L’errore della magia (Bruto Maria Bruti)

magia_paroleLeonardo da Vinci scriveva contro gli alchimisti definendoli bugiardi e ingannatori.

Cosa facevano gli alchimisti nella sua epoca e chi erano? Molto spesso erano anime mistiche che amavano sognare: sognavano di poter trovare la sostanza miracolosa in grado di trasformare i metalli in oro e di creare l’elisir di lunga vita, il rimedio a tutti i mali, la pozione che poteva donare all’uomo la giovinezza eterna. Ma qual è l’origine di questo sogno e di questa ricerca?

L’origine dell’alchimia è un’origine mistico – religiosa. I testi religiosi indiani – Brahmana -, dell’ VIII ° secolo avanti Cristo, dicono chiaramente che l’oro è un simbolo religioso, è il simbolo dell’eternità e, dunque, riuscire a trasformare i metalli in oro significa aver raggiunto l’ immortalità.

Innumerevoli sono i miti religiosi che indicano in una sorgente, in un albero o in una sostanza la proprietà di donare l’oro e cioè l’immortalità:
per esempio il soma vedico, l’haoma iranico, l’ambrosia greca e la leggendaria caldaia celtica che custodisce il cibo dell’immortalità.

Mircea Eliade, il più grande storico mondiale delle religioni, dice che nei miti riguardanti l’origine del mondo e dell’umanità si raccontano tutti quegli avvenimenti primordiali in seguito ai quali l’uomo è diventato un essere mortale. Significativo è il fatto che, in tutti questi miti presenti nelle varie religioni, la condizione mortale dell’uomo è vista come la perdita di un originario stato paradisiaco. Questa perdita viene attribuita ad un accidente, ad uno sbaglio, ad una colpa, ma il fatto sostanziale è che la condizione mortale dell’uomo nasce da una ferita originale.

Ugualmente, in tutti i miti delle origini è presente la speranza di recuperare il paradiso perduto e l’immortalità.

Mircea Eliade definisce la mitologia delle origini come il tentativo di ricordare la storia sacra, cioè quella storia che è avvenuta alle origini e che si trova nelle zone più profonde della psiche umana. Il nucleo essenziale della mitologia delle origini – e cioè l’originale condizione immortale dell’uomo, la caduta e la perdita dell’immortalità, la speranza di un nuovo inizio dove il tempo potrà essere dominato – essendo espressione dell’essenza della natura umana, è ineliminabile e si ripete, in forma mascherata, anche in quelle ideologie che tentano di dare inizio ad un pensiero totalmente diverso da quello religioso.

Eliade dimostra come la mitologia dell’uomo arcaico si manifesta, per esempio, nel pensiero di Sigmund Freud, che voleva essere un positivista integrale e di Karl Marx che voleva dare inizio ad una visione della vita e della storia ispirata al materialismo dialettico.

La psicanalisi di Freud introduce il concetto secondo cui esiste per l’
uomo un’epoca primordiale in cui tutto si decide. Riprendendo il linguaggio del pensiero mitologico, si potrebbe dire che per Freud vi è stato un paradiso – per la psicanalisi sarebbe lo stato prenatale che costituisce uno stato di beatitudine immune dalla nevrosi -, una catastrofe – per la psicanalisi sarebbe il trauma infantile che fa perdere la beatitudine iniziale – e c’è poi la speranza di un nuovo inizio con la catarsi psicanalitica che, per mezzo del ricordo, ci fa rivivere l’incidente traumatico e quindi ci libera riportandoci in dietro, alla beatitudine originaria.

Anche per Marx la società senza classi cambierà lo stato ontologico del mondo, introducendo l’umanità verso una sorta di età dell’oro che realizzerà la fine della storia e dello stesso movimento dialettico della materia e Marx, sorprendentemente, usa l’espressione totalmente mistica di resurrezione della natura

( vedi Ernst Bloch e Karl Marx citati da Giovanni Cantoni in: Cesnur, Il ritorno della Magia, p.44.

opere citate in bibliografia ).

La ricerca alchemica ha alle proprie spalle, sia in Oriente che in Occidente, una lunga preistoria che rivela sullo sfondo una precisa origine mitologica: la mitologia delle origini.

La mitologia delle origini nasce dalla nostalgia del paradiso perduto, essa è l’espressione naturale della tendenza umana verso l’assoluto.

Il mito è un simbolo che rimanda ad un significato che deve essere capito e interpretato. Quando l’uomo si rende conto di essere una creatura e accetta senza ribellarsi questa sua condizione, allora egli si abbandona al mistero del Dio nascosto e verso di Lui indirizza sia il suo desiderio di felicità assoluta che la sua richiesta di aiuto: infatti, l’uomo consapevole della sua realtà si rende conto, come diceva Sant’Agostino, che può darsi la morte ma che, da solo, non può restituirsi la vita.

Da questo atteggiamento di umiltà nasce sia la fenomenologia religiosa che la scienza, perché ogni sviluppo umano autentico si ha soltanto quando l’uomo si sforza di conoscere e applicare sempre meglio tutte quelle leggi della natura la cui esistenza non dipende dalla volontà degli uomini.

Giovanni Paolo II insegna che :- a differenza di ogni altro essere vivente, l’uomo ha bisogni infiniti, perché è il riferimento al trascendente che determina il suo essere e la sua vocazione. A partire da tali bisogni, egli affronta l’avventura della trasformazione della realtà con le sue occupazioni lavorative secondo un impeto ideale che si spinge sempre oltre i risultati in esse conseguiti-

( Giovanni Paolo II in L’Osservatore Romano, ed. settimanale n.38, 21 settembre 2001, p.9, n.3 ).

Quando l’uomo, invece, cerca la totale autonomia e la totale libertà, mente a se stesso finendo per scontrarsi con i limiti della sua stessa
natura: vuole di più di quanto non possa.

Una volontà che pretende di essere onnipotente non vive più in armonia con le leggi della realtà e, anziché realizzarsi, finisce per distruggersi. Se è vero che l’uomo è un essere capace di dominare la natura, è pur vero che la natura si lascia dominare solo conoscendone le leggi e applicandole.

Per esempio, l’uomo può volare solo se conosce le leggi del volo e le rispetta, altrimenti è destinato ad un insuccesso violento: chi va contro la natura trova la natura contro di sé. Il dominio dell’uomo sulla natura non è assoluto ma relativo, cioè non può andare oltre il limite costituito dalle finalità stesse dell’ordine naturale: gli equilibri ecologici, per esempio, rappresentano uno di questi limiti. La via della magia nasce dall’unione di due elementi: il desiderio di eternità e di felicità assoluta e l’esagerata stima di se stessi.

La via della magia è, dal punto di vista filosofico, la stessa via dell’
idealismo, del marxismo e della tecnocrazia.

Per l’idealismo, che nasce da un atteggiamento di orgoglio, l’intelligenza vuole trovare tutto in sé stessa, nelle proprie idee e rifiuta qualsiasi sottomissione a una verità che le si imponga, che non dipenda da lei. L’idealismo è un processo in cui possono distinguersi cinque fasi fondamentali ben riassunte dalle filosofie di Cartesio, Kant, Fichte, Hegel, Evola.

Il primo germe dell’idealismo si trova nel razionalismo di Cartesio per il quale il pensiero è una facoltà talmente pura che non dipende dalla materia, non dipende dalla realtà e quindi basta a se stessa: per Cartesio rimaneva ancora Dio che era garante della verità del pensiero. Per Kant l’uomo diventa padrone assoluto del suo pensiero senza alcuna regola di verità che si imponga a lui ( libertà di pensiero ), e la coscienza umana sarà l’unica sorgente della propria legge, si creerà da sola la sua morale ( libertà di coscienza ): per Kant rimaneva ancora una realtà al di fuori del pensiero ma essa era non conoscibile. Fichte elimina questa realtà e resta solo l’Io autore del pensiero ma questo io è ancora una realtà che rimanda ad una causa.

Hegel percorre l’ultima tappa e ammette solo l’esistenza dell’idea pura la cui evoluzione dialettica crea tutta la realtà e questa azione creativa può essere esercitata in modo efficace attraverso lo Stato totalitario. Evola dice che l’atto magico cioè l’atto di potenza diventa la verifica sperimentale dell’idealismo, la sua realizzazione. Egli abbandonerà gli studi filosofici per addentrarsi nel campo delle discipline esoteriche: ciò che veramente conta è sperimentare il potere creatore del pensiero attraverso l’azione.

Per il marxismo questa idea che crea la realtà viene dal cervello, il quale è il prodotto di forze materiali: dunque sono le azioni materiali a creare la realtà con il loro continuo conflitto: tuttavia per Marx, che resta discepolo di Hegel, non esiste la materia come oggetto, come realtà da conoscere, con il suo ordine e le sue leggi, ( questo materialismo viene definito da Marx, con sarcasmo, contemplativo o dogmatico ). Per Marx esiste solo l’azione materiale assoluta ( materialismo dialettico ) che ha il diritto di fare tutto ciò che con la sua forza riesce ad imporre, ciò che con la sua forza riesce a trasformare. La filosofia tecnocratica è sulla stessa lunghezza d’onda: per la tecnocrazia tutto ciò che è tecnicamente possibile è, per ciò stesso, moralmente ammissibile.

La filosofia marxista, che porta alle estreme conseguenze il pensiero idealista di Hegel, trasforma la natura in un laboratorio dell’uomo e Marx afferma chiaramente che il compito dell’uomo non è più quello di conoscere il mondo ma solo di trasformarlo ( vedi Ernst Bloch e Karl Marx citati da Giovanni Cantoni: op. cit. ).

La magia è una tecnica destinata ad ottenere un effetto: questa tecnica, però, non nasce tanto dalla utilizzazione di cause naturali ma soprattutto dalla volontà di ottenere un effetto. Questa volontà, per costruire la tecnica magica, si serve delle idee – nate dal contatto del pensiero con la realtà – e che vengono associate sulla base più del desiderio che della loro effettiva connessione con la realtà.

Per esempio, per uccidere il nemico, il mago pratica un atto di uccisione nei confronti della sua immagine, per provocare la pioggia imita, con la danza, il suo fenomeno.

Le tecniche di magia sessuale nascono da queste associazioni: poiché dallo spermatozoo e dall’ovulo nasce una nuova vita, manipolando alchemicamente questi prodotti organici il mago crede di poter ottenere la pozione dell’eterna giovinezza o di potersi costruire un nuovo corpo quando quello presente finirà. Altra tecnica di magia sessuale consiste nel trattenere il liquido seminale, durante l’atto sessuale, perché il mago pensa che, trattenendo il seme che dà origine alla vita, può trattenere l’energia della vita e può indirizzarla verso la costruzione di una nuova vita.

Lungo questa strada il mago, spinto dal desiderio di ottenere ad ogni costo il risultato voluto, può cercare di invocare o di dominare delle forze preternaturali, cioè delle entità che sono superiori alla natura materiale.
In questo modo la magia fa scivolare l’individuo verso una forma di passività nei confronti di qualcosa di ignoto e di occulto dietro cui possono nascondersi, secondo la rivelazione cristiana, gli angeli decaduti.

All’interno del pensiero magico si verificano tre fenomeni: un assolutismo delle idee, un assolutismo della volontà e anche una progressiva passività nei confronti di forze occulte.

La magia intellettualistica o magia pura non deve essere confusa con la cosiddetta magia popolare. Le forme popolari della magia, anche se non sono accettabili dal punto di vista di una prospettiva autenticamente religiosa, si trovano sempre mescolate con elementi religiosi e nascono dal tentativo di rispondere, attraverso retaggi precristiani, alle paure dell’uomo: la magia popolare non si pone in una cosciente prospettiva intellettuale di volontà di potenza e di rifiuto della divinità.

Nell’essere umano è presente un incoercibile e ineliminabile desiderio di felicità assoluta, senza limiti e una nostalgia delle origini dove questa felicità era realizzata.

Da questo desiderio nasce la ricerca del sacro come principio che trascende i limiti della materia, come origine e modello di ogni cosa, come essere assoluto in grado di riempire completamente il cuore dell’uomo i cui desideri sono infiniti e superano sempre le sue possibilità di poterli appagare.

In ogni essere umano – c’è una sproporzione incolmabile tra ciò che è e ciò che vuole essere, tra ciò che ha, e ciò che vorrebbe avere – e per questo Omero diceva che – il più infelice di tutti gli animali che respirano sulla terra è l’uomo-( Novello Pederzini, La vita oltre la morte, edizioni Studio Domenicano, Bologna 1998, p.49 ).

La ricerca del sacro dà origine, nella storia delle religioni, alla – ierofania-, cioè a qualche cosa che manifesta il sacro. Anche nei tentativi religiosi più confusi, là dove la comunione con il divino è meno chiara e meno pura, il sacro si manifesta comunque in qualche oggetto e l’oggetto che manifesta il sacro viene distinto dagli oggetti profani.

Per esempio, dove esiste il culto dei sassi, non tutti i sassi sono considerati sacri. Un sasso diventa sacro solo nella misura in cui rappresenta o incorpora qualcosa di diverso da sé, solo allora viene distinto dagli altri oggetti e diventa una – ierofania -.

Scrive Richard Cavendish nella sua Storia della magia:- l’impulso religioso indirizza l’uomo alla venerazione, quello scientifico alla spiegazione, e quello magico al dominio e al comando. Ma nella vita reale tali atteggiamenti non sono contenuti in compartimenti separati e le distinzioni vengono spesso meno – ( p. 5, opera citata in bibliografia ).

Il fatto che nella ricerca religiosa si trovino mescolati elementi magici non deve meravigliare perché nell’essere umano sono contemporaneamente presenti impulsi diversi, ma bisogna tenere presente che la – ierofania -, cioè qualche cosa che manifesta il sacro, non ha nulla a che vedere con quella che Eliade chiama la – cratofania -, cioè con la ricerca e la manifestazione del potere.

La magia intellettualistica è più – magica – di quella tradizionale, nella quale si trovano sempre mescolati elementi di tipo religioso. La magia intellettualistica è una magia pura, separata da ogni elemento religioso, consapevole espressione di una prometeica volontà di potenza.

Per la magia pura la natura non è più vista come l’opera del Creatore, il risultato di un progetto e di una volontà. Per il pensiero magico la natura diventa sempre di più un -materiale- nato dal caso, il transitorio risultato di una cieca dialettica energetica, il frutto di momentanei rapporti di forza, un materiale su cui il più potente ha diritto di esercitare la sua forza: la natura diventa il laboratorio dell’uomo e ciò che conta non è conoscere la verità e compiere il bene, ciò che veramente conta è riuscire a compiere la trasformazione voluta.

L’assolutizzazione della volontà, tipica del pensiero magico, più cresce e più porta il soggetto a ripiegarsi e a vagare eternamente nel vuoto tenebroso del proprio essere: vuoto perché non ha né può trovare in sé la causa e la ragione del proprio esistere.

Questa situazione di tormento esistenziale spinge il mago verso la ricerca ossessiva di un segreto che sempre sfugge e verso la ripetizione maniacale di rituali ai quali manca sempre un qualcosa di definitivo che viene cercato. Lungo questa strada crescono l’insoddisfazione, la solitudine e l’orgoglio che possono giungere fino alla disperazione. (Bruto Maria Bruti )

Bibliografia:

1) Mircea Eliade, Il mito dell’alchimia, Bollati-Boringhieri, trad.
italiana, Torino 2001

2) Mircea Eliade, Mito e realtà, trad. italiana, Rusconi, Milano 1974

3) Mircea Eliade, Miti, sogni e misteri, trad. italiana, Rusconi,
Milano 1976

4) Mircea Eliade, Immagini e simboli, trad. italiana, Jaca Book,
Milano 1984

5) Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, trad, italiana,
Boringhieri, Torino 1976

6) Cesnur, Il ritorno della Magia, Effedieffe, Milano 1992

7) Richard Cavendish, Storia della magia dalle origini ai nostri
giorni, trad, italiana, Mondadori, Milano 1985

8) E. Bloch, marxismo e utopia, trad. italiana, ed. Riuniti, Roma
1984, pp.119-120

9) L. Feuerbach, K. Marx e F. Engels, Materialismo dialettico e
materialismo storico, trad. italiana, La Scuola, Brescia 1973, p. 84

10) per l’itinerario dall’idealismo al marxismo cfr Jean Daujaut,
Conoscere il comiunismo, società editrice Il Falco, Milano, 1979

11) Robero De Mattei, Il Trans-idealismo di Julius Evola, estratto da
Intervento, n.11, Volpe editore, Roma 1974