Lo zio Monaldo (dai Fioretti di Santa Chiara)

Madonna Ortolana era vedova con quattro figlie nubili, ma non si poteva dir sola. I fratelli del marito morto, gli zii delle fanciulle, le erano molto vicino, specialmente il maggiore e più autorevole, Monaldo.

Proprio gli zii, con a capo Monaldo, si davan d’attorno, per procurare alle nipoti un buon ma­trimonio.

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La loro famiglia era nobile e ricca. Nobili e ricchi dovevan essere i fidanzati delle figlie di Favarone.

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Per quanto orfane, non c’erano ad Assisi fan­ciulle meglio guardate di Penenda, Chiara, Agnese e Beatrice. Zii e cugini facevano continuamente la guardia alle orfane di padre.

Perciò quando Monaldo seppe che Chiara era fuggita, perse il lume degli occhi, come se avesse ricevuto, sulla pubblica piazza, uno schiaffo dal suo peggior nemico.

Quel manigoldo di Francesco, non contento d’aver rubato al padre, ora rubava in casa sua; dopo aver disonorato il mercante, ora disonorava il nobile; dopo aver impoverito Bèrnardo, ora rovinava Chiara.

Monaldo raccolse in armi l’intero parentado. Ancora non era giorno alto, e già il bosco della Porziuncola veniva battuto.

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Ma Francesco, subito dopo il taglio dei capelli, aveva affidato Chiara alle monache di San Paolo.

Un monastero femminile era una fortezza. Nessuno vi poteva entrare con la forza. Monaldo minacciò, strepitò. Poi, visto che con la violenza non poteva nulla cambiò tono, cer­cando di allettare la nipote.

Le fece considerare, per interposta persona, quanto dolore avesse arrecato la sua fuga alla madre; le fece presente i danni che ne potevano ricevere le sorelle.

Le promise perdono pieno; grandi doni. Chiese di poterle parlare. Chiara acconsentì, ma scelse la chiesa come luogo dell’incontro. Vi­cino all’altare si sarebbe sentita più sicura. Monaldo, i parenti e i servitori entrarono in chiesa, lasciando le armi di fuori dalla porta. Cercarono di dare al loro sdegno il volto della mansuetudine. S’inginocchiarono davanti all’al­tare, facendosi il segno della croce. Si rialzarono, quando Chiara uscì dal coro.

La fanciulla salì rapidamente gli scalini e af­ferrò con la destra la bianca tovaglia dell’altare. Era quello il gesto di tutti coloro che, in quei tempi di violenza, chiedevano alla chiesa il di­ritto d’asilo.

Come un bambino si sente sicuro se stringe nella sua mano la veste della mamma, così il fuggiasco e il perseguitato, si sentiva, ed era ve­ramente sicuro, se riusciva ad afferrare un lembo della madre Chiesa, rappresentato dalla tovaglia dell’altare.

Nessuna forza al mondo avrebbe potuto strap­pare Chiara. da quella leggera tovaglia. Monaldo e gli altri parenti capirono il gesto di Chiara. Attesero che almeno parlasse.

La fuggitiva, sempre stringendo con la destra la trina della tovaglia, con la sinistra si tolse di capo il panno nero.

Apparve la devastazione dei suoi biondi ca­pelli, che diede, agli uomini un senso di dolore. Chiara così scoperta si guardò intorno come volesse farsi ammirare. Poi si tirò nuovamente il velo nero nella fronte. Lasciò la presa della to­vaglia. Disparve nell’ombra del coro..

dai Fioretti di Santa Chiara