Riflessioni sul peccato originale (Bruto Maria Bruti)

MELA PECCATOIn ogni essere umano è presente un conflitto fra la tendenza al piacere disordinato e la tendenza alla giustizia. Esiste un’esperienza fondamentale che facciamo tutti: in certi casi vediamo con certezza che dovremmo fare una certa cosa che riconosciamo essere buona per noi e tralasciare un’altra che riconosciamo essere cattiva ma dalla quale possiamo ricavare un piacere momentaneo e disordinato.

In questa situazione la scelta giusta e conveniente implica uno sforzo perché dobbiamo superare la nostra repulsione di fronte a qualcosa che sul momento non ci piace e ci costa fatica.

Aiuta con un piccolo contributo
con PayPal Bancomat o Carta di credito:

Questa situazione di conflitto ci fa soffrire e da essa nasce lo sforzo necessario e quotidiano per mettere ordine fra le componenti della personalità.

SOSTIENI INIZIATIVE MISSIONARIE!
Con il tuo 5 per 1000 è semplice ed utilissimo.
Sul tuo 730, modello Unico, scrivi 97610280014

La necessità che gli uomini hanno di mettere ordine dentro se stessi, lo sforzo quotidiano che devono fare per comandare se stessi testimoniano l’esistenza di una situazione di disordine che è presente all’interno di ogni essere umano, di una ferita che tutti abbiamo al nostro interno.

Una ferità è sempre una situazione di lacerazione, di disordine che si è prodotto fra gli elementi di un tessuto che era originariamente integro e quindi ordinato: l’esistenza di una ferita presuppone sempre l’esistenza di uno stato di ordine che c’era ed è stato perso.

Il conflitto fra la tendenza al piacere momentaneo e disordinato e la tendenza alla giustizia e quindi il conflitto fra le passioni e la volontà, tra la volontà e la ragione è un conflitto che è presente all’interno di ogni uomo ed è il risultato di una misteriosa ferita originale dell’umanità.

” Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi “. ( Catechismo della Chiesa Cattolica n. 4077)

IL TUO 5 per mille VALE MOLTISSIMO
per gli ultimi, per chi e' sfruttato, per difendere la vita
sul tuo 730, modello Unico,
scrivi il codice fiscale degli Amici di Lazzaro: 97610280014

 

Omero, che è uno dei primi autori pagani che ci sono pervenuti, presenta in tutte le sue opere il più vistoso dei conflitti che assillano l’uomo: la lotta fra la mente e il cuore, cioè fra la ragione e le passioni. Questo conflitto all’interno dell’uomo spinge gli eroi omerici all’instabilità psichica. Così, nel libro XXII dell’Odissea, Odisseo ” rimproverò il suo cuore con il ragionamento “.

L’episodio che meglio mostra questo conflitto che c’è nell’interno dell’ uomo e il tentativo di unificare le componenti psichiche in lotta, è quello delle sirene. Odisseo prevede con la mente la possibilità che il proprio impulso, passando accanto alle sirene, venga allettato dal loro canto in modo da disubbidire alla ragione e andare incontro alla morte accecato dalla passione. Odisseo previene il pericolo facendosi in anticipo legare dai marinai a cui ha accuratamente turato le orecchie con la cera affinché non siano sedotti dal loro canto.

In questo caso la passione viene ridotta all’obbedienza con la previsione e la coercizione. Ma il collegamento fra la mente e il cuore per funzionare stabilmente, e non solo momentaneamente con l’uso di quella che Omero chiama l’accortezza – pinytés -, è una sorta di talento, di dono che viene dall’alto e che solo alcuni personaggi come Achille possiedono in maniera eccezionale. Achille è un eroe che ha quel fortunato stato psichico di unione stabile fra la mente e il cuore che Omero indica con il termine di risolutezza – ménos -, per cui riesce ad agire senza essere messo in crisi dalle passioni come ad esempio la pigrizia o la paura. Ma l’uomo, con la sua sola volontà, non è in grado di procurarsi questa stabile padronanza al suo interno per cui ad Omero non resta che attribuire l’origine della risolutezza a qualche divinità.

L’uomo, da solo, non riesce a lottare durevolmente contro tutte le proprie passioni disordinate, non riesce, da solo, a superare le difficoltà più gravi, le illusioni, i condizionamenti, gli attaccamenti disordinati a cose o persone che determinano quella che, con linguaggio psicanalitico, viene denominata l’angoscia della separazione.

Il Concilio Vaticano II ricorda che l’uomo non può perseverare nello sforzo di combattere contro le proprie passioni disordinate senza compiere grandi sforzi e senza l’aiuto della grazia. (cfr Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, del 7 dicembre 1965, n.25 ).

Secondo lo psicologo tedesco Albert Görres uno dei principali ostacoli al superamento del male sta nella mancanza di una motivazione che illumini e che incoraggi.

Quale motivazione può essere così forte, nella lotta contro il male, da poter superare le stesse forze umane, da poter superare l’angoscia della perdita che nasce da profondi condizionamenti nei confronti di cose, persone e idee a cui l’individuo si è fisicamente e psicologicamente attaccato?

Secondo lo psichiatra statunitense William Glasser uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano è quello di sentirsi amato. Glasser dice che un uomo, abbandonato su un’isola deserta o in una cella solitaria di una prigione, un uomo privato del bene della salute e degli affetti dei suoi cari è destinato a perdere il contatto con la realtà e può anche diventare pazzo, a meno che non riesca a mantenere la convinzione che qualcuno ancora lo ama . Le persone che hanno fede, attraverso la preghiera – la vita di preghiera è la ricerca dell’unione con Dio nei pensieri e nelle azioni -, e il cattolico anche attraverso l’aiuto particolare dei sacramenti, sentono nella loro vita l’amore di Dio che li sostiene, li illumina e li incoraggia anche nelle difficoltà più gravi.

Certamente l’amore di Dio rappresenta la più grande forza in grado di motivare la persona affinché possa perseverare nella lotta contro il male. ( Bruto Maria Bruti )