Poligamia, la mal interpretata liberta’ di coscienza

poligamia--644x362Come si puo’ essere poligami nel mondo moderno? Quando ero ragazzo, a scuola si parlava di poligamia solo con riferimento a popoli ‘primitivi’, ancora non raggiunti dalla civilta’; di quando in quando, nei romanzi di avventura per ragazzi allora in voga, venivano descritti, peraltro con molta discrezione, gli harem di ricchi maraja, di potenti sultani, di esotici sceicchi. Nel romanzo di Kipling, Kim, seguendo il suo lama fino alle pendici dell’Himalaya, entra in contatto con la regina di una tribù poliandrica, che consente cioe’ ad una donna di avere più mariti, e che vorrebbe aggiungerlo al novero dei suoi sposi; offerta che lo tenta, ma che egli, saggiamente, declina. In un modo o nell’altro, la poligamia si presentava nell’immaginario collettivo occidentale come situata in un ‘altrove’ e del tempo e dello spazio, un ‘altrove’ radicale, esotico, irrecuperabile e comunque ingiustificabile.

Stanno ancora così le cose? Certamente sì, ma fino a quando? Sembra che, lentamente, ma decisamente, la poligamia stia acquisendo nel mondo contemporaneo un’immagine nuova e diversa; sembra quasi che si stia imponendo come un fenomeno ‘post-moderno’, che prima o poi andra’ riconosciuto legalmente. Infatti, mentre nei paesi islamici la poligamia, per quanto coranicamente fondata, è divenuta da decenni una pratica pressoché introvabile e della quale comunque si parla il meno possibile, si stanno moltiplicando, in specie nei paesi occidentali più secolarizzati e maggiormente contrassegnati dal multiculturalismo, i segnali di una ‘apertura’ nei suoi confronti. Di qui le richieste, per ora vaghe, ma ben percepibili, di una legittimazione prima della poligamia coranica, poi della poligamia tout-court: risale a pochi mesi fa, la dichiarazione (o la provocazione?) di un alto prelato della Chiesa d’Inghilterra, in merito ad una (a suo avviso doverosa) riconsiderazione dell’esclusività della monogamia. Poco rileva che la proposta sia stata formulata con riferimento solo a chi avesse contratto un matrimonio poligamico in un paese che lo ritenesse legale e che comunque ci siano state in merito proteste di ogni tipo.

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La poligamia non è più un tabù; si può certamente continuare a dirle fermamente di no, ma ad avviso di molti sarebbe ormai giunto il momento di parlarne francamente. È un passo avanti (si fa per dire!) non da poco. Ancora più interessanti, a mio avviso, sono però non solo i passi, ma le vere e proprie ‘fughe in avanti’ su questo tema, motivate non da sensibilità multiculturale, ma da nuove sensibilità libertarie. Esemplare la posizione della filosofia Martha Nussbaum, una delle voci più interessanti d’oltre Oceano. Nel suo ultimo libro, ‘ Liberty of Conscience’, la Nussbaum non esita ad accusare di isteria la forte pressione sociale che si è esercitata negli Stati Uniti contro la setta dei Mormoni e che di fatto li ha indotti a rinunciare, almeno a livello pubblico, al matrimonio poligamico riconosciuto lecito dai loro testi sacri. Recare violenza alla libertà di coscienza, sostiene infatti la Nussbaum, è un vero e proprio ‘stupro dell’anima’: questo è quello che è stato fatto subire ai Mormoni. Come se ne esce? Per la Nussbaum, non se ne esce: se siamo per la libertà di coscienza dobbiamo accettare la poligamia! Stupisce come una filosofa, sotto altri profili anche raffinata, come la Nussbaum possa cadere in equivoci così grossolani. La coscienza non è un oracolo insindacabile che detta la verità, quanto piuttosto un ‘organo’ che ci orienta verso di essa. E reciprocamente la verità non va pensata come il prodotto delle elucubrazioni della coscienza (che può essere anche ingenua, manipolata o malata), ma come il suo presupposto.

E’ vero che non dobbiamo recare mai violenza alla coscienza; ma è ancora più vero che abbiamo il dovere di dirle di no, quando essa elabora progetti individuali o sociali di dominio, di sopraffazione, di violenza o comunque di impoverimento dell’esperienza umana. Un no che può generare dubbi e sofferenze, ma necessario. Questo è il caso del no alla poligamia, che non è struttura di libertà (come sostiene la Nussbaum, ricorrendo al sofisma del libero consenso dei partner che contraggono vincoli poligamici), ma di arbitrario dominio, perché strutturalmente si fonda sul potere di un unico marito su molte mogli (o di un’unica moglie su molti mariti). La libertà di coscienza è un bene prezioso, ma ancora più preziosa è la libertà in sé e per sé, che a volte proprio a causa di coscienze malformate può subire violenza. Possibile che ancora si debba tornare a spiegare verità filosofiche così elementari? Francesco D’Agostino – Avvenire