Mi ami tu? Nonostante quel che ho fatto? (Luigi Giussani)

MI AMI TUQuella mattina la barca stava arrivando alla riva e non avevano preso pesci.
A qualche centinaio di metri dalla sponda si sono accorti di un uomo che era lì, diritto – aveva preparato un fuocherello, lo si vedeva da cento metri -, il quale interloquì con loro in un certo modo che adesso non dettaglio.
Giovanni disse per primo: «Ma è il Signore!»; e san Pietro di botto si getta nel lago, e in quattro bracciate arriva alla sponda: ed è il Signore.

Intanto arrivano gli altri e nessuno parla. Si mettono tutti in circolo, nessuno parla, tutti zitti, perché tutti sapevano che era il Signore
risorto: era già morto, e si era già fatto vedere loro dopo che era risorto.
Aveva preparato del pesce arrosto per loro. Tutti si siedono, mangiano.

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Nel quasi totale silenzio che gravava sulla spiaggia, Gesù, sdraiato, guardò al suo vicino, che era Simon Pietro: lo fissò, e Pietro si sentì, immaginiamoci come lo sentì, il peso di quello sguardo, perché si ricordava del tradimento di poche settimane prima, e di tutto quel che aveva fatto – si era fatto chiamare perfino Satana da Cristo: «Va´ lontano da me, Satana, scandalo per me, per il destino della mia vita» -, si ricordava di tutti i suoi difetti, perché, quando si sbaglia gravemente una volta, viene in mente anche tutto il resto, anche quello che è meno grave. Pietro si sentì come schiacciato sotto il peso della sua incapacità, della sua incapacità ad essere uomo.

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E quell´uomo lì vicino apre la bocca e gli dice: «Simone [immaginatevi come Simone dovesse tremare], mi ami tu?». Ma, se voi cercate di immedesimarvi in questa situazione, tremate adesso pensandoci, soltanto pensandoci, pensando a questa scena così drammatica; drammatica, cioè così descrittiva dell´umano; espositiva dell´umano, esaltatrice dell´umano, perché il dramma è ciò che esalta i fattori dell´umano; è solo la tragedia che li annichila.
Il nichilismo porta alla tragedia; l´incontro con Cristo porta nella vita il dramma, perché il dramma è il rapporto vissuto tra un io e un tu.

Allora, come un respiro, come un respiro Pietro rispose. La sua risposta fu appena accennata come un respiro. Non osava, ma…: «Non so come, sì, Signore, io ti amo; non lo so come, ma è così». «Sì, Signore. Non so come, non posso dirti come, ma…».

Insomma, era facilissimo il trattenere, il vivere il rapporto con quell´uomo, bastava aderire alla simpatia che faceva nascere, una simpatia profonda, simile a quella vertiginosa e carnale del bambino con sua madre, che è simpatia nel senso intenso del termine. Bastava aderire alla simpatia che faceva nascere.

Perché, dopo tutto quello che gli aveva fatto, e il tradimento, si è sentito
dire: «Simone, mi ami tu?». Per tre volte. E lui dubitò la terza volta, forse, che vi fosse un dubbio nella domanda, e rispose più ampiamente:
«Signore, Tu sai tutto, Tu lo sai che ti amo. La mia simpatia umana è per te; la mia simpatia umana è per te, Gesù di Nazareth».

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[Da una meditazione di don Luigi Giussani tenuta durante gli Esercizi spirituali degli universitari di CL nel dicembre del 1994]

«Simone, mi ami tu?»
«Sì, Signore, io Ti amo»
Come faceva a dire così dopo tutto quello aveva fatto? […] Pietro ne aveva fatte di tutti i colori, eppure viveva una simpatia suprema per Cristo.
Capiva che tutto in sé tendeva a Cristo, che tutto si raccoglieva in quegli occhi, in quella faccia, in quel cuore.

I peccati passati non potevano costituire obiezione e nemmeno tutta l´immaginabile sua incoerenza futura: Cristo era la fonte, il luogo della sua speranza. […] Ed Egli Lo stimava sopra ogni altra cosa, dal primo momento in cui si era sentito fissato da Lui, guardato da Lui: Lo amava per questo. […]

Solo l´uomo che vive questa speranza in Cristo continua tutta la sua vita nell´ascesi, nello sforzo per il bene. E anche quando egli sia palesemente contraddittorio, desidera il bene. Questo vince sempre, nel senso che è l´ultima parola su di sé, sulla propria giornata, su quello che si fa, su quello che si è fatto, su quello che si farà. L´uomo che vive questa speranza in Cristo continua nell´ascesi. […]

Egli, Gesù, si rivolge a noi, si fa «incontro» per noi, chiedendoci una cosa
sola: non «che cosa hai fatto?», ma «mi ami?».

Amarlo sopra ogni cosa, allora, non vuol dire che io non abbia peccato o che io non abbia a peccare domani. […] Un uomo, con la coscienza di tutta la sua pochezza, è lieto di fronte all´annuncio di questa misericordia: Gesù è misericordia. […]

Da questa letizia sorge la pace, la possibilità della pace. Anche in tutte le nostre sfortune, in tutte le nostre cattiverie, in tutte le nostre incoerenze, i tutta la nostra debolezza, in quella debolezza mortale che è l´uomo, possiamo realmente respirare e sospirare la pace, generare pace e rispetto per l´altro. […]

La morale cristiana è la rivoluzione in terra, perché non è un elenco di leggi, ma è un amore all´essere: uno può sbagliare mille volte e sempre gli sarà perdonato, sempre sarà ripreso e riprenderà il suo passo sul cammino, se il suo cuore riparte con il «sì».

L´importante di quel «Sì, Signore, io Ti amo» è una tensione di tutta la propria persona, determinata dalla coscienza che Cristo è Dio e dall´amore a quest´Uomo che è venuto per me: tutta la mia coscienza è determinata da questo, e io posso sbagliare mille volte al giorno, fino ad avere vergogna di alzare la testa, ma questa certezza non me la toglie nessuno.

[Da: Luigi Giussani – «Generare tracce nella storia del mondo» – Rizzoli, Milano, 1998]