Lettera di Sant’Ignazio di Loyola a suo fratello Martino

Circa dieci anni erano trascorsi da quando Ignazio aveva lasciato Loyola e i suoi: dieci anni di lotte e di conquiste personali nelle nuove vie. Adesso che il suo cuore è pieno di Dio, è potuto tornare agli uomini per comunicare loro le insondabili ricchezze della vita divina. Ignazio ha scritto quindi, dopo tanto silenzio, al fratello Martino; e ora, ricevuta la sua risposta, torna a scrivere. Martino García, benché secondogenito, era l’erede della casa Loyola, dopo la morte del fratello maggiore. Dal suo matrimonio con Maddalena di Araoz ebbe nove figli, di cui quattro maschi. Nella lettera Ignazio, dopo aver parlato di affari familiari, come il matrimonio di una sua nipote e gli studi di un nipote, spiega a Martino, il quale è ben lieto del nuovo stile di vita dell’ultimo suo fratello, i motivi spirituali del suo lungo silenzio. Era necessario separarsi totalmente dal mondo onde assimilare l’essere di Dio per comunicarlo poi agli uomini; inoltre, gli inizi nella vita spirituale sono sempre difficili. Più avanti troviamo, fra l’altro, una calda esortazione ad usare rettamente i beni di questo mondo, preoccupazione speciale del nuovo uomo di Dio e riflesso di quello che sarà il «principio e fondamento» dei suoi Esercizi Spirituali. Ignazio conclude con un augurio: poter conoscere e compiere la volontà di Dio. Qui lo troviamo espresso per la prima volta, e sarà il suo abituale saluto all’accomiatarsi, potremmo dire la sua firma.

MARTINO GARCÍA DE OÑAZ – Parigi, giugno 1532 – MI Epp I 77-83

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IHS La grazia e l’amore di Cristo N.S. siano sempre con noi. […] Dici di esserti molto rallegrato perché ti pare che io abbia lasciato il modo usato con te di non scriverti. Non meravigliarti: per guarire una grande piaga vi si applica un unguento subito, un altro a metà cura e un altro alla fine. Così, quando intrapresi la mia via, mi era necessario un rimedio; poco dopo, un rimedio diverso non mi fa male: se lo sentissi infatti nocivo, certo non ne cercherei un secondo né un terzo. Nulla di strano che io abbia sperimentato questo, quando già s. Paolo, poco dopo la sua conversione, dice: «Mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi» e altrove: «Nelle mie membra vedo un’altri legge, che lotta contro la legge della mia mente»; «La carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne». Ed era tanta la ribellione nella sua anima che arriva a dire: «Non faccio quel che voglio, ma quello che detesto». Poi, più avanti nel tempo, dice: «Sono infatti persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né presente, né avvenire… né alcuna altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore». All’inizio ho avuto una certa rassomiglianza con lui. Piaccia alla somma bontà di non volermi negare la pienezza della sua santissima grazia perché a metà e alla fine io somigli, imiti e serva tutti coloro che sono suoi veri servitori. E se dovessi in qualcosa disgustarlo o su un solo punto afflosciarmi nel suo santo servizio e nella sua lode, mi tolga piuttosto da questa vita.

Tornando al nostro proposito, da cinque o sei anni ti avrei scritto più spesso, se non me lo avessero impedito due cose: prima gli studi e molte relazioni, ma non mondane; poi ero incerto se le mie lettere fossero a servizio e lode di Dio N.S. e a sollievo dei miei parenti secondo la carne, perché lo fossimo anche secondo lo spirito e, nello stesso tempo, ci aiutassimo rispetto agli interessi eterni. È vero infatti che in questa vita posso amare una persona solo nella misura in cui l’aiuto a servire e lodare Dio N.S., perché non ama Dio di tutto cuore colui che ama qualcosa per sé e non per Dio. Se di due persone che servono Dio N.S. in modo uguale, una ci è parente e l’altra no, Dio N.S. vuole che ci attacchiamo e affezioniamo più, per esempio, al nostro padre naturale che a chi non lo è, al benefattore e parente anziché a chi non è né l’uno né l’altro. Ecco perché veneriamo, onoriamo e amiamo più gli apostoli che gli altri santi perché più hanno servito, più hanno amato Dio N.S. La carità, infatti, senza cui nessuno può raggiungere la vita, è l’amore con cui amiamo Dio N.S. per se stesso e il resto per lui. Perciò «dobbiamo lodare Dio nei suoi santi» come dice il salmista6. Desidero molto e più che molto, se si può parlare così, che nella tua persona, nei parenti e amici bruci intensamente questo tale e tanto vero amore e che crescano le vostre forze a servizio e lode di Dio N.S., perché sempre più vi possa amare e servire. Servendo infatti i servitori del mio Signore, mia è la vittoria e mia la gloria. Con questo amore sano e con questa volontà sincera e aperta io parlo, scrivo e consiglio come vorrei, e desidero di cuore -, con sincera umiltà e non per gloria profana e mondana, che gli altri mi consiglino, stimolino e correggano. Un uomo che in questa vita stia a vegliare nella cura ansiosa di costruire molto, di aumentare costruzioni, rendite e posizione, per lasciare sulla terra gran nome e ricordo, non spetta a me condannarlo, ma neppure posso lodarlo. Infatti, secondo s. Paolo, dobbiamo servirci delle cose del mondo come se non le usassimo, possederle come se non le possedessimo e anche avere una sposa come se non l’avessimo, perché la figura di questo mondo passerà rapidamente. Volesse il cielo che facessimo così! Se mai qualcuna di queste verità hai sentito nel tempo passato o presente, per la riverenza e amore di Dio N.S., ti chiedo che procuri con tutte le forze di guadagnare onore in cielo, memoria e fama dinnanzi al Signore che deve giudicarci. Egli difatti ti ha lasciato in abbondanza i beni terreni, perché con essi possa guadagnare i beni eterni: dando buono esempio e santa dottrina ai tuoi figli, servi e parenti; dando ad uno sante parole, ad un altro un giusto castigo, ma senza ira e sdegno; dando ad uno il favore della tua casa, ad un altro denari è ricchezze; facendo molto bene ai poveri orfani e ai bisognosi. Non deve essere avaro quegli con cui Dio N.S. è stato tanto generoso. Un giorno troveremo tanta pace e tanto bene quanto ne avremo fatto in questa vita e, poiché puoi molto nella terra dove vivi, ti prego con insistenza, per amore di N.S. Gesù Cristo, di sforzarti molto non solo a riflettere su ciò, ma a volerlo e attuarlo, perché niente è difficile a quelli che vogliono, soprattutto in ciò che si fa per amore di N.S. Gesù Cristo. Alla signora di casa con tutta la sua famiglia e con tutti quelli che a te sembra sarebbero contenti di essere visitati da me, raccomandami molto nel Signore che ci deve giudicare. A lui domando, per la sua infinita e somma bontà, che ci dia grazia perché sentiamo la sua santissima volontà e la compiamo interamente […].

Povero di bontà,
Iñigo