); i nuovi Misteri della Luce (o “luminosi”, si meditano il giovedì); i Misteri del Dolore (o “dolorosi”, si meditano il martedì e il venerdì) e i Misteri della Gloria (o “gloriosi”, si meditano il mercoledì e la domenica). Si possono naturalmente recitare ogni giorno tutti e 20 i Misteri.

• Al termine dei 5 Misteri si recitano la Salve Regina, poi un Padre, Ave e Gloria secondo le intenzioni del Papa e infine le Litanie Lauretane, o altre preghiere mariane.

L’atteggiamento corretto

Per comprendere qual è l’atteggiamento giusto da tenere quando si recita il Rosario, ci aiutano le parole del cardinal Martini: “Il Rosario è una preghiera che richiede una certa calma, una certa distensione, l’acquisizione di ritmi che ci permettano di entrare in uno stato vero di preghiera e non soltanto in una recita verbale… bisogna soprattutto badare non tanto alla quantità delle cose, quanto ad un vero ritmo, che allora davvero nutre il nostro spirito, ci entra dentro” [da Carlo Maria Martini, Le virtù del cristiano. Meditazioni per ogni giorno].

E precisa l’abate benedettino monsignor Mariano Magrassi, già arcivescovo di Bari: “Il Rosario è contemplazione dei misteri di Cristo. Non è ripetizione meccanica delle formule. Allora che cosa significa contemplare, per esempio, Gesù che agonizza nell’orto, dicendo “Ave Maria”? Significa cercare di guardare Gesù che agonizza nell’orto quasi con gli occhi di Maria. Immaginate i suoi sentimenti davanti a quell’evento di Cristo e immedesimatevi con quei sentimenti. Mi pare che sia questo che armonizzi nel Rosario la contemplazione dei misteri e il fatto di ripetere l’Ave Maria. È un contemplare Cristo con gli occhi della Madre. Nessuno meglio di lei ha capito il mistero di Cristo!” [da Mariano Magrassi, Maria stella del nostro cammino].

Illuminante l’insegnamento di papa Giovanni Paolo II: “Recitare il Rosario significa mettersi alla scuola di Maria ed apprendere da lei, Madre e discepola del Cristo, come vivere in profondità ed in pienezza le esigenze della fede cristiana. Ella fu la prima credente e, della vita ecclesiale, ella nel Cenacolo fu centro di unità e carità tra i primi discepoli del suo Figlio. Nella recita del Santo Rosario non si tratta tanto di ripetere delle formule, quanto piuttosto di entrare in colloquio confidenziale con Maria, di parlarle, di manifestarle le speranze, di confidarle le pene, di aprirle il cuore, di dichiararle la propria disponibilità nell’accettare i disegni di Dio, di prometterle fedeltà in ogni circostanza, soprattutto in quelle più difficili e dolorose, sicuri della sua protezione, e convinti che ella ci otterrà dal suo Figlio tutte le grazie necessarie alla nostra salvezza. Recitando il Santo Rosario, infatti, noi contempliamo il Cristo da una prospettiva privilegiata, cioè da quella stessa di Maria, sua Madre; meditiamo cioè i misteri della vita, della passione e della risurrezione del Signore con gli occhi e col cuore di colei che fu più vicina a suo Figlio. Siamo assidui alla recita del Rosario sia nella comunità ecclesiale, sia nell’intimità delle nostre famiglie: esso, sulla scia delle ripetute invocazioni, unirà i cuori, riaccenderà il focolare domestico, fortificherà la nostra speranza e otterrà a tutti la pace e la gioia del Cristo nato, morto e risorto per noi” (2 ottobre 1988).

Un invito, quello del Sommo Pontefice, che noi cattolici non dobbiamo lasciar cadere.

Il Papa e il Rosario

“Preghiera per la pace, il Rosario è anche, da sempre, preghiera della famiglia e per la famiglia. Un tempo questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera”. (Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae)

di Vincenzo Sansonetti – Il Timone