Rapporti prematrimoniali e convivenze favoriscono la precarieta’

Appunti di sessuologia naturale e cristiana

“”(..) L’uomo con la luce della ragione sa riconoscere la sua strada, ma la può percorrere in maniera spedita, senza ostacoli e fino alla fine, se con animo retto inserisce la sua ricerca nell’orizzonte della fede.

SE PUOI.... AIUTACI:

La ragione e la fede, pertanto, non possono essere separate senza che venga meno per l’uomo la possibilità di conoscere in modo adeguato se stesso, il mondo e Dio.””

( Giovanni Paolo II, Fides et ratio, lettera enciclica circa i rapporti tra fede e ragione, 14 settembre 1998, n.16 )

IL PROBLEMA DEI RAPPORTI PREMATRIMONIALI
( indice degli argomenti )

1) Nell’essere umano il sesso ha bisogno di essere messo al servizio di un amore autentico.

Deve essere il segno e lo strumento di un’unione totale e definitiva fra due persone..

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Amore deriva dal greco ama che significa insieme. Gli esseri umani, uomo e donna, hanno bisogno di poter essere insieme per quanto riguarda tutti gli aspetti della loro
personalità: insieme nella vita, insieme nelle idee, insieme nel sesso.

Quando il sesso viene separato dall’amore, gli esseri umani, dopo una breve sensazione di piacere, si sentono insoddisfatti e delusi

2) Il corpo è il segno dello spirito.
Non si può donare il corpo senza donare se stessi

3) I fidanzati che attuano i rapporti pre-matrimoniali parlano un
linguaggio falso: si donano il corpo senza che ancora abbiano donato totalmente e definitivamente se stessi: ” Il loro gesto pronuncia un linguaggio che non trova riscontro nella realtà della loro vita” ( D.
Tettamanzi ).

4) I fidanzati che praticano i rapporti pre-matrimoniali sono divisi
interiormente. In pratica si dicono:
” Io ti do il corpo, ma non ancora tutto me stesso ( infatti, non essendo ancora sposato, posso sempre tornare indietro).
Io ora ti dono il corpo, forse un giorno ti darò irrevocabilmente me stesso”.

5) I rapporti pre-matrimoniali creano l’atmosfera di una falsa intimità che impedisce di conoscersi bene, di verificare se l’amore tiene anche nelle difficoltà e nella noia della vita quotidiana.
L’attrazione fisica è una “droga” potente che può dare per molto tempo l’illusione di un’unione delle persone, nascondendo le differenze delle idee, dei progetti e dei caratteri.Ogni innamorato dovrebbe chiedere all’altro: il matrimonio non è soltanto dormire insieme, mi ami abbastanza da aspettare?

Due persone si amano veramente se stanno bene insieme senza bisogno di fare sesso. Si vogliono veramente bene se, per amore, riescono a superare il bisogno di fare sesso.

Nota:

Studi sociologici sui separati – sono state intervistate più di 2500 persone – dimostrano che alla base della scelta del partner c’era stata soprattutto l’attrazione fisica, l’aspetto fisico: solo in qualche caso la scelta era stata determinata dal bisogno di voler aiutare e salvare l’ altro.

Dicono gli studi che, inizialmente, l’attrazione fisica fa provare un piacere intenso e questo piacere porta ad attribuire alla persona delle caratteristiche positive – processo di idealizzazione del partner -, questo processo di idealizzazione, con l’entusiasmo che comporta, fa minimizzare le differenze esistenti, facendo credere e sperare che le divergenze – riguardanti il carattere, gli interessi, la concezione di vita – siano facilmente superabili dato il clima psicologico esaltante creato dall’ attrazione stessa.

Quando si instaura una piena comunione di vita, la spinta iniziale, cioè la forza propulsiva determinata dal fascino dell’aspetto, diminuisce mentre le divergenze diventano più evidenti e non sono più sopportabili.

La ricerca ha riscontrato che, tra le persone ancora sposate, a differenza dei separati, c’era stata alla base una scelta motivata più da caratteristiche di personalità, da interessi comuni che da attrazione fisica (cfr Donata Francescato , Quando l’amore finisce, Il Mulino, Bologna 1992, pp.28-38 ).

Convivenze e matrimoni per esperimento
( indice degli argomenti )

1) Le convivenze e i cosiddetti matrimoni per esperimento

rafforzano la tendenza a separare la sessualità e i sentimenti dall’amore per la ” totalità ” della persona, amore che comporta sempre impegno, sacrificio, fatica, capacità di perdonare, di autocriticarsi, capacità di ricominciare.

In queste unioni non c’è un impegno definitivo e totale verso l’altra persona, la ricerca del benessere fisico e/o affettivo finisce per avere un ruolo dominante: il rapporto di coppia viene trasformato in un rapporto di tipo utilitario secondo il quale si rimane insieme solo fino a quando si è in grado di ricavare dalla relazione un utile.

Il rapporto di tipo utilitario è destinato a mantenere e ad alimentare il narcisismo dei partners ed i loro disordini affettivi ed intellettivi impedendo la crescita dell’amore autentico verso la persona: in questo senso la cultura dell’amore libero, che si concretizza nelle avventure sessuali, nell’adulterio, nel divorzio o nella convivenza, contribuisce a determinare un habitat psico – ecologico disordinato ed instabile che non fa crescere l’amore autentico verso l’altra persona, l’amore che cerca prima di tutto il vero bene dell’altro, ma favorisce l’egoismo, il narcisismo e la ricerca predominante o esclusiva del proprio benessere.

Le esperienze dell’amore libero creano un ambiente instabile un ambiente in cui si rimane insieme solo fino a quando si è in grado di ricavare dalla relazione un utile, un ambiente in cui il valore del piacere viene considerato superiore al valore della persona.

2) Solo l’amore vero supera gli ostacoli più gravi, chi cerca nella convivenza o nel matrimonio per esperimento una garanzia sul funzionamento futuro della relazione, ottiene l’opposto di quanto si è prefissato.

3) Infatti, spiega Robert J. Sternberg, docente di Psicologia presso l’
università di Yale, che, una volta che questi soggetti si sposano, il loro atteggiamento non cambia, pretendono dalla relazione un continuo entusiasmo affettivo, una completa assenza di problemi, continuano a non accettare le difficoltà, evitano ogni sacrificio e continuano a mettere alla prova i loro
compagni: coloro che hanno convissuto vanno più facilmente in crisi degli altri perché sono maggiormente suscettibili ad una condizione psicologica chiamata – reazione di difesa – di fronte ai problemi che inevitabilmente nascono in ogni matrimonio e che questi soggetti considerano come una vera e propria – trappola – ( cfr Robert J. Sternberg e Catherine Whitney, L’
intelligenza del cuore, Sperling e Kupfer, Milano 1996, trad. italiana,
p.10 ).

4) Significativa, a tale proposito, è la ricerca svolta negli Stati Uniti dalla Wisconsin University. Da tale ricerca è emerso che i giovani i quali si sposano dopo un lungo periodo di convivenza sono più soggetti alla separazione rispetto alle coppie che si sposano senza aver convissuto. Entro dieci anni dal matrimonio, il 38% di coloro che hanno vissuto insieme prima del matrimonio si sono separati, contro il 27 % di coloro che si sono sposati senza coabitare. Dunque, all’interno della cultura dell’amore libero, costituita dalla diffusa pratica dei rapporti pre-matrimoniali e dalla mentalità divorzista, la convivenza aumenta dell’11% le possibilità, già elevatissime, del divorzio, rafforzando sensibilmente il narcisismo e l’
irresponsabilità dei partners ( cfr Nereo Condini, Convivere per divorziare, Avvenire, 5 ottobre 1989, p.12 ).

5) “- E’ stato ampiamente dimostrato che coloro che vivono insieme prima del matrimonio corrono rischi considerevolmente più elevati di divorziare dopo. Risulta piuttosto evidente che l’esperienza della coabitazione in sé genera nelle persone convinzioni e attitudini che portano più facilmente al divorzio. A cominciare dalla persuasione che le relazioni siano esperienze temporanee, e che quindi siano destinate a terminare. Ciò diminuisce notevolmente la determinazione e la capacità di battersi perché continuino.- ”

( Claudio Risé, Il Padre L’assente inaccettabile, p. 92, edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo ( Milano ) 2003; Cfr Alfred De Maris and K. Vaninadha Rao, Premarital Cohabitation and Marital Instability in the United States: A Reassessment, in Journal of Marriage and the Family 54 ( 1992 ), pp 178-190; Cfr Pamela J.
Smock, Cohabitation in the United States, in Annual Review of Sociology 26 ( 2000 ) ).

Nota sulla castità:

Per castità si intende soltanto il retto uso della sessualità: ciò che può essere usato correttamente può anche non essere usato se le circostanze non lo consentono: questo non uso, a volte anche doveroso, si chiama “continenza “.. Questa capacità di gestire l’istinto sessuale è, nell’essere umano, del tutto analoga alla gestione dell’istinto di aggressività. La castità richiede l’acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia della libertà umana. L’alternativa è evidente: o l’uomo comanda alle sue passioni e consegue la libertà e la pace, oppure si lascia asservire da esse. La dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e indotto da convinzioni personali, e non per un cieco impulso o per mera coazione esterna. Il dominio di sé è un opera di lungo respiro, non è mai aquisito una volta per tutte, suppone un impegno da ricominciare ad ogni età della vita. La castità conosce leggi di crescita, la quale passa attraverso tappe segnate dall’imperfezione e dagli errori di percorso.

( Bruto Maria Bruti )