Milioni di schiavi, chi tace e chi acconsente (Antonio Socci)

slaveryCi sono nel mondo, oggi, circa 27 milioni di schiavi. Un numero tre volte  superiore alla quantita’ totale di schiavi deportati dall’Africa in Occidente  nel periodo dal 1450 al 1900 (circa 11 milioni e 698 mila esseri umani). La  cosa incredibile e’ che neanche ce ne rendiamo conto. Inorridiamo quando  vediamo film sulla tratta di schiavi del passato e non ci accorgiamo che  sotto i nostri occhi, attualmente, la situazione e’ di gran lunga piu’ grave  quanto a numero delle vittime (e non solo).    La cifra agghiacciante di 27 milioni di schiavi e’ emersa in questi giorni al  primo convegno internazionale della Famiglia Mercedaria, l’ordine della  Beata Vergine Maria della Mercede fondato nel 1218 dal giovane mercante  Pietro Nolasco per liberare i cristiani fatti schiavi dai musulmani in  Spagna. Il Nolasco spese tutto il suo patrimonio per ridare la libertà a  quei poveretti: i padri mercedari liberavano schiavi cristiani anche dando  in cambio se stessi, prendendo il loro posto.  La cifra di 27 milioni di esseri umani è enorme. E’ più dell’intera  popolazione del Canada, equivale a metà della popolazione italiana, ma è un  decimo rispetto alle vere dimensioni della tragedia. Probabilmente 27  milioni sono soltanto le vittime della schiavitù in senso ristretto e  tradizionale. Infatti le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie  quantificano come vittime della “schiavitù” addirittura 200 milioni di  persone: circa 4 volte l’intera popolazione italiana. Su scala planetaria un  essere umano ogni trenta.

Giancarlo Giojelli nel pamphlet “Gli schiavi invisibili” c’informa che l’Onu  e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni giudicano il traffico di  esseri umani come la terza attività criminale più redditizzia del mondo  (dopo il traffico di armi e di droga). Ogni vittima rappresenta un guadagno  fra i 4 mila e i 50 mila dollari. Il ricavato complessivo di questa infame  industria è stimato circa in 12,5 miliardi di dollari l’anno.    La schiavitù – per così dire – antica è ancora presente in certi paesi  africani come il Sudan dove le bande arabo-islamiche del Nord fanno razzia  nei villaggi cristiani del Sud, catturando e poi vendendo donne e bambini  neri ai ricchi mercanti arabi (spesso le vittime sono islamizzate a forza e  sottoposte a violenze, sfuttamento e crudeltà inimmaginabili). Si calcola  che siano circa 200 mila gli schiavi nel nord di quel Paese.    Alcune organizzazioni umanitarie cercano di liberarli spesso “ricomprandoli”  dai loro padroni. Padre Damaso Masabo, dei Mercedari, ha dichiarato che  proprio in questi giorni stanno raccogliendo fondi per liberare in Sudan 200  bambini schiavi.    Nel mondo islamico la schiavitù è sempre stata fiorente e l’Occidente, che  giustamente si autofustiga per i suoi crimini, dimentica il ruolo degli  arabi in quel commercio. Jean-François Revel scriveva: “La memoria storica  ha dimenticato il crimine dello schiavismo del mondo arabo, i 20 milioni di  neri che furono strappati ai loro villaggi e trasportati a forza nel mondo  musulmano, tra il VII e il XX secolo. Si dimentica che, ad esempio, a  Zanzibar alla fine del XIX secolo c’erano 200 mila schiavi su 300 mila  abitanti.

E si dimentica che, in un Paese islamico come la Mauritania, nel  1981 la schiavitù era ancora legale. Formalmente abolita nel 1982, in realtà  – lì come altrove – continua indisturbata”.    Si potrebbe credere che si tratti di un orrore del passato, destinato a  sparire con l’avanzare della modernità. Invece è vero il contrario. Padre  Masabo cita uno studio recente e afferma: “La schiavitù è un business in  espansione e il numero degli schiavi è in aumento“. Tanto è vero che le  Nazioni Unite hanno dato vita a un Comitato che lavora a Ginevra per  monitorare tutte le nuove forme di schiavismo. Di solito legate al fenomeno  colossale delle migrazioni che coinvolgono centinaia di milioni di persone  su tutto il globo. L’Onu sostiene che ogni anno circa 4 milioni di donne  vengono vendute e costrette a prostituirsi come schiave o sottomesse al  matrimonio forzato (si ritiene che negli ultimi 30 anni circa 30 milioni di  donne asiatiche siano state vittime di questo commercio di esseri umani). Ma  i dati ancora più terrificanti sono quelli relativi ai fanciulli: 2 milioni  di minori tra 5 e 15 anni, perlopiù bimbe, sono merce del businnes sessuale.  Secondo Amnesty International inoltre sono circa 300 mila i “bambini  soldato” (con un retroterra di violenze e orrori subìti inimmaginabile).  Varie inchieste giornalistiche hanno denunciato l’esistenza di un mercato  degli organi per trapianti che avrebbe come vittime principalmente bambini  del Terzo Mondo trattati come banche di organi. Ne parlano però anche fonti  ufficiali come un documento del Parlamento europeo e anche il Rapporto 2001  sulla criminalità organizzata della Direzione nazionale antimafia e della  Dia (uno studio a cui ha collaborato l’Università Bocconi di Milano).    Non solo. Secondo il rapporto ILO 2006 sono 246 milioni i ragazzi fra i 5 e  i 17 anni che si trovano costretti a lavorare.

L’arco temporale di questa  statistica sembra francamente discutibile perché altro è un bimbo di 5 anni  e altro un giovane di 17. Ma il fenomeno è aberrante anche per le condizioni  di sfruttamento brutale e schiavistico e per le spaventose condizioni  igieniche di questo lavoro minorile (oltre alla costrizione, alla fame e al  furto di ogni diritto all’educazione e al rispetto). Del resto 5,7 milioni  di bambini sono letteralmente ridotti in schiavitù e cotretti ai lavori  forzati. Vi sono infine 140 milioni di fanciulle e ragazze che hanno subito  mutilazioni sessuali (praticate in oltre 28 paesi a bimbe fra i 4 e gli 8  anni).    Il fenomeno “schiavistico” è globale. E’ sotto i nostri stessi occhi, sulle  nostre strade. Ogni anno in Europa occidentale giungono circa 700 mila donne  destinate al commercio sessuale. A Milano sono straniere l’80 per cento  delle prostitute. “Il prezzo di una giovane che arriva in Italia” scrive  Giojelli “può raggiungere i 10 mila dollari”. Tra il 1996 e il 2000 secondo  la Dia il commercio di esseri umani in Italia ha riguardato 30 mila persone,  in gran parte donne. Al 31 maggio 2004 erano stati aperti 2.930 procedimenti  per traffico e sfruttamento di esseri umani in 26 Procure distrettuali  antimafia. In particolare: 740 procedimenti per riduzione in schiavitù, 399  per tratta e commercio di schiavi, 95 per vendita o acquisto. Le persone, di  varia nazionalità, coinvolte nelle indagini sono state 7.582.

E’ stupefacente come si vogliano tenere gli occhi chiusi su una barbarie di  queste dimensioni. Ed è incredibile che siano soprattutto coloro che fanno  della giustizia e dei diritti la loro bandiera – penso alla Sinistra e ai  sindacati – a voler ignorare questa situazione e ad opporsi alle politiche  di contrasto all’immigrazione clandestina tentate dal centrodestra. E’ ovvio  che proprio l’immigrazione clandestina, con tutti i traffici che contiene,  sia il grande affare di queste mafie spesso ignorate, la cui pericolosità  non è certo inferiore a quelle nostrane.    Il commercio schiavistico – insieme al traffico di armi e droga – fanno  della criminalità internazionale oggi una colossale potenza economica. Il  suo giro di affari, secondo le Nazioni Unite e la Banca Mondiale, equivale  addirittura all’8-10 per cento del PIL mondiale. Il governo italiano ha  intenzione di fare qualcosa o intende solo abbattere le (già minime)  barriere all’immigrazione illegale?       

di Antonio Socci – Libero