Padre Pfeiffer, “un generale senza armi”, guidò la rete di assistenza ai perseguitati

pfeifferC’è un prete che compare a fianco del Pontefice Pio XII in un mosaico che si trova nel Duomo di Ascoli Piceno. Si tratta dello stesso sacerdote che intervenne con successo per fermare la razzia di ebrei che i nazisti stavano compiendo nel ghetto di Roma il 16 ottobre del 1943.

Quel sacerdote, nato a Brunnen in Baviera, e che fu Superiore generale dei padri Salvatoriani, si chiamava Pancrazio Pfeiffer.

SE PUOI.... AIUTACI:

Ora, per i 60 anni della sua morte, celebrati il 12 maggio, la Società Del Divin Salvatore, con l’adesione del Presidente della Repubblica Italiana ed il patrocinio delle Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Provincia e del Comune di Roma, nonché della Pontificia Commissione per i rapporti Religiosi con l’Ebraismo, ha voluto organizzare presso la Cura Generalizia dei Salvatoriani a Roma, un convegno ed una mostra che rimarrà aperta fino al 18 giugno.

Fu padre Pfeiffer che durante l’occupazione nazista di Roma iniziata nel settembre del 1943, insieme a Carlo Pacelli, nipote del Papa, e a padre Antonio Weber dei padri Pallottini, svolse il compito di emissario di fiducia di Pio XII, al fine di realizzare il vasto programma di aiuto ai perseguitati dai nazisti.

Le carte conservate negli archivi dei Padri Salvatoriani sono incomplete e talvolta difficili da decifrare, ma quello che è rimasto mostra un lavoro grandioso condotto in favore dei perseguitati.

Circa gli interventi in favore di ebrei dall’Archivio di Padre Pfeiffer sono emersi appunti da cui si evince l’intervento della Santa Sede, il 25 ottobre del 1943, in favore di Alegra Livoli in Di Porto e dei suoi due figli e nella stessa data per Vittoria Livoli in Sonnino con tre figli, catturati nella retata del 16 ottobre. Il 28 novembre c’è un appello per Luigi Del Monte fu Alfred.

Un altro appello senza data è per Rita di Nepi in Terracina con i figli Leonello e Marco. Uno simile per Cesina Terracina con due bambini. Un altro foglietto, senza data, riguarda la situazione della famiglia Vitale di Montecatini, composta da sei elementi.

************************************ IL TUO 5 per mille PER I POVERI per gli ultimi, per chi e' sfruttato, per difendere la vita sul tuo 730, modello Unico, metti il codice fiscale degli Amici di Lazzaro: 97610280014 ****************

 

Un memorandum in data 25 novembre chiede aiuto per il Rabbino Nachmann Freiburg e per sua sorella oltre che per Ernesto della Riccia.

Un altro appunto di Padre Pancrazio fa riferimento a Settimio di Tivoli, arrestato il 24 novembre e segnalato dalla Segreteria di Stato già il 25 dello stesso mese.

Il 15 aprile 1944 la Segreteria di Stato chiese a Padre Pancrazio di intervenire a favore di Mario Segré, sua moglie e suo figlio arrestati il 5 aprile. C’è anche una lettera in favore di Segré da parte di monsignor Angelo Mercati degli Archivi Vaticani.

Uno dei salvataggi più straordinari operato dalla Santa Sede fu quello del giovane Giuliano Vassalli, socialista, che nel dopoguerra ha ricoperto il ruolo di Senatore, Ministro di Grazia e Giustizia nonché Giudice alla Corte Costituzionale.

Giuliano Vassalli, che allora era un comandante partigiano e un giovane dirigente del partito socialista, venne arrestato il tre aprile del 1944 e condannato a morte.

Fu liberato per intervento diretto di Pio XII, che operò pressioni tramite il Generale Karl Wolff, comandante delle SS e della Polizia tedesca in Italia. Di come Vassalli riuscì a evitare la condanna a morte e tornare libero, non si sapeva nulla fino a quando non fu lui stesso a raccontare la storia.

In una lettera autografa pubblicata da Giorgio Angelozzi Gariboldi nel libro “Pio XII, Hitler, Mussolini. Il vaticano fra le dittature” (Mursia, 1988), Vassalli ha scritto: “Il tre di giugno mi fu detto di prendere le mie cose. Mi ritrovai faccia a faccia con il capo della polizia nazista in persona, Herbert Kappler. Con lui c’era un prete con i capelli grigi che Vassalli non conosceva. Pensò che la sua famiglia gli avesse mandato un sacerdote per prepararlo a morire”.

Invece era padre Pancrazio venuto per portarlo via. Vassalli non dimenticò mai le parole urlategli da Kappler mentre veniva portato via da Padre Pancrazio: “Ha da ringraziare esclusivamente il Santo Padre se lei nei prossimi giorni non viene messo al muro, come ha meritato. Non è forse vero che lo ha meritato, signor Vassalli?”. Al termine del colloquio Kappler ingiunse a Vassalli di allontanarsi “in modo da non dovermi mai più rivedere”.

Con una macchina che aveva i contrassegni della Santa Sede, Vassalli venne portato direttamente al Generalato dei Salvatoriani in via della Conciliazione da dove potè ritrovare la libertà.
ZI05051209