La tolleranza e’ una virtù?

VIRTUCi sono due tipi di tolleranza. Una ha radici nello scetticismo, l’altra nel rispetto della verità e della dignità del prossimo. Potremmo definire il primo tipo come pseudo-tolleranza e il secondo come vera tolleranza.  Il grande filosofo cattolico Jacques Maritain ha dichiarato che “L’uomo che dice:’Cos’è la verità?’ come ha fatto Pilato non è un uomo tollerante, ma un traditore della razza umana.” C’è una vera tolleranza, egli aggiunge, quando una persona è convinta della verità, ma al tempo stesso riconosce il diritto di coloro che negano quella verità ad esprimere la loro opinione.

Tale tolleranza è rispettosa delle altre persone e riconosce che esse cercano la verità a loro modo e  possono un giorno scoprire la verità che ora negano, dato che le loro capacità intellettuali naturali sono ordinate alla verità. La persona che è genuinamente tollerante non volge la schiena alla verità, come ha fatto Pilato, né denigra il prossimo per non averla ancora scoperta. Essa mantiene il suo impegno verso la verità e il rispetto per gli altri poiché essa vive nella speranza che essi, nel loro modo specifico, arrivino alla fine a onorare la verità che, per qualunque ragione, è loro sfuggita.  L’esempio di Pilato fa capire che se noi non abbiamo alcuna verità dovremmo essere tolleranti verso tutto.

Ma una tale “tolleranza” si basa su un fallimento intellettuale. Cristo fa capire che la verità ci farà liberi (Gv 8,32). Questa libertà ci consente di tenerci saldi alla verità tollerando pazientemente  gli atti di coloro che ancora la stanno cercando. La distinzione fra pseudo-tolleranza e vera tolleranza è decisiva perché la prima è spesso confusa con la seconda. Questo errore porta ad una radicale svalutazione dell’importanza della verità, specialmente della verità di natura morale. Di conseguenza una persona può essere accusata di essere “intollerante” semplicemente perché sostiene una verità, come l’iniquità dell’aborto o la natura disordinata degli atti omosessuali.

Quando la pseudo-tolleranza, privata di ogni relazione con la verità, regna suprema, essa viene ingiustamente elevata a principio primo. Quindi la gente dirà: “Chi conosce cosa è vero o falso, giusto o sbagliato? Cerchiamo di essere tolleranti.” Ciononostante, come è particolarmente evidente nel mondo d’oggi, questi discepoli di Ponzio Pilato possono essere totalmente intolleranti verso chiunque prenda una posizione ancorata alla verità. I sostenitori dell’aborto la cui posizione si basa unicamente sulla scelta in sé stessa, non sono tolleranti verso gli anti-abortisti la cu posizione si basa sul valore intrinseco di tutti gli esseri umani.

Al tempo stesso è importante riconoscere le limitazioni della tolleranza, anche nella sua forma più genuina. La tolleranza è un fenomeno secondario. E’ la risposta a qualcosa che la precede. La gente spesso ignora ciò che è successo all’inizio e spinge comunque gli altri ad essere tolleranti. Tuttavia è determinante capire la natura morale di ciò che ha avuto luogo all’inizio. E’ irragionevole fare della tolleranza un principio primo e degradare l’azione iniziale ad un livello secondario.   Inoltre la tolleranza non fa progredire la situazione al suo naturale punto di compimento.

Un artista non dovrebbe “tollerare” un’opera artistica incompleta, ad esempio, ma dovrebbe terminarla. La tolleranza non è progressista. E’ la strategia dello status quo. Il Concilio Vaticano II indicò che i cristiani separati hanno bisogno di qualcosa di più positivo e dinamico della tolleranza al fine di avanzare verso la verità che li libera dalle loro divisioni. La tolleranza mette la gente in uno stato di sospensione morale.    La tolleranza in sé stessa non è una virtù. La pseudo-tolleranza fondata sull’ignoranza, sulla codardia o sull’apatia è in realtà un vizio. Affinché la tolleranza non sia un vizio, essa deve essere fondata su una positiva considerazione della verità e su un costante amore per gli altri. La vera tolleranza è genuina quando è associata alla virtù (specialmente all’amore, alla prudenza e al coraggio). Ma la semplice “tolleranza” è un concetto troppo ampio per essere classificato come virtù.

Attualmente sentiamo levarsi voci che proclamano sia il bisogno di una tolleranza assoluta che il bisogno di una tolleranza zero. La posizione secolare sulla tolleranza è semplicemente incoerente. La società attualmente sta annaspando nella confusione (uno stato essenzialmente intollerabile) perché continua ad ignorare la questione fondamentale della verità. La prima domanda che dovremmo porci non è “Come posso essere più tollerante?” ma “Come posso arrivare alla verità?”.  Cristo è venuto nel mondo per aiutarci a rispondere alla seconda domanda.

Donald DeMarco
Articolo pubblicato su Lay Witness (Nov-Dic 2005) con il titolo “Is Tolerance a Virtue?”