La santita’ e’ innanzitutto una liberazione

santiLa santità è innanzitutto una liberazione
Non si intraprende il cammino, se prima non interviene qualcuno a spezzare le catene che ci tengono prigionieri del male, se prima non si viene fuori dalle macerie sotto le quali ci ha sepolti il peccato.
Chi mai ci potrà liberare dai ceppi della morte ?
Gesù Redentore deve entrare nel carcere dove l’ anima è rinchiusa e liberarla dalle tenebre e dalla tristezza del male.
E sarà ancora la preghiera a segnare gli ulteriori passi del progresso e della santificazione.
Lo ricordava, fin dagli inizi del suo pontificato, Giovanni Paolo II:
“La preghiera è in un certo modo la prima ed ultima condizione della conversione, del progresso spirituale, della santità.
Forse negli ultimi anni – almeno in certi ambienti – si è discusso troppo sul sacerdozio, sull’ ‘identità’ del sacerdote, sul valore della sua presenza nel mondo contemporaneo ecc., ed al contrario si è pregato troppo poco. Non c’è stato abbastanza slancio per realizzare lo stesso sacerdozio mediante la preghiera, per rendere efficace il suo autentico dinamismo evangelico, per confermare l’ identità sacerdotale.
E’ la preghiera che indica lo stile essenziale del sacerdozio; senza di essa questo stile si deforma.
La preghiera ci aiuta a ritrovare sempre la luce che ci ha condotti fin dagli inizi della nostra vocazionale sacerdotale, e che incessantemente ci conduce, anche se talvolta sembra perdersi nel buio.
La preghiera ci permette di convertirci continuamente, di rimanere nello stato di tensione costante verso Dio, che è indispensabile se vogliamo condurre gli altri a Lui.
La preghiera ci aiuta a credere, a sperare e ad amare, anche quando la nostra debolezza umana ci ostacola” ( Lettera ai sacerdoti in occasione del Giovedì Santo 1979 ).

tratto da Appunti di Ascetica 12-2003 Editrice Casa di Nazareth – Roma.

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