Marito e moglie non esistono piu’ (Bruto Maria Bruti)

marriageMarito e moglie non esistono più, padre e madre sono in via d’estinzione

La Commission on Parenthood’s Future, organizzazione indipendente americana, la chiama, nel suo rapporto appena uscito, “rivoluzione della filiazione” (titolo originale: “Revolution in parenthood. The emerging global clash between adult rights and children’s needs”, a cura di Elizabeth Marquardt).
Negli ultimi anni, nel mondo, sono stati ridisegnati i ruoli genitoriali ed è nato “il conflitto “tra i diritti degli adulti e i bisogni dei bambini nelle nuove definizioni dello statuto parentale”. In particolare “il modello” che prevede due persone, una madre e un padre, è oggetto di cambiamenti finalizzati ad assicurare il diritto degli adulti alla procreazione, anziché a tutelare il bisogno dei bambini di conoscere la propria madre e il proprio padre, e di essere da essi allevati”.
Come interpretare diversamente il fatto che in Canada, per esempio, si prevede la sostituzione, nella legislazione federale, del termine “genitore naturale”, con la dizione di “genitore legale”? E che nella Spagna di Zapatero, da che è diventato legale il matrimonio tra persone dello stesso sesso, nei certificati di nascita si legge ora “progenitore A” e “progenitore B” e non più padre e madre (e del resto in Massachusetts, nei certificati di nozze, non c’è più scritto “moglie” e “marito” ma “parte A” e “parte B”)?

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In Nuova Zelanda, poi, si sta considerando la possibilità, per i nati da donazione di gameti, di una trigenitorialità legale per il padre e la madre committenti e per il donatore, e un’idea simile è al vaglio in Irlanda, allo scopo di garantire alla donna che affitta l’utero un ruolo materno legalmente riconosciuto, sempre in aggiunta alla madre committente e al padre.
Sono solo alcuni tra le decine di esempi condensati nelle 44 pagine dello studio della Commission on Parenthood’s Future. Tutti indicano un forte ruolo degli stati nella forzata ridefinizione del termine “genitore”. Ridefinizione nella quale, si legge nel rapporto, è messo “sempre di più l’accento sul diritto degli adulti ad avere dei bambini, piuttosto che sul bisogno dei bambini di conoscere e di essere allevati dai loro padri e dalle loro madri”.

Non è difficile riconoscere, in tutti questi cambiamenti, alcuni dei frutti prodotti da quella che è stata chiamata, negli anni Novanta, “Agenda di genere”. Vale a dire la traduzione politica in ogni possibile settore pubblico e privato (attuata anche attraverso le operazioni propagandistiche partorite dalle conferenze onusiane sulle donne del Cairo e di Pechino) della teoria del “gender”, all’inglese. Movimento di pensiero nato nell’ambito del femminismo radicale (che non bisogna tuttavia commettere l’errore di scambiare con tutto il femminismo) che considera obsolete e discriminatorie le definizioni “sesso maschile” e “sesso femminile”.

Una delle sue massime teoriche, la filosofa americana Judith Butler, docente a Berkeley, nei suoi studi sostiene che l’identità sessuale è sempre un’ INVENZIONE ( !!), che qualsiasi richiamo alla natura è truffaldino, antiquato, socialmente e culturalmente costruito: in una parola, oppressivo e discriminatorio per definizione.
In questa prospettiva, i termini “madre” e “padre” sono poco meno che insulti, ciarpame da azzerare con definizioni meno biologicamente deterministiche, mentre la via della liberazione passa per la possibilità di costruire ciascuno il proprio “genere”: un’operazione di spensierato bricolage identitario, nel quale la natura (l’essere nati maschi o femmine) è qualcosa di cui sbarazzarsi al più presto e senza rimpianti.

Strategia mondiale contro il matrimonio e la famiglia

Bisogna tenere presente che le leggi civili sono principi strutturanti della vita dell’uomo in seno alla società, per il bene o per il male.
Esse svolgono un ruolo molto importante e talvolta determinante nel promuovere una mentalità e un costume.
Le forme di vita e i modelli espressi nelle leggi tendono a modificare nelle nuove generazioni la comprensione e la valutazione dei comportamenti.

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Il matrimonio gay , l’abolizione dei termini padre e madre, marito e moglie , l’autodeterminazione del sesso ( ovvero considerare legalmente la natura – cioè l’essere nati maschi o femmine- come qualcosa di cui sbarazzarsi a piacere: vedi Regione Toscana, legge del 10 novembre 2004… ) finisce per ledere la libertà dei più “piccoli” e dei più “deboli”, in special modo quella degli adolescenti che attraversano una fase delicata di sviluppo relativa a tutti gli aspetti della personalità, con crisi di identità, compresa quella sessuale.

Ha un effetto contagioso e dannoso su quanti hanno ferite psicologiche, che possono predisporre ad un comportamento disordinato; ha un effetto negativo su chi cerca di liberarsi dai comportamenti disordinati e non aiuta a motivare quanti sono diventati dipendenti dei comportamenti disordinati.
Ogni disordine comportamentale, quando è istituzionalizzato, non solo tende a perpetuare e a diffondere se stesso, ma apre la porta ad altri comportamenti distorti e irrazionali.

NEGARE IL MATRIMONIO AI GAY E’ UNA DISCRIMINAZIONE?

Perché a due amici che vivono insieme, il cui vincolo di amore può essere superiore a quello di una coppia sposata,
lo Stato non riconosce lo status di matrimonio ?

Si tratta forse di razzismo, di discriminazione?

Ma, in questo modo, a due amici che vivono insieme vengono negati specifici diritti civili?

In realtà, tutti quei diritti al cui riconoscimento aspirano i partner di una unione di fatto, di amicizia o omosessuale possono essere attivati tramite il diritto volontario e senza alcuna necessità di
introdurre nel codice nuovi istituti. Il testamento, ad es., esiste proprio per far sì che si possa trasmettere il proprio patrimonio a chi non avendo vincoli legali e/o familiari col testatore sarebbe escluso dalla successione legittima. La locazione della casa di comune residenza può essere stipulata congiuntamente dai due partner, in modo tale che al momento della morte dell’uno essa possa, senza alcuna difficoltà, proseguire a carico dell’altro.

Non è vero, in altre parole, che ai conviventi o agli amici o agli omosessuali conviventi vengano negati specifici diritti civili: la differenza rispetto al matrimonio sta semplicemente qui, che quei diritti che la legge riconosce automaticamente alla coppia che contrae matrimonio (assieme a corrispondente numero di
doveri) nel caso delle convivenze devono essere, per dir così, attivati dai conviventi stessi. Il che, oltre tutto, è particolarmente coerente col principio, tipicamente moderno, dell’autonomia della persona, un principio che viene costantemente rivendicato ed elogiato dalla cultura c.d. “laica” e che non si vede perché, solo nel caso delle convivenze, debba essere messo da parte.

Diverso dal diritto privato è invece l’istituto del matrimonio fra l’uomo e la donna che riceve un particolare grado di protezione da parte dello Stato per il suo VALORE SOCIALE, in quanto assicura L’ORDINE DELLE GENERAZIONI.
La famiglia naturale svolge una funzione pubblica che è quella di perpetuare la comunità.

Perché ad es. il diritto dà un riconoscimento pubblico al matrimonio e non all’amicizia? Perché l’amicizia, che pure attiva un vincolo, che può essere in alcuni casi esistenzialmente ancora più significativo di quello coniugale, non ha rilievo sociale, ma esclusivamente personale.

Il matrimonio invece, fondando la famiglia, e garantendo l’ordine delle generazioni, ha un rilievo sociale del tutto caratteristico, che ne
giustifica la giuridicizzazione.

Si pensi al diritto successorio: un individuo, morendo, è COSTRETTO a lasciare parte del suo patrimonio ( una parte molto consistente ) alla sua famiglia, anche dove i rapporti fossero incrinati, rinunciando a fare di essi ciò che meglio crede, proprio perché la famiglia riveste per la società un’importanza talmente centrale da necessitare di una tutela molto forte, a ogni costo

La coppia omosessuale non crea famiglia: lo impedisce la sua costitutiva sterilità. Certo, una coppia etero può essere sterile o decidere di non procreare, ma resta potenzialmente una coppia “capace” di procreare e quindi di svolgere una funzione sociale fondamentale.
I rapporti omosessuali, invece, sono di per sé sterili e dunque non altrettanto importanti per la perpetuazione della comunità e del genere umano.
Questo è un dato oggettivo che non ha alcuna attinenza con il valore etico dei comportamenti omosessuali.
L’omosessualità è una scelta lecita che non può essere discriminata ma il rapporto di coppia omosessuale non ha rilevanza pubblica per poter attivare il riconoscimento di uno statuto speciale, in modo del tutto analogo a ciò che avviene nel rapporto di amicizia.

PUNTO PRIMO: ogni essere umano ha diritto di vivere e di rivendicare una identità gay o di sviluppare il proprio potenziale eterosessuale.

Chiarito il punto dei diritti e delle libertà, non si può non riconoscere che è facilmente obbiettivabile verificare che gli atti omosessuali non possono essere aperti alla vita: questa è la debolezza intrinseca dell’amore omosessuale e amare deriva dal geco “ama” che significa “insieme”.

L’amore omosessuale è un amore caratterizzato da un’attrazione dominante ed esclusiva dell’individuo verso ciò che è a lui uguale, non ancora aperta all’unione con il diverso che lo completa dando origine ad una nuova vita. Due esseri diversi e complementari che si uniscono in una nuova vita: la forza dell’amore.

Gli atti omosessuali non possono contenere in sé il futuro e il destino del mondo perché l’essere umano è stato progettato maschio e femmina, con organi sessuali anatomicamente e fisiologicamente complementari appositamente fatti per unirsi.

Per la loro intima struttura gli organi genitali servono a unire l’individuo maschile con l’individuo femminile e questa unione li rende atti alla generazione di nuove vite, perché è finalizzata all’incontro dello spermatozoo con l’ovulo.
Secondo leggi inscritte nella natura stessa, l’atto sessuale presenta sempre due significati fra loro connessi: il significato unitivo e quello procreativo.

Anche se nella donna esistono naturali periodi d’infecondità, la “disposizione” procreativa resta intatta e presente nella sua natura. Questo rende lecito, e in alcuni casi doveroso per i coniugi, quando le circostanze lo richiedono — salute fisica e psicologica, condizioni socio-economiche ed educative —, l’uso della sessualità senza scopi procreativi.

Gli atti omosessuali, invece, non possono, anche volendo, essere aperti alla vita, non possono, anche volendo, contenere in sé l’origine dell’umanità e il suo futuro, ma non possono, anche volendo, contenere in sé l’origine e il futuro della stessa omosessualità.

Se una coppia uomo –donna, anatomicamente e fisiologicamente predisposta per un atto sessuale completo, può essere infeconda, ciò è dovuto ad un IMPEDIMENTO ( malattia dei coniugi o
esaurimento degli ovuli della donna, a causa dell’età avanzata ) : OSTACOLI QUESTI che impediscono all’unico tipo di atto sessuale capace di procreare ( cioè quello completo di un uomo e di una donna ) di raggiungere lo scopo.

Nel caso, invece, di due soggetti eterosessuali che compiono atti di tipo omosessuale, la non fecondità non è dovuta ad un impedimento ma ad un atto disordinato, cioè compiuto contro la differenza anatomica e fisiologica dei sessi che sono fatti per unirsi, per completarsi e per procreare.

Solo l’atto sessuale completo di un uomo e di una donna può essere “aperto alla vita” , solo esso è l’origine e il fondamento dell’umanità ma anche della stessa omosessualità.

Le stesse manipolazioni artificiali, destinate a produrre in laboratorio un nuovo essere umano ( clonazione compresa ), oltre ad essere gravemente lesive della dignità e dei diritti del nascituro, non possono fare a meno, nel costruirlo, di avere a disposizione l’INFORMAZIONE ARCHETIPICA e ANCESTRALE DELLA SUA ESSENZA: questa essenza incancellabile reca in sé l’IMPRONTA ORIGINARIA DELL’UNIONE DI UN UOMO E DI UNA DONNA.

Questo è il fondamento e l’origine di ogni essere umano: l’unione di un uomo e di una donna.

PUBBLICATO IN ITALIA UN LIBRO CONTRO L’AGENDA DI GENERE

Esce in Italia, contro l’Agenda di genere, il libro dell’attivista pro famiglia Dale O’Leary (“Maschi o femmine? La guerra del genere”, a cura di Dina Nerozzi, edito da Rubbettino).
Il libro è utile per capire la genesi di un movimento che ha attaccato e attacca frontalmente la maternità e la famiglia per quello che sono state fino a oggi. Nel farlo, intreccia filoni politico-culturali diversi ma concordanti (O’Leary li elenca: “Il gruppo che si occupa del controllo della popolazione, quello dei libertari della sessualità, gli attivisti dei diritti dei gay, i promotori multiculturali dei diritti degli omosessuali e del politically correct, la componente estremista degli ambientalisti, i neomarxisti progressisti, i decostruzionisti- postmodernisti”).

Le madri sono imbarazzanti, per la teoria del gender, così come erano imbarazzanti per il documento preparatorio della Conferenza di Pechino. Il quale, scrive O’Leary, “non conteneva un solo programma per donne che sono madri o casalinghe a tempo pieno”. “L’unico modo per salvare il mondo è l’eliminazione della maternità”, ha scritto Jane Flax, un’altra sostenitrice del gender. Oppure, ed è quello che sta avvenendo, l’annegamento della maternità in una miriade di nuove forme legalmente riconosciute che frantumano la filiazione e la attribuiscono, con espedienti giuridici, ai più vari soggetti desideranti (la coppia di gay, per esempio, ma non solo).
C’è chi, più o meno consapevolmente, l’idea dell’eliminazione della maternità l’ha presa alla lettera, e con la scusa della rimozione degli stereotipi e dell’oppressione di genere prova a far passare l’idea (riuscendoci, in qualche caso) che le madri, in fondo, se non sono proprio dannose, sicuramente non sono più necessarie

(Bruto Maria Bruti)