Nessun servo puo’ servire due padroni (Padre Livio Fanzaga)

Il denaro al posto di Dio

Nel vangelo di oggi c’è una frase giustamente celebre, ma della quale forse non abbiamo colto tutta la profondità. Quando Gesù afferma che non possiamo servire a Dio e a mammona, da quale pericolo ci vuole mettere in guardia? Gesù indica qui l’insidia mortale che la ricchezza rivolge al cuore dell’uomo. Essa lo illude di aver trovato quella sicurezza che gli garantisce il futuro della vita. L’uomo che confida nei suoi averi pensa di non avere più bisogno di Dio. Non solo, ma la fame di cose materiali si dilata talmente nel cuore fino a impadronirsene completamente. L’accumulo dei beni diventa il fine stesso della vita. Gesù ha dimostrato una profonda conoscenza del cuore dell’uomo. Riscontriamo la verità di quanto ha affermato soprattutto nella nostra società. Mai una generazione è stata così ricca e così atea. Il profitto fine a se stesso è la divinità davanti alla quale tutti ormai si prostrano. Il denaro tende a occupare il posto di Dio. In questo consiste la sua perenne pericolosità.
Per quale motivo la ricchezza è iniqua?

Vi è un’altra affermazione di Gesù sulla quale non si medita abbastanza. Egli chiama la ricchezza «disonesta»: «Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, affinché quando essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne». Che cosa significa questa espressione? Quale insegnamento Gesù ci vuole dare con un’ affermazione che a prima vista sembra squalificare ogni forma di ricchezza? Certamente Gesù non vuole bollare di disonestà tutti i ricchi. Egli stesso ne frequentava alcuni, di cui non rifiutava la carità anche nei suoi confronti. Egli però ci vuole ricordare che i beni della terra hanno una destinazione comunitaria. L’umanità è come una famiglia, dove ognuno ha il diritto di partecipare alla ricchezza di tutti. La ricchezza è «disonesta», perché la sua produzione e distribuzione privilegiano alcuni e discriminano altri. Tu che sei ricco, puoi certamente essere una persona onesta sul piano personale. Ma puoi dire che i meccanismi attraverso i quali tu hai accumulato il denaro siano giusti? Non esistono forse tante persone che hanno lavorato come te o più dite e che invece non hanno neppure il necessario? È tuo dovere dunque provvedere perché il superfluo contribuisca a compensare dove manca anche il necessario. In questo modo, con le persone che hai beneficato, ti farai degli amici che in cielo intercederanno per te.
Per salvarsi è necessaria la carità

Per salvarsi non basta dire di aver guadagnato onestamente il denaro. L’integrità personale è certo un grande valore, ma essa non basta, perché i meccanismi di accumulo e distribuzione del denaro sono fortemente inquinati dal peccato originale. Chi è ricco e ha beni che superano la misura per assicurare a se stesso e ai suoi familiari una vita dignitosa, non può mettersi la coscienza a posto dicendo che ha lavorato onestamente e che non ha rubato nulla a nessuno. Se vuole salvarsi, deve fare il passo della carità. Noi cristiani dobbiamo comprendere che l’aiuto del prossimo in difficoltà non è qualcosa di facoltativo, ma di necessario per la nostra salvezza. Guai a noi se dimenticassimo le severe parole di Gesù: «Avevo fame e non mi deste da mangiare… Via da me maledetti nel fuoco eterno». La carità è dunque necessaria per conseguire la salvezza eterna dell’anima. Non deve per forza trattarsi di opere di misericordia corporale. Esistono, infatti, oggi dei mali spirituali così grandi nella nostra società da rendere ancora più urgenti le opere di misericordia spirituale. L’essenziale però è avere un cuore aperto, che è attento ai bisogni dei fratelli e fa il possibile per aiutarli.
La vera ricchezza è spirituale

Alla ricchezza disonesta Gesù oppone la ricchezza vera. Si tratta di un punto da evidenziare, per non cadere nella facile demagogia quando si tratta di queste tematiche. Da un punto di vista prettamente evangelico i ricchi possono e debbono essere considerati dei «poveri» da aiutare. Infatti, illusi dai beni materiali, spesso si chiudono a quelli spirituali che sono di gran lunga più importanti, anche in questa vita. Nessuno, ad esempio, che abbia sperimentato la pace del cuore, la cambierebbe con tutte le ricchezze di questo mondo. Va quindi esercitata la carità cristiana anche nei confronti del mondo ricco e pieno di sé. In particolare noi cristiani dobbiamo aiutare tanti nostri fratelli a capire che chi ha Dio ha tutto, e che i beni di questo mondo non rendono la vita né protetta, né felice. Quante persone che abbondano di sicurezze umane sono infelici e vuote! Prese dall’illusione satanica, stanno portando la loro vita alla rovina. Aiutarli ad aprire il loro cuore alle ricchezze autentiche è il nostro preciso dovere di carità. Nello stesso tempo dobbiamo mettere in guardia i poveri che aspirano a diventare ricchi a non farsi prendere da questo perverso ingranaggio, che non di rado porta lontano da Dio. La povertà non è una vergogna. Cerchiamo in primo luogo Dio e tutto il resto, compresi la casa e il lavoro, ci sarà dato da colui che sfama gli uccelli del cielo e veste i gigli dei campo.

«Rendi conto della tua amministrazione»

C’è una frase della parabola dell’amministratore infedele che ci fa riflettere per il tono severo e perentorio. Alla fine della vita il Signore ci domanderà come l’avremo amministrata: «Rendi conto della tua amministrazione» è l’invito che non ammette repliche o dilazioni.La vita è una ricchezza che Dio ci ha dato da amministrare. Nel suo corso noi riceviamo innumerevoli grazie, soprattutto di carattere spirituale. A tutti sono dati talenti in abbondanza. Sul piano delle qualità personali, dei beni materiali, ma in modo particolare dei doni soprannaturali, ognuno riceve la sua parte, che deve far fruttificare per il bene comune. È necessario che ciascuno si renda conto del valore della vita e della missione che in essa deve compiere. Ognuno è importante e nessuno inutile. Alla fine dovremo rendere conto di come avremo impiegato i doni ricevuti, sia quelli dell’iniqua ricchezza, sia quelli della ricchezza vera.

Padre Livio Fanzaga