Tutti hanno diritto ad avere una mamma e un papa’

nascereUsando una strategia ormai consolidata, i grandi temi della vita e della maternità sono oggetto di continui tentativi di erosione, da parte di gruppi organizzati che agiscono in Italia e in Europa. Dopo aver raggiunto un determinato risultato, ed esibendo la rinuncia a qualche eccesso, si cerca presto di riproporlo, sfruttando l’assuefazione dell’opinione pubblica. Se n’è reso conto lo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi che, nell’intervista di domenica 29 maggio 2016 ad ‘Avvenire’, definisce la legge sulle unioni civili «un punto di equilibrio», e afferma che «procedere su nuovi obiettivi», come vogliono alcuni, e «riaprire la discussione mi sembrerebbe paradossale e soprattutto inutile».

Quali sono i nuovi obiettivi è evidente. Una volta ottenute unioni gay che si avvicinano (pur non sovrapponendosi più del tutto, come nella prima stesura del testo cosiddetto Cirinnà) al matrimonio tra uomo e donna, si punta a legittimare quell’adozione per coppie di persone omosessuali che s’è appena esclusa come elemento equilibratore. Si svela così l’obiettivo reale da raggiungere da parte di certi gruppi politici e di pressione, costituito da una filiera di stravolgimenti della legislazione. Oggi non c’è identità tra unione e matrimonio, in ragione della fortissima resistenza morale nella società, e di remore infine avvertite anche dagli estensori della legge, e però il partito del ‘matrimonio egualitario’ spera nell’intervento della magistratura per cancellare residue diversità. E per questo si vorrebbe reintrodurre la questione cruciale dei minori, stralciata dal testo legislativo, attraverso una riforma della legge sulle adozioni deliberatamente tesa a cancellare il primo dei diritti umani di una persona che nasce: il diritto a una madre e a un padre.

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La filiera, infine, si completa, puntando alla legittimazione della maternità surrogata. Questa volta si agisce a livello europeo, ripresentando alla competente Commissione dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, il rapporto De Sutter, per riaprire la discussione che s’era chiusa a marzo con una sconfitta dei fautori della legittimazione di questo commercio di madri e figli. Si mette tra parentesi che un’altra istituzione europea, il Parlamento della Ue, ha già condannato la pratica dell’utero in affitto, prima nel 2011, poi nel dicembre 2015, perché «mina la dignità umana della donna», e usa «le sue funzioni riproduttive come una merce». Si conta, invece, sul fatto che un’apertura all’adozione per le coppie gay costituirebbe la strada maestra per giungere alla surroga di maternità (perché una madre ci dovrà pur essere), e che una pronuncia in sede europea agevolerebbe enormemente a livello nazionale tutte le operazioni ‘legalizzatrici’ di tale pratica. Questo scenario dimostra la fondatezza delle critiche e preoccupazioni espresse verso la legge sulle unioni civili, come primo passo per stravolgimenti normativi e sociali di cui non ci si vuole assumere appieno la responsabilità.

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C’è da chiedersi quale sia il motivo per il quale, in Italia e altrove, certe pratiche abnormi, e certi princìpi contrari ai diritti umani, entrano quasi di soppiatto, con piccoli passi che creano precedenti, quasi sempre – qui da noi è così – sfruttando il rapporto con leggi straniere che consentono ciò che le leggi nazionali non permettono. La ragione vera sta nel fatto che un’aggressione aperta a valori umanistici così essenziali non troverebbe la necessaria approvazione sociale, e la lesione di princìpi fondamentali, per la coscienza e per le Carte dei diritti umani, non otterrebbe il consenso democratico sufficiente per modificare la sostanza delle nostre leggi. Il primo punto di sostanza – che, insistiamo, non tramonterà mai – riguarda il diritto del bambino ad avere i due genitori, papà e mamma. Nessuno ancora oggi sa rispondere a una domanda cruciale: perché, senza alcuna motivazione, si violano le Carte dei diritti umani fondamentali per le quali il bambino ha diritto «a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi», e «salvo circostanze eccezionali, il bambino in tenera età non deve essere separato dalla madre».

Questi valori, ricordati spesso da ‘Avvenire’, esprimono qualcosa che precede il diritto, tocca il tessuto umano più profondo di ciascuno di noi, quel rapporto unico e irripetibile con chi ci ha dato la vita e ci introduce in essa. Si possono usare artifici dialettici, si può distorcere quanto si vuole il concetto di famiglia, non si riuscirà mai a cancellare questo grumo naturale che spetta a tutte le persone: è talmente grande, infungibile, questo diritto che non si può nemmeno pensare che possa essere messo a referendum, perché un referendum non può cambiare la realtà naturale propria dell’essere umano. Si può contraddire questa realtà, violarla, come altre volte è avvenuto nella storia, nella quotidianità, ma resterà il cuore d’una dimensione umana insopprimibile.

Qualcosa di analogo si può dire per la sciagurata pratica della maternità surrogata, anch’essa legata alla negazione del diritto del bambino ad avere papà e mamma. Qui stiamo nel pieno della vita della donna, alla quale si chiede di prestare il corpo per procreare un bambino e consegnarlo ad altre persone. Sembra paradossale che, quasi all’apice dell’emancipazione femminile, s’introducano nuove forme di umiliazione e asservimento del corpo della donna, della funzione materna, mentre la Dichiarazione Univ. del 1948 afferma che «la maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure e assistenza». Ed è sommamente ipocrita che si voglia nascondere questa pratica all’ombra di una presunta solidarietà tra donne, di uno scambio libero e positivo, quando tutti sanno che da tempo agiscono in diverse parti del mondo agenzie fornite di mezzi economici e legali per favorire nel Nord del mondo il ricorso di coppie ricche alla surroga di maternità da parte di donne povere di Paesi non sviluppati.

S’è aperta un’epoca nella quale gli elementi fondamentali della vita sono offuscati, avviluppati in modo tale da togliere al bambino il diritto di avere i propri genitori, o privarlo della madre, da favorire lo sfruttamento del corpo della donna, in antitesi ai valori e diritti sanciti nella modernità. Sono necessarie, ma non bastano, una legge fatta bene in un Paese, o un referendum che abroghi una legge sbagliata; occorre un più ampio impegno di contrasto delle strategie individualiste, e di ricostruzione del tessuto etico minimo a tutela dei più deboli. In un’ottica di fede, cristiana e non solo, i genitori sono per i bambini come la prima carezza di Dio al loro apparire sulla terra, ma anche in ogni cultura laica essi sono la roccia cui si costruisce la vita del bambino. Per questo, siamo di fronte a un comando della coscienza che non conosce frontiere, e unisce tutti quanti vedono nella famiglia lo strumento di tutela e formazione dei bambini e delle future generazioni.
Carlo Cardia – Avvenire

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