Le sfide Indoor (prostituzione al chiuso)

La prostituzione è spesso invisibile perchè svolta nei locali o negli appartamenti, il cosidetto indoor.

Sono molte le sfide che questo mondo sommerso e dalle tante sfumature pone. Tra queste proviamo ad elencarne alcune su cui sarebbe utile lavorare, con continuità, metodo e incrociando competenze e capaci per tutelare in primis i diritti civili delle persone che si prostituiscono e con l’obiettivo di intercettare coloro che sono vittime di tratta.

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L’indoor non è più marginale, ma centrale rispetto al fenomeno della prostituzione e anche della tratta.
Dal 30% al 70%, a seconda dei luoghi e delle zone del nostro Paese la percentuale rispetto al totale. Se si guarda all’Europa (65%), un fenomeno comunque in aumento.

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Nell’indoor ricompare la tenutaria. Donne che sfruttano altre donne.
Lo sfruttamento dell’organizzazione nigeriana avrebbe già dovuto farci riflettere molto su questa presenza forte di donne tra le sfruttatrici. Nell’indoor il “passaggio” da sfruttata a tenutaria ha forse ancor più una valenza di “affrancamento-emancipazione-promozione” da una situazione di povertà e sfruttamento. Come prevenire questo “passaggio”, questo ruolo delle donne verso altre donne?

– L’indoor ci induce a ragionare sulle doppie valenze del visibile e dell’invisibile. Invisibile ai cittadini, alle forze di polizia, alla collettività. Visibile via web, individualmente, in tutti i modi possibili. L’indoor induce a ragionare sull’importanza del visivo (la strada stessa in quanto vetrina in questo merita molte riflessioni) sui rapporti odierni.

La strada e l’indoor sono molto più collegati di quanto si creda, anche se ogni ambito ha valenze specifiche (a cominciare da diverse nazionalità), ma che fanno parte di un’offerta di mercato complessiva. Le organizzazioni criminali sono molto più attente all’insieme, pur diversificando i servizi, di quanto facciano i servizi sociali. Bisogna recuperare questo collegamento e la lettura del fenomeno nel suo insieme.

– L’indoor dimostra come siano centrali, nelle politiche sulla prostituzione, interventi di mediazione sociale e dei conflitti per i quali vanno attivati i vari attori in gioco.

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– Il ruolo dei clienti per l’aggancio e l’emersione del fenomeno dell’indoor diventa fondamentale alla luce dell’isolamento e del fatto che è difficile ipotizzare interventi per “entrare” nelle case che non siano, come già si sta facendo, le telefonate.

– L’indoor, come l’outdoor, non deve dimenticare di ragionare sulla domanda, in questo caso “italiana e benestante” che sostiene il mercato del sesso. Bisognerebbe indagare anche sui “servizi” richiesti e sull’aumento di richiesta di prostituzione transessuale e transgender.

– Da ultimo, ma non meno importante, la constatazione che su tutto il territorio, nonostante i dati in continuo aumento, mancano servizi strutturati per aiutare e far uscire da sfruttamento e povertà, chi si prostituisce nell’indoor.
Quelli
sino ad oggi attivati hanno dimostrato che, dopo una iniziale diffidenza, molte persone accettano l’accompagnamento ai servizi sociali e sanitari e attivano il passa parola presso altre persone che vivono la medesima situazione. In questo non va dimenticata la grande “risposta” di transessuali e transgender, a dimostrazione di un “vuoto” di servizi, di attenzione e di ascolto in genere verso di loro. Tutto ciò fa dire quindi che, se portati avanti con professionalità e continuità, questi servizi potrebbero aiutare questo sommerso ad emergere.

A cura di Mirta Da Pra Pocchiesa, giornalista, responsabile del Progetto prostituzione e tratta del Gruppo Abele.

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