Malaysia e Singapore. Le nuove frontiere dell’utero in affitto

Nel Sud-Est asiatico cʼè la percezione che il blocco sostanziale della maternità surrogata di recente applicato in Thailandia, e con la Cambogia che ha imposto lo stop in attesa di dotarsi di una legge, rischi di incrementare la clandestinità di una “industria” cresciuta in fretta, con consistenti investimenti, e assai lucrosa per chi la organizza. A prefigurare uno scenario se possibile ancora più incerto cʼè lʼampia disponibilità di donne poverissime pronte ad affittare il proprio grembo in cambio di un compenso che supera di molto le loro normali possibilità di guadagno, gestite da una rodata rete di procacciatori, organizzazioni specializzate e cliniche. Se la Cambogia è stata per alcuni mesi la “nuova frontiera” della surrogata quando questa è stata negata nella confinante Thailandia dallʼagosto 2015, diversi elementi fanno pensare che la pratica abbia iniziato a diffondersi in Laos e in Malaysia: nel primo per le difficoltà di controllo e lʼestesa corruzione, nella seconda per la qualità delle strutture ma soprattutto per la mancanza di una legislazione in materia al di fuori delle consuetudini religiose (una fatwa del 2008 del Consiglio nazionale degli Affari religiosi islamici nega la pratica ai musulmani, ma la delibera non ha valore legale). Unica certezza è che senza un regolare certificato matrimoniale le coppie non sarebbero autorizzate a pratiche di procreazione assistita. Questo esclude coppie di fatto, conviventi, coppie omosessuali o single, ma non certo coppie straniere di qualunque tipo. Inoltre, non mancano cliniche che offrono servizi di riproduzione assistita nella città-Stato di Singapore per aggirare le proibizioni, dove nei casi di surrogata sembrano essere soprattutto donne indonesiane a portare a termine la gravidanza. La Malaysia, insomma, appare in bilico. Se infatti la situazione ha consentito a numerose coppie di aggirare ostacoli pratici e legali, basterebbe un caso portato in tribunale per chiudere le porte.
Stefano Vecchia – Avvenire

Aiuta con un piccolo contributo
con PayPal Bancomat o Carta di credito: