Riflessione sulle tecniche riproduttive

aborto121) Ammesso pure che alcuni nutrano ancora dei dubbi di natura biologica sull’umanità dell’embrione, le evidenze scientifiche sulla continuità dello sviluppo prenatale sono numerose e solide.

2) Al di là del dato scientifico sulla continuità dello sviluppo

AIUTA CON UN PICCOLO CONTRIBUTO:

prenatale, esiste la certezza che scaturisce dall’esperienza: è tra i genitori, che condividono la vita con i propri figli fin dal loro concepimento, che la certezza sulla piena dignità umana dell’embrione dovrebbe farsi strada. Convivenza e condivisione moltiplicano gli indizi sulla continuità dello sviluppo di un figlio – da embrione a neonato e oltre – il cui unico senso adeguato, la cui unica lettura ragionevole è la certezza che egli è uno come noi perché ciascuno di noi è stato uno come lui.

3) Ogni intervento medico, nell’ambito della procreazione, dovrebbe avere una funzione di assistenza e mai di sostituzione dell’atto coniugale.

Il figlio è una persona che si accoglie, non un oggetto che si ordina.

Il senso delle cosiddette tecniche di fecondazione “artificiale” non è, come per altre azioni mediche, quello di adoperarsi a sanare una patologia; la sterilità di coppia, che rappresenta la situazione patologica per cui si ricorre alla varie tecniche artificiali, non è risolta dopo la “costruzione” del figlio in laboratorio.

Non succede cioè che, a nascita avvenuta del figlio richiesto, la sterilità sia risolta e la fertilità ristabilita.

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Questa costatazione è condivisa anche da quanti reputano le tecniche di “costruzione” artificiale del figlio accettabili e auspicabili, per esempio i deputati del Partito dei comunisti italiani ( Maura Cossutta, Gabriella Pistone e Katia Belillo) che presentarono, il 17 ottobre 2001, la proposta di legge n.1775 sulla procreazione artificiale, dove è scritto: ” E’ comunque falsa la autorappresentazione delle tecniche di procreazione come – cura della sterilità-: in realtà, esse non mirano a risanare il corpo sterile, che rimane tale”.

Nella fecondazione artificiale, attuata in laboratorio, il figlio è “ordinato” e fabbricato”: come “prodotto” egli deve soddisfare le esigenze di chi lo ha ordinato.

Questa non è più una logica medica ma una logica della “produzione” e del “dominio” propria degli oggetti.

Non si tratta di mettere in questione le tecniche di fecondazione artificiali per il semplice fatto di essere artificiali.

La posta in gioco non è l’elemento tecnico, ma l’origine di una persona che viene ordinata, fabbricata, ridotta ad un oggetto, considerata una merce.

I diritti del figlio scompaiono di fronte alle esigenze dei genitori che ne impongono la fabbricazione.

Più il figlio viene “fabbricato”, più vengono modificati gli atteggiamenti, le aspettative e i comportamenti dell’uomo nei confronti degli altri uomini.

Infatti, come per tutte le “cose”, anche quelle di valore, è possibile sacrificare qualche esemplare per un risultato migliore, per un risultato più sicuro, più efficace, più vantaggioso.

4) Fattori aggravanti della fecondazione in vitro sono A) le tecniche eterologhe che dissociano il concepimento dal matrimonio e provocano una rottura fra parentalità genetica, parentalità gestazionale e responsabilità educativa. B) la perdita di numerosi embrioni, il congelamento degli embrioni soprannumerari e anche la loro distruzione.

“La vita di un figlio non può essere un bene per i genitori se non è anzitutto un bene per quel figlio e per ciascun figlio. Dire ‘ è bene che questo mio figlio viva ‘non può essere disgiunto dal dire ‘ è bene che ogni figlio viva ‘.Così non è tollerabile che per la nascita di un figlio già nato, si tolga la vita ad altri figli degli stessi genitori (embrioni in soprannumero non trasferiti in utero e crioconservati o distrutti) o di altri genitori (embrioni destinati alla ricerca sulle cellule staminali embrionali ).

E’ irragionevole desiderare che un figlio viva senza desiderare che ogni figlio possa vivere, perchè rappresenta una contraddizione insanabile.

5) Negare la possibilità di distruggere gli embrioni umani non significa togliere la speranza di un figlio o della cura della malattia: la ragione dell’uomo lo porta infatti a percorrere altre strade, come la ricerca di un figlio da adottare o di altri tipi di cellule ( per esempio, da cordone ombelicale o da tessuti di adulto) per la terapia di una malattia.

6) Di fronte a questo enorme potere della tecnica, che è giunta alla possibilità della clonazione, che può impiantare e far crescere l’embrione nell’intestino di un individuo di sesso maschile, che può unire geneticamente l’uomo e l’animale – con gli inquinamenti biologici e le mutazioni che ne potranno derivare per tutta la specie umana -, bisogna cominciare a porsi questa domanda: ciò che è tecnicamente possibile è sempre moralmente ammissibile? Oggi è tecnicamente possibile la distruzione, mediante l’energia atomica, dell’intera umanità, è tecnicamente possibile l’inquinamento totale dell’aria e dell’acqua ma nessuno ritiene questo moralmente consentito.

Perché la coscienza ecologica, che si preoccupa dell’aria, dell’acqua, della vegetazione, degli animali, non dovrebbe estendere la sua preoccupazione anche all’uomo? Perché la diffidenza verso le manipolazioni innaturali non deve nascere anche quando è in gioco la vita umana nel suo big-bang iniziale, cioè nel suo riprodursi. Ogni intervento violento sulla natura si ripercuote negativamente sull’uomo stesso, sulle generazioni future: spesso un utile immediato può dare luogo ad una lunga catena di danni futuri. Una certa cultura, nata da un pensiero di tipo illuminista, assolutizza la volontà umana al punto da ritenere lecito tutto ciò che è tecnicamente possibile, dimenticando la differenza che esiste fra la creatura e il Creatore.

 

L’uomo non ha sulla natura un potere illimitato e ogni autentico sviluppo umano nasce sempre da un’azione svolta in armonia con l’ordine naturale, da un intervento che tiene conto delle leggi della natura e delle sue finalità.

Se è vero che l’uomo è un essere capace di dominare la natura, è pur vero che la natura si lascia dominare solo conoscendone le leggi e applicandole.

Per esempio, l’uomo può volare solo se conosce le leggi del volo e le rispetta, altrimenti è destinato a un insuccesso violento; chi va contro la natura trova la natura contro di sé.

Il dominio dell’uomo sulla natura non è assoluto ma relativo, cioè non può andare oltre il limite costituito dalle finalità stesse dell’ordine naturale: gli equilibri ecologici, per esempio, rappresentano uno di questi limiti.

7) Un danno certo e inevitabile che nasce dall’uso indiscriminato e senza limiti delle tecniche riproduttive è proprio quello morale: l’uomo finisce col credersi onnipotente. La fecondazione in vitro, le manipolazioni genetiche, la clonazione finiscono per ledere i diritti dell’embrione e questo modifica gli atteggiamenti etici dell’uomo nei confronti degli altri uomini.

Il figlio ad ogni costo, mediante la tecnica e contro i diritti e la dignità del figlio stesso, trasforma il concepimento in produzione e più il figlio viene prodotto più vengono modificati, a lungo andare, gli atteggiamenti, le aspettative e i comportamenti dell’uomo nei confronti degli altri uomini: in questo modo si fa mercato della vita umana e si arrivano a legittimare presunti diritti dando vita a nuove forme di schiavitù, calpestando i diritti naturali di altri uomini.

8) CONSEGUENZE E FINALITA’ NATE DA UNA PRECISA SCELTA FILOSOFICA

Questo sconvolgimento morale e cioè comportamentale, verso cui il mondo si sta incamminando, era già stato previsto e auspicato nel 1979 dal ginecologo francese Pierre Simon nella sua opera – De la vie avant toute chose – Mazarine, Parigi 1979.

 

Pierre Simon è una figura autorevole di un pensiero di tipo illuminista: egli è stato per due volte gran maestro della Gran Loggia di Francia, fondatore del Club dei Giacobini, membro della direzione nazionale del partito radicale.

Simon parte dalla constatazione che sono in conflitto due concezioni antitetiche del mondo che nascono da due diverse fonti ispiratrici: il cristianesimo e la filosofia illuminista-massonica

Queste due fonti forniscono orizzonti diversi in cui inserire il lavoro della ragione, strade diverse lungo le quali il pensiero si muove giungendo ad opposte direzioni. Pierre Simon dice chiaramente:- (.) la massoneria è il mio modo di cogliere le cose di questo mondo e di collegarle. Essa è il contrappunto dei miei atti, il diapason delle mie riflessioni-.

La visione del mondo che nasce dal cristianesimo e dalle filosofie rispettose dell’ordine e delle leggi della natura, scrive Simon, considera sacro il principio della vita, mentre la visione illuminista ritiene superstiziosa l’essenza di tale sacralizzazione e feticistico il suo sviluppo.

Simon dice che per mezzo della tecnica l’uomo potrà creare una nuova natura umana perché la natura e la vita sono e devono essere considerate come una “”produzione umana””.

Simon scrive che, grazie allo sviluppo delle tecniche riproduttive tutta la concezione della famiglia sarà gradualmente eliminata: la sessualità verrà dissociata dalla procreazione e la procreazione verrà separata dalla paternità e dalla maternità.

Non ci saranno più genitori, dice Simon, ma solo amanti che saranno liberi dai legami di sangue, con bambini che circolano tra più padri e più madri e sarà la società tutta che diventerà il guardiano dell’harem e il responsabile della procreazione.

( Bruto Maria Bruti )