Quelle ragazze morte di aborto e la legge 194

abortoNelle scorse settimane, nel nostro Paese, diverse giovani donne sono morte di parto. Gina, l’ ultima, nel Napoletano, frequentava la mia parrocchia. Non sempre si e’ trattato di casi di malasanita’. L’ imprevisto nella vita è dietro l’ angolo. E tante volte spalanca la porta a sorella morte. A Napoli è deceduta anche una giovane donna in seguito a un aborto. Non un aborto clandestino, ma praticato in uno degli ospedali più importanti della Campania, il Cardarelli. La ragazza deceduta in seguito all’aborto, però, a differenze delle mamme che hanno messo al mondo il figlio, attira l’ attenzione anche di Roberto Saviano. Lo scrittore ne approfitta per ritornare sulla legge 194 che secondo lui, sarebbe da cambiare.

Per la verità, anche gli amanti della vita nascente vorrebbero che si rimettesse mano a quella legge, quasi del tutto disattesa nella parte che prevede gli aiuti da dare alla donna per evitarle di giungere all’ aborto. Per quanto possa sembrare strano, la legge si apre con un inno alla vita del nascituro: « Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio». La legge prevede accoglienza, incontri, dialoghi tra la donna e il personale ospedaliero per individuare e, possibilmente, eliminare le cause che l’ hanno portato a quella decisione drastica. Abortire non è una passeggiata per nessuno. Purtroppo poco o niente di tutto questo viene normalmente praticato. L’ aborto è diventato un intervento di routine. Ci sono carte da firmare e tempi da aspettare. Senza che qualcuno si faccia veramente accanto alla persona che non se la sente di portare avanti la gravidanza. Soprattutto senza che qualcuno si ricordi di ricordare che il feto da eliminare è vita. Senza che nessuno rimanga accanto alla donna dopo l’ intervento. Quando sensi di colpa, depressioni, pentimenti si fanno avanti.

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Troppa fretta si ha di giungere alla fine. Non c’è tempo per parlare e cercare di individuare la causa. Sopratutto non c’è volontà di rimuovere la causa. Nella mia parrocchia, un quartiere di periferia, povero, in un solo anno almeno una decina di donne hanno cambiato idea dopo il nostro aiuto. Siamo alla fonte della vita. Un argomento delicato, serio, che richiama valori morali, civili, religiosi, psicologici, filosofici. Perciò la legge prevede per il personale medico e paramedico l’ obiezione di coscienza. Ritorna in ballo la libertà. La mia, la tua, la nostra. Purtroppo, non sempre, non tutti, coloro che vogliono la libertà per sé sono disposti a riconoscerla agli altri. Tanti conflitti trovano qui la loro origine. Saviano, dunque, prende lo spunto dalla donna morta di aborto e va ad approdare da tutt’ altra parte. Dice che la legge “ testimonia il tradimento della volontà popolare, lo spregio per la libertà di scelta e per la dignità della donna”. Si rifà a un servizio televisivo dove una giornalista, “ Stramentinoli fotografa una realtà agghiacciante, in cui le percentuali di obiezioni di coscienza dei ginecologi sono altissime … è come se le venisse costantemente detto: colpa tua, se non volevi essere trattata in questo modo la gravidanza la portavi a termine, sei tu che hai deciso, ora non ti lamentare … “ Si rimane sconcertati. Disagi e file di attesa, purtroppo, negli ospedali ci sono per tutti.

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L’attenzione andrebbe spostata sulla sanità che non sempre riesce a garantire il diritto alla salute dei cittadini. Saviano aggiunge: « Ci sono paesi in cui quando un medico sceglie di specializzarsi in ginecologia, se ha intenzione di optare per l’obiezione di coscienza, viene invitato a cambiare indirizzo …” . Siamo arrivati alla fine. Siamo al superamento del giuramento di Ippocrate. Al capovolgimento delle nobili motivazioni che spingono un giovane a voler diventare medico. Alla piramide costruita con la punta in basso. Naturalmente il ragionamento una volta intavolato non finirebbe qui. Andrebbe ad approdare al suicidio assistito, all’ eutanasia, all’ utero in affitto. Per Saviano, dunque, non ci sarebbe più posto per gli obiettori di coscienza. Per i giovani amanti della vita. Per i medici che vorrebbero rimanere fedeli alla propria vocazione e al giuramento fatto. Nel nome della libertà, naturalmente.

“Non credo che esista religione che non contempli tra le proprie pratiche e abitudini la comprensione, l’empatia, la vicinanza verso chi soffre”, conclude. Ha ragione da vendere. Purtroppo, come spesso avviene, il ragionamento è incompleto e fazioso. Aggiungiamo solo che il cristianesimo oltre a contemplare empatia e vicinanza verso chi soffre, alberga nel suo cuore gli stessi sentimenti anche verso chi vorrebbe nascere e non ha voce per poterlo gridare al mondo. Sempre dalla parte del più debole. Grazie a Dio le nostre mamme ascoltarono quel sussurro.

da: Avvenire

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