Per curare l’infertilità ci sono strade migliori

La «Procreazione medicalmente assistita» (Pma) non è la soluzione all’infertilità. Solo «la diagnosi precoce e l’intervento terapeutico tempestivo e completo – ribadisce il ginecologo Riccardo Marana, il primo a portare la chirurgia laparoscopica in Italia per la chirurgia delle tube 40 anni fa – sono i migliori strumenti per prevenire l’infertilità». Cosa incide soprattutto nell’infertilità? L’età materna è il fattore più determinante per la fertilità di una coppia: i rischi ostetrici e perinatali aumentano con l’età. La diminuzione della fertilità femminile dopo i 40 anni è legata da una parte alla progressiva riduzione della riserva ovarica, dall’altra alle ridotte capacità biologiche dell’ovocita. Alla nascita i follicoli primordiali sono presenti in numero variabile tra 700mila e 1 milione. Fisiologicamente si assiste nel corso degli anni a una progressiva riduzione dei follicoli primordiali. Diverse ricerche sulla fecondazione in vitro hanno poi dimostrato che con l’età vi è un aumento dell’invecchiamento del citoplasma, per cui i mitocondri, che producono energia alla cellula, funzionano meno bene. Anche il seme maschile peggiora andando avanti con l’età. Con quali conseguenze? L’età della ricerca di una gravidanza è molto aumentata e questo fattore è associato a un crescente rischio di sterilità di coppia, di complicazioni e di risultati negativi durante la gravidanza. La fertilità della donna comincia infatti a declinare in maniera significativa dopo i 32 anni di età. Bisogna informarle del fatto che le tecniche di fecondazione assistita non possono garantire la nascita di un bambino o compensare completamente la diminuzione della fertilità dovuta all’età. La Pma quindi non è risolutiva? Tutt’altro. La Pma può comportare il rischio di gravidanze plurime, pretermine, morti perinatali e aumento di tagli cesari. Secondo le linee guida canadesi, le gravidanze ottenute con fecondazione in vitro sono a più alto rischio per complicanze ostetriche e perinatali che le gravidanze spontanee. In realtà, la fivet era nata solo per la sterilità tubarica. Poi per motivi economici è stata utilizzata anche per la sterilità inspiegata. Ormai, come ammette la stessa comunità scientifica, la Pma è diventata un business non solo privatamente ma anche negli ospedali e nelle cliniche universitarie.

Quali sono le altre cause di infertilità? Innanzitutto i fattori ambientali, ossia l’esposizione agli interferenti endocrini, come pesticidi e insetticidi, o gli additivi per le materie plastiche, in passato utilizzati persino per il biberon. Uno studio americano documenta un’associazione tra interferenti endocrini e anticipo della menopausa dagli 1,9 e 3,8 anni, in quanto tali sostanze danneggiano lentamente la riserva ovarica. E’ stato dimostrato poi che queste sostanze vanno a interferire con il numero e la motilità degli spermatozoi. Dannoso è infine il fumo di sigaretta nel quale sono state identificate circa 4mila sostanze nocive. Ci sono patologie che possono essere curate? Certo. L’endometriosi interessa il 7-10% delle donne in età riproduttiva, si riscontra nel 50% delle donne sterili e si stima che il 30-50% delle donne con endometriosi abbia una diminuita fertilità. Riguardo le possibilità di gravidanza, nell’endometriosi minima o lieve si è riscontrata una possibilità del 60% anche senza intervenire. In presenza di endometriosi moderata le possibilità di gravidanza spontanea scendono al 21 per cento e in caso di endometriosi severa variano dallo 0 al 5 per cento. In questi casi è stato dimostrato che la laparoscopia dimostrativa con asportazione delle cisti endometriosiche riporta le percentuali di gravidanza al 50-55 per cento. In caso poi di sterilità da fattore tubo-peritoneale conseguente a malattia infiammatoria pelvica (Pid) abbiamo dimostrato che l’intervento chirurgico laparoscopico permette di ottenere il 32 per cento di gravidanze a termine.

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Gabriella Melina – Avvenire