Le varie tappe del Catecumenato (10/16)

LE TAPPE DEL CATECUMENATO

“Coloro ai quali abbiamo rivolto le nostre esortazioni vengono iniziati ai nostri misteri quando hanno fatto progresso nella virtú e risulta chiaro che sono stati purificati dalla dottrina”.
(Origene, Contra Celsum, 3,59; PG 11,999)

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Il Catecumenato, come vediamo, è un periodo essenzialmente di formazione e di catechesi (katekeo, far risuonare), in cui i candidati al battesimo hanno il tempo di far risuonare nella loro vita la Parola che è stata loro annunciata e sondare in se stessi la serietà del loro desiderio di ricevere, nel battesimo, l’adozione a Figli. Sempre attraverso le testimonianze dei Padri coevi, vedremo come, nel corso dei primi secoli, questa iniziazione si va strutturando in momenti catechetico-liturigici ben definiti.

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“A quanti si siano convinti e credano alla verità degli insegnamenti da noi esposti, e promettano di vivere secondo queste massime, viene insegnato a pregare e chiedere con digiuni a Dio la remissione dei peccati commessi; e con loro preghiamo e digiuniamo anche noi.”
(Giustino, Apologia I 61,2)

Un primo momento che possiamo individuare è quello, dunque, dell’
Iniziazione alla Preghiera, in cui, cioè, la Chiesa consegna
(tradere=consegnare) con opportune catechesi la preghiera, in particolare i Salmi (la preghiera per eccellenza della Chiesa), come ci è testimoniato dalle molte catechesi dei Padri pervenuteci sui Salmi; penso in particolare a quelle di Agostino che molto ha scritto per la formazione dei catecumeni.
Una di queste opere è il ‘Discorso sulla consegna del Simbolo ai catecumeni’
che ci introduce ad una seconda tappa del percorso catecumenale, quella della ‘Traditio Symboli’ in cui la Chiesa consegna il Simbolo della Fede cristiana (il Credo) che i catecumeni sono chiamati a far proprio nella loro
vita:

“Ricevete la formula della fede che è detta Simbolo. E quando l’avete ricevuta imprimetela nel cuore e ripetetevela ogni giorno interiormente.
Prima di dormire, prima di uscire, munitevi del vostro Simbolo. Nessuno scrive il Simbolo al solo scopo che sia letto, ma perché sia meditato. E perché la dimenticanza non distrugga ciò che la diligenza ha tramandato, funzioni da libro per voi la vostra memoria. Ciò che udrete sarà l’oggetto della vostra fede e quello che crederete lo ripeterete anche con la lingua.
Ha detto infatti l’Apostolo: ‘Con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza’. Questo è il Simbolo che ripasserete e che ripeterete. Le parole che avete sentito recitare si trovano qua e là nelle Scritture divine ma da lì sono state raccolte e riassunte in un unico testo per evitare fatica alla memoria degli uomini piú lenti e perché ogni uomo possa dire, possa ritenere quello che crede. Non avete proprio appena adesso sentito che Dio è onnipotente? Ebbene voi cominciate ad averlo anche come Padre, dal momento in cui foste nati da quella Madre che è la Chiesa.”
(Agostino, op.cit. I,1; La formula della fede.)

Riferendosi alla parole dell’Apostolo (Rm.10,10) Agostino introduce anche quella che è la tappa successiva del Catecumenato che consiste nella Professione pubblica della Fede, detta ‘Redditio Symboli’ in una liturgia, che spesso avveniva nella Domenica delle Palme, infatti, i catecumeni restituiscono alla Chiesa il Simbolo della Fede che da essa hanno ricevuto, confessando la loro fede e proclamando solennemente il Credo davanti ai fedeli. Una bella testimonianza di questo la troviamo nelle Confessioni di Agostino che narra la Redditio di Vittorino, un celebre rètore convertitosi al cristianesimo che vinse la vergogna e proclamo pubblicamente la sua
fede:

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” …Si vergognò, dunque,del suo sciocco comportamento nei confronti della verità e Simpliciano racconta che all’improvviso, inaspettatamente, gli
disse: ‘Andiamo in chiesa: voglio diventare cristiano’. Egli, fuori di sé per la gioia, andò con lui. Là fu iniziato ai primi elementi dela religione e poco tempo dopo diede il suo nome per essere rigenerato col Battesimo:
Roma ne fu stupita e la Chiesa tutta ne gioì. Gli orgogliosi, vista la cosa, ne furono irritati e, rodendosi di rabbia, digrignavano i denti (cfr.
Sal. 112,10), ma il tuo servo aveva ormai il Signore Dio come sua speranza e non badava più a sciochezze e a vane follie (cfr. Sal. 40,5).
Finalmente giunse il tempo della professione di fede; a Roma chi sta per accostarsi alla tua grazia suole recitare a memoria una data formula su di un podio elevato dinanzi a tutti i fedeli, ma i presbitei – racconta l’amico – offrirono a Vittorino la possibilità di farlo privatamente, come si usava proporre a quanti prevedibilmente si sarebbero emozionati troppo.
Egli però preferì professare la sua salvezza dinanzi alla folla dei santi, perché pensò che quello che insegnava con la retorica non era la salvezza, eppure l’aveva professato pubblicamente: se non si era vergognato delle proprie parole davanti a masse di esaltati, quanto meno avrebbe dovuto vergognarsi nel pronunciare parole tue al cospetto del tuo umile gregge?
Così quando salì sul podio, tutti coloro che lo conoscevano lo applaudirono gridando uno dopo l’altro il suo nome. E chi non lo conosceva? Suonò dunque sulla bocca di tutti un grido contenuto:’Vittorino, Vittorino!’. Avevano gridato di giogia appena lo avevano visto; ora si mettevano attenti per ascoltarlo. Egli proclamò la sua fede con ammirevole tranquillità, mentre tutti se lo sarebbero portato via dentro il loro cuore. E di fatto lo rapirono con le mani dell’amore e della gioia.”
(Agostino, Confessioni VIII, 2)

Un altro segno,in qualche modo collegato alla professione pubblica della fede, giacché si fonda sul Vangelo della guarigione di un sordomuto (Mc.7,32-35), è il rito dell’Effatà (tuttora presente nella celebrazione del battesimo), sentiamo come ci viene testimoniato da Ippolito:

“Coloro che devono ricevere il battesimo digiunino venerdì e sabato. Il sabato il vescovo li riunisca tutti nello stesso luogo e li inviti a pregare e a piegare le ginocchia. Imponendo loro le mani scongiuri ogni spirito straniero di allontanarsi da essi e di non ritornare mai più presso di loro. Quando ha terminato l’esorcismo, soffi sul loro viso e, dopo aver segnato la loro fronte, le loro orecchie e le loro narici, li faccia alzare. Si passerà tutta la notte in veglia, facendo loro delle letture e delle istruzioni.” (Ippolito di Roma, Tradizione apostolica 20)

Con la tappa, infine, della Consegna del Padre Nostro (Traditio orationis Dominis, orazione domenicale), compendio di tutto il Vangelo, che veniva praticato come ci viene testimoniato anche nell’omelia XI di Teodoro di Mopsuestia, si approssima la Pasqua in cui i catecumeni riceveranno il battesimo; ascoltiamo le parole introduttive di Agostino nei sermoni al Vangelo di Matteo (Mt.6,9-13), che illustrano anche la relazione tra il Simbolo che è stato già consegnato e l’Orazione:

” L’apostolo S. Paolo, volendo dimostrare che era stata predetta dai Profeti l’epoca in cui viviamo e nella quale sarebbe avvenuto che tutti i popoli avrebbero creduto in Dio, cita il seguente testo: ‘E avverrà che chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvo’. In antecedenza infatti solo presso gli Israeliti era invocato il nome del Signore, che ha creato il cielo e la terra; tutti gli altri popoli invocavano idoli sordi e muti dai quali non venivano ascoltati; oppure invocavano i demoni dai quali erano ascoltati per loro disgrazia. Ma quando si compì il tempo , si adempì quanto era stato predetto: E avverrà che chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvo. Inoltre gli stessi giudei, anche quelli che avevano creduto nel Cristo, negavano il Vangelo ai pagani e dicevano che non si doveva annunziare il Vangelo di Cristo a coloro che non erano stati circoncisi; contro questi tali l’apostolo Paolo aveva citato quel testo: ‘E avverrà che chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvo’; per questo motivo, al fine di confutare coloro che non volevano si annunciasse il Vangelo ai pagani, soggiunse immediatamente: ‘Ma come potrebbero invocare uno in cui non hanno creduto? Come poi potrebbero credere in colui che non hanno udito? E come potrebbero ascoltare senza uno che annuncia? o come potrebbero annunciare, se non venissero inviati?’ Poiché dunque dice:’Come potrebbero invocare colui in cui non hanno creduto?’ per questo voi non avete appreso prima l’orazione domenicale e poi il simbolo della fede, ma prima il simbolo col quale poteste sapere che cosa avreste dovuto credere, e poi l’orazione mediante la quale poteste sapere chi avreste dovuto invocare. Il simbolo è dunque l’espressione della fede, l’orazione è la formula della preghiera, poiché è proprio colui il quale crede ad essere esaudito quando prega.” (Agostino, Sermone n.56 su Mt.6,9-13 ai candidati al battesimo)

…ed anche:

“.Avete ripetuto il simbolo, che è un compendio delle verità della fede.
Anche prima vi ho ripetuto le parole dell’apostolo Paolo: ‘Come potranno invocare uno nel quale non hanno creduto?’ . Poiché dunque non solo vi è stato già insegnato, ma avete anche tenuto a mente e ripetuto come si deve credere in Dio, oggi dovete imparare come si deve pregarlo. È stato il Figlio in persona – come avete udito mentre si leggeva il Vangelo – a insegnare ai suoi discepoli e ai suoi fedeli questa preghiera. Noi abbiamo la speranza di vincere la nostra causa dal momento che ci ha suggerito queste preghiere un tale giureconsulto. Il nostro avvocato, che sarà il nostro giudice, è Colui che siede vicino al Padre, che siede alla destra del Padre, come avete dichiarato nella professione di fede. Di lì infatti verrà a giudicare i vivi e i morti. Tenete dunque a mente anche questa preghiera, che dovete ripetere fra otto giorni. Ma quelli di voi, che non hanno ripetuto bene il simbolo, hanno il tempo sufficiente per impararlo e lo ritengano a mente, poiché lo dovrete ripetere a memoria alla presenza di tutti i fedeli che vi ascolteranno, nel giorno di sabato, nell’ultimo giorno della settimana in cui dovete essere battezzati. Da qui a otto giorni invece dovrete ripetere a memoria questa preghiera che imparate quest’oggi.”(Agostino, Sermone n.58 su Mt.6,9-13 ai candidati al battesimo)

Il tempo di Pasqua si avvicina e con esso si avvia a conclusione il percorso catecumenale, ma prima di giungere al battesimo in senso stretto (che di norma veniva celebrato nella Veglia pasquale), c’è un ultimo tempo, l’elezione, che vedremo la prossima volta.