Peccato originale e liberta’ (Bruto Maria Bruti)

cappella-sistina-peccato-originaleSan Tommaso d’Aquino spiega che il male non ha una propria esistenza, ma è soltanto la privazione di un bene, che si può presentare in due forme: come mancanza di qualche cosa oppure come mancato raggiungimento di un fine. Il bene di ogni cosa consiste nell’essere secondo la propria natura: il male è una mancanza di bene. Un essere umano che nasce cieco manca della vista che dovrebbe avere. Ogni ferita è la lacerazione di un tessuto, originariamente sano, e quindi è la mancanza di quella certa unione fra le sue parti che il tessuto dovrebbe avere. Il tumore è la proliferazione abnorme di un tessuto a danno di altri organi e tessuti e quindi è la mancanza di un’armonia e di un ordine fra i tessuti che l’organismo dovrebbe avere.

Poiché tutto ciò che è, è buono, la causa del male, in origine, deve essere stata una cosa buona. Come può una cosa buona aver prodotto il male, cioè la mancanza di qualche cosa che dovrebbe esserci? Una cosa buona può aver prodotto il male solo indirettamente, per l’uso della libertà creata da Dio che è un bene ( la libertà creata degli Angeli e la libertà creata dei primi uomini ).

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Dio ha creato gli uomini e gli angeli liberi di amarlo. Questa libertà, per essere veramente tale, doveva poter scegliere fra l’Amore di Dio che è la sua causa ( in cui si realizza pienamente ) e il non Amore di Dio ( in cui perde se stessa ).

La libertà, quando non sceglie l’Amore di Dio che l’ha creata, finisce per scegliere se stessa: ma la libertà per la libertà è un atto vuoto, privo di significato, un’illusione che impedisce la propria felicità e la propria realizzazione e che, se perseguita fino in fondo, fa perdere la consapevolezza della propria origine e la direzione del proprio cammino. LA LIBERTA’ SENZA LA VERITA’ FINISCE PER UCCIDERE SE STESSA, non solo in termini di malattia mentale ( incapacità di intendere e di volere: che come tutti i mali origina dal primo male e cioè dal peccato originale ) ma anche come ideologia, cioè come pensiero malato, come idee sbagliate. Il Signore, infatti, RICORDA: “” LA VERITA’ VI FARA’ LIBERI.

Il cattolico, attraverso la guida e il sostegno della fede, può conservare l ‘indicazione valida delle strade in cui inserire la ricerca razionale. Il razionalismo – la ragione senza la fede -, che non riconosce l’importanza della fede come guida e sostegno, finisce per dimenticare che la ragione non è una facoltà dotata d’infallibilità ma che, al pari delle altre facoltà umane, è soggetta ( a causa elle tentazioni, della lotta fra le passioni e la volontà, determinate dal peccato originale )all’imperfezione e al limite; pertanto, nella sua ricerca, non riesce a rimanere per molto tempo nella giusta direzione senza incontrare ostacoli che possono, gradualmente, portarla fuori strada.

Non è forse vero che tanti sistemi di pensiero, nati con l’intenzione di aiutare l’uomo, hanno finito per costruire strutture oppressive per l’uomo stesso ( vedi il comunismo ) e tanti itinerari della ragione sono giunti a negare valore alla ragione stessa ( vedi il materialismo dialettico e il nichilismo )?

Scrive Blaise Pascal:” Nulla è più incomprensibile del peccato originale ma tutto diventa incomprensibile se lo si nega “. L’ipotesi del peccato originale può essere essenziale anche al di fuori della fede, per chiunque voglia capire la tragedia di ogni uomo e della storia intera. Scrive Rudolf Niebuhr – teologo americano, esponente di una cultura tra le più ottimiste e innocentiste della storia -: ” La dottrina del peccato originale e del peccato dell’uomo in generale è forse la sola credenza cristiana che possa essere verificata empiricamente, quasi scientificamente, da chi guardi con oggettività dentro e fuori di se stesso; da chi guardi alla malizia che, impastata al bene, sta al fondo del suo cuore e alla malvagità, mescolata all’eroismo, che constata nella storia “.

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E’ un fatto di esperienza interna che tutti abbiano conoscenza di una legge naturale, anche se talvolta vaga e indeterminata, che comporta un dovere da parte nostra, il dovere di rispettare il diritto dell’altro.

Anche il criminale più incallito, anche l’ideologo più scettico e relativista hanno un’idea molto precisa del male, almeno nel momento in cui subiscono un’ingiustizia; in quel momento si percepiscono come soggetto di diritti che nessun altro può offendere. Quando un carcerato malmena il criminale che gli siede accanto e lo priva della sua porzione di cibo sente di compiere un’azione cattiva. Se, per esempio, privo il mio migliore amico del suo posto di lavoro testimoniando il falso contro di lui, sento di compiere un’azione cattiva, sento di aver violato il “dovere” di rispettare il diritto dell’altro.

Gli uomini sanno di poter violare con la volontà una legge naturale di cui riconoscono l’esistenza con la ragione. Si tratta del dovere di rispettare il diritto dell’altro che non viene creato da noi ma che viene soltanto scoperto e formulato da noi e precede la nostra volontà.

La coscienza di ciò che è bene, dunque, nasce dalla conoscenza dell’ordine fondamentale della realtà e delle sue leggi. Quello dei diritti naturali del prossimo è solo un aspetto della realtà: infatti, attraverso la ragione l’uomo può conoscere altri aspetti della realtà con le loro leggi e le loro finalità.

Il conflitto fra il bene e il male, all’interno dell’essere umano, nasce da una ferita originale dell’umanità, da una conflittualità che si attiva all’interno e tra le varie componenti della psiche umana. Questo conflitto all’interno dell’uomo trova riscontro nella frase rivolta da Dio a Caino:”” Verso di te è il tuo istinto, ma tu dominalo”.

Attraverso queste parole Dio ci illumina sul conflitto di base che esiste all’interno della nostra personalità e, in questo modo, indica la strada della prima psicoterapia della storia umana che ha come fondamento la vera realtà dell’essere umano.

La consapevolezza dei diritti del nostro prossimo può essere scoperta e formulata ma può anche essere dimenticata se non si esercita un controllo sulle passioni disordinate.

L’esperienza insegna che “” se non si vive come si pensa, si finisce per pensare nel modo in cui si vive “.

Se un uomo, per esempio, continua a violentare le donne che lo attraggono ma che non vogliono concedersi a lui, quest’uomo finirà per auto-persuadersi – auto-condizionamento che crea un’abitudine- che il suo comportamento non è un vero male, che in fondo le donne sono pentole a pressione cariche di sesso che deve essere liberato, che le donne hanno bisogno solo di essere un po’ forzate: un tale tipo di pensiero non deve stupire, il nocciolo della pornografia, in realtà, ruota intorno a queste idee.

La pornografia è la cultura del sesso per il sesso, cioè separato dalla tenerezza e dall’affetto, del sesso separato dall’amore per la persona.
Tutta la pornografia considera l’essere umano come un oggetto di godimento e lo riduce alle sue parti anatomiche: il sesso non è più il mezzo che unisce due persone che si amano ma, dopo aver rotto i segreti legami con il cuore e con l’anima, si trasforma in un’incessante e ossessiva forma di “autopsia ” del corpo dell’altro.

Si arriva a convincersi che, se non ci fossero i condizionamenti religiosi, il sesso sarebbe totalmente libero perché “il libero orgasmo” è un bene che non deve essere represso. L’energia “orgastica “è come il sole, l’aria, la luce, anzi, è l’energia cosmica primordiale onnipresente in natura, essa deve circolare liberamente e l’impedimento di questa energia vitale è la fonte di ogni male: lo psicoanalista Wilhelm Reich ha teorizzato la necessità del libero orgasmo e della rivoluzione sessuale proprio in questi termini.

L’uomo, dunque, può abituarsi al male che fa, può, attraverso un uso distorto della ragione, giungere a trasformare il male in bene e il bene in male fino a spegnere la voce della propria coscienza. Le SS, per esempio, si erano talmente convinte del fatto che gli ebrei rappresentassero una fonte d ‘”inquinamento” per la razza umana da considerare la loro eliminazione un compito analogo a quello degli operatori ecologici.

Vivere costantemente in un sistema di menzogna diminuisce la capacità di percezione della verità. Non è mai una colpa seguire la propria coscienza ma può essere una colpa essere arrivati a formarsi delle convinzioni tanto sbagliate da aver perso la consapevolezza del male. In questo caso, per esempio, la colpa di un soldato delle SS non si trova tanto nel suo presente giudizio della coscienza ( ” uccidere un ebreo non è reato” ) ma in quella trascuratezza verso il proprio essere che lo ha reso progressivamente sordo alla verità e ai suoi suggerimenti interiori. Chi teorizza come cosa buona l ‘uccisione di un innocente si è allontanato dalla verità in modo più grave rispetto a chi uccide l’innocente e sa di aver fatto una cattiva azione. Il non vedere più la colpa è un male più grave della colpa: il giusto e fisiologico senso di colpa è necessario per l’uomo quanto il dolore fisico, come sintomo che permette di riconoscere la malattia.

La libertà senza la verità, la libertà senza Dio ( Peccato originale) ha prodotto ogni tipo di male compresa la morte della libertà stessa ( incapacità di intendere e di volere degli psicotici ) ma anche la morte della libertà provocata dalle ideologie di cui lo stesso ideologo diventa vittima.

Tranne i casi di grave malattia mentale, tutti coloro che negano l’
esistenza di ogni vera libertà nell’essere umano, tutte le teorie che deresponsabilizzano l’uomo riducendolo ad una sorta di computer schiavo della sua programmazione ( cioè un essere completamente determinato da fattori economici, istintivi, ambientali ) sono false perché contraddicono se stesse dimostrando, in realtà, che l’uomo riesce ad essere consapevole di se stesso. Infatti, se fossimo solo una manifestazione del sesso oppure solo un prodotto dell’economia o dell’ambiente non potremmo sapere di esserlo ( nessun computer è cosciente del suo programma ). Se dico di non essere libero, già ammetto, per il semplice fatto di dirlo, che c’è in me una
libertà: la libertà di una parte del mio pensiero. Se la coscienza fosse solo un epifenomeno della materia ( cioè un semplice prolungamento della materia ) il pensiero non potrebbe pretendere di stabilire delle coordinate per capire le cose. Se il soggetto conoscente non ha un proprio essere che trascende la realtà materiale, esso non può oggettivamente conoscere tale
realtà: se il determinismo fosse vero, la scienza sarebbe impossibile.

( Bruto Maria Bruti )