Raimondo Lullo e il dialogo tra le religioni

raimondo-lullo“Se ti mostro la verità finirai con l’abbracciarla”

Dopo una conversione improvvisa e violenta, Ramon Llull (1233-1316), italianizzato Raimondo Lullo, abbandonò la sua attività di trovatore e di siniscalco del re Giacomo II di Maiorca, per dedicare il resto della sua vita all’evangelizzazione. L’essere vissuto a Maiorca, accanto ad ebrei e musulmani, in un luogo di passaggio per quanti animavano il commercio mediterraneo dell’epoca, gli ispirarono un metodo missionario che ancora oggi attira la nostra attenzione. Non c’è altra via alla pace, sosteneva Lullo, che il dialogo fondato su un processo conoscitivo rigoroso e fecondo.
Molti dei missionari che si recavano in Oriente, costretti a servirsi di interpreti perché non conoscevano le lingue delle popolazioni che volevano evangelizzare, non riuscivano ad ottenere i risultati desiderati. Così Lullo passò la sua lunga vita nell’incessante tentativo di sensibilizzare i re ed i papi del suo tempo, perché edificassero, nelle zone in cui più forte era la presenza degli infedeli, monasteri dove i futuri missionari potessero apprendere le lingue straniere.
La sua esperienza gli aveva mostrato, inoltre, che alla base di un dialogo, che potesse essere significativo e fruttifero, non bastava però una formazione puramente linguistica. Solo la conoscenza reciproca delle dottrine degli interlocutori, con una vicendevole accettazione delle differenze, potevano portare ad un vero dialogo. La forma di insegnamento missionario che Lullo suggeriva, partiva dall’idea della necessità di conoscere le credenze, i costumi, la filosofia degli appartenenti agli altri credi religiosi.
Lullo propose instancabilmente una formazione del missionario il più completa possibile: conoscenza approfondita della dottrina cristiana e di quella degli infedeli, conoscenza delle lingue e della sua nuova tecnica missionaria basata sulle ragioni necessarie. Nello spirito lulliano la stima reciproca tra cristiani e musulmani doveva essere alla base di tutte le discussioni. Non si servì degli argomenti razionali per dimostrare la debolezza di quelli contrari alla fede cristiana, ma tentò di mostrare ai musulmani, soprattutto, che i dogmi cristiani erano le dottrine che meglio si adattavano alla perfezione di Dio. Non proponeva delle “prove”, ma argomenti che mostrassero che tra tutte le possibili dottrine, quella cristiana era quella più degna di Dio. La conversione senza coazione degli infedeli potrà essere dettata dalla loro libera volontà e conseguita attraverso la comprensione razionale della verità della fede cristiana, presentata come compendio di tutte le verità.
Uno degli importanti compiti dei futuri missionari doveva anche essere quello di informare gli ebrei ed i musulmani del vero contenuto della fede cristiana: Saraceni et Iudei credunt, quod nos credamus de benignissima trinitate et incarnatione Filii Dei haec, quae non credimus, scrive Lullo nel Tractatus de modo convertendi infideles (1292). L’esigenza di chiarire la dottrina cristiana compariva in tutto Il Libro del Gentile e dei tre Savi (1274) “Gli Ebrei ed i Saraceni non credono affatto alla Trinità che da noi viene adorata: essi pensando che noi si creda in una ben diversa trinità, alla quale invero non crediamo e che, per altro, non è assolutamente presente in Dio”.
Le principali caratteristiche peculiari del cristianesimo, di fronte al giudaismo e alla religione islamica, erano le dottrine della Trinità e dell’Incarnazione. Caratteristiche differenziali che Lullo cercò di presentare all’interno di un sostrato di credenze comuni condivise dalle tre religioni monoteistiche: il riconoscimento del monoteismo ed una visione esemplaristica del cosmo, eredità del pensiero greco. Il punto di partenza del dialogo tra gli appartenenti a religioni diverse sarebbe stato costruito su ciò che li poteva unire, gli attributi con cui il giudaismo, il cristianesimo e l’islamismo descrivono Dio nella sua interezza, e non su ciò che li divideva, le rispettive Autorità o i propri testi sacri. Una strada da percorrere fin da principio, un metodo guidato dalla ragione che, fondandosi su ciò che unisce i credenti delle religioni del Libro, sarebbe stato accettato da tutti gli interlocutori.
In questo modo, Lullo iniziava a delineare una base argomentativa comune che, definendo lo spazio teoretico, creava anche un clima psicologico di tranquillità e comprensione nella ricerca della verità; incominciava a costituirsi l’arte lulliana che, grazie alla ragione, fonderà l’unità delle fedi. Lullo sottolineò spesso il fatto che la verità debba essere presentata intelligentemente, con una certa amabilità e senza violenza.
Considerando la fede essenzialmente assenso alla verità, Lullo fece giocare alla ragione un ruolo decisivo: quando la verità viene mostrata, l’uomo è costretto a darvi il suo assenso. “qualora [Ebrei e saraceni] chiaramente comprendessero quale fosse la trinità divina da noi intesa, allora la forza della ragione, l’accordo dei fiori del primo albero, nonché le condizioni imposte da questo, spingerebbe per certo anch’ essi ad accogliere la verità della santa trinità del nostro Signore Iddio” assicurava il maiorchino ne Il Libro del Gentile e dei tre Savi (1274).
Verranno fatte emergere anche le differenze tra i tre credi religiosi, ma verranno presentate in maniera tale che rimangano distinzioni e non opposizioni, nell’ambito di una trama unitaria garantita dal principio della significazione, che unifica tutta la realtà nei suoi differenti piani, mostrando il rapporto che vi è tra Dio e la realtà creata. Dio e gli uomini sono simili, tutto il creato è riflesso e immagine di Dio, e un segno di autenticità umana e di uguaglianza tra gli uomini è dato dalla ragione. Tutto lo sforzo missionario lulliano sembra fondato su tale intuizione dell’unità del genere umano.
Il tono pacifico delle discussioni, le notazioni psicologiche per non spaventare o offendere l’interlocutore, l’assimilazione di temi sacri e profani e dei metodi espositivi dell’altro, l’elaborazione della sua arte, diverranno tutti mezzi per trascendere le diversità culturali e per comprendere e far comprendere le tre religioni del Libro. Così, attraverso relazioni di similitudine, analogia, omologia tra termini e concetti Lullo realizzava un esercizio di caritas verbale che doveva condurre alla conoscenza di Dio. Il compito dell’ingegnoso meccanismo della sua Arte, metodo di ricerca della verità considerato infallibile dal suo creatore, era proprio quello di abbreviare i tempi del lavoro spirituale necessario al raggiungimento di questa conoscenza.
La proposta lulliana per la conversione degli infedeli si concretizza in continuità con l’azione evangelizzatrice di Gesù Cristo e degli Apostoli, tesi esposta nel Libre de contemplació en Déu (1273) come nelle due parti del Liber de passaggio (1290), senza ricorrere all’uso della violenza. Nel Libre contra Antichrist (1283) c’è una delle prime prese di posizione lulliane contro la crociata. In questo testo Lullo presenta tre tipi di scuole attraverso le quali dovrà passare l’opera di evangelizzazione. La prima ad essere indicata è una scuola di specializzazione missionaria sul modello di quella di cui aveva promosso la realizzazione: il monastero di Miramar, scuola per la formazione di frati minori inviati a convertire gli infedeli. La seconda è una scuola che potremmo definire interreligiosa: sapienti saraceni e cristiani dovevano riunirsi perché a ciascuno potessero essere note le ragioni e gli insegnamenti dell’ una e dell’altra religione. La terza era una scuola destinata ai bambini saraceni e giudei che vivevano sotto il dominio cristiano, con i medesimi obiettivi della seconda scuola.
Nell’ambito dell’insegnamento missionario, Lullo non si limitò a segnalare un metodo, riuscì anche a darne un’attuazione pratica: Miramar il monastero missionario. La scuola venne istituita nel 1276 in conformità con quanto stabilito dal ministro provinciale di Aragona e approvato dal Papa Giovanni XXI con la bolla Laudanda tuorum, il 17 ottobre 1276.
Oltre all’arabo, vi si insegnava la dottrina del Corano e delle tradizioni musulmane, la storia di Maometto, la dottrina morale islamica, filosofia, teologia, geografia e naturalmente l’apologetica delle ragioni necessarie. Così, Lullo, assicurò, a Miramar, il ruolo di ponte tra il cristianesimo e l’Islam evidenziando e sostenendo una stretta dipendenza tra missione e teologia, tra missione e preparazione culturale. Degli altri due tipi di scuole Lullo non riuscì a vederne la realizzazione, ma nel Liber de participatione christianorum et sarracenorum (1312), Lullo presenterà a Federico III, re di Sicilia, un’iniziativa simile a quella prospettata per il secondo tipo: “Mentre Raimondo si trovava in queste riflessioni si propose di recarsi dal molto nobile e virtuoso signore Federico, re di Trinacria, perché questi, conosciuto come fonte di devozione, congiuntamente con il molto alto e potente re di Tunisi, disponesse che cristiani ben preparati e che padroneggiano la lingua araba, andassero a Tunisi per esporre la verità della fede mentre, a loro volta, saraceni ben preparati venissero nel regno di Sicilia per discutere sulla loro fede con i sapienti cristiani. Forse con questo metodo generalizzato per tutto il mondo, potrebbe farsi la pace tra cristiani e saraceni, in modo che né i cristiani vadano a distruggere i saraceni, né i saraceni i cristiani”.
di Sara Muzzi
Centro Italiano di Lullismo
Istituto Teologico di Assisi

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(©L’Osservatore Romano – 27 marzo 2008)