Lo scienziato? Un missionario

scienza-e-fedeÈ solo il cristianesimo, fondato sul concetto di Dio creatore e sull’unicità del Figlio consustanziale al Padre, che permette di fare scienza. L’Occidente se ne ricordi. Intervista al fisico nucleare Peter Hodgson.

È passato dall’Italia per un giro di conferenze sulle origini della scienza moderna. Peter Hodgson ha insegnato per 40 anni Fisica e Matematica all’Università di Oxford, e per oltre 50 è stato impegnato nella ricerca sperimentale e teorica nel campo della Fisica nucleare.
Membro del Consiglio degli scienziati atomici dal 1952 al 1959, e direttore del periodico di quell’associazione dal 1953 al 1955, è autore di 15 libri e di oltre 300 articoli comparsi su riviste specializzate. Membro del corpo accademico del Corpus Christi College di Oxford e dell’Institute of Physics, è presidente del Segretariato per le questioni scientifiche di Pax Romana e consulente del Pontificio Consiglio per la Cultura.

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«Sono cattolico – esordisce il professor Hodgson – e fisico nucleare. Naturale che m’interessi delle relazioni fra fede cattolica e ricerca scientifica».

Eppure, secondo molti, anche addetti ai lavori, le due sono inconciliabili..

Se si considerano queste due dimensioni del reale con approccio storico e prendendo in esame gli sviluppi della cultura umana, in realtà non si può fare altro se non concludere che la scienza moderna è stata resa possibile da ciò che la dottrina cristiana propone di credere a proposito del mondo materiale.
Per i cristiani il mondo è cosa buona giacché fatto da Dio: nella Genesi è scritto infatti che, dopo averlo creato, Dio guardò il mondo e vide che era cosa buona. I cristiani credono anche che il mondo sia razionale appunto perché fatto da un essere razionale. Creandola, Dio ha dato alla materia proprietà indagabili; è quindi compito dello scienziato cercare di comprendere le proprietà del mondo naturale. Su queste basi, la dottrina della Chiesa incoraggia, e sempre ha incoraggiato, la ricerca scientifica autentica. La visione cristiana della realtà non contraddice affatto l’approccio scientifico, ma lo incoraggia. Anzi ne è il motore.

Direbbe quindi che proprio il cristianesimo offre la concezione della materia adatta a sviluppare conoscenze di tipo autenticamente scientifico e questo a differenza di altre dottrine religiose?

Sì, certo. E proprio perché l’Incarnazione di Cristo – l’avvenimento centrale del cristianesimo, l’accadimento storico che differenzia il cristianesimo da qualsiasi altra religione – ha avuto un effetto decisivo sullo sviluppo della cultura, quindi ultimamente della scienza.
Molte antiche civiltà, infatti, possedevano una concezione ciclica del tempo, secondo la quale, dopo un certo numero di millenni, le cose si ripresentano perfettamente uguali a se stesse. Si tratta di un’idea in sé deprimente e debilitante, giacché porta a concludere che, in fin dei conti, dato che le cose saranno le stesse sempre e per sempre, perché mai ci si dovrebbe preoccupare di esse, investigandole ed esaminandole?
Il farsi uomo di Cristo è stato invece un evento unico che ha rotto con la prospettiva ciclica, sostituendola con una concezione lineare del tempo che scorre dall’alfa all’omega. Qui è contenuta, peraltro, tutta l’idea del progresso della conoscenza umana sulla natura. Per inciso, è solo la possibilità del progresso che genera una visione della storia intrisa di speranza. E tutto questo è assolutamente fondamentale per la nascita di una scienza propriamente detta.

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I primi secoli del cristianesimo, poi, hanno visto svolgersi importantissimi dibattiti teologici tesi a dirimere dottrinalmente la natura della persona di Gesù Cristo. Fra questi fu fondamentale il Concilio di Nicea del 325, le cui decisioni sono state incorporate come verità di fede nel Credo, che dunque contiene numerosi articoli imprescindibili per lo sviluppo della scienza.
Anzitutto che Dio è il creatore di tutte le cose, visibili e invisibilii, e dunque che è Lui il responsabile dell’intero creato. Poi il concetto di Cristo come Figlio unigenito generato dal Padre, di cui condivide la medesima sostanza: ciò significa che solo Cristo è increato, laddove invece tutto il resto di ciò che esiste è stato creato e nulla sfugge. Vale a dire il contrario esatto del panteismo antico, secondo il quale non vi è distinzione sostanziale fra Creatore e creato. Un concetto, questo, paralizzante per la scienza.

In terzo luogo, il concetto che tutto ciò che esiste, ed è stato creato, lo è stato attraverso Cristo: per quem omnia facta sunt.
Significa che tutta la realtà è buona e che il mondo non è affatto il campo di battaglia dove si scontrano princìpi malvagi e princìpi positivi. La realtà è buona giacché fatta attraverso Cristo… L’uomo non ha allora di che temere da essa. Certo, la realtà può essere anche adoperata male, ma si tratta di un abuso esterno alla natura di essa, essenzialmente buona…
Si può ben comprendere, dunque,  come tutto ciò sia di vitale importanza per la nascita della scienza: che senso avrebbe, infatti, indagare una realtà che di suo è essenzialmente cattiva e nemica dell’uomo? Si diventa scienziati solo perché incuriositi dai meccanismi di una materia che si ritiene amica e quindi degna di essere indagata.

Concetti simili a quelli espressi dal fisico Stanley L. Jaki…

Debbo moltissimo alle sue preziose ricerche e alle sue importantissime pubblicazioni, una quarantina di volumi in tutto…
Per il sottoscritto fu di particolare significato la lettura di uno dei suoi primi lavori, The Relevance of Physics, del 1966. Fondamentali sono pure Science and Creation: From Eternal Cycles to an Oscillating Universe, del 1974, La strada della scienza e le vie verso Dio, del 1978 (trad. it. Jaca Book, Milano 1994) e Il salvatore della scienza, del 1988 (trad. it. Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992).

Ma se il cristianesimo genera la cultura che permette la scienza, e la cultura occidentale deve tutto al cristianesimo, non è affatto azzardato dire che la scienza è peculiare alla cultura occidentale…

Esatto. Molte civiltà antiche hanno conosciuto quella che definirei una scienza primitiva, la conoscenza empirica di alcune proprietà della materia. Si tratta ovviamente di grandi risultati, ma è completamente diverso da ciò che chiamerei scienza moderna: la comprensione dettagliata delle proprietà della materia, espressa in formule matematiche. Non vi è alcunché che possa anche solo remotamente assomigliare a questo in contesti culturali non plasmati dal cristianesimo. La scienza è nata nell’Europa occidentale cristiana e oggi è diffusa in tutti i luoghi del mondo entrati in contatto con quella fonte originaria.

Scienza moderna, dice. Significa che di fatto, anche se nell’evo moderno la cultura (e parte di quella più legata al mondo scientifico) si è secolarizzata, al fondo l’approccio scientifico al reale porta il sigillo della cultura cristiana. Ovvero che sarebbe stata e sarebbe impossibile senza l’input culturale dato dal cristianesimo?

Certo. Nella scienza moderna vi è qualcosa di peculiarmente cristiano che rende la scienza possibile oggi anche se certi scienziati non lo riconoscono. Ai cristiani, peraltro, questo sembra normale perché figli della civiltà occidentale. Ma per quelle culture che ritengono l’universo un caos, la scienza è un concetto assurdo. Questo significa allora che, imparando la scienza, le culture non occidentali assorbono anche il criterio e  la mentalità che rende possibile appunto la scienza: il cristianesimo. Idem accade a quegli scienziati occidentali che non credono più al cristianesimo del quale però sono figlie le loro discipline.

Marco Respinti –  Il Domenicale