No, i vegetativi non sono irreversibili

La scoperta della neurologa Angela Sirigu, che ha recentemente annunciato di aver risvegliato la coscienza in un paziente da 15 anni in stato vegetativo, sarebbe «falsa», in quanto la condizione sarebbe «irreversibile». L’accusa viene dal neurologo Francesco Marrosu, che sull’Unione Sarda parla di «false speranze» ai pazienti. Ma Sirigu rimanda al mittente le «calunnie pesanti»: lo studio – spiega sempre sul quotidiano di Cagliari la ricercatrice, direttore dell’Istituto di Scienze cognitive del Cnr francese a Lione – è stato effettuato nel più grande rigore scientifico, come esige Current Biology (che l’ha pubblicato il 23 settembre).

«I cambiamenti osservati nel paziente dopo la stimolazione sono documentati in video nell’arco di 9 mesi…». Avvenire aveva intervistato Angela Sirigu (28 settembre), sottolineando che l’eccezionalità della scoperta consiste nel fatto che il paziente era in stato vegetativo, finora considerato “irreversibile”.

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Stimolando il nervo cavo del 35enne, l’équipe della Sirigu aveva ottenuto risultati eclatanti: «Dopo un mese chiudeva gli occhi e li riapriva su nostra richiesta, se ci spostavamo nella stanza ci seguiva con lo sguardo, gli chiedevamo di girare la testa e lo faceva, sbarrava gli occhi se ci si avvicinava di colpo a lui. Siamo arrivati al punto che, mentre la terapista gli leggeva un libro, dimostrava un’attenzione sostenuta, e lo stesso accadeva quando ascoltava le sue musiche preferite. Per due volte ha anche pianto», ci ha spiegato la scienziata. Che alla nostra domanda se questa scoperta rimettesse in discussione il tema del fine vita rispondeva: «Da oggi la parola “irreversibile” non si potrà più dire. Il nostro paziente non parla e non si muove, ma so
lo perché ha danni alle zone del cervello che governano parola e movimento: senza quei danni “meccanici” oggi avrebbe la volontà di farlo». Eluana Englaro morì nel febbraio 2009. La Cassazione aveva posto due condizioni per autorizzarne l’eutanasia: che questa fosse la sua volontà e che il suo stato fosse senza ombra di dubbio irreversibile (entrambe non provabili, ma Eluana morì ugualmente). Oggi lo studio di Sirigu, accolto con entusiasmo da scienziati di fama mondiale come Steve Laureys dell’Università di Liegi, sembra dimostrare definitivamente che di irreversibile non c’è nulla nei disturbi della coscienza. E suona strano che a questa novità qualcuno opponga un no motivato proprio sull’irreversibilità. L’esperimento comunque continua, e noi saremo qui a vedere.

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Lucia Bellaspiga – Avvenire