Pma dolorosa: più embrioni, non gravidanze

La storia della procreazione medicalmente assistita (Pma) in Italia è stata sia anomala che rappresentativa del “Mondo Nuovo” che porta con sé. Anomala: dopo una gestione anarchica da parte degli addetti ai lavori, nel febbraio 2004 è stata regolata dalla legge 40. Approvata dal parlamento, confermata da un referendum grazie all’astensione più ampia e consapevole della storia della repubblica (solo il 25,5% partecipò al voto), è stata subito violentemente osteggiata dalle ricche lobby di settore che, costruendo casi giudiziari, sono arrivati a sentenze che ne hanno smontato alcune colonne portanti, ripristinando e ampliando il prospero, precedente mercato. Rappresentativa: le relazioni annuali al parlamento sulla sua applicazione mostrano che negli anni le tecniche in sé non hanno avuto alcun miglioramento, come “successo”, cioè come gravidanze per ciclo di trattamenti. E questo nonostante la liberalizzazione – in teoria non consentita ma concretizzata dopo le sentenze – del numero degli embrioni formati in laboratorio. Un dato su tutti: la Pma con gameti non congelati dava una percentuale di gravidanze su ciclo iniziato del 19,6 nel 2007 (prima dell’intervento
della Consulta), rispetto al 17,3 nel 2016. Sono aumentate però le coppie trattate, il numero dei trattamenti e quello dei bambini: nel 2016 i 13.582 nati con tutte le tecniche sono il 2,9% dei neonati italiani. La novità è la modifica delle procedure: si producono più embrioni da congelare, e poi scongelare, in tentativi successivi di ottenere gravidanze. Nel 2016 abbiamo avuto, per la Pma omologa, l’1,4% in meno degli embrioni formati rispetto all’anno precedente, ma più embrioni crioconservati: 38.687, +12.2% rispetto al 2015 (nel 2008 gli embrioni congelati erano 763). Un problema intrinseco alla Pma, “risolvibile” solamente con la distruzione degli embrioni “sovrannumerari”, non più richiesti dalle coppie, ancora vietata dalla 40. Aumenta cioè il tenore manipolatorio della Pma, con l’aumento di cicli di congelamento-scongelamento embrionale, a cui si è aggiunta la fecondazione eterologa, cioè con gameti estranei alla coppia, vietata dall’impianto originario della 40 ma consentita dalla Consulta nel 2014. Sono stati sufficienti due anni per registrare un vero e proprio “boom” di questa tecnica: ben 1.457 i nati nel 2016, l’11% di quelli con Pma, con le coppie trattate aumentate in percentuale del 121% rispetto al 2015. E donne più anziane di quelle della omologa: 41,4 anni rispetto a 36,8 (comunque due anni in più rispetto alle media europea). Il che significa che l’eterologa viene usata per una infertilità “fisiologica”, dovuta all’età, e non patologica: il tentativo di diventare madri si sposta sempre più avanti negli anni. Un “effetto invecchiamento” della Pma, in generale: per l’omologa, le donne con più di 40 anni erano il 20,7%, e sono adesso il 35,2%. I gameti dell’eterologa sono in massima parte importati: più dell’80% per il seme maschile, più del 90 per gli ovociti. Il blocco di più di due anni del recepimento di direttive europee da parte della Presidenza del Consiglio, nella scorsa legislatura (nonostante le sollecitazioni del Ministro Lorenzin), ha impedito campagne di donazione in Italia. E dall’interessantissimo allegato in appendice possiamo vedere nel dettaglio le interconnessioni evidenti fra centri italiani e stranieri sia per l’import di gameti, sia per il ciclo: export spermatozoi, fecondazione con “donatrici” in centri esteri, import embrioni congelati formati. Tipici della provetta italiana, ma non solo. Informazioni importanti e anche inquietanti, da approfondire.

Assuntina Morresi – Avvenire

SE PUOI.... AIUTACI: