Una famiglia mi ha tolto dalla strada (Mary)

black womanMi chiamo Mary e sono nata alla fine del 1990 a Benin City.  Per entrare in Italia mi hanno dato un passaporto di una persona che c’era stata prima di me. Nel passaporto avevo 23 anni, mentre in realtà ne avevo soltanto 17 e mezzo. La prima tappa è stata Torino e in seguito Piacenza. Era febbraio e faceva freddo. I miei genitori sono entrambi deceduti circa dieci anni fa. Avevo 17 anni allora e rimasi sola con due fratelli. Così siamo stati allevati dalle famiglie dei cugini che abitavano vicino a noi a Benin City. In città lavoravo come parrucchiera. Nel gennaio successivo mentre lavoravo, entrò una signora – di nome S. – e iniziò a parlare dell’Italia: era un paese, dove si poteva lavorare con le attrici, acconciarle i capelli e avere successo nel mondo del cinema.

Dopo qualche mese mi propose di partire. Accettai, credendo alle sue dicerie. Contrattammo la partenza. Mi parlò del rito woodoo e dunque del giuramento davanti agli spiriti degli antenati. Non ebbi paura perché il woodoo è la religione di molti nigeriani e lo era anche dei miei genitori. Giurai di pagare quanto mi veniva prestato. Mi dissero che avrei dovuto pagare 40.000 euro. Dissi di sì, ma non ci feci caso e poi non sapevo neanche cosa significasse quella cifra. S. mi disse che sarei partita per l’Italia e che lì mi avrebbe aspettato una sua conoscente. La settimana successiva fui portata a Lagos e, dopo un lungo periodo, quasi un mese e mezzo, mi portarono in Togo, dove rimasi ancora per circa una settimana.

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Dopo partii in aereo e arrivai a Torino, dove mi aspettava un’altra donna di nome, T. Questa mi portò a casa sua a Piacenza, dove avrei preso lavoro. Invece del lavoro T. mi disse che sarei dovuto andare sulla strada e vendermi ai clienti italiani per pagare in fretta il debito. Dissi di no e che avrei chiamato S. perché quelli non erano i nostri patti. T. cominciò a ridere, dicendomi che S. l’aveva venduta a lei e che quindi il debito dovevo pagarlo a lei e non più a S. Iniziò a trattarmi male, a picchiarmi e a non farmi mangiare per giorni.

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Mi chiuse in casa per tre giorni dandomi solo caffè e latte e qualche biscotto. Con l’aiuto di un suo fidanzato mi legò al letto e mi picchiarono con una cinta. T. continuava a dirmi che bastava che mi prostituissi per pochi mesi e il debito sarebbe stato coperto e io potevo poi essere libera e fare quello che desideravo. Per quasi un anno ho fatto questa vita e non so quanti soldi ho dato a T., al suo fidanzato e a una persona che stava sempre con loro. Era un italiano pensionato e a volte mi chiedeva di stare anche con lui senza pagare. Ero stressata e sfiduciata. Ero triste e non sapevo come ribellarmi.

Ma durante il mese di luglio del 2008 conobbi una famiglia di Como che abitava nella zona in cui mi prostituivo. Loro, mossi a compassione perchè mi vedevano molto giovane, cominciarono a parlarmi e a salutarmi ogni volta che passavano davanti a me. Notai che venivano apposta a parlarmi e qualche volta mi portavano delle cose buone da mangiare. Perlopiù dei dolci e delle barrette di cioccolato.

Dopo qualche mese mi proposero di lavorare come badante e di seguire la loro anziana madre. Io accettai la proposta e mi trasferii a casa della signora anziana. Insomma, mi aiutarono a fuggire. Era il mese di settembre. Dopo un paio di settimane venni accolta in una casa-famiglia. Attualmente ho fatto la richiesta di permesso di soggiorno e sto seguendo il programma di protezione sociale. L’esperienza sulla strada è durata circa un anno e mezzo.
Mary

A Mary e’ bastata la bonta’ di una famiglia per darle coraggio di scappare. Aiutateci a portare tanta bonta’ alle tante ragazze sfruttate: SOSTENETECI (leggi come)

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