L’opera della Chiesa nella storia

Poiché l’ha fatto meglio di quanto noi possiamo sperare di fare riportiamo, sull’argomento, una memorabile pagina dello storico e Accademico di Francia Pierre Gaxotte.

“Al tempo dei Romani, un’epoca rude e razionale, la Chiesa aveva recato la consolazione nella miseria, il coraggio di vivere, L’abnegazione, la carità, la pazienza, la speranza di una vita migliore, improntata a giustizia. Quando l’Impero crollò sotto i colpi dei barbari, essa rappresentò il rifugio delle leggi e delle lettere, delle arti e della politica.

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Nascose nei suoi monasteri tutto ciò che poteva essere salvato della cultura umana e della scienza. In piena anarchia la Chiesa era riuscita, in sostanza, a costituire una società viva e ordinata, la cui civiltà faceva ricordare e rimpiangere i tempi tranquilli, ormai passati. Ma c’è di più: essa va incontro agli invasori, se li fa amici, li rende tranquilli, ne opera la conversione, ne convoglia l’affluire, ne limita infine le devastazioni. Davanti al vescovo che rappresenta un aldilà misterioso, il Germano viene assalito dal timore, e retrocede. Egli risparmia le persone, le case, le terre. L’uomo di Dio diventa il capo della città, il difensore dei focolari, del lavoro, l’unico protettore degli umili su questa terra.

Più tardi, quando l’epoca dei saccheggi e degli incendi sarà passata, quando occorrerà ricostruire, amministrare, negoziare, le Assemblee e i Consigli accoglieranno a braccia aperte gli uomini della Chiesa, gli unici capaci di redigere un trattato, portare un’ambasceria, eleggere un principe.

Fra le continue disgrazie (…), mentre nuove invasioni ungheresi, saracene, normanne assillano i paesi, mentre il popolo disperso si agita senza alcun indirizzo, la Chiesa ancora una volta tiene fermo.

Essa fa risorgere le tradizioni interrotte, combatte i disordini feudali, regola i conflitti privati, impone tregue e opera accordi. I grandi monaci Oddone, Odilone, Bernardo innalzano al di sopra delle fortezze e delle città il potere morale della Chiesa, l’idea della Chiesa universale, il sogno dell’unità cristiana. Predicatori, pacificatori, consiglieri di tutti, arbitri in ogni questione, essi intervengono in ogni caso e dappertutto, veri potentati internazionali, di fronte ai quali ogni altro potere terrestre non resiste che a malapena.

Attorno ai grandi santuari e alle abbazie si intrecciano relazioni e viaggi. Lungo le grandi strade, dove camminano le lunghe processioni di pellegrini, nascono le canzoni epiche. Le foreste spariscono di fronte all’assalto dei monaci che dissodano la terra. All’ombra dei monasteri le campagne rifioriscono (celebre è la canalizzazione della pianura padana); i villaggi già rovinati rinascono. Le vetrate delle chiese e le sculture delle cattedrali sono il libro pratico nel quale il popolo si istruisce (…). I Appannaggi, ricchezze, onori, tutto si mette ai piedi degli uomini della Chiesa, e l’imponenza di questa riconoscenza basta da sola a far valutare la grandezza dei benefici seminati da essi”.

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L’intero Medioevo è popolato di Santi e Sante (cioè gente che ha praticato la virtù in grado eroico): Francesco, Caterina, Bernardo, Domenico. Tra questi moltissimi i re e le regine. Si può dire lo stesso, oggi? Quale modello umano viene ormai proposto ai giovani? Il cavaliere senza macchia e senza paura, difensore dei deboli e degli oppressi? Il santo benefattore e campione dell’autodisciplina? No: l’attore debosciato, la soubrette oca e di facili costumi, il cantante nichilista e tossicomane, il calciatore arricchito e smargiasso, il politico furbo.

E’ la Chiesa medievale a inventare l’Università. Universitas studiorum = luogo in cui sono radunati tutti gli studi. L’Università è un corpo separato; esso dipende giuridicamente dalla Chiesa. Gli studenti hanno propri magistrati e amministratori; per indicare la loro indipendenza dalle autorità civili porta no l’abito ecclesiastico (da qui il proverbio “l’abito non fa il monaco”: poteva essere infatti uno studente). La Chiesa crea in tutte le parrocchie scuole gratuite e comuni, uguali per tutti. Carlomagno, vergognoso di essere analfabeta, rimproverava i figli dei nobili perché non profittavano negli studi come i figli dei popolani. La differenza con l’oggi è che la scuola non era obbligatoria. Ma chi non ci andava veniva guardato con sufficienza.

Infine le pitture e le vetrate delle chiese erano “libri a fumetti”, immagini non solo sacre (vi erano rappresentati anche l’astronomia, i mestieri, le scienze, gli eventi storici e politici) che istruivano anche gli analfabeti in un’epoca in cui i libri (dovendo essere copiati a mano, uno ad uno) erano costosissimi.

Rino Camilleri (Fregati dalla scuola)