Le differenze tra Chiesa cattolica e voodoo

catholic_crackdowns1) Il voodoo è una religione tradizionale proveniente dall’Africa occidentale, molto antica e basata sulla credenza della magia naturale e di una propria spiritualita’. E’ seguita da circa 30 milioni di persone.

Il voodoo (una parola che nella lingua delle tribù provenienti dalla costa atlantica dell’Africa significa “spirito del serpente”) è una forma di religione tradizionale, praticata diffusamente al giorno d’oggi in Nigeria, Benin, Togo e Ghana e in parte in Paesi come l’Angola e la Repubblica democratica del Congo. Seguita da circa 30 milioni di persone è una religione riconosciuta ufficialmente in Benin dal 1996. Secondo quanto ha spiegato ad Aleteia José Luis Vázquez Borau, dottore in Filosofia e Teologia, nonché membro della RIES (Rete Latinoamericana per lo Studio delle Sette), è una delle religioni più antiche al mondo, che affonda le proprie radici nelle religioni neolitiche. Nel sistema di credenze del voodoo esiste un dio supremo creatore (Mawu o Nana Buluku), infinitamente buono, ma che non ha alcun contatto con le sue creature e al quale non si deve rendere culto. Lo spazio tra il creatore e gli uomini, tuttavia, non è vuoto, ma pullula di divinità (loa o orisha) distinte gerarchicamente, buone e cattive, che devono essere adorate. I sacerdoti o “mediatori” hanno il compito di invocare i loa affinché si manifestino attraverso la possessione di un essere umano. Questa possessione si ottiene mediante rituali collegati a sacrifici, e soprattutto alla danza frenetica e al ritmo dei tamburi, che fa piombare la persona in una specie di estasi o trance, con cui si manifesta la divinità.

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Il voodoo non cerca la salvezza delle anime, quanto il raggiungimento, attraverso l’intervento dei loa, di una soluzione immediata a problemi quotidiani. Il voodoo non propone dogmi, né ha testi sacri. Il suo scopo è orientare i propri seguaci a un equilibrio tra il naturale e il soprannaturale, così come tra le forze del bene e del male nella vita quotidiana. I loa aiutano le persone, ma in cambio le vincolano a rispettare alcuni impegni. In particolare, si tratta di mantenere la coesione morale della comunità o tribù che pratica il voodoo.

2) L’immaginario dominante legato al voodoo è frutto del processo di sincretismo con il cristianesimo, e anche con il satanismo e la stregoneria, originato dal contatto con la religione degli schiavi neri portati in America .

Il voodoo africano varia a seconda della tribù di appartenenza e differisce in maniera sostanziale dal voodoo maggiormente conosciuto oggi (e che il cinema ha contribuito a rendere popolare) e frutto della deportazione forzata di centinaia di migliaia di schiavi dalle regioni in cui si praticava.

Giungendo in Paesi cristiani, questi schiavi abbracciarono il cristianesimo, ma la maggior parte di loro continuò a praticare i riti ancestrali, applicandovi sopra una “vernice” cristiana e collegandoli al dolore e alla sofferenza provocati dalla condizione di schiavitù. Ciò diede origine a un sincretismo religioso oggi ampiamente praticato in America Latina e nei Caraibi, come la santeria, il candomblé o anche a un approccio di tipo satanico, l’hoodoo.

Ad Haiti, alcuni stregoni affermano di riuscire a riportare in vita i morti attraverso rituali magici per trasformarli in loro schiavi (zombi). In realtà, si tratta di persone alle quali viene provocato uno stato catalettico attraverso la somministrazione di potenti droghe. Tuttavia questo tipo di pratiche è del tutto sconosciuto al voodoo africano.

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3) Così come la Chiesa cattolica incoraggia l’inculturazione dei valori che si trovano nelle religioni tradizionali africane e nelle culture, allo stesso modo riconosce degli aspetti positivi nel voodoo.

A 150 anni dall’evangelizzazione del Benin ad opera della Società delle Missioni Africane di Lione, nel Paese molti fedeli che si sono convertiti a Cristo non si sono del tutto allontanati dagli antichi culti legati alle religioni tradizionali africane (RTA). E quindi, anche se permangono alcuni pregiudizi negativi alimentati dai primi missionari cristiani provenienti dall’emisfero nord, le RTA, oltre ad essere studiate nelle università, nei seminari maggiori e minori ma anche nelle scuole cattoliche, costituiscono il contesto religioso e culturale nel quale si muovono molti cristiani africani.

Il dialogo della Chiesa cattolica con il voodoo si inserisce nel contesto più ampio delle relazioni con le RTA, che nel loro insieme riuniscono nel continente nero approssimativamente 90 milioni di seguaci e costituiscono l’insieme delle religioni praticate dai popoli africani sin dall’alba dei tempi. Le RTA sono depositarie di un ricco bagaglio di spiritualità che comprende un corpus di credenze, un codice di moralità, un insieme di rituali per entrare in contatto con gli spiriti buoni e cattivi e rendere culto agli antenati. Ogni gesto nella vita di un africano, dalla culla alla tomba, è infatti permeato dalla religione. Dio riveste un’importanza tangibile nella vita pratica degli africani, perché non vi è separazione tra sacro e profano, materiale e immateriale.

E’ stato papa Paolo VI, il primo successore di Pietro a mettere piede sul suolo dell’Africa sub-sahariana, a parlare della gloriosa cultura africana già nella sua prima enciclica Ecclesiam Suam (1964), mentre nell’Africae Terrarum (1967) ha evidenziato gli aspetti preziosi della mentalità africana che la Chiesa apprezza e rispetta. L’allora Segretariato vaticano per i non cristiani (divenuto in seguito Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso) ha pubblicato nel 1968 un volume  intitolato “Meeting the African Religions”, nel quale analizzava vari aspetti delle RTA, tra cui il loro ruolo nel plasmare la mentalità e le credenze delle persone.

Durante un incontro con i capi voodoo in Benin, nel febbraio del 1993, fu Giovanni Paolo II a riconoscere il forte legame che unisce i seguaci del voodoo alle tradizioni tramandate dai loro antenati e ad evidenziare che “è legittimo essere riconoscenti verso i più anziani che vi hanno trasmesso il senso del sacro, la fede in un Dio unico e buono, il gusto della celebrazione, la considerazione per la vita morale e l’armonia nella società”.

4) Il dialogo tra la Chiesa cattolica e il voodoo, incentrato in particolare sullo sviluppo umano integrale, si scontra a volte su elementi difficilmente conciliabili.

In occasione del suo viaggio pastorale in Benin nel 1993 Giovanni Paolo II disse che il dialogo con il voodoo “non è rivolto soltanto ai valori del passato e del presente” ma “implica la collaborazione allo scopo di ‘difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà’” (Nostra aetate, 3).

Nel documento “Attenzione Pastorale alle Religioni Tradizionali”, del 1993, è stato indicato che il dialogo con quanti aderiscono alle religioni tradizionali e non desiderano ancora diventare cristiani “deve essere intrapreso nel senso ordinario di incontro, comprensione reciproca, rispetto, scoperta dei semi del Verbo in questa religione, e ricerca congiunta della volontà di Dio”.

Tra le religioni tradizionali africane, il voodoo è una delle meglio organizzate e strutturate, eppure le occasioni di dialogo stentano a partire. Permangono inoltre elementi non facilmente conciliabili, come i casi di rapimenti di cristiani per iniziazioni forzate al voodoo. Inoltre, a 150 anni dall’evangelizzazione del Benin, molti fedeli che si sono convertiti a Cristo non hanno abbandonato del tutto gli antichi culti legati alle religioni tradizionali, andando incontro spesso ad un pericoloso sincretismo.

5) Una indagine approfondita e accurata delle religioni tradizionali africane aiuterebbe ancora di più il dialogo e la necessaria distinzione tra l’aspetto culturale e la stregoneria.

Gli elementi segreti, la mancanza di un contatto aperto, l’ambiguità e l’assenza di strutture in alcune religioni tradizionali africane complicano il dialogo con la Chiesa cattolica. In questo senso la II Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, svoltasi in Vaticano nell’ottobre del 2009 sul tema “La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”, ha incoraggiato una qualificata e completa ricerca scientifica delle RTA e delle culture, in modo da studiare la stregoneria e l’occultismo alla luce della fede e della ragione per liberare gli africani da questa piaga attraverso programmi pastorali ad hoc.

Nella esortazione apostolica post-sinodale di Benedetto XVI Africae munus (2011), si sottolinea infatti che all’interno delle religioni tradizionali “la stregoneria conosce ai giorni nostri una certa recrudescenza”; “rinascono paure che creano legami di soggezione paralizzanti. Le preoccupazioni riguardanti la salute, il benessere, i bambini, il clima, la protezione contro gli spiriti malvagi, portano di quando in quando a ricorrere a pratiche delle religioni tradizionali africane che sono in disaccordo con l’insegnamento cristiano”.

Ecco quindi, prosegue il documento, che “il problema della ‘doppia appartenenza’ al cristianesimo e alle religioni tradizionali africane rimane una sfida. Per la Chiesa che è in Africa è necessario guidare le persone alla scoperta della pienezza dei valori del Vangelo, mediante una catechesi ed un’inculturazione profonde. È opportuno determinare il significato profondo di tali pratiche di stregoneria identificando le implicazioni teologiche, sociali e pastorali veicolate da questo flagello”.

In ogni caso, come indicato dall’esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa (1995)  “un dialogo sereno e prudente potrà, da una parte, garantire da influssi negativi che condizionano il modo di vivere di molti cattolici e, dall’altra, assicurare l’assimilazione di valori positivi quali la credenza in un Essere Supremo, Eterno, Creatore, Provvidente e giusto Giudice che ben s’armonizzano col contenuto della fede”.

6) Diversi missionari cattolici che operano in Benin hanno condiviso con Aleteia le difficoltà che si trovano ad affrontare nella “terra del voodoo”.

Suor Andréa Dah Nifabom, una religiosa burkinabè che ha trascorso 5 anni in Benin, ha detto che  “il cristiano beninese in generale e, in particolare, quello del sud del Benin, vive in un ambiente fortemente influenzato dalla religione tradizionale. Un aspetto questo che aumenta la tendenza al sincretismo. È anche veramente allarmante e scandaloso constatare l’ambivalenza di fede tra i nostri fratelli cattolici. Questo comportamento si spiega alla luce della mentalità secondo cui la religione cattolica viene considerata una religione importata dai bianchi. Una volta, a Ouidah, una città storica del paese, situata a circa trenta chilometri da Cotonou, un cristiano all’uscita dalla messa ha detto: ‘Abbiamo finito dai bianchi andiamo a quella dei neri’. In altre parole, i cristiani vanno in chiesa e allo stesso tempo partecipano al culto del voodoo. In soggiorno hanno le immagini e la statua della Vergine María, il crocifisso accanto ad amuleti e rappresentazioni del voodoo”.

Paul Bohissou, esperto di problematiche legate al voodoo e di cultura beninese, ha affermato che “alcuni cattolici seguono il voodoo ma anche molte seguaci del voodoo seguono il cattolicesimo. Queste, una volta convertitesi, si vincolano a Cristo a immagine di Saulo che una volta convertito è  diventato Paolo. Il sincretismo è un grosso pericolo per noi neri africani. Diverse leggi del voodoo proibiscono queste pratiche così che coloro che le seguono perdono il buon nome. Un detto di Abomey, una zona di cultura fon (nel centro del Benin), recita:  ‘voodoun we no dou we do medekpo ta a‘: due feticci non possono oppure non amano danzare simultaneamente nella stessa persona”.

Per padre Saturnin Comlan Pognon, comboniano: “il beninese, come tutti gli africani in generale, crede in un Dio onnipotente creatore del cielo e della terra, ma questo Dio si trova lontano. E non potendo essere raggiunto, ha creato degli intermediari che sono i vodoun. I vodoun sono la risposta dell’uomo beninese ai numerosi interrogativi sul mondo e la sua origine, la morte, il tuono, il mare e ciò che esso contiene…il voodoo costituisce pertanto un mezzo attraverso il quale l’uomo beninese comunica con il suo Dio. È pertanto comprensibile che alcuni cattolici, non trovando per esempio risposte ai problemi che devono affrontare, come la stregoneria, si rivolgano alla religione tradizionale”.

Sempre secondo padre Saturnin Comlan Pognon, “in alcuni villaggi sopravvive ancora questo fenomeno del sequestro, soprattutto di cristiani, benché tenda a diminuire. E rappresenta a volte un punto di conflitto tra entrambe le religioni. Come si sa, nella pratica del voodoo esiste quello che si chiama ‘il diritto di trasmissione’, e quindi una ‘vodounsi‘ o ‘avossé‘ (letteralmente moglie del vodoun o sposa del vodoun), deve trasmetterlo ad un figlio, una figlia, un figlio piccolo o una figlia piccola, prima di morire. E se non si trova quella persona o se i genitori sono in disaccordo su chi deve assicurare questa trasmissione, ecco allora che avvengono i sequestri. Attualmente si dice che il fenomeno è diventato molto più raro per il fatto che nessuno vuole lasciare suo figlio andare per quella strada, soprattutto perché le ‘vodounsi‘ non sono scolarizzate”.

Per l’abbé Charles Whannou, già rettore del “Grand Séminaire Saint Gall” di Ouidah (Benin) e attualmente direttore del Centro CERAO di pastorale e missione (Abidjan), in Benin: “si percepisce un vincolo molto forte tra il cultuale e il culturale. Gli stranieri affezionati a certi stereotipi ignorano che le religioni tradizionali comportano valori di civiltà ed educazione. E l’inculturazione e il dialogo con la cultura africana permettono di condurre a Cristo”.

Al di là dei sincretismi, vi sono anche ambiti in cui entrambe le religioni sono fortemente impegnate. Ad esempio, il voodoo ha come imperativi etici la salvaguardia dell’ambiente e l’amore per le persone con handicap fisici o mentali in quanto espressione del divino. Su queste tematiche, l’abbé Whannou ha però precisato: “La protezione dell’ecosistema ci preoccupa a volte per ragioni differenti. Rispetto alle persone con handicap, il dialogo non è tanto facile; la Chiesa, per rispetto a tutte le creature umane, lotta, con le sue strutture di beneficenza, per salvare le vite minacciate dalla tenacia di alcuni superstizioni. Effettivamente sono questioni molto sensibili”.

“In generale, tuttavia, in Benin, il cattolicesimo e le religioni tradizionali africane (RTA), non sono in competizione né sono avversari – ha sottolineato –. Al contrario, cercano di collaborare, come vollero anche i primi grandi missionari, come mons. François Steinmetz (+1952), il primo vicario apostolico di Ouidah. Bisogna riconoscere, però, che i cattolici hanno una maggiore capacità di dialogo e una maggiore apertura. Le iniziazioni che consacrano al culto delle religioni tradizionali africane non si fanno per vocazione così come noi le intendiamo. Non è una chiamata alla quale si risponde liberamente. Tutti quelli che sono devoti sono presi con la forza. Devono appartenere alla famiglia di nascita, o per integrazione. Così, a volte si prendono i battezzati. In questo senso non si rispettano i diritti del bambino, poiché il bambino è obbligato a ubbidire in tutto ai suoi genitori, secondo il 4º comandamento di Dio che persino i non cristiani sanno evocare in casi di questo tipo. Spesso, l’autorità religiosa interviene per far rispettare il diritto del bambino e di ogni persona ad aderire alla religione da lui scelta senza che gli venga imposta. A volte è necessario far intervenire le forze dell’ordine o la giustizia, per facilitare il dialogo. Per i maggiorenni (18 anni) risulta più facile uscire rispetto ai più giovani. In questo caso, la Chiesa fornisce un aiuto allontanando la persona presa di mira, affinché rimanga fuori dalla portata dei sequestratori. Tuttavia, mi sembra che questi sequestri si siano fatti sempre più rari, a causa del progresso della fede e dell’evoluzione delle mentalità”.

da: Aleteia