Prostituzione e traffico umano: il buco nero dei bambini scomparsi dell’India

Con almeno 11.228 sparizioni solo nel 2011, il West Bengal è lo Stato con più sparizioni nel Paese. Per la grande povertà, famiglie dei villaggi vendono i propri figli per sperare di dare loro un futuro migliore, ma perdono i contatti. Una prostituta-bambina guadagna circa 80mila rupie al mese (poco più di 1100 euro).

Calcutta (AsiaNews) – Prostituzione, lavori in nero, strada, traffico di essere umani: nel 2011 sono finiti qui almeno 11.228 bambini del West Bengal (WB), lo Stato indiano con il maggior numero di minorenni scomparsi nel nulla. In tutta il Paese, sono 32.342 i piccoli indiani di cui si sono perse le tracce. Le cifre sono parziali, perché basate solo sulle denunce di scomparsa registrate. Povertà e basso tasso di alfabetizzazione sono le cause principali di questo fenomeno, diffuso per lo più nelle aree rurali e nei villaggi: nel solo distretto di Jailapaiguri (WB), 1,9 milioni di famiglie vivono con meno di un dollaro al mese.

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Per guadagnare qualche rupia, i genitori “vendono” i propri figli a degli “agenti”, che promettono di inserire i piccoli nel mondo del lavoro nelle grandi città. “Per queste famiglie – spiega ad AsiaNews Reynold Chhetri, vice sovrintendente della polizia a Darjeeling – mandare i figli a lavorare è l’unica possibilità per sopravvivere”. In genere, i trafficanti prendono i bambini e li portano nelle grandi città, come New Delhi, Mumbai e Gurgaon. I genitori non hanno più loro notizie.

Di solito, i bambini vengono impiegati in qualunque tipo di lavoro domestico, o come operai. Le bambine entrano per lo più nel giro della prostituzione, qualcuna va a fare la cameriera a casa di famiglie benestanti. In media, un maschio o una femmina impiegati come lavoratori domestici guadagnano 12mila rupie al mese (circa 165 euro), mentre le piccole prostitute anche 80mila rupie (circa 1100 euro).

P. Arul Dass, professore al Morning Star College di Calcutta (West Bengal), definisce questa tendenza “sconvolgente”. Secondo il sacerdote, “il governo dovrebbe prendere seri provvedimenti per arrestare i problema. Tutti i bambini dovrebbero avere un rifugio sicuro, dove crescere come futuri cittadini responsabili del Paese”. Questo, aggiunge, “è un loro diritto: governo e società civile devono intervenire”.
di Santosh Digal