Marco e Giulia, due nuovi genitori

Accompagno Marco e Giulia in ospedale. Arrivano da lontano, hanno lasciato a casa figli grandi e piccoli e sono venuti a conoscere un bimbo ricoverato dalla nascita in quel reparto dove ci sono i neonati con problemi di salute gravi. Camminiamo per i corridoi in silenzio, emozionati per questo primo incontro che sarà importante per decidere se fare un posto in casa per questo bimbo speciale. Arrivati nel reparto incontriamo i medici che si occupano del piccolo fin dai primi giorni di vita. Nello studio ci fanno accomodare e ci scrutano con sguardi interrogativi. Parlano con competenza e professionalità, con calma, e ad ogni frase osservano i volti per capire le nostre reazioni. Snocciolano una dopo l’altra le caratteristiche di una sindrome: gli occhi forse non vedranno mai, le orecchie forse non sentiranno, il cuoricino deve essere operato, le difficoltà nell’alimentazione impongono l’uso di un sondino.

Marco e Giulia ascoltano in silenzio, ogni tanto fanno qualche domanda, poi si guardano. Entrano le infermiere e ci raccontano con tenerezza e affetto delle difficoltà ma anche dei progressi, capiamo che questo bambino è entrato nel loro cuore.
Poi finalmente entriamo nella stanza. Lasciamo fuori dalla porta i dati medici, le paure, le domande, e ci lasciamo conquistare dall’incontro con questo piccolo. Cinque mesi di vita, cinque mesi d’ospedale. Piccolo, fragile, sdraiato in un letto grande che fa da culla e che abbraccia al posto della mamma. Gli occhi forse non vedono, ma sono azzurri come il cielo. Attorno al letto tutti i sanitari osservano questo incontro: sono increduli, ma sanno che assistendo a un incontro che è una scelta.

SE PUOI.... AIUTACI:

Qualche tempo dopo incontro un medico del reparto che mi racconta: “Lo sai, lo stesso giorno in cui la mamma affidataria ha cominciato ad assistere il bambino in ospedale, lui ha cominciato a succhiare con più forza dal biberon e alle dimissioni non aveva più bisogno del sondino. Non potevamo crederci. Quando è andato via con la sua nuova famiglia, medici e infermieri lo hanno salutato con le lacrime agli occhi”.

Katia