Papà medaglia d’oro

Basta con i papà di carta, descritti dai libri! È mille volte
preferibile mostrarli in diretta, in carne e ossa. Sono questi
i veri Trattati dell’arte della paternità. Ecco, dunque, una
splendida rassegna di papà che ci insegnano ben più
di quanto raccontano cento pedagogisti nei loro volumi.

Il papà di Enzo Biagi, scrittore
«Di mio padre ricordo la grandissima,generosità, l’apertura e la disponibilità verso tutti. Non è mai passato un Natale – e il nostro era un Natale modesto – senza che alla nostra tavola non sedesse qualcuno che se la passava peggio di noi. Non è mai arrivato in ritardo allo stabilimento. E io ho imparato che bisogna fare ogni giorno la propria parte».

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Il papà di Madre Teresa di Calcutta
«Era un uomo severo e da noi pretendeva molto. Ma era anche molto generoso. Donava a tutti cibo e denaro, senza farsi notare né vantarsi. Diceva sempre: “Dovete essere generosi con
tutti come Dio è stato generoso con noi: ci ha dato tanto, tanto, per cui fate del bene a tutti”. Una volta mi ha detto: “Figlia mia,
non prendere mai né accettare mai un boccone di pane, se non è diviso con gli altri”. Un’altra volta mi disse:“L’egoismo è una malattia spirituale”».

Il papà di san Giovanni Paolo II, papa
«Mio padre è stato meraviglioso e quasi tutti i miei ricordi d’infanzia e di adolescenza si riferiscono a lui. Era così esigente con se stesso da non aver bisogno di mostrarsi esigente con suo
figlio. Il suo esempio era sufficiente a insegnare la disciplina e il senso del dovere. Era un uomo eccezionale!».

Il papà di Goffredo Parise, scrittore
«Severo, di poche parole, alto e magro, mio padre con la sua presenza fisica ha influito su di me trasmettendomi
la capacità di non scompormi mai!».

Il papà di Giovanni Spadolini, politico
«Il suo amore per i libri e la biblioteca fornitissima in cui passava le giornate hanno avuto un’importanza decisiva nella mia formazione. Era un uomo di grande probità morale e di grande dedizione al lavoro. Nel 1942 e 1943 salvò molti beni di Israeliti. E non solo beni. Nel 1944 rimase ucciso sotto i bombardamenti mentre soccorreva i feriti».

Il papà di Francesca D’Acquino, attrice
«Non potrò mai dimenticare mio padre: se penso al passato, vedo soltanto lui. È stato un uomo che ha sofferto moltissimo. Ha sopportato tredici anni di malattia prima di spegnersi. Una
lunga agonia. Era una persona stupenda, eccezionale. Quando studiavo all’Accademia d’arte drammatica a Roma, mi veniva sempre a prendere la sera tardi o mi aspettava alla fermata dell’autobus e, una volta a casa, anche se erano le due di notte, mi preparava
la cena. Da mio padre ho imparato tanto: gli vorrò sempre bene».

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Il papà di Claudio, diciannove anni
«Mio padre è stato bocciato una volta alle Medie e a scuola non era uno dei migliori. Ora, con tutto quello che ha dovuto affrontare nel lavoro, si è come illuminato. Lui è sempre lì a correggerti, ad aiutarti. Quando stai facendo un lavoro, lui ti mostra sempre un’altra
possibilità di fare quella cosa. In famiglia è come una fonte di salvezza».

Il papà di Flavio Insinna, attore
«Molto severo, ma di grandissimo cuore. Un esempio da seguire nella vita di tutti i giorni. È stato il medico degli ultimi, dei più disperati, dei malati di mente, dei tossicodipendenti, dei diversamente abili. Mi ha insegnato che nella vita ci vogliono sempre
generosità e la voglia di tendere la mano a chi ne ha bisogno».

Eccoli i nostri meravigliosi papà: che cosa aspetta l’Unesco a dichiararli “Patrimonio dell’Umanità”?

Pino Pellegrino dal Bollettino Salesiano