Pastorale per la liberazione delle donne di strada

trattaPastorale per la liberazione delle donne di strada

  1. L’approccio del «cliente» alle donne di strada è fatto dal suo veicolo, che viene usato anche come luogo del commercio sessuale. Una pastorale della strada deve prendere in esame pure queste situazioni, purtroppo ordinarie, e rivolgere grande sollecitudine verso chi «abita» la strada.
  2. Incoraggia questo impegno pastorale il magistero di Papa Giovanni Paolo II, che denuncia lo sfruttamento delle donne: «Guardando poi a uno degli aspetti più delicati della situazione femminile nel mondo, come non ricordare la lunga e umiliante storia – per quanto spesso «sotterranea» – di soprusi perpetrati nei confronti delle donne nel campo della sessualità? Alle soglie del terzo millennio non possiamo restare impassibili e rassegnati di fronte a questo fenomeno. È ora di condannare con vigore, dando vita ad appropriati strumenti legislativi di difesa, le forme di violenza sessuale che non di rado hanno per oggetto le donne. In nome del rispetto della persona non possiamo altresì non denunciare la diffusa cultura edonistica e mercantile che promuove il sistematico sfruttamento della sessualità, inducendo anche ragazze in giovanissima età a cadere nei circuiti della corruzione e a prestarsi alla mercificazione del loro corpo».32
  3. Papa Benedetto XVI insegna che la prostituzione femminile può rientrare tra le forme del traffico di esseri umani con queste precise parole: «Il traffico di esseri umani – e soprattutto di donne – prospera dove le opportunità di migliorare la propria condizione di vita, o semplicemente di sopravvivere, sono scarse; diventa facile per i trafficanti offrire i propri “servizi” alle vittime, che spesso non sospettano neppure lontanamente ciò che dovranno poi affrontare. In taluni casi, vi sono donne e ragazze che sono destinate ad essere poi sfruttate sul lavoro, quasi come schiave, e non di rado anche nell’industria del sesso. Pur non potendo approfondire qui l’analisi delle conseguenze di una tale migrazione, faccio mia la condanna già espressa da Giovanni Paolo II contro la diffusa cultura edonistica e mercantile che promuove il sistematico sfruttamento della sessualità (Lettera alle donne, 29 giugno 1995, n. 5). V’è qui tutto un programma di redenzione e di liberazione, a cui i cristiani non possono sottrarsi».33
  4. Alcuni punti fermi

La prostituzione è una forma di schiavitù 

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  1. La prostituzione è una forma di schiavitù moderna che può colpire anche uomini e bambini. Si deve purtroppo osservare che il numero delle donne di strada è drammaticamente cresciuto nel mondo, per un insieme di ragioni complesse, anche economiche, sociali e culturali. È importante riconoscere, in primo luogo, che lo sfruttamento sessuale e la prostituzione legata al traffico di esseri umani sono atti di violenza, che costituiscono un’offesa alla dignità umana e una grave violazione dei diritti fondamentali.

89 Si deve inoltre considerare il fatto che le donne coinvolte nella prostituzione, in molti casi, hanno sperimentato violenze e abusi sessuali fin dall’infanzia. Inducono alla prostituzione la speranza di assicurare il sostentamento economico a sé stesse e alle proprie famiglie, la necessità di far fronte a debiti o la decisione di abbandonare situazioni di povertà nel Paese di origine, pensando che il lavoro offerto all’estero possa cambiare la vita. È chiaro che lo sfruttamento sessuale delle donne è una conseguenza di vari sistemi ingiusti.

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  1. Tante donne di strada, nel cosiddetto mondo sviluppato, provengono da Paesi poveri e, in Europa come altrove, molte sono vittime del traffico di esseri umani che risponde alla crescente domanda dei «consumatori» di sesso.

Migrazioni, traffico di esseri umani e diritti

  1. Il legame tra migrazione, traffico di esseri umani e diritti è definito nel Protocollo delle Nazioni Unite per la prevenzione, la soppressione e la punizione del traffico di persone, specialmente di donne e bambini.34

Coloro che emigrano per far fronte alle necessità della vita e le vittime del traffico di esseri umani condividono molti aspetti di vulnerabilità, ma esistono anche rilevanti differenze tra migrazione, traffico e contrabbando di esseri umani. Le donne indebitate e senza lavoro, a causa di politiche di macro sviluppo, che emigrano per vivere e aiutare le proprie famiglie o comunità, sono in una situazione ben diversa dalle donne vittime del traffico di esseri umani.

  1. Per una risposta pastorale efficace è importante conoscere i fattori che spingono o attraggono le donne alla prostituzione, le strategie usate da intermediari e sfruttatori per tenerle sotto il proprio dominio, le piste di movimento dai paesi di origine a quelli di destinazione e le risorse istituzionali per affrontare il problema. La comunità internazionale e molte Organizzazioni non governative stanno progressivamente aumentando le iniziative atte ad affrontare le attività criminali e a proteggere le persone vittime del traffico di esseri umani, sviluppando un’ampia gamma di interventi per prevenire tale fenomeno e riabilitare a livello di integrazione sociale le sue vittime.

Chi è la vittima della prostituzione?

  1. Vittima della prostituzione è un essere umano, che in molti casi «grida» per ricevere aiuto, per essere liberato dalla sua schiavitù, poiché vendere il proprio corpo sulla strada non è, in genere, ciò che si sceglierebbe volontariamente di fare. Certo, ogni persona ha una storia diversa, ma tutte le storie individuali sono accomunate dalla violenza, dall’abuso, dalla sfiducia e poca stima di sé, dalla paura e dalla mancanza di opportunità. Ognuna porta profonde ferite che è necessario curare, mentre cerca relazioni, amore, sicurezza, affetto, affermazione di sé, un futuro migliore, anche per la propria famiglia.

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  1. Anche il cliente è una persona che ha problemi ben radicati poiché, in un certo senso, è anche schiavo, nei suoi oltre 40 anni (è questa l’età della maggioranza dei «clienti»). Tuttavia, fra loro, crescente è il numero dei giovani tra i 16 e i 24 anni. In crescita è pure il numero di uomini che cercano le prostitute più per dominarle che per soddisfazione sessuale. Si tratta di soggetti che, nelle relazioni sociali e personali, sperimentano una perdita di potere e di «mascolinità» e non riescono a sviluppare relazioni di reciprocità e di rispetto. Tali uomini cercano le prostitute per un’esperienza di totale dominio e controllo su una donna anche solo per un breve periodo di tempo.
  2. Il «cliente» va aiutato a risolvere i suoi problemi più intimi e a trovare modalità consone a indirizzare le sue tendenze sessuali. «Comprare sesso» non risolve i problemi che sorgono soprattutto dalle frustrazioni, dalla mancanza di relazioni autentiche, dalla solitudine che caratterizza, oggi, tante situazioni di vita. Un provvedimento efficace in direzione di un cambiamento culturale rispetto al commercio sessuale potrebbe derivare dall’associare il codice penale alla condanna sociale.
  3. La relazione tra uomo e donna, in moltissimi casi, non è una relazione tra pari, poiché la violenza, o la minaccia di essa, dà all’uomo privilegi e potere che possono rendere le donne silenziose e passive. Esse, e i bambini, sono spesso spinti sulla strada, o attirati da essa, a causa della violenza che soffrono da parte di maschi presenti in casa, i quali, a loro volta, hanno «interiorizzato» modelli di violenza legati alle ideologie cristallizzate nelle strutture sociali. È particolarmente triste prendere atto della partecipazione di donne all’oppressione e alla violenza fatta ad altre donne all’interno di reti criminali collegate alla prostituzione.
  4. Compito della Chiesa

Promuovere la dignità della persona

  1. La Chiesa ha la responsabilità pastorale di difendere e di promuovere la dignità umana delle persone sfruttate a causa della prostituzione e di perorare la loro liberazione, dando pure, a tal fine, un sostegno economico, educativo e formativo.
  2. Per rispondere a queste necessità pastorali, la Chiesa denuncia le ingiustizie e le violenze perpetrate contro le donne di strada e invita gli uomini e le donne di buona volontà a profondere il loro impegno per sostenere la loro dignità umana, ponendo termine allo sfruttamento sessuale.

Nella solidarietà e nell’annuncio della Buona Novella

  1. C’è bisogno di una rinnovata solidarietà nelle comunità cristiane e tra le congregazioni religiose, i movimenti ecclesiali, le nuove comunità, le istituzioni e associazioni cattoliche, al fine di dare maggiore attenzione e «visibilità» alla cura pastorale delle donne sfruttate a causa della prostituzione, una cura al cui centro sta l’annuncio esplicito della Buona Novella della liberazione integrale in Gesù Cristo, cioè della salvezza cristiana.
  2. Nel prendersi cura delle necessità delle donne nel corso dei secoli, le congregazioni religiose, specialmente quelle femminili, prestarono sempre attenzione ai segni dei tempi, riscoprendo il valore e la rilevanza dei loro carismi in nuovi contesti sociali. Le religiose nel mondo, in fedele meditazione della Parola di Dio e della dottrina sociale della Chiesa, cercano oggi nuove modalità di testimonianza in favore della dignità femminile.

Esse offrono anche alle donne di strada un’ampia gamma di servizi di soccorso, in centri di accoglienza, alloggi e case sicure, realizzando programmi di formazione e di educazione. Gli ordini contemplativi mostrano la loro solidarietà dando sostegno con la preghiera e, quando possibile, con l’assistenza economica.

  1. 101. Programmi specifici di formazione per operatori pastorali sono necessari per sviluppare competenze e strategie al fine di combattere la prostituzione e il traffico di esseri umani. Tali programmi sono realizzazioni importanti, perché impegnano sacerdoti, religiosi/e e laici nella prevenzione dei fenomeni considerati e nella reintegrazione sociale delle vittime. La collaborazione e la comunicazione tra Chiese di origine e di destinazione sono essenziali.35

Approccio pluridimensionale

  1. 102. Per realizzare l’azione ecclesiale di liberazione delle donne di strada è necessario un approccio pluridimensionale. Esso deve coinvolgere tanto gli uomini quanto le donne e porre i diritti umani al centro di ogni strategia.
  2. Gli uomini hanno un importante compito da svolgere nell’opera tesa al raggiungimento dell’uguaglianza dei sessi, in un contesto di reciprocità e di giuste differenze. Gli sfruttatori (generalmente i «clienti» sono uomini, trafficanti, turisti del sesso, ecc.) hanno bisogno di essere illuminati sulla gerarchia dei valori della vita e sui diritti umani. Essi devono anche considerare la chiara condanna della Chiesa per il loro peccato e per l’ingiustizia che commettono. Ciò vale anche per il commercio omosessuale e transessuale.
  3. Le Conferenze episcopali e le corrispondenti Strutture delle Chiese Orientali Cattoliche, nei Paesi con diffusa prostituzione, conseguenza di traffico umano, dovranno denunciare questa piaga sociale. È necessario anche promuovere rispetto, comprensione, compassione e un atteggiamento di astensione dal giudizio – nel giusto senso – verso le donne cadute nella rete della prostituzione.

Vescovi, sacerdoti e operatori pastorali vanno incoraggiati ad affrontare questa schiavitù dal punto di vista pastorale, nel ministero ecclesiale. Le congregazioni religiose cercheranno di puntare sulla potenza delle loro istituzioni e di unire le forze per informare, educare ed agire.

  1. Tutte le iniziative pastorali porranno l’accento sui valori cristiani, sul rispetto reciproco, su sane relazioni familiari e comunitarie e, inoltre, sulla necessità di equilibrio e di armonia nelle relazioni interpersonali tra uomini e donne.

È urgente poi che i vari progetti, promossi al fine di aiutare il rimpatrio e la reintegrazione sociale delle donne prigioniere della prostituzione, ricevano anche adeguato sostegno finanziario. Si raccomandano incontri di associazioni religiose che operano in diverse parti del mondo con tali finalità di assistenza e di liberazione.

Per quanto riguarda i «clienti», il coinvolgimento e il sostegno del clero sono determinanti sia per la formazione dei giovani, soprattutto uomini, sia per la complessa azione di vicinanza umana e, insieme, di formazione e di guida spirituale.

  1. La cooperazione tra organismi pubblici e privati per arrivare all’eliminazione dello sfruttamento sessuale occorre che sia piena.

È anche necessario collaborare con i mezzi di comunicazione sociale per assicurare una corretta informazione su questo gravissimo problema. La Chiesa auspica la presentazione e l’applicazione di leggi che proteggano le donne dalla piaga della prostituzione e del traffico di esseri umani. è altresì importante adoperarsi per arrivare a misure efficaci contro avvilenti rappresentazioni della donna nella pubblicità.

Le comunità cristiane, infine, saranno stimolate a collaborare con le autorità nazionali e locali per aiutare le donne di strada a trovare risorse alternative per vivere.

III. Recupero di donne e «clienti»

  1. Dai rapporti pastorali con le vittime risulta evidente che la loro «cura» è lunga e difficile. Le donne di strada hanno bisogno di essere aiutate a trovare casa, un ambiente familiare e una comunità in cui si sentano accettate e amate, dove possano cominciare a ricostruirsi una vita e un futuro. Ciò le metterà in grado di riacquistare stima e fiducia in se stesse, gioia di vivere e di ricominciare una nuova esistenza senza sentirsi segnate a dito.

Liberazione e reintegrazione sociale delle donne di strada richiedono accettazione e comprensione da parte delle comunità; il cammino di «guarigione» di queste donne sarà spianato da un amore genuino e dall’offerta di varie opportunità atte a soddisfare il loro bisogno di sicurezza, di affermazione di vita migliore. Il tesoro della fede (cfr. Mt 6,21), se è ancora viva in esse, nonostante tutto, o la sua scoperta, le aiuterà immensamente, perché potente nel bene è la certezza dell’amore di Dio, misericordioso e grande nell’amore.

  1. I potenziali «clienti», invece, hanno bisogno di essere illuminati per quanto riguarda il rispetto e la dignità della donna, i valori interpersonali e l’intera sfera delle relazioni e della sessualità. In una società in cui denaro e «benessere» sono gli ideali, relazioni adeguate ed educazione sessuale risultano necessarie per la formazione completa delle persone.

Tale tipo di educazione deve illustrare la vera natura di relazioni interpersonali basate non sull’interesse egoistico o sullo sfruttamento, ma sulla dignità della persona da rispettare e apprezzare anzitutto quale immagine di Dio (cfr. Gen 1,27). In questo contesto, ai credenti va ricordato che il peccato è un’offesa al Signore, da evitare con tutte le proprie forze e con l’affidamento fiducioso di sé all’azione della Grazia divina.

Educazione e ricerca

  1. È importante accostarsi al problema della prostituzione con una visione cristiana della vita. Lo si farà con i gruppi giovanili nelle scuole, nelle parrocchie e nelle famiglie, al fine di sviluppare giudizi corretti a proposito delle relazioni umane e cristiane, del rispetto, della dignità, dei diritti umani e della sessualità.

I formatori e gli educatori dovranno tener conto del contesto culturale in cui operano, ma non permetteranno che un inopportuno senso di imbarazzo impedisca loro di impegnarsi in un appropriato dialogo su questi argomenti, al fine di creare consapevolezza e infondere giusta preoccupazione riguardo all’abuso della sessualità.

  1. La causa della violenza in famiglia ed il suo effetto sulle donne sono da considerare e studiare a ogni livello della società, particolarmente riguardo al loro impatto sulla vita familiare. Le conseguenze pratiche della violenza «interiorizzata» dovranno essere chiaramente identificate, sia per gli uomini che per le donne.
  2. Educazione e crescita di consapevolezza sono requisiti essenziali per affrontare l’ingiustizia nella relazione uomo-donna e creare l’eguaglianza fra di loro, in un contesto di reciprocità, tenendo conto delle giuste differenze. Sia gli uomini che le donne hanno bisogno di diventare coscienti del fenomeno dello sfruttamento sessuale e di conoscere i propri diritti e le relative responsabilità.

Agli uomini, in particolare, è necessario proporre iniziative che affrontino le problematiche della violenza contro le donne, della sessualità, dell’HIV/AIDS, della paternità e della famiglia, ponendole in relazione con il rispetto e la carità verso le donne e le ragazze, nel quadro della reciprocità di relazioni, in un esame che includa una giusta critica di costumi tradizionali legati alla mascolinità.

La dottrina sociale cattolica

  1. La Chiesa insegna e diffonde la sua dottrina sociale, che offre chiare linee di comportamento e invita a lottare per la giustizia.36 Impegnarsi a vari livelli – locale, nazionale e internazionale – per la liberazione delle donne di strada è un atto di vero discepolato verso il Signore Gesù, un’espressione di autentico amore cristiano (cfr. 1 Cor 13,3). È essenziale sviluppare la coscienza cristiana e sociale delle persone con la predicazione del Vangelo della salvezza, l’insegnamento catechetico e varie iniziative formative.

La formazione particolare destinata a seminaristi, giovani religiosi/e e sacerdoti è altresì necessaria affinché possano avere capacità e atteggiamenti appropriati per essere, con vero amore, pastori anche delle donne prigioniere della prostituzione e dei loro «clienti».

  1. Liberazione e redenzione

Prestazione di soccorso ed evangelizzazione

  1. Per quanto riguarda la prestazione di soccorso, la Chiesa può offrirne un’ampia varietà alle vittime della prostituzione, cioè alloggi, punti di riferimento, assistenza medica e legale, consultori, formazione vocazionale, educazione, riabilitazione, difesa e campagne d’informazione, protezione dalle minacce, collegamenti con la famiglia, assistenza per il ritorno volontario e reintegrazione nel Paese di origine, aiuto nell’ottenere il visto per rimanere, quando il ritorno in Patria si rivela impossibile.

Prima, e oltre i servizi indicati, l’incontro con Gesù Cristo, Buon Samaritano e Salvatore, è il fattore decisivo di liberazione e redenzione, anche per le vittime della prostituzione (cfr. Mc 16,16; At 2,21; 4,12; Rm 10,9; Fil 2,11 e 1 Ts 1,9-10).

  1. Accostare, per redimere, donne e ragazze di strada è un’impresa complessa ed esigente, che implica anche attività finalizzate alla prevenzione e alla crescita della consapevolezza del problema nei Paesi di origine, di transito e di destinazione di chi è vittima del traffico.
  2. Iniziative di reintegrazione sono indispensabili nei Paesi di origine, per le donne che vi ritornano. Sono anche importanti la difesa e l’informazione, così come una «rete di collegamento». Occorre rafforzare quella di chi è impegnato nella pastorale in questo campo, cioè i volontari, le associazioni e i movimenti, le congregazioni religiose, le diocesi, le organizzazioni non governative (ong), i gruppi ecumenici e inter-religiosi, ecc.

Le Conferenze nazionali di religiosi/e sono incoraggiate a scegliere, in questo settore pastorale, una persona che funga da elemento di collegamento della «rete» operante all’interno e all’esterno del proprio Paese.